Distensione Usa-Iran, mercati in rally e Fed divisa

Distensione Usa-Iran, mercati in rally e Fed divisa

Usa e Iran vicini alla firma di un memorandum d’intesa: lo Stretto di Hormuz resterebbe aperto per 60 giorni. Mercati azionari in rally, soprattutto negli Usa. Nvidia riporta ricavi record da 81,6 miliardi di dollari (+85% annuo) e annuncia buyback da 80 miliardi. Kevin Warsh è il nuovo presidente della Fed che però rimane divisa, con diversi membri contrari a tagli e rischio di ulteriori rialzi in caso di inflazione persistente.

Usa e Iran verso un accordo

La settimana è stata positiva per i listini, in particolare in Europa, sostenuti dalla rinnovata speranza di un accordo tra Iran e Stati Uniti. Il presidente Trump e alcuni Paesi mediatori, con il Pakistan in prima linea, hanno annunciato che Washington e Teheran sarebbero prossime alla firma di un memorandum d’intesa nell’ambito del conflitto in Medio Oriente e che i negoziati sarebbero ormai in fase avanzata.

Come si legge nel commento a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, l’intesa avrebbe una durata di 60 giorni, durante i quali lo Stretto di Hormuz resterebbe aperto senza pedaggi, mentre Teheran si impegnerebbe a rimuovere le mine marine posizionate nelle scorse settimane. In cambio, gli Stati Uniti annullerebbero il blocco navale e parte delle sanzioni sull’export di petrolio iraniano.

Nella seconda parte del memorandum, si prevede che il periodo di distensione venga utilizzato per affrontare il dossier nucleare. Gli Stati Uniti sarebbero disposti a negoziare la rimozione di ulteriori sanzioni e lo scongelamento degli asset iraniani, a condizione che Teheran rinunci alla prosecuzione del programma nucleare e all’arricchimento dell’uranio. L’ultimo punto, inoltre, riguarderebbe la cessazione dei conflitti nell’area, compreso quello tra Israele e Hezbollah libanesi. Nonostante ciò, l’accordo non è ancora stato formalizzato e i dettagli potrebbero essere definiti nei prossimi giorni. Lo stesso Trump ha dichiarato di “non voler affrettare il procedimento”.

Azionario in rally, obbligazionario in recupero

Con la notizia del memorandum, il petrolio WTI è sceso fino a 90 dollari al barile, sostenuto anche dal transito di alcune navi nello Stretto che ha alimentato il rally dei mercati azionari, soprattutto negli Stati Uniti, proseguendo un trend positivo ormai da diverse settimane. Il principale sollievo, spiega Intermonte, è arrivato però dal comparto obbligazionario: il Bund decennale è sceso sotto il 3%, mentre il BTP di pari scadenza ha ritracciato fino al 3,65%. In parallelo, si è assistito anche a un aumento dei prezzi dei metalli preziosi, che segue la recente fase di pressione in cui si era visto un significativo calo dei prezzi.

Sul fronte azionario, Nvidia ha diffuso i dati del primo trimestre che confermano la straordinaria crescita della società: ricavi record pari a 81,6 miliardi di dollari, in crescita dell’85% su base annua, a cui sia aggiunge l’annuncio di un nuovo programma di buyback da 80 miliardi di dollari.

Fed divisa, rischio di un rialzo dei tassi

In ambito banche centrali, evidenzia Intermonte, Kevin Warsh ha prestato giuramento ed è ufficialmente il nuovo presidente della Fed, che resta però divisa, come evidenziato anche dai verbali della riunione di aprile con diversi membri contrari a un orientamento più accomodante nei prossimi mesi.

In caso di inflazione persistentemente elevata non si escludono ulteriori rialzi dei tassi, timore confermato anche dall’Università del Michigan: le aspettative di inflazione a cinque anni registrate a maggio sono salite dal 3,5% al 3,9%, mentre il Consumer Sentiment è sceso da 48,1 a 44,1.

Indice PMI: forte divergenza tra USA ed Europa

Sul fronte macro, sottolinea Intermonte, gli indici PMI di maggio hanno mostrato negli Stati Uniti un miglioramento del manifatturiero a 56,2 punti, sui massimi da quattro anni, compensando un rallentamento dei servizi a 50,9, seppur in territorio espansivo, mentre il PMI composito è rimasto stabile a 51,7 punti.

Nell’Eurozona, invece, il quadro è nettamente più debole: i servizi sono scesi ai minimi da oltre cinque anni a 46,4, il manifatturiero è rimasto sopra 50 ma sui minimi degli ultimi quattro mesi e il PMI composito è calato a 47,5. Peggiorati produzione, nuovi ordini e occupazione, mentre la fiducia continua a deteriorarsi, anche a causa della crescente pressione sui costi. Nel dettaglio, la Francia ha registrato un forte deterioramento del PMI composito, sceso da 47,6 a 43,5, penalizzato soprattutto dai servizi, mentre la Germania sta soffrendo maggiormente sul lato manifatturiero, tornato sotto la soglia di espansione.

Bce: segnali di possibile rialzo dei tassi

Sul fronte Bce, precisa Intermonte, diversi membri hanno segnalato la possibilità di un rialzo dei tassi nella prossima riunione di giugno, con Lagarde che ha indicato che l’inflazione attesa al 2,6% nel 2026 potrebbe essere rivista al rialzo. Ulteriori segnali di rischio sono arrivati anche dal commercio internazionale: commissario europeo per l'Industria e l’imprenditoria ha criticato la forte dipendenza delle imprese europee dalla Cina, invitando a diversificare le catene di approvvigionamento e a integrare maggiormente i rischi geopolitici nelle strategie aziendali.

Italia: stime di crescita riviste al ribasso

Per quanto riguarda l’Italia, osserva Intermonte, la Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil: +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027, contro lo 0,8% precedente. Positivo invece il quadro dei conti pubblici, con il deficit/Pil atteso al 2,9% sia nel 2026 sia nel 2027, mentre il debito è visto in aumento fino a oltre il 139%.

Nel frattempo, per far fronte alla crisi energetica, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato il lavoro in corso con l’Unione Europea per ottenere maggiore flessibilità di bilancio, insieme all’estensione del taglio delle accise sui carburanti fino al 6 giugno 2026.

Focus della settimana

La settimana si presenta povera di appuntamenti macroeconomici, con l’unico dato di rilievo rappresentato dall’inflazione Pce statunitense di aprile e dai possibili sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

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