Il ruolo dello Stretto di Hormuz per l’Asia
In queste ultime settimane abbiamo imparato come lo Stretto di Hormuz sia una rotta commerciale chiave per l’Europa, tanto che la possibilità di un accordo tra Stati Uniti e Iran per una sua riapertura di 60 giorni ha portato tutte le maggiori borse in positivo e al crollo dei prezzi del petrolio, mentre la notizia di nuovi attacchi ha generato l’effetto diametralmente opposto in appena 24 ore. Tuttavia, anche l’Asia importa grandi quantità di commodity per la produzione di energia, eppure non ha fatto registrare le stesse oscillazioni dei principali listini del Vecchio Continente.
Come si legge nell’analisi a cura di Jean-Marie Mercadal, CEO di Syncicap (partecipata Ofi Invest), la ragione principale è che i mercati asiatici stanno beneficiando di una trasformazione strutturale, legata alla crescente integrazione delle sue aziende nella value chain globale del tech e, soprattutto, dell’intelligenza artificiale. Paesi come Taiwan, Malesia e Thailandia svolgono un ruolo chiave nella produzione di semiconduttori e componenti elettronici e nell'assemblaggio di prodotti tecnologici e ciò li rende più resilienti agli shock esterni, consentendo anche di acquisire una quota crescente di investimenti in AI e tecnologie all'avanguardia.
Corea del Sud: il driver del tech asiatico
L’Asia però non ospita solamente aziende con vocazione manifatturiera. È il caso della Corea del Sud che, spiega Mercadal, dopo aver risentito dell’aumento del prezzo dell’energia è riuscita ad avviare un rialzo che oggi segna un +40% da inizio anno, trainato dai suoi campioni tecnologici Samsung e SK Hynix, le cui performance azionarie (+86% e +98%) riflettono il boom della domanda globale di semiconduttori. Queste aziende sono al centro della rivoluzione dell'intelligenza artificiale, fornendo memorie e componenti essenziali, in particolare per le aziende statunitensi.
India: tra consolidamento e vulnerabilità energetica
Se la Corea sembra essere tornata a ruggire, sottolinea Mercadal, dopo un decennio eccezionale il mercato indiano sembra invece entrare in una fase di normalizzazione. Le valutazioni (con rapporti P/E intorno a 20) sono tornate alla media storica e le prospettive di crescita degli utili rimangono solide. L'India continua a essere pertanto un mercato attraente nel lungo termine grazie alla sua demografia, alla crescente classe media e alle ambizioni nel settore delle tecnologie digitali, ma nel breve le azioni hanno perso quasi il 9% dall'inizio dell'anno, a causa della forte dipendenza del Paese dalle fonti energetiche e dai fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico.
La Cina ha mostrato una certa resilienza allo shock petrolifero e alle prospettive di un rallentamento economico globale
Un mese fa il Politburo cinese ha riferito che gli indicatori dall'inizio dell'anno hanno superato le aspettative, riflettendo la resilienza e la vitalità dell'economia cinese. Il tono è più fiducioso, supportato da una crescita del Pil del 5% nel primo trimestre e da un obiettivo del 4,5%-5% per l'intero anno. Non essendoci pressioni immediate per stimolare la crescita, non è stato annunciato alcun nuovo piano di stimolo. Sul fronte fiscale, precisa Mercadal, l'attenzione è rivolta all'ottimizzazione della spesa, senza un aumento dell'emissione di obbligazioni, mentre su quello monetario è stato ribadito l'orientamento `moderatamente accomodante`, con l'unico requisito di un'abbondante liquidità. La mancanza di riferimenti a tagli dei tassi di interesse o delle riserve obbligatorie conferma che è improbabile che la Banca Popolare Cinese allenti la sua politica a meno che la crescita non scenda al di sotto del 4,5%.
Infine, evidenzia Mercadal, l'approccio ai consumi appare più orientato all'offerta che alla domanda, con una riduzione dei sussidi diretti ai consumatori rispetto a un anno fa e per quanto riguarda gli investimenti, in linea con il 15° Piano quinquennale, le priorità sono le infrastrutture strategiche (acqua, elettricità, telecomunicazioni, informatica, oleodotti e logistica).
In definitiva, conclude Mercadal, il profilo rischio-rendimento delle azioni cinesi appare piuttosto interessante. Le loro valutazioni sono relativamente basse in termini assoluti e rispetto ad altri mercati azionari, mentre gli investitori internazionali rimangono sotto-investiti.

di Francesco Sicuro















































