Start&Stock: Hezbollah respinge la tregua, Israele non ritira le truppe e si complica il percorso verso l’intesa con l’Iran

Start&Stock: Hezbollah respinge la tregua, Israele non ritira le truppe e si complica il percorso verso l’intesa con l’Iran

In Medio Oriente restano bloccati i negoziati tra Stati Uniti e Iran, mentre Hezbollah ha respinto la proposta di cessate il fuoco tra Israele e Libano e i progressi verso la riapertura dello Stretto di Hormuz appaiono limitati. Sul fronte Russia-Ucraina, Volodymyr Zelensky ha proposto un incontro diretto a Vladimir Putin per discutere la fine della guerra, ricevendo una prima presa d’atto dal Cremlino. In Asia l’attenzione si concentra sulla visita di Xi Jinping in Corea del Nord, sul rafforzamento delle misure giapponesi a sostegno dello yen e sulle nuove stime economiche della banca centrale indiana.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco mosso con il future che segna un ribasso del -0,1%. Più deboli i futures sull’S&P 500 (-0,6%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).

Il quadro geopolitico resta caratterizzato da forti incertezze. In Medio Oriente, Hezbollah ha respinto la nuova proposta di cessate il fuoco per il Libano, mentre Israele ha escluso il ritiro delle proprie truppe dal Paese, rallentando il percorso negoziale che dovrebbe favorire una più ampia intesa sul conflitto con l’Iran. Da Washington, Donald Trump ha dichiarato di vedere segnali di progresso sul dossier libanese e ha sostenuto che il Libano meriti di tornare alla pace. Restano invece limitati i passi avanti verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, considerata fondamentale per normalizzare i flussi energetici, contenere le pressioni inflazionistiche e ridurre le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali.

Sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Vladimir Putin proponendo un incontro diretto per discutere la fine del conflitto. Il leader ucraino ha avvertito che, in assenza di una risposta positiva, Kiev rimane pronta a proseguire la resistenza militare. Da Mosca, il Cremlino ha confermato di aver ricevuto la lettera e ha precisato che il presidente russo sarà informato del contenuto dell’iniziativa.

ASIA

Le Borse asiatiche si avviano alla chiusura della settimana con un andamento misto. Il Nikkei cede il -1,2%, l’Hang Seng arretra del -0,8%, mentre l’indice di Shanghai si muove in controtendenza con un progresso del +0,4%.

La Cina torna al centro dell’attenzione diplomatica in Asia. Il presidente Xi Jinping sarà in Corea del Nord dall’8 al 9 giugno per una visita ufficiale che rappresenta il suo primo viaggio all’estero del 2026. La missione si inserisce nel tentativo di Pechino di rafforzare i rapporti con Pyongyang in una fase caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche e da una maggiore instabilità nell’area asiatica.

In Giappone resta invece elevata l’attenzione sul mercato valutario. Il ritorno dello yen in prossimità della soglia di 160 contro il dollaro ha spinto il ministro delle Finanze a ribadire che Tokyo è pronta a intervenire in qualsiasi momento per contrastare movimenti considerati eccessivi e speculativi.

Il responsabile del dicastero ha sottolineato che il governo mantiene la facoltà di adottare misure decise sul mercato dei cambi per contenere l’eccessiva volatilità della valuta nazionale. Le dichiarazioni arrivano mentre gli operatori continuano a monitorare la possibilità di nuovi interventi ufficiali a sostegno dello yen, già oggetto nelle scorse settimane di operazioni straordinarie da parte delle autorità giapponesi.

Sempre in Giappone le riserve ufficiali sono diminuite di 77,11 miliardi di dollari nel mese di maggio, scendendo a 1.310 miliardi dai 1.380 miliardi registrati ad aprile e raggiungendo il livello più basso da luglio 2025.

Secondo il Ministero delle Finanze si tratta della contrazione più ampia dall’avvio delle rilevazioni nel 2000. La diminuzione è attribuita soprattutto agli interventi effettuati dalle autorità giapponesi per sostenere lo yen fino al 28 maggio. Nel periodo considerato Tokyo avrebbe impiegato 11.700 miliardi di yen, il volume più elevato mai utilizzato per operazioni di difesa della valuta.

Le disponibilità in valuta estera sono scese a 1.090 miliardi di dollari e comprendono 931,68 miliardi investiti in titoli e 162,24 miliardi detenuti sotto forma di depositi. Di questi ultimi, 161,80 miliardi risultano custoditi presso banche centrali estere e la Banca dei Regolamenti Internazionali, mentre i depositi presso istituti di credito con sede in Giappone ammontano a 410 milioni di dollari.

In India, la Reserve Bank of India ha mantenuto il tasso di riferimento al 5,25% per la terza riunione consecutiva, confermando un orientamento neutrale in una fase caratterizzata dalla debolezza della rupia.

La decisione era ampiamente prevista dagli operatori, in un contesto in cui il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare un fattore di rischio per la crescita economica e una fonte di pressione sui prezzi.

La banca centrale indiana ha inoltre rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per l’esercizio fiscale 2026-2027, portandole al 6,6% dal precedente 6,9%. Nel dettaglio, l’economia è attesa crescere del 6,6% nel primo trimestre dell’anno fiscale, del 6,3% nel secondo, del 6,5% nel terzo e del 6,8% nel quarto.

Parallelamente, l’istituto centrale ha aggiornato al rialzo le previsioni sull’inflazione media, portandole al 5,1% dal precedente 4,6%, a causa dell’aumento dei prezzi del GPL, dei metalli di base, della plastica e della gomma. L’inflazione è prevista al 4,2% nel primo trimestre, al 5,1% nel secondo e al 5,9% sia nel terzo sia nel quarto trimestre dell’anno fiscale. L’inflazione core, che esclude le componenti più volatili, è invece stimata al 4,7% nell’esercizio in corso.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,78%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base.

Il mercato obbligazionario mantiene un approccio prudente, con gli investitori che continuano a seguire soprattutto l’andamento del petrolio in attesa di segnali più chiari dai negoziati diplomatici in Medio Oriente.

Le aspettative sui tassi d’interesse restano orientate verso un ulteriore irrigidimento della politica monetaria della Bce. I prezzi del mercato monetario indicavano ieri un tasso sui depositi Bce al 2,65% entro la fine dell’anno. Gli operatori continuano quindi a scontare due rialzi del costo del denaro, con la prossima stretta prevista alla riunione della settimana prossima e valutata con una probabilità vicina al 90%. Resta inoltre incorporata nei prezzi una possibilità di circa il 60% che Francoforte possa procedere con un terzo aumento dei tassi entro dicembre.

Sul mercato primario l’attenzione si sposta verso le prossime emissioni del Tesoro. In serata è attesa la comunicazione ufficiale relativa all’asta dei BOT in programma mercoledì 10 giugno, appuntamento che offrirà nuove indicazioni sulla domanda degli investitori per il debito a breve termine italiano.

PETROLIO

Il petrolio si stabilizza dopo aver registrato la prima flessione della settimana, in un contesto in cui l’ottimismo sui colloqui tra Stati Uniti e Iran continua a confrontarsi con le incertezze legate al cessate il fuoco tra Israele e Libano. Il Brent tratta intorno ai 95 dollari al barile dopo il calo del -2,8% messo a segno ieri, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 93 dollari. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i negoziati con Teheran stanno procedendo positivamente, nonostante Hezbollah, sostenuto dall’Iran, abbia respinto l’accordo di tregua tra Israele e Libano promosso da Washington.

Il WTI continua comunque a mostrare un progresso superiore al +6% nell’arco della settimana. Le quotazioni sono state sostenute dal riaffiorare dei dubbi sull’effettivo avanzamento delle trattative, che hanno ridimensionato parte dell’ottimismo iniziale legato alla prospettiva di un accordo capace di ripristinare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico che in condizioni normali movimenta circa un quinto del greggio e del gas naturale liquefatto mondiale. I futures restano comunque in ribasso di circa il -20% rispetto ai livelli di inizio aprile, quando Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un cessate il fuoco che aveva posto fine a oltre cinque settimane di combattimenti.

Secondo Pavel Molchanov, analista di Raymond James, il passaggio del WTI dai massimi superiori a 110 dollari registrati prima della tregua agli attuali livelli poco sopra i 90 dollari rappresenta la reazione più immediata del mercato alla fine della fase più intensa del conflitto e alla sostanziale tenuta delle infrastrutture energetiche della regione. L’esperto ritiene che eventuali ulteriori ribassi dipenderanno dalla capacità di riportare a livelli significativi i volumi di traffico marittimo attraverso Hormuz.

Sul piano diplomatico non emergono segnali concreti di avanzamento nei colloqui tra Washington e Teheran. Le operazioni militari israeliane in Libano continuano a rappresentare uno dei principali punti di attrito nelle trattative. Interpellato dai giornalisti nello Studio Ovale sul rifiuto di Hezbollah all’accordo di tregua, Donald Trump ha sostenuto che il movimento libanese non avrebbe respinto la sua proposta e ha affermato che i suoi rappresentanti avrebbero contattato direttamente gli Stati Uniti per discutere una cessazione delle ostilità.

Nel frattempo, in Medio Oriente si registra un nuovo elemento di criticità per i flussi energetici regionali. Il terminale petrolifero di Mina Al Fahal, principale punto di esportazione del greggio dell’Oman, ha rinviato alcune operazioni di carico dopo che un’esplosione ha provocato disagi alle attività portuali, secondo quanto riferito da operatori a conoscenza della situazione. L’impianto si trova al di fuori dello Stretto di Hormuz e rappresenta uno dei pochi punti ancora operativi per il caricamento del greggio mediorientale durante il conflitto.

Per Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets, i messaggi contrastanti provenienti dai negoziati non costituiscono ancora un fattore realmente ribassista per il petrolio. Secondo l’analista, le notizie più costruttive possono limitare il potenziale di rialzo delle quotazioni nel breve termine, ma finché non emergeranno progressi tangibili sul terreno sarà difficile sostenere che il premio al rischio legato alla guerra sia stato completamente eliminato.

Donald Trump ha inoltre pubblicato ieri un messaggio sui social media nel quale ha dichiarato di trovarsi “nel pieno delle negoziazioni finali” per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il presidente non ha fornito ulteriori dettagli sull’andamento dei colloqui e ha utilizzato lo stesso intervento per criticare il voto della Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, che ha approvato una misura volta a interrompere il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto.

ORO

L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo, mentre persistono le incertezze sull’evoluzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine a una guerra che continua a influenzare i mercati globali. Il metallo prezioso è sceso sotto quota 4.450 dollari l’oncia e si prepara a registrare una flessione di circa il -2% nell’arco della settimana, caratterizzata dai più gravi episodi di tensione in Medio Oriente dall’entrata in vigore del cessate il fuoco concordato all’inizio di aprile.

La giornata di ieri ha visto Hezbollah, sostenuto dall’Iran, respingere la proposta di tregua tra Israele e Libano mediata dagli Stati Uniti. La decisione è arrivata dopo una serie di attacchi con missili e droni contro Kuwait e Bahrain e dopo un raid americano contro una petroliera diretta in Iran.

I colloqui destinati a mettere fine al conflitto regionale hanno subito una battuta d’arresto dopo che, nella scorsa settimana, sembravano vicini a una possibile conclusione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ieri che le trattative di pace si trovano nella fase “finale”, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva affermato poche ore prima che “non è stato raggiunto alcun progresso concreto”.

Entrata ormai nel quarto mese, la guerra continua a interrompere i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, sostenendo le quotazioni del petrolio e alimentando le preoccupazioni per l’inflazione globale. Questo scenario aumenta la probabilità che le principali banche centrali mantengano invariati i tassi d’interesse o procedano con ulteriori rialzi, una prospettiva generalmente negativa per l’oro, che non genera rendimenti periodici.

Secondo Nicholas Frappell, global head of institutional markets di ABC Refinery, la percezione che una soluzione alla crisi di Hormuz sia diventata più distante accresce il rischio di uno shock energetico. A suo giudizio, questo implica condizioni monetarie più restrittive e rappresenta un fattore sfavorevole per il metallo prezioso. Frappell ha inoltre osservato che l’oro continua a trattare al di sotto di importanti livelli tecnici sia sui grafici giornalieri sia su quelli a quattro ore, un elemento che indica il mantenimento di una tendenza negativa su tali orizzonti temporali.

Dopo il brusco ribasso registrato all’inizio del conflitto, scoppiato alla fine di febbraio, il metallo prezioso si è mosso per diverse settimane all’interno di un intervallo relativamente ristretto. Nella seduta odierna il prezzo dell’oro risulta ancora inferiore di circa il -16% rispetto ai livelli immediatamente precedenti allo scoppio della guerra.

La presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, Mary Daly, ha dichiarato che l’economia statunitense presenta ancora un livello di incertezza troppo elevato per formulare indicazioni precise sulla futura traiettoria dei tassi d’interesse. Intervenendo ieri alla conferenza Bloomberg Tech, Daly ha sottolineato che la banca centrale resta pronta a reagire in entrambe le direzioni, in funzione dell’evoluzione del quadro economico.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’agenda della giornata è dominata dai dati sul mercato del lavoro statunitense, considerati tra gli indicatori più rilevanti per le future decisioni della Fed in materia di tassi d’interesse. Le attese indicano per maggio un tasso di disoccupazione stabile al 4,3% e una crescita degli occupati non agricoli pari a 85.000 unità, in rallentamento rispetto al dato di aprile. Saranno monitorate anche le retribuzioni medie e le ore lavorate settimanali, elementi fondamentali per valutare le pressioni salariali e inflazionistiche.

Negli Stati Uniti, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione diffuse ieri hanno superato le attese, mentre il rapporto Challenger ha evidenziato 97.006 licenziamenti a maggio, il dato più elevato per questo mese dal 2020. Indicazioni più incoraggianti sono invece arrivate dagli occupati del settore privato rilevati da ADP, risultati leggermente superiori alle previsioni.

In Europa l’attenzione si concentra sulla revisione del Pil del primo trimestre dell’Eurozona, atteso in crescita dello 0,1% su base trimestrale e dello 0,8% su base annua, oltre ai dati finali sull’occupazione. In Italia l’Istat pubblicherà le vendite al dettaglio di aprile, dopo che a marzo l’indicatore aveva registrato un aumento dello 0,8% rispetto al mese precedente e del 3,7% su base annua.

Dalla Francia sono attesi i dati sulla bilancia commerciale e sulla produzione industriale di aprile, mentre in Grecia verranno diffusi la stima del Pil del primo trimestre e il tasso di disoccupazione.

Sono in programma gli interventi di Swati Dhingra e del governatore della Bank of England Andrew Bailey. In serata è prevista anche un’intervista ad Anna Breman, governatrice della banca centrale della Nuova Zelanda.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

DIASORIN. Le azioni Diasorin hanno terminato la seduta con un forte rialzo del 7,2%, alimentato dalle indiscrezioni circolate sul mercato riguardo a una possibile offerta per il gruppo attivo nella diagnostica. Le voci sono state riportate dal sito Betaville. Dalla società non sono arrivati commenti in merito alle indiscrezioni.

UNICREDIT. Esiste la possibilità di arrivare a un’intesa condivisa con UniCredit, ma qualsiasi proposta dovrà prevedere un premio significativo rispetto alla valutazione di mercato di Commerzbank. È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato della banca tedesca, Bettina Orlopp, che ha evidenziato come un’eventuale operazione ostile rischierebbe di distruggere valore per gli azionisti.

BASTOGI. Il consiglio di amministrazione ha preso atto delle dimissioni dell’amministratore delegato Andrea Raschi e ha contestualmente affidato la guida operativa della società a Marco Cabassi, nominato nuovo amministratore delegato del gruppo.

OFFICINA STELLARE. Il consiglio di amministrazione ha nominato Alessandro Franzoni amministratore delegato della società. Nella stessa riunione è stato inoltre designato l’ambasciatore Pasquale Quito Terracciano come vicepresidente.

A livello internazionale sono da monitorare:

SPACEX. SpaceX ha presentato agli investitori retail gli elementi principali della futura quotazione in Borsa attraverso un video nel quale il direttore finanziario Bret Johnsen ha illustrato le connessioni strategiche tra le attività del gruppo nei settori dei lanci spaziali, dei satelliti e dell’intelligenza artificiale.

BLACKSTONE. Blackstone ha limitato per la prima volta le richieste di rimborso del proprio principale fondo di private credit dopo che gli investitori hanno cercato di ritirare il 10% delle quote. La società si aggiunge così ad altri operatori che hanno introdotto restrizioni ai riscatti in un contesto caratterizzato da continue richieste di uscita da parte degli investitori.

S&P DOW JONES INDICES. S&P Dow Jones Indices ha deciso di mantenere invariati gli attuali requisiti di ammissione ai principali indici, incluso l’S&P 500. L’operatore ha quindi respinto le proposte che avrebbero consentito a società a grande capitalizzazione, come SpaceX di Elon Musk, di accedere più rapidamente all’indice dopo la quotazione in Borsa.

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