Scenario macro tra crescita più debole e inflazione in rialzo
Le tensioni in Medio Oriente stanno modificando le prospettive economiche globali, spingendo gli investitori a confrontarsi con uno scenario sempre più vicino alla stagflazione. Gli economisti di Schroders hanno infatti aggiornato le proprie stime per incorporare gli effetti delle recenti turbolenze geopolitiche, riducendo le previsioni di crescita del Pil globale per il 2026 dal 2,9% al 2,5% e aumentando quelle relative all’inflazione dal 2,4% al 3,3%.
Come si legge nel report di Patrick Brenner, Chief Investment Officer Multi-Asset di Schroders, il quadro che emerge è quello di un’economia che si sta orientando verso una configurazione più stagflazionistica, pur mantenendo per il momento la capacità di evitare una vera e propria recessione.
In questo contesto, lo slancio degli utili societari continua a rappresentare il principale sostegno per i mercati azionari. Per questa ragione Schroders mantiene una visione positiva sull’azionario, con una preferenza particolare per il comparto tecnologico. Allo stesso tempo, risultano interessanti anche i mercati britannico e canadese, grazie alla loro maggiore esposizione ai settori energetici e alle risorse naturali.
Un ruolo centrale continua a essere svolto dal petrolio, il cui andamento resta fortemente condizionato dagli sviluppi geopolitici. La società di gestione ritiene che il mercato energetico presenti ancora una natura fortemente binaria, dove le quotazioni sono guidate soprattutto dagli eventi politici e militari piuttosto che dai fondamentali tradizionali.
In parallelo, Schroders continua a guardare con favore alle commodity agricole. Le condizioni climatiche stagionali, unite all’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti, potrebbero infatti sostenere le dinamiche di domanda e offerta nei prossimi trimestri. Rimane inoltre positiva la valutazione sull’oro, considerato una protezione più efficace rispetto ai titoli di Stato in un contesto caratterizzato da crescenti interrogativi sulla sostenibilità del debito pubblico di lungo periodo.
Sul fronte obbligazionario, l’ultimo mese è stato caratterizzato da un aumento dei rendimenti, alimentato dai timori di una ripresa delle pressioni inflazionistiche. Pur mantenendo una posizione neutrale sui titoli di Stato nel loro complesso, Schroders evidenzia come gli attuali livelli di rendimento incorporino già parte dei rischi che preoccupavano il mercato nei mesi precedenti.
La situazione appare però diversa negli Stati Uniti, dove la casa di gestione continua a mantenere una view negativa sui Treasury, ritenendo che i rischi inflazionistici siano superiori rispetto ad altre aree geografiche. Al contrario, restano favoriti i titoli di Stato italiani e quelli australiani. I BTP continuano infatti a offrire rendimenti considerati interessanti, mentre l’Australia beneficia di una banca centrale che ha adottato un approccio più proattivo nella gestione della politica monetaria.
Anche sul credito la selettività rimane elevata. Schroders continua a esprimere una valutazione negativa sull’investment grade statunitense, poiché i rendimenti offerti non vengono considerati sufficientemente interessanti rispetto alla liquidità, soprattutto alla luce dei rischi stagflazionistici e dell’aumento delle emissioni. Più favorevole invece il giudizio sul debito dei mercati emergenti, sostenuto da trend inflazionistici migliori e da politiche economiche considerate più ortodosse.
Secondo Brenner, i rischi stagflazionistici giustificano valutazioni più contenute, ma il buon andamento degli utili continua a fornire supporto alle azioni. L’attenzione resta concentrata sui mercati obbligazionari, poiché i tassi di interesse sembrano destinati a rimanere fermi ancora a lungo, con il rischio di ulteriori rialzi qualora le tensioni petrolifere in Medio Oriente dovessero protrarsi.
Azioni protagoniste con tecnologia, Stati Uniti e Asia in evidenza
All’interno delle principali asset class, Schroders continua a individuare nell’azionario l’area con il miglior profilo rischio-rendimento.
La preferenza rimane orientata verso i mercati che beneficiano maggiormente della crescita degli utili, in particolare quelli collegati alla rivoluzione tecnologica e all’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti restano il mercato favorito, grazie alla forza dei risultati societari e al contributo dei grandi gruppi tecnologici.
Secondo Schroders, sebbene le valutazioni delle mega-cap tecnologiche rimangano elevate, la crescita degli utili continua a giustificare questa concentrazione. Il comparto dell’intelligenza artificiale resta infatti uno dei principali motori della crescita globale.
Anche il Regno Unito mantiene una valutazione positiva. La forte presenza di società attive nei settori dell’energia, dei materiali e dei servizi finanziari consente al mercato britannico di offrire una diversificazione importante rispetto al rally guidato dalla tecnologia statunitense. Inoltre, i prezzi elevati delle materie prime continuano a sostenere la redditività delle aziende legate alle risorse naturali.
La posizione sull’Europa continentale resta invece neutrale. Schroders ritiene che la maggiore esposizione della regione ai prezzi energetici e le prospettive di crescita più contenute continuino a rappresentare un limite per il mercato europeo, nonostante la tenuta degli utili societari sia stata migliore delle attese.
Analoga cautela caratterizza la view sul Giappone. Pur riconoscendo il miglioramento delle condizioni economiche interne, la società ritiene che l’incertezza sul processo di normalizzazione della politica monetaria della Bank of Japan e i rendimenti obbligazionari globali più elevati continuino a frenare il potenziale del mercato nipponico.
Particolarmente interessante appare invece il posizionamento sui mercati emergenti. Schroders continua a mantenere una visione costruttiva grazie alla resilienza della crescita economica e alla crescente esposizione alla tecnologia presente in molte economie asiatiche.
Tra le novità più rilevanti figura il miglioramento della view sulla Cina. La società è passata a una posizione positiva, osservando come le piattaforme tecnologiche cinesi stiano beneficiando in misura crescente del ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale, soprattutto nelle applicazioni digitali e nei servizi.
A questo si aggiunge il vantaggio di valutazioni considerate meno tirate rispetto a quelle di altri mercati che beneficiano del boom dell’IA.
Anche i mercati emergenti asiatici esclusa la Cina continuano a essere apprezzati. Taiwan e diversi mercati tecnologici regionali restano sostenuti dalla domanda legata all’intelligenza artificiale e da un andamento favorevole degli utili, sebbene Schroders stia adottando un approccio più selettivo dopo il forte rialzo registrato dalla Corea del Sud.
BTP, oro e commodity agricole tra le scelte preferite
Sul fronte obbligazionario, Schroders mantiene una posizione articolata e fortemente selettiva.
La view negativa sui Treasury statunitensi deriva dalla convinzione che inflazione persistente e crescita nominale ancora resiliente possano continuare a esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti. Nonostante il recente riprezzamento abbia migliorato le valutazioni, la società continua a monitorare con attenzione le aspettative inflazionistiche e la credibilità delle banche centrali.
Più favorevole il giudizio sull’Europa. In particolare, Schroders continua a privilegiare i titoli di Stato italiani. I BTP vengono considerati interessanti perché le valutazioni incorporano già una parte significativa dei rischi macroeconomici e perché offrono un premio rispetto ai mercati core europei.
Anche i bond dei mercati emergenti in valuta locale continuano a beneficiare di una valutazione positiva grazie ai rendimenti reali ancora elevati e a fondamentali ritenuti solidi.
Più prudente invece il giudizio sul credito societario. L’investment grade statunitense continua a essere penalizzato da spread considerati troppo contenuti rispetto ai rischi presenti sul mercato. Schroders ritiene che l’extra-rendimento offerto non compensi adeguatamente l’incertezza economica e finanziaria, motivo per cui continua a preferire l’azionario rispetto al credito.
La stessa cautela caratterizza il segmento high yield sia negli Stati Uniti sia in Europa. Una crescita economica più debole e condizioni finanziarie più restrittive potrebbero infatti aumentare la vulnerabilità delle società con rating inferiori.
Tra le commodity, la società mantiene una posizione positiva complessiva. Sul comparto energetico prevale però la neutralità, poiché il mercato continua a bilanciare le interruzioni dell’offerta legate alla geopolitica con il rallentamento della domanda e il calo delle scorte.
Più convinta la posizione sull’oro. Secondo Schroders, la domanda delle banche centrali e l’incertezza geopolitica continuano a rappresentare importanti fattori di sostegno, anche se la volatilità è aumentata a causa delle frequenti oscillazioni delle notizie provenienti dal Medio Oriente.
Anche i metalli industriali mantengono un supporto strutturale derivante dagli investimenti nell’intelligenza artificiale e nell’elettrificazione, ma la crescita globale più debole limita il potenziale di rialzo nel breve termine.
Particolarmente interessante resta infine il comparto agricolo. Le condizioni meteorologiche avverse, i rischi di approvvigionamento e l’aumento dei costi dei fertilizzanti continuano a sostenere i prezzi. Secondo Brenner, le commodity agricole rappresentano ancora una delle aree più attraenti dell’universo delle materie prime, soprattutto perché hanno partecipato solo in misura limitata al rally più ampio osservato nel settore.
Sul mercato valutario, Schroders ha migliorato il giudizio sul dollaro portandolo a neutrale. Pur permanendo alcune criticità strutturali di lungo periodo, la crescita relativamente più forte degli Stati Uniti e i differenziali di tasso continuano a fornire sostegno alla valuta americana.
Resta neutrale la posizione su euro, sterlina e franco svizzero, mentre migliora la view sul renminbi cinese. I policymaker di Pechino sembrano infatti più favorevoli a un apprezzamento della valuta, sostenuti da una maggiore competitività delle esportazioni e da dinamiche commerciali più favorevoli.
Peggiora invece il giudizio sullo yen giapponese. Secondo Schroders, gli ampi differenziali di tasso continuano a favorire il dollaro rispetto alla valuta nipponica, nonostante il graduale processo di normalizzazione avviato dalla Bank of Japan.

di Francesco Sicuro















































