I sogni dell'IA, la realtà del petrolio: le strategie di investimento per il secondo semestre

I sogni dell'IA, la realtà del petrolio: le strategie di investimento per il secondo semestre

L’intelligenza artificiale continua a sostenere crescita, utili e mercati finanziari, ma il nuovo shock energetico legato al Medio Oriente rischia di cambiare gli equilibri macroeconomici globali. Tra inflazione persistente, rendimenti obbligazionari in rialzo e tensioni geopolitiche ancora irrisolte, gli investitori si trovano davanti a una seconda metà del 2026 caratterizzata da opportunità selettive e rischi sempre più concentrati.

Lo shock energetico torna al centro della scena

Un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz appare sempre più vicino, ma questo non significa che i problemi alla base della crisi siano stati risolti. Le questioni legate alle capacità nucleari, missilistiche e all’influenza regionale dell’Iran restano infatti aperte e continuano ad alimentare l’incertezza geopolitica.

Lo si legge nel report “I sogni dell'IA, la realtà del petrolio” di Carmignac, secondo cui la riapertura dello Stretto offrirebbe certamente un sollievo ai mercati energetici, consentendo la ripresa dei flussi commerciali e delle esportazioni petrolifere del Golfo. Eppure, la normalizzazione completa richiederà tempo. La riattivazione delle infrastrutture, il ripristino del traffico marittimo e la ricostituzione delle scorte strategiche lungo le catene globali di approvvigionamento fanno pensare che lo shock dei prezzi continuerà a propagarsi nell’economia mondiale ancora per diversi mesi.

Nella visione di Carmignac, questo scenario implica una prosecuzione delle pressioni inflazionistiche a livello globale, anche in presenza di un cessate il fuoco più stabile. Le conseguenze non riguardano soltanto il petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito numerosi comparti industriali, considerando che gli idrocarburi rappresentano sia una fonte energetica sia una materia prima fondamentale per molte attività produttive.

La scarsità di greggio, GPL, GNL e di prodotti raffinati come la nafta ha generato effetti a catena che si sono estesi a numerose filiere industriali. Fertilizzanti, materie plastiche, fibre sintetiche, raffinazione dei metalli e persino la produzione di semiconduttori hanno risentito delle tensioni energetiche. Alcuni mercati emergenti hanno subito impatti particolarmente severi, con interi settori economici messi sotto pressione dall’aumento dei costi e dalle difficoltà di approvvigionamento.

Per questa ragione, Carmignac ha rivisto al ribasso le proprie aspettative sulla crescita mondiale. La previsione è di una riduzione dello 0,5% della crescita del PIL globale rispetto allo scenario precedente, che ipotizzava un’espansione del 3%. A complicare il quadro vi è anche il comportamento delle banche centrali, costrette a sospendere o rallentare i programmi di allentamento monetario previsti per contrastare l’impatto inflazionistico dello shock energetico.

Una tregua fragile e un petrolio destinato a restare caro

A due mesi dall’avvio di una tregua che appare ancora fragile, Iran e Stati Uniti continuano a rimanere distanti sulle questioni che hanno originato il conflitto. Le divergenze riguardano il programma nucleare iraniano, i missili balistici e il sostegno di Teheran ai propri alleati regionali in Libano, Iraq e Yemen. Come sottolinea Carmignac, il fatto che Donald Trump abbia scelto di non intensificare ulteriormente le operazioni militari suggerisce una crescente volontà di chiudere il confronto senza ottenere concessioni decisive dall’Iran.

L’ipotesi più probabile appare quella di un’estensione del cessate il fuoco per altri sessanta giorni, accompagnata dalla riapertura dello Stretto di Hormuz e dalla fine del blocco dei porti iraniani da parte degli Stati Uniti. Anche in questo scenario, però, il ritorno alla normalità sarebbe graduale. La bonifica delle mine presenti nelle acque del Golfo, il ripristino delle coperture assicurative e il rischio di nuove tensioni potrebbero rallentare il recupero dei traffici commerciali almeno fino al quarto trimestre dell’anno.

Un altro elemento che mantiene elevata la pressione sui prezzi energetici riguarda le scorte. Durante la crisi, governi e operatori hanno preferito utilizzare le riserve esistenti piuttosto che ridurre in modo significativo la domanda. Questa scelta è stata dettata dalla convinzione che lo shock fosse temporaneo. Ora, però, sarà necessario ricostituire sia le scorte commerciali sia quelle strategiche, generando una domanda aggiuntiva che potrebbe impedire al petrolio di tornare rapidamente ai livelli precedenti al conflitto.

Per gli investitori, ciò significa convivere con uno scenario in cui l’inflazione energetica resta un fattore strutturale e non semplicemente una variabile temporanea. Le conseguenze si riflettono sui mercati obbligazionari, sulle aspettative di politica monetaria e sulla valutazione degli asset finanziari più sensibili ai tassi di interesse.

Stati Uniti: la grande scommessa sull’intelligenza artificiale

Tra le principali economie avanzate, gli Stati Uniti sembrano essere i meno esposti alle conseguenze dirette della crisi energetica grazie al loro ruolo di esportatori di petrolio e alla posizione dominante nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Carmignac evidenzia come gli investimenti in conto capitale legati all’IA abbiano ormai superato i consumi come principale motore dell’economia americana, contribuendo all’87% della crescita del PIL registrata negli ultimi sei mesi.

La spinta fornita dall’intelligenza artificiale non si limita agli investimenti industriali. Il forte apprezzamento delle società legate all’IA ha generato importanti effetti ricchezza, alimentando la fiducia delle famiglie e sostenendo la spesa privata. Secondo le stime riportate da Carmignac, questo effetto avrebbe contribuito ad aumentare i consumi di circa lo 0,8%, compensando in parte l’indebolimento del patrimonio immobiliare.

La situazione delle famiglie resta comunque complessa. Da una parte devono fare i conti con l’impatto dei dazi e con l’aumento dei prezzi energetici; dall’altra beneficiano di mercati azionari forti e di criteri di concessione del credito più favorevoli grazie alla deregolamentazione bancaria. Questa combinazione ha spinto il tasso di risparmio al 2,7%, uno dei livelli più bassi osservati negli ultimi decenni.

Per il momento non emergono segnali di un brusco rallentamento dei consumi, soprattutto alla luce dei recenti miglioramenti del mercato del lavoro. Il rischio individuato da Carmignac riguarda piuttosto il fronte obbligazionario. Con l’inflazione in ripresa e una Federal Reserve percepita come accomodante sotto la guida di Kevin Warsh, il premio a termine sui Treasury a lunga scadenza potrebbe continuare a salire.

Questo aspetto è particolarmente rilevante perché molte delle valutazioni più elevate del mercato azionario americano sono concentrate proprio nei segmenti maggiormente esposti alla tematica dell’intelligenza artificiale e quindi più sensibili all’aumento dei tassi di interesse. Nella lettura di Carmignac, l’IA ha protetto la crescita americana dagli effetti dello shock petrolifero, ma ha anche reso il sistema finanziario più vulnerabile a un eventuale shock sui rendimenti obbligazionari.

Cina tra export e consumi deboli

Se gli Stati Uniti continuano a beneficiare della spinta dell’intelligenza artificiale, il quadro cinese appare più articolato. Come evidenzia Carmignac, il motore principale della crescita resta il settore delle esportazioni, sostenuto dalla competitività dell’industria manifatturiera e dalla domanda internazionale di prodotti tecnologici. Allo stesso tempo, però, persistono segnali di fragilità sul fronte domestico.

La spesa delle famiglie continua infatti a mostrare una crescita modesta, sostanzialmente allineata all’andamento del PIL, mentre il settore immobiliare non è ancora riuscito a trovare una vera stabilizzazione dopo anni di difficoltà. Questa combinazione limita la capacità dell’economia cinese di sviluppare una crescita più equilibrata e meno dipendente dalla domanda esterna.

Secondo Carmignac, le autorità di Pechino stanno cercando di sostenere l’economia attraverso un orientamento monetario più accomodante. La Banca Popolare Cinese ha già avviato una fase di allentamento e il mercato si attende ulteriori riduzioni dei tassi nel corso dell’anno. L’obiettivo è stimolare il credito, sostenere la domanda interna e attenuare le difficoltà del comparto immobiliare.

Il problema è che il contesto internazionale sta diventando più complesso. La crescita globale rallenta, i costi energetici aumentano e il commercio internazionale rimane esposto alle tensioni geopolitiche. In questo scenario, la Cina rischia di trovarsi in una posizione meno favorevole rispetto agli anni passati, soprattutto se le esportazioni dovessero perdere slancio.

Per questa ragione, Carmignac mantiene una posizione più prudente sull’economia cinese rispetto ad altri mercati emergenti. La debolezza della domanda interna e le persistenti difficoltà del settore immobiliare continuano infatti a rappresentare elementi di vulnerabilità che potrebbero limitare la crescita nei prossimi trimestri.

Europa tra crescita debole e inflazione persistente

Nell’Eurozona la situazione appare differente rispetto agli Stati Uniti. L’economia continua a mostrare una crescita più debole e maggiormente esposta agli effetti dello shock energetico. Come sottolinea Carmignac, le ultime revisioni delle stime sul PIL riflettono proprio l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dalle tensioni in Medio Oriente.

La crescita rimane positiva, ma il ritmo di espansione si è indebolito. Un elemento incoraggiante riguarda il fatto che, almeno per il momento, il rincaro dell’energia non sembra essersi trasferito in modo significativo ai prezzi degli altri beni e servizi. Questo contribuisce a mantenere relativamente sotto controllo le pressioni inflazionistiche di secondo livello, che rappresentano una delle principali preoccupazioni della Banca Centrale Europea.

Secondo Carmignac, proprio questa differenza rispetto agli Stati Uniti potrebbe consentire all’inflazione europea di tornare verso il target più rapidamente. Se questa dinamica verrà confermata dai dati, la BCE potrebbe trovarsi nelle condizioni di invertire il ciclo restrittivo prima della Federal Reserve.

Dal punto di vista dei mercati obbligazionari, questo scenario rende relativamente più interessante il debito europeo rispetto a quello americano. Carmignac continua infatti a preferire i rendimenti a breve termine dell’Eurozona e vede spazio per una sovraperformance dei Bund tedeschi rispetto ai Treasury statunitensi.

L’Europa resta però una regione caratterizzata da una crescita degli utili inferiore a quella osservata negli Stati Uniti. Questo elemento limita il potenziale di apprezzamento dei mercati azionari europei rispetto a quelli americani, nonostante valutazioni generalmente più contenute.

Mercati azionari tra utili record e nuove IPO

Uno degli aspetti più sorprendenti del 2026 è la straordinaria tenuta degli utili societari. Carmignac evidenzia come le aziende globali abbiano continuato a registrare risultati migliori delle aspettative nonostante il contesto caratterizzato da inflazione elevata, tensioni geopolitiche e rallentamento economico.

La crescita degli utili continua a rappresentare il principale supporto per i mercati azionari. In particolare, il settore tecnologico resta il grande protagonista grazie agli investimenti collegati all’intelligenza artificiale, che stanno alimentando una domanda senza precedenti per infrastrutture digitali, semiconduttori, capacità di elaborazione e servizi cloud.

Secondo Carmignac, uno degli elementi più importanti riguarda la capacità delle aziende di mantenere e persino ampliare i margini di profitto. Negli Stati Uniti il margine netto medio dovrebbe passare dal 15% attuale al 16% nel prossimo anno, fino a raggiungere il 17% entro il 2028. Una dinamica che contribuisce a rendere più sostenibili le valutazioni elevate di molte società tecnologiche.

Un altro elemento osservato con attenzione riguarda il mercato delle IPO. Le nuove quotazioni rappresentano un test importante per misurare l’appetito degli investitori verso il rischio. Le attese per le future quotazioni di OpenAI e Anthropic si inseriscono in un contesto già caratterizzato da una forte attività sul mercato primario.

La pipeline di nuove offerte pubbliche negli Stati Uniti continua infatti a crescere e potrebbe portare la raccolta complessiva a superare i record registrati negli anni precedenti. Secondo Carmignac, contrariamente a quanto spesso si teme, un aumento delle IPO non rappresenta necessariamente un segnale di fine ciclo per i mercati azionari. Al contrario, in molti casi ha coinciso con ulteriori guadagni nel breve termine, sostenuti da una forte domanda di nuove opportunità di investimento.

La concentrazione della performance su un numero ristretto di grandi società tecnologiche continua a suscitare interrogativi tra gli investitori. Eppure, come ricorda Carmignac, episodi analoghi osservati in passato dimostrano che una leadership ristretta non impedisce necessariamente ai mercati di continuare a salire. Spesso, infatti, la fase successiva è caratterizzata da un progressivo ampliamento del rally verso altri settori e altre aree geografiche.

Obbligazioni sotto pressione tra inflazione e banche centrali

Se il quadro azionario continua a beneficiare della crescita degli utili e degli investimenti nell’intelligenza artificiale, la situazione appare più complessa per il mercato obbligazionario. Carmignac ritiene che l’attuale contesto di inflazione persistente e prezzi energetici elevati rappresenti un ostacolo significativo per i titoli di Stato, nonostante il rialzo dei rendimenti già osservato negli ultimi mesi.

L’aumento del costo dell’energia sta infatti alimentando nuove pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Questo scenario accresce la probabilità che le principali banche centrali mantengano una linea prudente o addirittura valutino ulteriori interventi restrittivi nei prossimi trimestri.

Negli Stati Uniti il rischio appare particolarmente evidente. Come osserva Carmignac, la dinamica dei prezzi potrebbe portare l’inflazione a livelli prossimi al doppio dell’obiettivo del 2% perseguito dalla Federal Reserve. Una situazione che rende meno probabile un rapido ritorno a politiche monetarie accomodanti e che continua a esercitare pressioni sui rendimenti dei Treasury.

Anche in Europa il percorso appare tutt’altro che semplice. Pur in presenza di una crescita più debole, la BCE continua a confrontarsi con un’inflazione superiore al target e potrebbe essere costretta a mantenere un atteggiamento prudente ancora per diversi mesi.

Il Giappone rappresenta un caso particolare. Dopo anni di politiche ultra-espansive, la Bank of Japan sta procedendo gradualmente verso una normalizzazione della politica monetaria. Secondo Carmignac, questo processo potrebbe contribuire a un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie globali, soprattutto se accompagnato da rendimenti più elevati nelle altre grandi economie avanzate.

Alla luce di questi fattori, la casa di investimento mantiene una posizione di sottopeso sulle obbligazioni governative, ritenendo che il rapporto rischio-rendimento resti poco favorevole rispetto ad altre asset class.

Mercati emergenti più resilienti del previsto

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Carmignac riguarda il comportamento dei mercati emergenti durante la recente crisi energetica. Storicamente, gli aumenti dei prezzi del petrolio hanno rappresentato un fattore destabilizzante per molte economie in via di sviluppo, soprattutto per quelle importatrici nette di energia.

Questa volta, però, la reazione è stata diversa. Secondo l’analisi di Carmignac, molte economie emergenti hanno mostrato una capacità di tenuta superiore rispetto agli shock energetici del passato. Le valute dei Paesi importatori di petrolio hanno registrato perdite sensibilmente inferiori rispetto a quelle osservate durante precedenti crisi petrolifere, segnalando una maggiore resilienza macroeconomica.

A contribuire a questo risultato sono stati diversi fattori. Molte economie emergenti arrivavano infatti alla crisi con livelli di inflazione contenuti, conti pubblici più equilibrati e una crescita economica relativamente robusta. Inoltre, diversi Paesi asiatici hanno beneficiato direttamente dell’espansione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Corea del Sud e Taiwan rappresentano gli esempi più evidenti. L’aumento delle esportazioni collegate alla filiera dell’IA ha contribuito a compensare gli effetti negativi del rincaro energetico, permettendo a queste economie di mantenere condizioni commerciali relativamente stabili anche in presenza di petrolio più caro.

Per questa ragione, Carmignac continua a mantenere una visione positiva sui mercati emergenti, pur distinguendo tra le diverse aree geografiche. La preferenza resta orientata verso quei Paesi che possono beneficiare della crescita strutturale dell’intelligenza artificiale e che mostrano fondamentali macroeconomici solidi.

Tecnologia, infrastrutture e le nuove opportunità di investimento

Nel secondo semestre del 2026 il tema dominante continua a essere l’intelligenza artificiale. Carmignac considera il settore tecnologico una delle principali convinzioni d’investimento grazie alla combinazione di crescita degli utili, forte domanda e persistenti colli di bottiglia lungo la catena del valore.

Particolarmente rilevante appare la situazione nel comparto dei semiconduttori e dei chip di memoria. Le limitazioni dell’offerta continuano infatti a rafforzare il potere di determinazione dei prezzi delle aziende leader, generando flussi di cassa robusti e margini elevati.

L’espansione degli investimenti nelle infrastrutture digitali rappresenta un ulteriore elemento di supporto. Data center, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e capacità di elaborazione richiedono investimenti sempre più consistenti, creando opportunità che vanno ben oltre il comparto tecnologico tradizionale.

Per questo motivo Carmignac mantiene una posizione favorevole anche sul settore industriale. Le società coinvolte nello sviluppo delle infrastrutture fisiche necessarie all’ecosistema dell’intelligenza artificiale continuano a beneficiare di una domanda in crescita e di programmi di investimento di lungo periodo.

Sul piano geografico, gli Stati Uniti restano il mercato preferito grazie alla combinazione di innovazione tecnologica, crescita degli utili e leadership nel settore IA. Europa, Svizzera e Giappone mantengono invece una posizione neutrale, riflettendo una dinamica degli utili meno brillante rispetto a quella osservata oltreoceano.

Valutazioni elevate ma sostenute dagli utili

Un tema centrale per gli investitori riguarda inevitabilmente le valutazioni. Dopo il forte rally degli ultimi anni, molti segmenti del mercato azionario trattano su multipli elevati. Carmignac riconosce che alcune aree, in particolare quelle più direttamente collegate all’intelligenza artificiale, presentano valutazioni impegnative.

Nonostante ciò, il contesto appare diverso rispetto a molte fasi speculative del passato. Le valutazioni elevate sono infatti accompagnate da una crescita concreta degli utili, da margini in espansione e da una forte generazione di cassa. Questo contribuisce a rendere più sostenibili i prezzi attuali delle azioni.

Secondo Carmignac, la vera sfida per i mercati nei prossimi mesi non sarà tanto la crescita degli utili quanto l’evoluzione dei tassi di interesse e dell’inflazione. Se lo shock energetico dovesse prolungarsi o se le banche centrali fossero costrette a mantenere una politica monetaria più restrittiva del previsto, le valutazioni potrebbero essere sottoposte a maggiore pressione.

Per questo motivo la selettività diventa sempre più importante. Il contesto continua a premiare le società capaci di trasformare gli investimenti in crescita reale degli utili e di mantenere una disciplina finanziaria rigorosa anche in presenza di costi del capitale più elevati. Come evidenzia Carmignac, la combinazione tra rivoluzione dell’intelligenza artificiale e ritorno del rischio energetico rappresenta il vero tema dominante dei mercati nella seconda metà del 2026, un equilibrio delicato che continuerà a influenzare asset allocation, politiche monetarie e strategie d’investimento nei mesi a venire.

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