STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso del -0,3%. Positivi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,7%), in continuità con il recupero avviato nella sessione precedente.
L’attenzione dei mercati continua a oscillare tra le prospettive di una possibile intesa diplomatica tra Stati Uniti e Iran e il rischio di nuove escalation in Medio Oriente. Dopo settimane caratterizzate da continui cambi di scenario tra aperture negoziali, tensioni militari e segnali contrastanti, gli operatori sembrano tornati a considerare plausibile il raggiungimento di un accordo, mentre il comparto legato all’intelligenza artificiale mostra nuovi segnali di forza.
Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che Stati Uniti e Iran sarebbero “molto vicini a un accordo forte e significativo” e che potrebbero emergere sviluppi concreti nell’arco di uno o due giorni. Si tratta di affermazioni che arrivano dopo numerosi annunci simili nelle ultime settimane, ma che hanno contribuito ad attenuare almeno in parte le tensioni accumulate nel fine settimana.
La seduta precedente era stata caratterizzata da una forte volatilità alimentata dalle notizie provenienti dal Medio Oriente. Nelle prime ore della giornata il Brent aveva registrato un balzo superiore al +5% in Europa in seguito agli attacchi incrociati tra Israele e Iran. Il clima è cambiato successivamente dopo l’intervento di Donald Trump, che ha invitato entrambe le parti a ridurre le tensioni. Più tardi il presidente americano ha pubblicato un messaggio nel quale affermava che Israele e Iran stavano valutando un cessate il fuoco immediato e che i negoziati finali per la pace erano in corso, precisando che il blocco sarebbe rimasto in vigore fino al raggiungimento di un accordo definitivo.
Le dichiarazioni di Trump hanno inizialmente provocato una flessione delle quotazioni petrolifere. Il movimento ribassista si è intensificato quando l’agenzia iraniana Fars ha riferito della conclusione delle operazioni militari contro Israele. Pur avvertendo che eventuali nuovi attacchi israeliani avrebbero comportato una risposta molto più severa, la notizia è stata interpretata positivamente dai mercati. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha successivamente dichiarato che Israele avrebbe sospeso per il momento le operazioni contro l’Iran. Il quadro emerso ha rafforzato la percezione che l’escalation del fine settimana fosse stata contenuta e che esistesse ancora uno spazio per la prosecuzione dei colloqui diplomatici.
Nonostante il ridimensionamento del petrolio, le preoccupazioni legate all’inflazione sono rimaste elevate. Questo scenario ha rafforzato la convinzione degli investitori che le principali banche centrali possano continuare ad aumentare i tassi nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo della Fed già a settembre è salita al 53% dal 44% registrato venerdì, per poi ridiscendere al 50% nelle ore successive. L’assenza di interventi pubblici da parte dei membri della Fed, entrata nel periodo di silenzio che precede la riunione della prossima settimana, ha lasciato gli investitori senza indicazioni ufficiali sulla lettura fornita dall’istituto centrale ai recenti dati sull’occupazione.
A Wall Street la giornata di ieri si è chiusa con un recupero dei principali indici dopo le pesanti vendite di venerdì. Il Nasdaq ha guadagnato il +0,9%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index è avanzato del +5,6%, recuperando circa metà del crollo del -10,3% registrato nella seduta precedente. Più contenuto il recupero dell’S&P 500, salito del +0,3% dopo la perdita del -2,6% accusata venerdì. La partecipazione al rialzo è rimasta limitata: circa due terzi delle società dell’indice hanno chiuso in territorio negativo e solo tecnologia ed energia hanno mostrato guadagni diffusi. I cosiddetti Magnificent Seven hanno invece perso complessivamente il -0,1%, penalizzati soprattutto da Apple, in calo del -1,9%, dopo una reazione tiepida del mercato alla nuova generazione della propria piattaforma di intelligenza artificiale.
Le Borse europee hanno mostrato una dinamica più debole. I mercati del continente non avevano incorporato integralmente le vendite registrate negli Stati Uniti venerdì e sono rimasti maggiormente esposti all’andamento del petrolio. Lo Stoxx 600 ha chiuso in calo del -0,2%, registrando la seconda seduta consecutiva di ribasso. In flessione anche il Dax tedesco, che ha perso il -0,6%, e il Cac 40 francese, sceso del -0,2%. In controtendenza il Ftse Mib italiano, che ha terminato la giornata con un progresso del +0,6%.
ASIA
In Asia il recupero è guidato dalla Corea del Sud, con il Kospi in rialzo del +7,4% dopo aver archiviato nella seduta precedente una delle peggiori giornate degli ultimi quarantacinque anni, con una perdita del -8,3%. In forte recupero anche il Nikkei giapponese, in crescita del +2,2%, sostenuto dal rimbalzo dei titoli tecnologici dopo il calo superiore al -3,5% registrato il giorno precedente. I listini cinesi avanzano di poco più del +0,5%, mentre gli altri mercati della regione mostrano variazioni contenute.
Dall’Asia sono arrivati segnali positivi sul commercio internazionale. In Cina sia le esportazioni sia le importazioni hanno accelerato nel mese di maggio superando le previsioni degli analisti, grazie alla forte domanda di hardware legato all’intelligenza artificiale che ha compensato gli effetti delle interruzioni provocate dal conflitto con l’Iran. Le esportazioni sono aumentate del +19,4% su base annua, oltre il +15% atteso dal mercato, beneficiando anche di una base di confronto favorevole rispetto all’anno precedente. Le importazioni sono cresciute di oltre il +27%, portando il surplus commerciale a 105,4 miliardi di dollari, il livello più elevato dallo scorso gennaio.
Anche la Corea del Sud ha rivisto al rialzo la crescita economica del primo trimestre. Il Pil è aumentato del +1,8% rispetto ai tre mesi precedenti, meglio del +1,7% stimato in precedenza. Su base annua l’espansione è stata pari al +3,8%, superiore al +3,6% indicato nella precedente rilevazione, confermando la solidità della quarta economia asiatica.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,84%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 78 punti base.
Gli investitori mantengono un atteggiamento prudente sui BTP, mentre resta incerta la possibilità di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz. Un ritorno alla normalità dei flussi attraverso il passaggio strategico contribuirebbe ad allentare le tensioni sull’offerta energetica, riducendo le pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, anche le aspettative di un nuovo irrigidimento della politica monetaria.
Il mercato monetario guarda intanto alla riunione della Bce in programma giovedì. Gli operatori considerano ampiamente atteso un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, con il tasso sui depositi destinato a salire al 2,25%.
Le aspettative implicite indicano lo stesso tasso al 2,69% entro dicembre, incorporando quindi una seconda stretta, con maggiore probabilità a settembre, senza escludere la possibilità di un terzo rialzo. Secondo gli analisti, i dati oggi disponibili non consentono ancora di valutare pienamente l’entità e la durata dello shock energetico generato dal conflitto.
In mattinata dovrebbe concretizzarsi l’emissione sindacata per la quale ieri il Tesoro ha affidato il mandato a un pool di banche. L’operazione riguarda le riaperture del titolo benchmark a sette anni e del BTP a 30 anni, quest’ultimo per un importo massimo di 5 miliardi di euro.
Via XX Settembre ha inoltre comunicato che, in conseguenza dell’emissione sindacata, nelle aste a medio-lungo termine di giovedì non saranno effettuati collocamenti sulla linea a sette anni né su quella con scadenza superiore ai dieci anni. In quell’occasione sarà offerto soltanto il nuovo BTP a tre anni con scadenza settembre 2029, per un ammontare massimo di 4 miliardi di euro.
Sempre in mattinata, in un’altra operazione sindacata dual-tranche, l’Unione europea riaprirà due titoli con scadenza ottobre 2030 e dicembre 2040.
PETROLIO
Petrolio in calo dopo che Israele e Iran hanno concordato di interrompere gli attacchi reciproci, un passaggio che ha contribuito ad allentare le tensioni emerse con la recente escalation militare che rischiava di compromettere i negoziati per una soluzione del conflitto in Medio Oriente.
Il Brent scende verso quota 93 dollari al barile dopo aver terminato la seduta di ieri con un lieve rialzo, mentre il West Texas Intermediate si riporta in area 90 dollari. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele, per il momento, ha sospeso le operazioni contro l’Iran, precisando che una nuova risposta scatterebbe in caso di ulteriori attacchi da parte di Teheran. Messaggi analoghi sono arrivati anche dai media iraniani.
La nuova fase di tensione aveva messo a rischio il più ampio percorso negoziale destinato a porre fine alla guerra in Medio Oriente, spingendo il presidente statunitense Donald Trump a sollecitare una riduzione delle ostilità. Nonostante la tregua resti formalmente in vigore, lo Stretto di Hormuz continua a essere di fatto bloccato da un doppio sistema di interdizione mantenuto da Washington e Teheran, una situazione che limita le forniture di petrolio, carburanti e gas naturale destinate ai mercati internazionali.
A testimonianza dei rischi ancora presenti nell’area, ieri una petroliera scarica nel Golfo di Oman è stata fermata dalle forze statunitensi dopo avere violato il blocco tentando di dirigersi verso un porto iraniano, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti in un messaggio pubblicato su X. Nella stessa giornata, le forze armate israeliane hanno annunciato di avere intercettato un “obiettivo aereo sospetto” proveniente dallo Yemen.
In serata Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti proclameranno una “vittoria totale” nella guerra contro l’Iran entro le prossime due settimane. Le affermazioni sono arrivate durante un evento virtuale rivolto ai repubblicani della Carolina del Sud. Il presidente ha spiegato che sono in corso negoziati con Teheran e ha ribadito la convinzione che le quotazioni del petrolio scenderanno una volta concluso il conflitto.
Le conseguenze della guerra continuano intanto a riflettersi sul mercato energetico globale. Le importazioni cinesi di greggio hanno registrato il mese scorso una flessione fino ai livelli più bassi degli ultimi otto anni, penalizzate dalle difficoltà di approvvigionamento provocate dal conflitto. Pechino ha scelto di non sostituire immediatamente i volumi mancanti, facendo maggiore affidamento sulle scorte disponibili e sulla riduzione dell’attività di raffinazione.
Anche nel caso in cui Stati Uniti e Iran riuscissero a raggiungere un accordo definitivo, il ritorno alla normalità dei flussi energetici richiederà tempo. Tra gli ostacoli principali figurano la rimozione delle mine presenti nello Stretto di Hormuz, la riattivazione dei giacimenti rimasti inattivi durante il conflitto e gli interventi necessari per riparare i danni provocati dagli attacchi con droni e missili alle infrastrutture energetiche.
Secondo Al Salazar, responsabile della ricerca su petrolio e gas della società di consulenza Enverus, il mercato continua a muoversi principalmente in funzione delle notizie provenienti dal fronte geopolitico. L’esperto ritiene che le quotazioni debbano stabilizzarsi ben oltre la soglia dei 100 dollari al barile per riflettere pienamente l’attuale livello ridotto delle scorte disponibili.
ORO
L’oro si mantiene stabile dopo che Israele e Iran hanno annunciato la sospensione degli attacchi reciproci, una decisione che ha contribuito a preservare il percorso negoziale volto a mettere fine al conflitto in Medio Oriente.
Il metallo prezioso si attesta in prossimità di 4.320 dollari l’oncia nella seduta di oggi, dopo aver chiuso quella precedente con variazioni limitate. L’impegno assunto dalle due parti a interrompere i lanci di missili è arrivato in seguito all’appello del presidente statunitense Donald Trump per una riduzione delle tensioni, mentre Washington continua a lavorare a una soluzione più ampia della crisi che da mesi condiziona i mercati globali.
Giunta ormai al quarto mese, la guerra ha provocato forti disagi ai flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, contribuendo alla risalita dei prezzi del petrolio e alimentando nuove preoccupazioni sull’andamento dell’inflazione mondiale. Uno scenario che aumenta la probabilità che le principali banche centrali mantengano invariati i tassi di interesse o procedano con ulteriori rialzi, un contesto generalmente sfavorevole per l’oro, che non offre rendimenti periodici.
Il lingotto aveva subito una brusca correzione nelle prime fasi del conflitto e continua a trattare circa il -18% al di sotto dei livelli registrati immediatamente prima dell’inizio della guerra. I guadagni accumulati dall’inizio dell’anno sono stati completamente cancellati venerdì scorso dopo la diffusione di dati particolarmente solidi sul mercato del lavoro statunitense, che hanno rafforzato le aspettative di una stretta monetaria da parte della Fed nel corso dell’anno. Martedì il metallo è sceso nuovamente sotto quei livelli prima di recuperare parte delle perdite.
Citigroup ha rivisto al ribasso le proprie stime di breve termine sull’oro proprio alla luce della crescente probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed. La banca ha ridotto il target a tre mesi a 4.000 dollari l’oncia dai precedenti 4.300 dollari.
Gli analisti di Citigroup hanno spiegato in una nota che la visione di lungo periodo sull’oro resta positiva, ma che nel breve termine il metallo presenta un profilo di rischio particolarmente elevato per gli investitori che non dispongono di ampi margini di protezione o di un orizzonte temporale esteso. Citigroup ha comunque confermato il proprio obiettivo di prezzo compreso tra sei e dodici mesi a 5.000 dollari l’oncia.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Germania, la produzione industriale ha mostrato segnali di recupero nel mese di aprile dopo la marcata contrazione registrata a marzo. L’indicatore ha evidenziato una crescita congiunturale del +0,4%, un dato leggermente inferiore alle attese degli analisti che indicavano un aumento del +0,5%.
Negli Stati Uniti sono attesi nel pomeriggio diversi indicatori rilevanti per valutare lo stato dell’economia. Alle 14:30 sarà pubblicato il dato relativo alla bilancia commerciale di aprile, per la quale il consenso degli economisti prevede un deficit di 56,4 miliardi di dollari.
Alle 16:00 verranno diffuse le statistiche sulle vendite di case esistenti relative al mese di maggio. Le stime indicano un volume annualizzato pari a 4,06 milioni di unità.
In serata, alle 22:30, l’American Petroleum Institute pubblicherà l’aggiornamento settimanale sulle scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti relativo alla settimana conclusa il 1° giugno.
In agenda per la serata un appuntamento che coinvolgerà la presidente della Bce Europea Christine Lagarde. Alle 18:30 è prevista la sua partecipazione a una cena informale con scambio di opinioni insieme ai membri del Consiglio direttivo della Bce e al Commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
BANCA MPS. Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha avviato l’esame preliminare delle manifestazioni di interesse ricevute da Banco Bpm e Intesa Sanpaolo per una possibile operazione di aggregazione. L’istituto senese ha inoltre confermato che il percorso di integrazione con Mediobanca procede secondo le tempistiche e le modalità già comunicate al mercato. In Borsa il titolo ha archiviato la seduta con un progresso di quasi il +13%, adeguandosi di fatto al premio incorporato nella proposta avanzata da Intesa Sanpaolo. Secondo quanto riferito da due fonti vicine al dossier, il governo italiano avrebbe deciso di mantenere una posizione di neutralità rispetto alle operazioni di consolidamento che coinvolgono Monte dei Paschi, dopo la proposta non concordata in contanti e azioni presentata da Intesa Sanpaolo e la disponibilità manifestata da Banco Bpm ad avviare un confronto.
LEONARDO. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron avrebbero preso atto dell’impossibilità, almeno allo stato attuale, di raggiungere un’intesa tra le aziende coinvolte nello sviluppo del futuro caccia europeo comune. La valutazione emerge da quanto riferito a Reuters da due funzionari del governo tedesco, secondo i quali le società partecipanti al progetto non sarebbero riuscite a trovare un accordo condiviso.
STELLANTIS. Opel ha annunciato un piano di investimenti superiore a 1 miliardo di euro in Germania entro il 2030. Il costruttore produrrà inoltre la nuova generazione della Astra, il modello compatto più venduto del marchio, presso lo stabilimento di Ruesselsheim. Parallelamente il gruppo ha avviato il richiamo di oltre 1,3 milioni di SUV e pick-up Jeep a livello globale a causa di un potenziale rischio di incendio, invitando i proprietari a parcheggiare i veicoli lontano da edifici o altri mezzi fino al completamento degli interventi tecnici previsti. Sul fronte dell’innovazione nella mobilità, la piattaforma estone di ride-sharing Bolt ha annunciato l’avvio del suo primo programma sperimentale dedicato alla guida autonoma in Lussemburgo, un progetto sviluppato in collaborazione con Stellantis e con il gruppo cinese specializzato in robotaxi Pony.ai.
ITALGAS. Citigroup ha migliorato il giudizio sul titolo portandolo a “buy” dal precedente “neutral”. Contestualmente la banca d’affari ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo, fissandolo a 11,6 euro rispetto ai precedenti 10 euro.
A livello internazionale sono da monitorare:
OPENAI. La società che sviluppa ChatGPT ha presentato in via riservata la documentazione per una futura quotazione in Borsa. La mossa inserisce OpenAI tra le principali aziende dell’intelligenza artificiale che puntano ai mercati pubblici per finanziare i piani di crescita e gli investimenti previsti nei prossimi anni.
SPACEX. L’offerta pubblica iniziale della società aerospaziale fondata da Elon Musk starebbe registrando una domanda nettamente superiore alla disponibilità di azioni offerte. Secondo fonti vicine all’operazione, l’Ipo risulterebbe già ampiamente sovrascritta, alimentando le aspettative per uno dei debutti più rilevanti degli ultimi anni.
ALIBABA, BAIDU, BYD. Il Pentagono ha accusato alcune delle maggiori aziende cinesi, tra cui Alibaba, Baidu e BYD, di fornire supporto alle attività militari della Cina. Le accuse si inseriscono nel quadro delle crescenti tensioni strategiche tra Washington e Pechino.
MICROSOFT, GOOGLE, META E SOCIETÀ TECNOLOGICHE USA. Un giudice federale statunitense ha annullato la tassa da 100.000 dollari introdotta dall’amministrazione Donald Trump per le richieste di visto H-1B. La decisione rappresenta un alleggerimento per l’industria tecnologica americana, che fa ampio ricorso a personale altamente qualificato proveniente dall’estero.

di Francesco Sicuro















































