STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo del -0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).
Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente hanno assunto un tono più costruttivo dopo un avvio di fine settimana segnato da forte volatilità. I progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera, con la mediazione di Qatar e Pakistan, hanno portato le parti a concordare nella notte una roadmap verso un possibile accordo entro 60 giorni. Il percorso prevede anche la creazione di gruppi tecnici di lavoro, un meccanismo di de-conflitto sul Libano e una linea diretta di comunicazione pensata per evitare incidenti e mantenere aperto lo Stretto di Hormuz.
Si tratta di un cambio di scenario significativo rispetto alla confusione di sabato, quando l’Iran aveva lasciato intendere una nuova chiusura dello stretto dopo gli attacchi israeliani in Libano e aveva temporaneamente fatto un passo indietro dai colloqui dopo le nuove minacce del presidente Donald Trump. Il presidente statunitense ha ribadito che Washington colpirà ancora se i gruppi sostenuti dall’Iran in Libano continueranno ad attaccare Israele. Nonostante questa retorica, i flussi petroliferi attraverso Hormuz sono proseguiti e nel fine settimana hanno anche mostrato un’accelerazione, contribuendo a rassicurare i mercati. Il bilancio complessivamente positivo del fine settimana conferma comunque che il percorso verso una soluzione duratura resta fragile.
Nel Regno Unito cresce intanto la speculazione su una possibile uscita di scena del primo ministro Keir Starmer già questa settimana, dopo la vittoria elettorale del rivale interno Andy Burnham nelle suppletive della scorsa settimana. Il quotidiano Observer ha riportato ieri che Starmer starebbe preparando un calendario per il proprio addio, con un annuncio possibile già oggi. Se confermata, la notizia arriverebbe alla vigilia del decimo anniversario del referendum sulla Brexit, un passaggio con cui il Regno Unito continua a confrontarsi. Da allora il Paese ha cambiato sei primi ministri, un dato che insieme alla Brexit evidenzia le difficoltà strutturali incontrate da molti governi nel mondo occidentale. Ogni nuovo leader arriva con grandi aspettative, ma si scontra rapidamente con la debolezza della crescita e i vincoli della finanza pubblica. Senza un rafforzamento dell’espansione economica e con margini limitati dal debito, il ricambio frequente alla guida del governo rischia di proseguire.
Negli Stati Uniti, dopo il Fomc della scorsa settimana e il cambio di stile emerso con il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, gli economisti prevedono ora due rialzi da 25 punti base nelle stime sui Fed Funds. Gli analisti avevano già segnalato la necessità di una politica monetaria più restrittiva, ma attendevano la riunione per confermare questa valutazione. Lo scenario centrale prevede due aumenti dei tassi quest’anno, probabilmente a settembre e dicembre, che porterebbero i Fed Funds intorno al 4,1%, seguiti da una pausa prolungata fino al 2027. La fase di allentamento dovrebbe poi riprendere nella prima metà del 2028, con circa 50 punti base di tagli, potenzialmente distribuiti tra marzo e giugno, riportando la politica monetaria verso un intervallo neutrale compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
ASIA
I mercati azionari asiatici non mostrano una direzione univoca: il Nikkei sale del +1,6%, mentre il Kospi resta poco mosso dopo essere arrivato a guadagnare circa il +2% nelle prime fasi della seduta. Lo Shanghai Composite avanza del +0,2%, mentre l’Hang Seng perde il -1%.
La Cina ha lasciato invariati i principali tassi di riferimento sui prestiti per il tredicesimo mese consecutivo, una decisione in linea con le attese degli analisti. La People's Bank of China ha mantenuto il Loan Prime Rate a un anno al 3,0% e quello a cinque anni al 3,5%, confermando un approccio prudente alla politica monetaria in un contesto di crescita economica ancora disomogenea.
L'attenzione dei mercati asiatici resta concentrata anche sul Giappone, dove aumentano le speculazioni su un possibile intervento delle autorità per sostenere lo yen. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito che il governo è pronto a reagire in qualsiasi momento ai movimenti del mercato valutario, sottolineando che Tokyo risponderà in modo appropriato all'andamento dei cambi.
Le dichiarazioni arrivano mentre la valuta giapponese si è spinta fino a 161,50 yen per dollaro, livello che rappresenta uno dei punti di maggiore debolezza degli ultimi quarant'anni e che alimenta le aspettative di un possibile intervento sul mercato da parte delle autorità nipponiche.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,70%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, sui livelli più bassi degli ultimi dieci giorni.
Sul mercato primario l’attenzione è rivolta alle prossime emissioni del Tesoro. In serata, a mercati chiusi, il Ministero dell’Economia diffonderà i dettagli dell’asta Bot in programma giovedì. Resta inoltre confermato il collocamento previsto per mercoledì 24 giugno, quando verranno messi a disposizione degli investitori fino a 4,25 miliardi di euro tra Btp Short Term e Btp indicizzati all’inflazione europea (Btp€i).
PETROLIO
Le quotazioni del petrolio sono in ribasso dopo i segnali di avanzamento nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, nonostante l’avvio delle discussioni sia stato caratterizzato da momenti di tensione in seguito a una nuova minaccia rivolta da Donald Trump a Teheran.
Il Brent ripiega in direzione dei 79 dollari al barile dopo essere arrivato a guadagnare fino al +2,2% nel corso della seduta, mentre il West Texas Intermediate si attesta in area 77 dollari. Secondo una nota diffusa da Qatar e Pakistan, mediatori dei colloqui in corso in Svizzera, le parti hanno concordato una tabella di marcia finalizzata al raggiungimento di un accordo definitivo entro 60 giorni e proseguiranno i negoziati tecnici per il resto della settimana.
L’incontro ad alto livello arriva dopo la firma del memorandum d’intesa sottoscritto dalle due parti la scorsa settimana. L’accordo è stato messo alla prova nel fine settimana, quando l’Iran ha sostenuto di aver nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz accusando Israele di aver violato il cessate il fuoco in Libano. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sulla piattaforma X che la mediazione in Svizzera ha consentito di compiere progressi significativi verso la conclusione del conflitto in Libano.
L’avvio dei negoziati è apparso inizialmente incerto dopo che alcuni media iraniani hanno riferito di una sospensione delle discussioni in seguito alle dichiarazioni di Trump. Fonti vicine al dossier hanno però spiegato che i colloqui sono proseguiti fino alle prime ore di oggi in Svizzera. Tra i temi affrontati figurano i meccanismi necessari a garantire l’apertura permanente dello Stretto di Hormuz e le modalità per far rispettare il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah nel Libano meridionale, secondo quanto riferito da un alto diplomatico statunitense coinvolto nei negoziati.
Il conflitto in Medio Oriente ha limitato l’offerta energetica in una regione che rappresenta circa un terzo della produzione mondiale di petrolio. Nelle ultime settimane i futures sul greggio hanno registrato una flessione, pur mantenendosi sopra i livelli precedenti alla guerra, grazie alle soluzioni temporanee individuate dalle raffinerie globali e alle aspettative di un rapido ritorno alla normalità in caso di accordo definitivo.
Nonostante Teheran abbia sostenuto di aver nuovamente bloccato Hormuz, durante il fine settimana milioni di barili di petrolio hanno continuato a transitare attraverso il passaggio strategico. Il presidente e amministratore delegato di Chubb, Evan Greenberg, ha dichiarato a Fox News che il quadro della sicurezza resta instabile nonostante gli sforzi statunitensi per mantenere aperti i corridoi marittimi.
Secondo Vivek Dhar della Commonwealth Bank of Australia, i mercati stanno probabilmente sottovalutando le difficoltà legate a una ripresa duratura dei flussi petroliferi provenienti dal Medio Oriente. L’analista evidenzia come le incertezze sulla produzione e la disponibilità delle compagnie di navigazione a tornare stabilmente nella regione possano continuare a limitare i volumi movimentati.
Un eventuale accordo di pace potrebbe determinare un forte incremento dell’offerta in una fase in cui la domanda appare meno dinamica, soprattutto a causa del rallentamento degli acquisti da parte della Cina, principale importatore mondiale. In caso di piena riapertura dello Stretto di Hormuz, circa 80 milioni di barili di greggio potrebbero tornare rapidamente sul mercato, aumentando il rischio di eccesso di offerta per le raffinerie.
Nel frattempo i produttori del Golfo Persico stanno predisponendo un aumento della produzione. Il Kuwait ha revocato le precedenti comunicazioni di forza maggiore, mentre Abu Dhabi National Oil ha invitato i clienti a riprendere i carichi di greggio dai terminali situati nel Golfo Persico e ha avviato la vendita di petrolio spot attraverso una serie di gare.
ORO
L’oro recupera terreno dopo i segnali positivi emersi dai negoziati tra Stati Uniti e Iran finalizzati a raggiungere una soluzione permanente al conflitto che negli ultimi mesi ha influenzato profondamente i mercati globali.
Il metallo prezioso è arrivato a guadagnare fino al +1,6%, superando quota 4.220 dollari l’oncia e cancellando integralmente le perdite accumulate nella scorsa settimana. A sostenere le quotazioni è stata la dichiarazione congiunta diffusa da Qatar e Pakistan, secondo cui il primo round di colloqui ad alto livello svoltosi in Svizzera ha prodotto “progressi incoraggianti”. I mediatori hanno confermato che le trattative proseguiranno per il resto della settimana, contribuendo ad attenuare le preoccupazioni sorte dopo una nuova minaccia militare rivolta all’Iran dal presidente statunitense Donald Trump.
Tra i risultati emersi dai colloqui figura anche l’istituzione di un canale diretto di comunicazione tra Washington e Teheran con l’obiettivo di garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. I flussi di greggio attraverso il passaggio strategico sono proseguiti durante il fine settimana. Stati Uniti e Iran avevano già sottoscritto la scorsa settimana un memorandum d’intesa che ha avviato il processo di de-escalation e aperto una finestra di 60 giorni per ulteriori negoziati.
L’oro arriva da tre settimane consecutive di ribasso e registra una flessione di circa un quinto rispetto ai livelli dell’inizio della guerra scoppiata alla fine di febbraio. La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto i flussi di petrolio e gas naturale, provocando un aumento dei prezzi energetici e alimentando le aspettative di un irrigidimento della politica monetaria da parte delle banche centrali per contrastare l’inflazione. Uno scenario che tende a penalizzare i metalli preziosi, privi di rendimento.
Nella sua prima riunione di politica monetaria alla guida della Fed, Kevin Warsh ha adottato un approccio rigoroso sul tema dell’inflazione, evitando di fornire indicazioni precise sulla futura traiettoria dei tassi d’interesse. L’attenzione degli operatori si sposta ora sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali negli Stati Uniti, prevista per giovedì, che secondo le attese dovrebbe evidenziare una nuova accelerazione dell’inflazione.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’agenda della giornata presenta un solo appuntamento di rilievo, rappresentato dall’indice sulla fiducia dei consumatori di giugno dell’Eurozona. Il consenso degli economisti indica un lieve miglioramento dell’indicatore a -17,2 punti rispetto ai -19 registrati nel mese di maggio.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
FTSE MIB. Lo stacco dei dividendi da parte di sei società a elevata capitalizzazione avrà un impatto stimato dello 0,21% sull’indice di Piazza Affari in avvio di seduta, secondo le valutazioni degli operatori di mercato. Le società interessate dalla distribuzione relativa all’esercizio 2025 sono Leonardo, Poste Italiane, Stmicroelectronics, Snam, Terna e Hera.
UNICREDIT. Si è conclusa con adesioni pari al 12,51% l’offerta pubblica di scambio lanciata su Commerzbank. Considerando anche gli strumenti finanziari con diritto alla consegna fisica, che rappresentano il 3,22% del capitale, la partecipazione complessiva sale al 42,50%. L’istituto ha inoltre precisato che la quota raggiungerà il 44,33% una volta completato l’annullamento delle azioni proprie da parte della banca tedesca, operazione già annunciata da Commerzbank.
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico possiede attualmente il 9,5% della startup americana Factorial Energy, specializzata nello sviluppo di batterie allo stato solido. Secondo quanto emerge da una documentazione depositata presso la Sec, la società potrebbe valutare un ulteriore incremento della propria partecipazione in futuro.
RECORDATI. La Consob ha deciso di sospendere temporaneamente l’iter istruttorio relativo all’approvazione del documento d’offerta dell’Opa promossa da CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert. Lo stop è stato disposto per consentire l’acquisizione di ulteriori informazioni ritenute necessarie.
PIRELLI. Camfin e Marco Tronchetti Provera hanno presentato alle assemblee dei soci di Caa e Longmarch una proposta di modifica statutaria finalizzata a rinviare di cinque anni, fino al 30 giugno 2040, la possibilità per gli azionisti di richiedere lo scioglimento delle due società. L’iniziativa mira a consolidare il ruolo di investitori stabili e di lungo periodo nel capitale del gruppo della Bicocca.
SOGEFI. La società ha esercitato l’opzione di vendita per trasferire la divisione United Springs ad Associated Metal Forming Technologies, controllata dal fondo One Equity Partners. Il completamento dell’operazione, formalizzata venerdì scorso, è previsto entro il terzo trimestre ed è subordinato all’ottenimento dell’autorizzazione Fdi nel Regno Unito.
AEFFE. Moschino e Adrian Appiolaza hanno concordato l’interruzione del rapporto professionale dopo oltre due anni di collaborazione. Il gruppo ha annunciato che la direzione creativa del marchio sarà affidata a Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori di Sunnei e responsabili della guida creativa del brand fino a settembre 2025. La prima collezione firmata dal nuovo duo debutterà a settembre 2026 durante la Milano Fashion Week.
A livello internazionale sono da monitorare:
HONG KONG EXCHANGES AND CLEARING. Le autorità di Hong Kong stanno discutendo con Pechino un ampliamento dei canali di investimento transfrontalieri e la possibilità di consentire agli investitori della Cina continentale di partecipare alle Ipo quotate nella piazza finanziaria dell’ex colonia britannica. L’iniziativa arriva dopo il rafforzamento dei controlli sui flussi di capitale diretti all’estero.
HIMAX TECHNOLOGIES. Biing-seng Wu e il fratello Jordan Wu, fondatori della società specializzata nella produzione di chip per display, sono entrati nel novero dei miliardari grazie alla crescita del gruppo. I componenti sviluppati dall’azienda vengono oggi utilizzati in una vasta gamma di prodotti, dalle vetture Lamborghini agli smartwatch.
AMUNDI, BNP PARIBAS, AXA. Amundi ha deciso di non procedere con l’acquisizione della divisione di gestione del risparmio di Axa dopo circa un anno di valutazioni, giudicando non conveniente l’operazione. A beneficiare dello stop alle trattative è stata BNP Paribas, che ha rilevato Axa Investment Managers con l’obiettivo di oltre raddoppiare gli asset gestiti e rafforzare la propria presenza nel settore.
WISETECH GLOBAL. Il titolo ha subito forti vendite dopo indiscrezioni secondo cui il presidente Richard White sarebbe oggetto di un’indagine di polizia. Le verifiche riguarderebbero presunte accuse relative all’utilizzo dello status migratorio di una donna per ottenere rapporti sessuali e alla presentazione di informazioni inesatte nell’ambito di una richiesta di visto.

di Francesco Sicuro















































