Start&Stock: Trump proroga il cessate il fuoco tra Usa e Iran, resta incerta la nomina di Warsh alla Fed

Start&Stock: Trump proroga il cessate il fuoco tra Usa e Iran, resta incerta la nomina di Warsh alla Fed

L’estensione della tregua tra Stati Uniti e Iran annunciata da Donald Trump sostiene un rimbalzo selettivo dei mercati dopo le recenti tensioni, anche se restano forti incertezze sull’adesione di Teheran e sull’evoluzione dei negoziati. L’attenzione si divide tra geopolitica, politica monetaria e prezzi dell’energia, con la Fed al centro del dibattito dopo l’audizione di Kevin Warsh e la Bce orientata alla prudenza. In Italia attese di crescita moderate e conti pubblici in miglioramento. Petrolio volatile per il nodo Hormuz, oro in recupero dopo le vendite.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Più tonici i futures sull’S&P 500 (+0,5%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,7%).

Le ultime ore sono state segnate da un passaggio chiave sul piano geopolitico, con Donald Trump che, a ridosso della chiusura dei mercati statunitensi, ha annunciato l’estensione del cessate il fuoco con l’Iran fino alla presentazione di una nuova proposta da parte di Teheran e alla conclusione dei negoziati “in un modo o nell’altro”. Il presidente ha motivato la decisione citando “le divisioni interne al governo iraniano”, confermando allo stesso tempo la prosecuzione del blocco navale statunitense. La mossa elimina la scadenza fissata per stasera, anche se resta da chiarire se l’Iran aderirà formalmente alla proroga. La tensione legata alla deadline aveva pesato sui mercati nella seduta precedente, aggravata dal rifiuto iraniano di partecipare a nuovi colloqui e dal rinvio del viaggio a Islamabad del vicepresidente JD Vance.

L’estensione della tregua ha favorito un recupero parziale dei mercati nella notte, dopo le perdite registrate su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il rimbalzo resta selettivo e meno diffuso, con le aree più esposte all’energia che continuano a sottoperformare. Ieri l’S&P 500 ha chiuso in calo del -0,6%, la prima doppia flessione consecutiva nelle ultime tre settimane. In Europa, i mercati hanno mostrato una performance più debole, penalizzati dall’elevata esposizione al comparto energetico. Lo Stoxx 600 (-0,9%) ha registrato un calo significativo, accompagnato da un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato

Nel comparto energetico, lo strategist Michael Hsueh ha rivisto al rialzo le stime sul petrolio, indicando un prezzo medio di 96 dollari al barile nel secondo trimestre, con un successivo calo a 87 dollari nel terzo trimestre e a 78 dollari nel quarto, in uno scenario che ipotizza la riapertura dello Stretto di Hormuz a maggio.

Accanto alle tensioni geopolitiche, l’attenzione si è concentrata anche sulla Fed, con l’audizione di Kevin Warsh per la nomina a presidente. Il candidato ha ribadito con forza la propria indipendenza, affermando che non sarà un “burattino del presidente” e sottolineando che l’autonomia della Fed è fondamentale. Sul piano della politica monetaria, Warsh ha parlato di decisioni complesse all’orizzonte, suggerendo che i tassi potrebbero essere più bassi con un bilancio della banca centrale più contenuto, senza indicare tempistiche precise. Ha inoltre criticato l’approccio alla forward guidance e invocato un cambio di regime nella comunicazione della Fed, proponendo anche un nuovo quadro per affrontare l’inflazione, senza fornire dettagli operativi.

Il percorso di nomina resta incerto. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha confermato che voterà contro qualsiasi candidato alla Fed fino alla conclusione dell’indagine del Dipartimento di Giustizia su Jerome Powell. Con una maggioranza di soli 13 a 11 nella commissione, l’opposizione di Tillis potrebbe rallentare significativamente la conferma di Warsh. Resta quindi aperta la questione dei tempi, anche in relazione alla scadenza del mandato di Powell il 15 maggio. Un eventuale rinvio potrebbe risultare conveniente sia per l’amministrazione sia per lo stesso Warsh, consentendogli di assumere l’incarico in un contesto meno condizionato dall’incertezza legata al conflitto.

A una settimana dalla riunione della Bce, emergono indicazioni improntate alla prudenza. Il vicepresidente Luis de Guindos ha sottolineato la necessità di un approccio cauto nelle decisioni sui tassi, alla luce dell’elevata incertezza legata al conflitto in Iran. Il contesto geopolitico continua a rappresentare una variabile rilevante per le prospettive macroeconomiche e per le scelte di politica monetaria dell’Eurotower.

Le attese di mercato riflettono questo scenario, con una probabilità molto contenuta di un intervento già nel meeting del 30 aprile. Gli operatori continuano invece a considerare più plausibile un rialzo di 25 punti base entro giugno, in linea con un percorso graduale e condizionato dall’evoluzione dei dati.

Sulla stessa linea si è espresso anche il membro del Consiglio direttivo Martins Kazaks, che in un’intervista al Financial Times ha evidenziato come la Bce possa permettersi di non affrettare le decisioni, grazie a un margine di manovra che consente di attendere ulteriori evidenze prima di intervenire sul costo del denaro. Nel corso della giornata sono previsti numerosi interventi da parte di esponenti di primo piano dell’istituto, tra cui, in tarda serata, quello della presidente Christine Lagarde, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sull’orientamento della banca centrale.

In Italia, dalle anticipazioni sulle stime governative emerge un quadro di crescita moderata. Secondo fonti vicine al dossier, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni prevede un incremento del Pil italiano intorno allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, in uno scenario a politiche invariate che incorpora gli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente. Si tratta di valori inferiori rispetto agli obiettivi fissati lo scorso settembre, pari rispettivamente allo 0,7% e allo 0,8%.

Le stime, ancora suscettibili di revisione, indicano anche un miglioramento graduale dei conti pubblici. Il deficit è atteso in calo al 2,8% del Pil quest’anno dal 3,1% del 2025, per poi ridursi ulteriormente al 2,6% nel 2027, sostanzialmente in linea con i target delineati in autunno. Il quadro riflette un percorso di consolidamento che resta coerente con gli impegni europei, pur in presenza di un contesto economico e geopolitico complesso.

Nel Regno Unito, permane un contesto di crescente incertezza politica legata alla posizione del primo ministro Keir Starmer. Le tensioni sono state alimentate dalle dichiarazioni di Oliver Robbins, ex alto funzionario del Foreign Office, che ha criticato l’approccio dell’ufficio del premier nella gestione del caso legato a Peter Mandelson. Le indiscrezioni hanno rafforzato le speculazioni su una possibile sfida alla leadership, con implicazioni per la politica fiscale e il rischio di un aumento dell’emissione di debito.

ASIA

In Asia, i mercati mostrano una dinamica contenuta, con benefici limitati dall’estensione della tregua. Il Nikkei 225 (+0,2%) segna un nuovo massimo storico, mentre il Kospi si mantiene stabile sui livelli record. In Cina, il CSI (+0,3%) e lo Shanghai Composite (+0,2%) avanzano leggermente, mentre l’Hang Seng (-1,3%) registra un calo più marcato, seguito dall’S&P/ASX 200 (-1%).

I dati macroeconomici giapponesi evidenziano una crescita delle esportazioni per il settimo mese consecutivo, con un aumento dell’11,7% su base annua a marzo, superiore alle attese dell’11%. Le importazioni sono salite del +10,9%, oltre il consenso del +7%, portando a un surplus commerciale di 667 miliardi di yen, inferiore rispetto alla previsione di 1,1 trilioni di yen.

SPREAD E NUOVE EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,79%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base. La dinamica segue una giornata in cui i rendimenti europei hanno registrato un rialzo, con l’attenzione degli operatori focalizzata sugli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e sulle indicazioni emerse dall’audizione al Senato di Kevin Warsh, candidato indicato da Donald Trump per la guida della Fed.

Sul mercato primario, si registra un’attività contenuta ma significativa. La Germania colloca complessivamente 2 miliardi di euro, suddivisi tra il Bund con scadenza maggio 2047 e cedola al 3,40% e quello con scadenza maggio 2041 e cedola al 2,60%, mentre la Grecia torna sul mercato con un’asta di titoli a 26 settimane.

Per quanto riguarda l’Italia, il Tesoro ha comunicato che nell’asta prevista per venerdì verranno offerti fino a 2,5 miliardi di euro di Btp Short Term, senza emissioni di titoli indicizzati all’inflazione BtpEi, scelta legata al recente collocamento effettuato tramite sindacato.

PETROLIO

Il petrolio arretra dopo che dall’Iran emergono segnali di possibile apertura negoziale, con Teheran che parla di “alcuni segnali” di disponibilità da parte degli Stati Uniti a porre fine al blocco navale, elemento che potrebbe riattivare il dialogo tra le due potenze. Il Brent cede fino al -2% avvicinandosi ai 97 dollari al barile, dopo aver guadagnato quasi il +9% nelle due sedute precedenti, mentre il West Texas Intermediate si posiziona in area 88 dollari.

Secondo quanto riportato dall’agenzia semi-ufficiale Tasnim, l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite Amir-Saeid Iravani ha indicato che una rimozione del blocco rappresenterebbe la condizione per riaprire i negoziati, con la possibilità di un nuovo round a Islamabad. Il diplomatico ha sottolineato che, qualora Washington decidesse di sedersi al tavolo per una soluzione politica, l’Iran sarebbe pronto a partecipare.

Sul piano politico, Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco con Teheran, pur in presenza di trattative che non registrano progressi concreti e con il blocco dello Stretto di Hormuz ancora in vigore. Il presidente statunitense ha chiarito che gli Stati Uniti sospenderanno nuove azioni militari, mantenendo però il divieto di transito per le navi legate alla Repubblica islamica fino alla conclusione dei colloqui. In un secondo momento, lo stesso Trump ha adottato un tono più duro, affermando su Truth Social che una riapertura dello stretto senza un accordo renderebbe impossibile qualsiasi intesa, arrivando a evocare scenari estremi.

Il mercato petrolifero resta fortemente influenzato dagli sviluppi nel Golfo Persico, con i flussi attraverso Hormuz quasi paralizzati. Si tratta di un passaggio strategico che in condizioni normali movimenta circa un quinto dell’offerta globale di greggio. La volatilità ha raggiunto i livelli più elevati dal 2020, periodo segnato dal crollo della domanda legato alla pandemia. Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group, osserva che le notizie si susseguono a ritmo serrato, mentre sul piano fisico i flussi restano bloccati, mantenendo il mercato in una condizione di forte tensione.

Da parte iraniana, resta la linea dura: lo stretto non verrà riaperto finché continueranno le operazioni della marina statunitense, con la possibilità di un’azione diretta per rompere il blocco. Washington ha confermato di aver fermato e ispezionato una petroliera soggetta a sanzioni, dopo il sequestro di una nave cargo nel fine settimana, portando a 28 il numero totale di imbarcazioni respinte.

Nonostante il contesto restrittivo, alcuni segnali di movimento emergono. Almeno due petroliere iraniane completamente cariche sono riuscite a superare il blocco, trasportando circa 9 milioni di barili verso il mercato, aggirando il dispositivo militare. In precedenza, il Brent aveva superato temporaneamente i 100 dollari al barile nelle contrattazioni post-chiusura, in seguito alle notizie sul rinvio della missione diplomatica del vicepresidente JD Vance a Islamabad e alle indicazioni iraniane di non voler partecipare ai colloqui.

Le trattative erano considerate un’opportunità decisiva per una de-escalation prima della scadenza della tregua di due settimane e per chiarire il futuro dei transiti nello stretto. Restano numerosi i nodi irrisolti, tra cui il programma nucleare iraniano e il conflitto in Libano con Israele.

Parallelamente, gli Stati Uniti mantengono una linea di pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito che proseguirà la strategia di massima pressione per limitare la capacità finanziaria di Teheran, con l’obiettivo di ostacolare esportazioni, trasferimenti e rientro dei capitali. Tra gli effetti attesi, ha citato il possibile esaurimento delle capacità di stoccaggio sull’isola di Kharg, principale hub per l’export iraniano.

L’Iran continua a indirizzare la maggior parte delle esportazioni verso raffinerie indipendenti cinesi, meno esposte ai mercati finanziari internazionali, mentre Pechino mantiene la propria opposizione alle sanzioni unilaterali. In questo contesto si inseriscono anche le dichiarazioni di Trump su un possibile coinvolgimento cinese, con forniture militari a Teheran, uno scenario che rappresenterebbe una linea rossa per Washington.

Secondo Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, il fattore decisivo resta lo stato dello Stretto di Hormuz, con poche possibilità di riapertura senza un accordo politico. In assenza di una soluzione, il mercato resta intrappolato in un contesto di prezzi elevati e pressioni inflazionistiche persistenti, con implicazioni rilevanti anche per l’economia globale.

ORO

L’oro recupera terreno dopo due sedute consecutive in calo, sostenuto dalla decisione del presidente Donald Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran e concedere più tempo per organizzare nuovi negoziati. Il metallo prezioso avanza fino al +1,1%, superando i 4.770 dollari l’oncia, dopo aver lasciato sul terreno oltre il -2% di ieri. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sospenderanno ulteriori attacchi fino alla presentazione di una nuova proposta da parte di Teheran e alla conclusione delle trattative, pur in un contesto ancora caratterizzato da forti tensioni.

Lo Stretto di Hormuz resta chiuso al traffico marittimo, con l’Iran che esclude una riapertura finché il blocco navale statunitense rimarrà in vigore sulle navi dirette da e verso il Paese. In parallelo, il petrolio registra un calo nella seduta di mercoledì, con il Brent che si mantiene vicino alla soglia dei 100 dollari al barile, mentre il dollaro inverte il movimento rialzista precedente e cede lo -0,3%, rendendo più accessibile l’oro per gli investitori che operano in altre valute.

Il quadro geopolitico resta instabile. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha annullato una visita a Islamabad, prevista per nuovi colloqui di pace, dopo che l’Iran ha comunicato la propria indisponibilità a partecipare ai negoziati. Il conflitto, giunto all’ottava settimana, ha generato uno shock dell’offerta energetica senza precedenti, alimentando le pressioni inflazionistiche e spingendo le banche centrali verso un orientamento prudente, con tassi destinati a rimanere elevati più a lungo o, in alcuni casi, a salire ulteriormente, uno scenario sfavorevole per un asset privo di rendimento come il metallo prezioso.

Dall’inizio della guerra, l’oro registra una flessione di circa il -10%, pur mostrando nelle ultime settimane un andamento più stabile, con oscillazioni contenute in un intervallo ristretto. Secondo Ahmad Assiri, analista di Pepperstone Group, il mercato ha ormai incorporato gran parte del rischio geopolitico attuale, e per una rivalutazione significativa sarebbero necessari segnali chiari di escalation o un cambiamento marcato del contesto macroeconomico.

A pesare sul metallo contribuiscono anche le prospettive di politica monetaria negli Stati Uniti. Kevin Warsh, candidato indicato da Trump per la guida della Federal Reserve, ha ribadito in audizione al Senato la volontà di mantenere un approccio indipendente, sottolineando la necessità di un nuovo quadro operativo per affrontare un’inflazione persistente. Gli investitori si attendono che Warsh, noto per una posizione rigorosa sui prezzi, adotti una linea prudente nella riduzione dei tassi, privilegiando interventi graduali rispetto ai tagli più aggressivi auspicati dalla Casa Bianca.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Sul fronte dei conti pubblici italiani, le indicazioni che emergono alla vigilia della pubblicazione ufficiale confermano un quadro invariato. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, che cita fonti del Ministero dell’Economia, il deficit per il 2025 dovrebbe attestarsi al 3,1% del Pil, in linea con l’ultima stima diffusa dall’Istat il 3 aprile. Un dato che aveva già ridimensionato le aspettative dell’esecutivo di riportare il disavanzo sotto la soglia del 3% fissata dalle regole europee, obiettivo che avrebbe consentito all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione Ue, traguardo che non viene centrato per la prima volta dal 2019.

La giornata è scandita da una serie di appuntamenti rilevanti. Nel Regno Unito sono attesi i dati sull’inflazione di marzo, con un incremento previsto dello 0,6% su base mensile e del 3,3% su base annua, insieme agli aggiornamenti sui prezzi alla produzione. Nell’area euro, l’attenzione si concentra sulla stima preliminare della fiducia dei consumatori di aprile, indicatore chiave per valutare l’andamento della domanda interna. Negli Stati Uniti, in agenda le scorte settimanali di prodotti petroliferi diffuse dall’Eia, un dato osservato con particolare attenzione in un contesto di elevata volatilità del mercato energetico globale.

Attesi diversi interventi di esponenti della Bce, tra cui Christine Lagarde, Philip Lane, Joachim Nagel e Klaas Knot Slejpen. Sul fronte societario, sono attesi i risultati di Tesla, Lam Research, IBM, Texas Instruments e Boeing.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

SAIPEM. Il gruppo chiude il primo trimestre con un utile netto di 78 milioni di euro, in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di ricavi pari a 3,5 miliardi. La società evidenzia inoltre che la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sulla catena di approvvigionamento, con possibili ritardi nella consegna di componenti critiche per le attività. Prevista in mattinata la conference call sui risultati trimestrali.

TERNA. L’amministratore delegato uscente Giuseppina Di Foggia ha comunicato la disponibilità a sottoscrivere un accordo che prevede la rinuncia all’indennità di fine rapporto, aprendo a una soluzione sulla questione legata alla sua uscita.

ENI. La controllata norvegese Vaar Energi ha chiuso il primo trimestre con un margine operativo inferiore alle attese, confermando comunque le indicazioni su dividendi e investimenti per l’esercizio in corso.

REPLY. Berenberg ha rivisto al rialzo il giudizio sul titolo, portandolo a buy da hold, segnalando un miglioramento delle prospettive.

SAFILO. Il gruppo ha siglato un accordo in esclusiva con Bollé Brands per l’acquisizione dei marchi statunitensi SPY+ e Serengeti, attivi rispettivamente nei segmenti sport e occhialeria premium. Le due società hanno registrato vendite complessive per circa 39 milioni di dollari nel 2025.

MONCLER. Il gruppo archivia il primo trimestre con ricavi consolidati pari a 880,6 milioni di euro, in crescita del 12% a cambi costanti e del 6% a cambi correnti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

BANCO BPM. Il nuovo consiglio di amministrazione ha nominato Eugenio Rossetti vicepresidente dell’istituto.

A livello internazionale sono da monitorare:

DEUTSCHE TELEKOM, T MOBILE US. Il gruppo tedesco sta valutando una possibile integrazione completa con la controllata americana, operazione che darebbe vita a un colosso globale delle telecomunicazioni e potrebbe rappresentare la più grande operazione di fusione e acquisizione mai realizzata tra società quotate, secondo fonti vicine al dossier.

DEUTSCHE LUFTHANSA. La compagnia aerea ha deciso di cancellare 20.000 voli europei a corto raggio dalla programmazione estiva, con l’obiettivo di contenere i costi legati al carburante, raddoppiati dall’inizio del conflitto in Iran.

UNITED AIRLINES. Il vettore ha rivisto al ribasso le stime di utile per l’intero anno, penalizzato dall’aumento dei prezzi del carburante che sta mettendo sotto pressione il settore del trasporto aereo a livello globale.

SPACEX. La società ha raggiunto un’intesa che prevede l’acquisizione della startup di intelligenza artificiale Cursor per 60 miliardi di dollari entro la fine dell’anno oppure, in alternativa, un investimento da 10 miliardi per sviluppare congiuntamente le tecnologie.

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