STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo del +0,2%. Oggi la seduta sarà influenzata da volumi ridotti per la concomitanza di diverse festività e dalla chiusura odierna di Wall Street per il Juneteenth. Anche le piazze finanziarie di Cina e Hong Kong restano chiuse per festività.
La seduta precedente era stata sostenuta dalla firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, che ha eliminato il rischio di un fallimento dell’accordo nelle fasi finali del negoziato. I commenti positivi provenienti dall’amministrazione statunitense hanno contribuito a rassicurare gli investitori sugli effetti economici del conflitto.
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che nella notte precedente sono transitati 12,5 milioni di barili di petrolio e che quasi una dozzina di navi hanno attraversato il blocco navale americano. Ulteriori dettagli sono arrivati dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo cui Teheran garantirà il passaggio sicuro delle navi commerciali senza applicare tariffe per 60 giorni e avvierà consultazioni con l’Oman per definire il futuro assetto amministrativo e i servizi marittimi dello Stretto di Hormuz. Restano ancora da chiarire diversi aspetti relativi alla governance del passaggio strategico. Vance non ha fornito indicazioni sulle eventuali tariffe che l’Iran potrebbe applicare in futuro alle imbarcazioni in transito. Donald Trump ha invece sottolineato gli aspetti positivi dell’intesa, affermando che il petrolio sta tornando a fluire e che ci si attende un cessate il fuoco completo anche in Libano, tra Hezbollah e Israele.
Wall Street ha archiviato ieri una seduta positiva. L’S&P 500 è avanzato del +1,1%, sostenuto dal ridimensionamento dei timori inflazionistici e dal recupero del comparto tecnologico. Tra i protagonisti Intel, che ha guadagnato il +10,6% dopo che Donald Trump ha dichiarato che Apple collaborerà con il gruppo per progettare e produrre semiconduttori negli Stati Uniti. Il Philadelphia Semiconductor Index è balzato del +6,4%, aggiornando i massimi storici al termine di una fase caratterizzata da forti oscillazioni.
In controtendenza Accenture, che ha perso il -18% dopo una guidance sui ricavi inferiore alle aspettative degli analisti. Il titolo segna ora una flessione del -52,3% da inizio anno, mentre i risultati trimestrali hanno riacceso i timori sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul settore della consulenza.
Anche l’azionario europeo ha mostrato andamenti differenziati. Lo Stoxx 600 ha perso il -0,3%, interrompendo una serie positiva di cinque sedute consecutive, mentre il Ftse 100 ha ceduto il -1%. In controtendenza il Ftse Mib, che ha guadagnato il +0,2% aggiornando i massimi storici. In rialzo anche il Cac 40 francese, salito del +0,4% ai livelli più elevati dall’inizio del conflitto con l’Iran, e il Dax tedesco, avanzato del +0,4%.
Nel Regno Unito l’attenzione è rivolta alle conseguenze politiche dell’elezione suppletiva di Makerfield. Il sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, ha ottenuto una netta vittoria con il 54,8% dei voti e un vantaggio di 20 punti percentuali sugli avversari. Il risultato gli consente di rientrare alla Camera dei Comuni e rafforza la sua posizione in vista di una possibile sfida alla leadership del Partito Laburista guidato da Keir Starmer. Secondo le quote di Polymarket, Burnham viene ora indicato con una probabilità del 91% di diventare primo ministro nel 2026. Starmer ha ribadito l’intenzione di difendere la propria leadership e l’attenzione si concentra ora sulle reazioni dei vertici del Labour e sulle eventuali richieste di un cambio alla guida del partito.
Nel Regno Unito la Bank of England ha lasciato invariato il tasso di riferimento al 3,75%, in linea con le previsioni del mercato. Anche la comunicazione è rimasta sostanzialmente immutata, con il Monetary Policy Committee che ha ribadito di essere pronto ad agire se necessario. Due membri su nove hanno votato per un rialzo di 25 punti base, uno in più rispetto alla riunione precedente, un esito comunque già atteso dagli investitori.
Infine, a Bruxelles prosegue il confronto tra i leader dell’Unione Europea sul bilancio comunitario per il periodo 2028-2034. La proposta iniziale, pari a circa 2.000 miliardi di euro, ha incontrato resistenze sia da parte dei Paesi contributori netti sia di quelli beneficiari dei fondi europei. Al centro della discussione non vi è soltanto l’ammontare complessivo delle risorse, ma anche la loro distribuzione e le modalità di finanziamento del futuro quadro finanziario pluriennale.
Il bilancio europeo rappresenta uno strumento fondamentale per il sostegno all’agricoltura, alle politiche di coesione, all’innovazione e ai programmi di mobilità. Il negoziato riporta in primo piano le tradizionali divergenze tra gli Stati membri economicamente più forti e quelli maggiormente dipendenti dai trasferimenti comunitari. Come avviene a ogni rinnovo del ciclo settennale, il raggiungimento di un accordo unanime si preannuncia complesso e destinato a richiedere un lungo confronto tra le diverse posizioni nazionali.
ASIA
I mercati asiatici chiudono una settimana positiva con una seduta più debole. In evidenza il Kospi, che arretra del -2,1% dopo aver superato nella seduta precedente la soglia dei 9.000 punti per la prima volta nella sua storia, mentre l’S&P/ASX 200 cede il -1,2%. Più stabile il Nikkei, che si mantiene sostanzialmente invariato.
In Giappone l’inflazione core continua a mantenersi per il quarto mese consecutivo al di sotto dell’obiettivo del 2% fissato dalla Bank of Japan, sostenuta dagli interventi governativi sui carburanti che stanno limitando l’impatto dei rincari energetici legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. A maggio l’indice dei prezzi al consumo core è rimasto stabile al +1,4% su base annua, in linea con le attese del mercato.
L’indicatore maggiormente monitorato dalla banca centrale, che esclude sia gli alimentari freschi sia l’energia, ha registrato una crescita del +1,8%, segnando il livello più basso dal settembre 2022. Gli analisti ritengono comunque probabile una nuova accelerazione dell’inflazione nei prossimi mesi, alla luce delle pressioni sui costi che emergono già dai dati relativi ai prezzi alla produzione.
Il vice governatore della Bank of Japan, Ryozo Himino, ha avvertito che l’inflazione potrebbe superare il target del 2% e ha sottolineato il rischio di intervenire troppo tardi sui tassi di interesse. Le sue dichiarazioni rafforzano le aspettative di mercato per ulteriori rialzi del costo del denaro entro la fine dell’anno, dopo che il tasso di riferimento ha raggiunto i livelli più elevati dal 1995.
Dai verbali della riunione di aprile emerge inoltre un orientamento generalmente più aggressivo all’interno del consiglio della banca centrale. Alcuni membri hanno infatti sostenuto la necessità di accelerare il ritmo della stretta monetaria, anche attraverso aumenti dei tassi più ravvicinati, per contenere in modo più efficace i rischi inflazionistici.
L’attenzione degli operatori resta concentrata sullo yen che si sta avvicinando ai livelli più deboli dal 1986. Sul mercato si moltiplicano le speculazioni circa un possibile intervento delle autorità giapponesi, soprattutto in un contesto di liquidità ridotta che potrebbe amplificare eventuali movimenti.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,63%, sui minimi dal 10 marzo, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 69 punti base. Nella seduta di ieri il rendimento del decennale italiano di riferimento è tornato a salire su base giornaliera per la prima volta dall’11 giugno, interrompendo una fase prolungata di calo favorita dall’allentamento delle tensioni sui mercati energetici e dalle aspettative sulle banche centrali.
L’attenzione degli operatori è rivolta anche all’attività del Tesoro. In serata, a mercati chiusi, il ministero dell’Economia diffonderà i dettagli dell’asta in programma mercoledì 24 giugno, che riguarderà Btp Short Term e titoli indicizzati all’inflazione.
Si conclude inoltre alle ore 13 il collocamento del nuovo Btp Italia Sì, il titolo indicizzato all’inflazione nazionale riservato agli investitori retail. Nelle prime quattro giornate di offerta la raccolta ha raggiunto complessivamente 8,1 miliardi di euro, confermando un interesse sostenuto da parte della clientela privata.
Contestualmente alla chiusura dell’emissione, il Tesoro comunicherà il tasso cedolare definitivo del titolo con scadenza giugno 2031, che non potrà essere inferiore all’1,6% annunciato in fase di lancio.
Il confronto con l’ultima emissione di Btp Italia evidenzia una domanda più elevata. Nel maggio 2025 il Tesoro aveva raccolto 6,52 miliardi di euro dagli investitori retail in tre giorni di collocamento per un titolo con durata settennale.
PETROLIO
Le quotazioni del petrolio si avviano a chiudere la settimana con una marcata flessione dopo che l’accordo provvisorio di pace tra Stati Uniti e Iran ha favorito una graduale ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, attenuando quello che era stato il più grave shock dell’offerta sul mercato petrolifero globale. Il Brent si mantiene vicino agli 80 dollari al barile e registra una perdita superiore al -8% da inizio settimana, mentre il West Texas Intermediate con consegna ad agosto tratta in area 76 dollari.
Le prime indicazioni di normalizzazione arrivano direttamente dal Golfo Persico. Le navi rimaste bloccate durante il conflitto stanno riprendendo la navigazione attraverso Hormuz e il Kuwait ha annunciato l’avvio di un progressivo aumento della produzione. Gli investitori continuano comunque a valutare il potenziale recupero dell’offerta alla luce delle tensioni ancora presenti nell’area.
Nella giornata di ieri imbarcazioni che trasportavano quasi 10 milioni di barili di petrolio sono state avvistate all’esterno dello stretto o in fase di attraversamento. Tra queste figurano anche le prime petroliere di proprietà saudita a transitare dalla zona dall’inizio della guerra, scoppiata oltre tre mesi fa. In condizioni normali, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, attraverso Hormuz transitavano ogni giorno circa 20 milioni di barili tra greggio e prodotti raffinati.
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che nella notte precedente 12,5 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Si tratterebbe del volume giornaliero più elevato registrato dall’inizio del conflitto, scoppiato alla fine di febbraio.
Nonostante i segnali di miglioramento, il quadro resta complesso. Persistono tensioni geopolitiche e crescono i dubbi sui tempi necessari per un pieno ripristino dei flussi energetici. Dopo le sue dichiarazioni, Vance ha sospeso una missione prevista in Svizzera per colloqui con l’Iran. In Libano, dove Israele continua a confrontarsi con Hezbollah, sostenuto da Teheran, le forze armate locali hanno comunicato il proseguimento delle operazioni militari.
La forte correzione del greggio ha quasi completamente cancellato i rialzi accumulati durante la guerra, iniziata dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel tentativo di limitarne il programma nucleare. Lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico ai mercati mondiali e che in tempi normali movimentava circa un quinto dell’offerta globale di petrolio, era stato interessato contemporaneamente dai blocchi imposti sia da Teheran sia da Washington.
Donald Trump ha accolto positivamente gli sviluppi degli ultimi giorni, respingendo le critiche provenienti dai sostenitori di una linea più dura nei confronti dell’Iran, inclusi alcuni alleati politici. In un messaggio pubblicato sui social media, il presidente statunitense ha sottolineato che i mercati stanno reagendo favorevolmente al calo dei prezzi del petrolio e al rialzo delle azioni.
Anche i produttori della regione stanno adeguando le proprie strategie. Abu Dhabi National Oil ha invitato i clienti a riprendere i carichi di greggio dai terminali situati nel Golfo Persico, secondo una comunicazione visionata da Bloomberg. La società non ha rilasciato commenti ufficiali.
La piena riapertura di Hormuz resta comunque un processo complesso. Per tornare alla normalità sarà necessario coordinare il posizionamento delle navi, riattivare i pozzi, riparare le infrastrutture danneggiate e definire le operazioni di bonifica delle mine. Diversi armatori continuano a mantenere un approccio prudente sia nei confronti dello stretto sia dell’intera area del Golfo Persico.
Jan Rindbo, amministratore delegato di D/S Norden, ha spiegato che il settore desidera riportare rapidamente le navi in attività, ma senza assumersi rischi eccessivi nelle fasi iniziali. Secondo il manager, la ripresa graduale del traffico contribuirà a ricostruire la fiducia degli operatori, anche se la situazione resta fragile e potrebbe deteriorarsi rapidamente in presenza di nuove tensioni.
ORO
L’oro si avvia a chiudere la terza settimana consecutiva in ribasso, penalizzato dal rafforzamento delle aspettative di una stretta monetaria negli Stati Uniti dopo il debutto di Kevin Warsh alla guida della Fed. Il metallo prezioso tratta sotto quota 4.200 dollari l’oncia nelle prime contrattazioni di giornata, dopo aver perso il -1,1% nella seduta di giovedì, e si prepara a registrare una moderata flessione sull’intero arco della settimana.
A pesare sulle quotazioni è soprattutto il tono restrittivo adottato dal nuovo presidente della Fed nella riunione di mercoledì. Le indicazioni fornite dalla banca centrale hanno rafforzato le attese di un aumento dei tassi d’interesse entro la fine dell’anno, uno scenario che tende a ridurre l’attrattiva dell’oro, asset che non offre rendimenti periodici.
Sul piano geopolitico, la firma dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran continua a produrre effetti sui mercati energetici. Le attività commerciali stanno gradualmente tornando nello Stretto di Hormuz dopo che Washington ha annunciato la fine del proprio blocco navale, contribuendo ad attenuare i timori di una prolungata carenza di approvvigionamenti energetici.
Le preoccupazioni legate all’inflazione non sono però completamente rientrate. Secondo diversi analisti, potrebbero essere necessari mesi, se non periodi ancora più lunghi, prima che i flussi di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso il passaggio strategico tornino ai livelli precedenti al conflitto.
Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, ha osservato che la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta un elemento favorevole per il mercato dell’oro, ma che tale fattore viene compensato dalle prospettive di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti. L’analista ricorda inoltre che storicamente il metallo prezioso tende a sottoperformare nella fase che precede il primo rialzo dei tassi.
Wong sottolinea inoltre come resti ancora da capire se il prossimo intervento della Fed rappresenterà un semplice rialzo precauzionale oppure l’avvio di un nuovo ciclo di inasprimento monetario. Nel caso in cui non si trattasse dell’inizio di una serie di aumenti del costo del denaro, secondo l’esperto l’oro potrebbe tornare a recuperare parte del proprio appeal presso gli investitori.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’agenda della giornata si presenta più leggera per la chiusura dei mercati statunitensi. Tra i principali appuntamenti figurano le vendite al dettaglio e i dati di finanza pubblica del Regno Unito relativi a maggio, oltre ai prezzi alla produzione della Germania.
Sono inoltre previsti interventi dei membri della Bce José Luis Escrivá, Piero Cipollone, François Villeroy de Galhau e Philip Lane.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
MONTE DEI PASCHI DI SIENA. Il governo mantiene una posizione di neutralità rispetto alle operazioni di consolidamento che coinvolgono Monte dei Paschi di Siena, ma questo non esclude la possibilità di intervenire attraverso gli strumenti previsti dal golden power qualora lo ritenga necessario. Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche al Senato. Giorgetti ha inoltre ribadito l’intenzione dell’esecutivo di ridurre ulteriormente la propria partecipazione nell’istituto senese, indicando il collocamento sul mercato come una delle opzioni più efficaci per raggiungere questo obiettivo. Il ministro ha sottolineato che la priorità resta completare l’uscita alle condizioni più favorevoli possibili.
BANCO BPM. Crédit Agricole sta valutando diverse alternative strategiche per rispondere alla nuova fase di consolidamento che interessa il sistema bancario italiano. Tra le ipotesi allo studio figura anche un possibile incremento della partecipazione detenuta in Banco Bpm, attualmente pari al 22,9%. Secondo quanto riportato da Bloomberg, al momento non sarebbe stata assunta alcuna decisione definitiva sull’eventuale rafforzamento della quota.
POSTE ITALIANE, TIM. Il consiglio di amministrazione ha convocato per il 23 luglio un’assemblea straordinaria chiamata a esprimersi sul progetto di scissione parziale di Postepay. Parallelamente, Poste Italiane ha individuato un gruppo di cinque istituti finanziari composto da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnp Paribas, Deutsche Bank e JPMorgan per assicurare il finanziamento da 2,85 miliardi di euro destinato alla componente in contanti dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim. Secondo Il Sole 24 Ore, nei prossimi giorni partirà una seconda fase dell’operazione con l’obiettivo di allargare il consorzio di banche coinvolte nel finanziamento.
LEONARDO. Il consiglio di amministrazione ha dato il via libera alla nuova struttura organizzativa del gruppo, approvando il riassetto interno destinato a supportare le prossime fasi di sviluppo delle attività.
BANCA SISTEMA. L’istituto ha sottoscritto l’accordo per la cessione a Banca CF+ di circa 1,58 miliardi di azioni di Kruso Kapital. L’operazione si inserisce nel contesto dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Banca CF+.
AVIO. La società ha ottenuto un ordine produttivo superiore a 35 milioni di euro da Mbda in Francia. La commessa riguarda la realizzazione di motori a propellente solido e superfici aerodinamiche destinate al sistema missilistico di difesa Aster 30.
A livello internazionale sono da monitorare:
SPACEX. Le banche che assistono la società di Elon Musk stanno organizzando incontri con gli investitori già dalla prossima settimana per valutare una possibile emissione obbligazionaria, iniziativa che arriva dopo la quotazione record del gruppo. Intanto il titolo continua a mostrare elevata volatilità e ha registrato una seconda seduta consecutiva di ribasso, confermando che anche la più grande Ipo della storia non è immune alle oscillazioni che spesso accompagnano le matricole di Borsa.
AMAZON. Il gruppo è impegnato in trattative per commercializzare i propri chip per l’intelligenza artificiale sviluppati internamente e destinati ai data center di altre aziende. L’iniziativa rappresenta un nuovo passo nella strategia con cui Amazon punta a rafforzare la propria presenza nel mercato dei semiconduttori per l’AI e a competere più direttamente con Nvidia.
ACCENTURE. La società ha indicato prospettive di ricavi inferiori alle attese per i prossimi mesi, evidenziando l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sul settore della consulenza. A pesare anche il rallentamento di alcune attività da parte dei clienti durante il conflitto in Medio Oriente.
KPMG AUSTRALIA. In Australia è iniziata un’audizione parlamentare dedicata alle accuse di utilizzo improprio di informazioni riservate dei clienti da parte della società. La sessione si è aperta con un confronto acceso tra i rappresentanti convocati e i membri del Parlamento.

di Francesco Sicuro















































