Warsh finirà per essere più hawkish di Powell? Lo stallo in Medio Oriente alimenta i timori sull’inflazione

Warsh finirà per essere più hawkish di Powell? Lo stallo in Medio Oriente alimenta i timori sull’inflazione

Petrolio, inflazione e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri dei mercati globali. Mentre il conflitto in Medio Oriente continua a tenere alta la pressione sui prezzi energetici, gli investitori iniziano a interrogarsi su uno scenario fino a pochi mesi fa considerato improbabile: una Fed costretta a tornare ad alzare i tassi. Nel frattempo, il boom degli investimenti nell’AI continua a sostenere Wall Street, ma alimenta anche nuovi rischi inflazionistici e finanziari. Dai Treasury ai mercati emergenti, fino a yen, sterlina e credito europeo, cresce la sensazione che la prossima fase dei mercati sarà molto più complessa di quanto il recente rally azionario lasci immaginare.

Rendimenti in rialzo e mercati sempre più dipendenti dall’AI

L’ultima settimana sui mercati finanziari ha mostrato ancora una volta quanto il tema dell’inflazione statunitense resti centrale per gli investitori. Il rialzo dei rendimenti obbligazionari ha pesato sul sentiment di inizio settimana, mentre il mercato ha iniziato a prezzare la possibilità che il prossimo movimento della Fed possa tornare a essere un rialzo dei tassi, addirittura all’inizio del 2027.

Eppure, nonostante il contesto più restrittivo, Wall Street continua a reggere. Il motivo principale resta sempre lo stesso: l’intelligenza artificiale.

I risultati trimestrali di Nvidia hanno nuovamente rafforzato la convinzione che il ciclo di investimenti AI sia ancora lontano dall’esaurirsi. Come si legge nell’analisi di Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay AM, il mercato continua a mostrare pochissima sensibilità ai livelli dei tassi quando si parla di spesa tecnologica e infrastrutture AI.

Ed è proprio questo uno dei punti chiave dell’attuale fase macroeconomica. L’AI, almeno oggi, non sta agendo come fattore disinflazionistico. Al contrario, nella fase di costruzione di data center, chip, infrastrutture e capacità computazionale, l’AI si sta trasformando in un potente motore inflazionistico.

L’AI oggi spinge più l’inflazione che la produttività

Per anni il mercato ha sostenuto la narrativa secondo cui l’intelligenza artificiale avrebbe aumentato la produttività e ridotto le pressioni sui prezzi. Tuttavia, secondo Dowding, questa dinamica appartiene soprattutto al lungo periodo.

Nel breve termine, la realtà appare molto diversa. La corsa globale alla costruzione di infrastrutture AI sta generando enormi investimenti in hardware, energia, raffreddamento e capacità produttiva, alimentando la domanda di capitale e spingendo al rialzo i costi.

Anche il mercato del lavoro statunitense continua a restare relativamente solido. I salari delle fasce più basse stanno ancora crescendo, complice anche la riduzione dei lavoratori migranti che in passato avevano contribuito a contenere le retribuzioni.

Tutto questo si inserisce in un contesto già reso fragile dalle tensioni geopolitiche e dal rialzo del petrolio.

Medio Oriente e petrolio: il vero rischio resta l’inflazione

Secondo Dowding, il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare il principale fattore di rischio macroeconomico globale.

Lo stallo tra Stati Uniti e Iran non mostra segnali concreti di soluzione e il mercato energetico continua a scontare il rischio di escalation. Dowding ritiene probabile che il CPI statunitense possa raggiungere il 4,5% durante l’estate, ma avverte che uno scenario di inflazione al 5% per diversi mesi cambierebbe radicalmente le prospettive della Fed.

In quel caso, un rialzo dei tassi già a settembre non sarebbe più da escludere.

Per ora questo non rappresenta lo scenario base della casa d’investimento. Tuttavia, il rischio sta aumentando progressivamente man mano che il conflitto si prolunga e il petrolio resta elevato.

Ed è qui che entra in gioco Kevin Warsh.

Warsh più hawkish di Powell? Il mercato inizia a crederci

Per anni Jerome Powell è stato considerato un presidente Fed relativamente aggressivo. Ma secondo Dowding, i mercati potrebbero presto rivalutarne il profilo.

L’idea che inizia a emergere è che Kevin Warsh possa rivelarsi molto più hawkish di Powell, soprattutto se l’inflazione dovesse stabilizzarsi su livelli elevati più a lungo del previsto.

La Fed continua ufficialmente a mantenere un approccio attendista. Tuttavia, Dowding che il mercato stia ancora sottovalutando il rischio inflazione, soprattutto considerando che gli Stati Uniti convivono ormai con un’inflazione sopra target da oltre 60 mesi consecutivi.

Per questo motivo la società continua a privilegiare posizioni sugli inflation swap statunitensi e sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione.

Secondo Dowding, gli inflation swap a 5 anni sotto il 2,75% incorporano aspettative troppo ottimistiche sulla dinamica futura dei prezzi.

Treasury contro Bund: cresce la divergenza tra USA ed Europa

Uno dei temi più interessanti riguarda la crescente divergenza tra Stati Uniti ed Eurozona.

Secondo Dowding, la BCE appare oggi molto più avanti nel ciclo di contrasto all’inflazione rispetto alla Federal Reserve. Il problema è che l’economia europea resta decisamente più fragile.

Questo potrebbe tradursi nei prossimi mesi in un ulteriore ampliamento del differenziale di rendimento tra Treasury americani e Bund tedeschi.

Dowding ritiene più interessante mantenere una posizione leggermente lunga di duration in Europa e più corta negli Stati Uniti, proprio perché il rischio che la Fed resti indietro rispetto all’inflazione appare ancora elevato.

Geopolitica: tra Iran, Ucraina e volatilità dei mercati

Sul fronte geopolitico, i mercati continuano a muoversi in un equilibrio estremamente fragile.

All’inizio della settimana Trump aveva minacciato una nuova escalation militare contro l’Iran, salvo poi ridimensionare rapidamente il tono dopo le pressioni degli Stati del Golfo.

Il mercato, però, sembra ormai reagire con crescente scetticismo ai tweet e agli annunci della Casa Bianca. Gli investitori hanno imparato a distinguere tra retorica politica e reale cambiamento dello scenario operativo.

Molto più costruttivo appare invece il quadro relativo all’Ucraina. Dowding ritiene che nei prossimi mesi possano aumentare le probabilità di un accordo di pace.

Secondo Dowding, Vladimir Putin starebbe cercando una via d’uscita dal conflitto, mentre l’Europa potrebbe assumere un ruolo sempre più centrale nei negoziati, con figure come Angela Merkel o Mario Draghi potenzialmente coinvolte nella mediazione.

Mercati emergenti tra opportunità e rischio politico

Nel frattempo, l’attenzione degli investitori si sta spostando anche sui mercati emergenti.

In Colombia, le elezioni presidenziali stanno aumentando la volatilità degli asset locali, ma Dowding vede spazio per un forte recupero in caso di esito favorevole al mercato.

Anche il Brasile resta sotto osservazione. I tassi locali al 14% continuano a offrire rendimenti reali molto elevati, mentre il real brasiliano ha beneficiato dell’appeal del carry trade.

Tuttavia, la crescente incertezza politica ha spinto RBC BlueBay AM a ridurre il rischio valutario sul real, proprio per evitare eventuali corse improvvise alle uscite da parte degli investitori internazionali.

Regno Unito, Gilt e sterlina: la calma potrebbe durare poco

Nel Regno Unito, Gilt e sterlina hanno recuperato parte delle perdite recenti grazie alle rassicurazioni arrivate dal sindaco di Manchester Andy Burnham sulla volontà di mantenere disciplina fiscale.

Tuttavia, Dowding resta molto scettico sulla sostenibilità di una politica economica basata contemporaneamente su più tasse e maggiore spesa pubblica.

Inoltre, il prossimo rialzo del price cap energetico rischia di riaccendere rapidamente le pressioni inflazionistiche.

Per questo RBC BlueBay AM continua a mantenere una posizione prudente sugli asset britannici e una view negativa sulla sterlina.

Yen, credito e il rischio nascosto delle “bolle AI”

Sul mercato valutario, RBC BlueBay AM continua invece a vedere valore nello yen giapponese.

La Bank of Japan potrebbe alzare i tassi già a giugno, mentre il Ministero delle Finanze continua a considerare quota 160 contro dollaro come una vera linea rossa per il cambio.

Molto più prudente resta invece la view sul credito europeo. Dowding ritiene che gli spread siano ormai troppo compressi rispetto ai rischi macroeconomici e geopolitici ancora presenti.

In caso di petrolio verso quota 150 dollari, il rischio di recessione tornerebbe rapidamente al centro del mercato, con un conseguente forte ampliamento degli spread creditizi.

Nvidia, vendor financing e il rischio di una nuova bolla

Nel finale della sua analisi, Dowding lancia anche una riflessione sul boom dell’intelligenza artificiale.

I risultati di Nvidia mostrano sempre più chiaramente la presenza di meccanismi di vendor financing e flussi di capitale circolari all’interno dell’ecosistema AI.

Le aziende investono miliardi in infrastrutture, reinvestono nei chip Nvidia e alimentano una crescita che sembra auto-rinforzarsi continuamente.

Nulla di illegale o scorretto, sottolinea Dowding. Ma proprio questa dinamica potrebbe contribuire a gonfiare bolle speculative sempre più grandi.

Come nella celebre canzone del West Ham citata ironicamente nel report: “pretty little bubbles in the air”. Belle da vedere, ma spesso destinate a svanire molto più velocemente di quanto il mercato immagini.

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