STATI UNITI, ASIA ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso del’1%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,8%).
Il clima sui mercati vira in modo deciso verso il risk-off dopo il mancato accordo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana e l’annuncio di un blocco dello Stretto di Hormuz per le navi dirette o provenienti da porti iraniani. Dopo l’ottimismo della scorsa settimana legato alla tregua di due settimane, il sentiment si deteriora rapidamente, con il ritorno dei timori per uno shock stagflattivo, che colpisce simultaneamente azioni e obbligazioni a livello globale.
In Asia le perdite sono diffuse, con Nikkei -1,1%, KOSPI -1,3%, Hang Seng -1,2%, CSI 300 -0,1% e Shanghai Composite -0,2%. Sul piano geopolitico, i colloqui diretti tra Washington e Teheran tenuti in Pakistan non hanno prodotto risultati concreti. Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che l’Iran ha scelto di non accettare le condizioni proposte, ribadendo la necessità di un impegno chiaro sul programma nucleare. Da parte iraniana, le autorità parlano di divergenze su punti chiave e di mancanza di fiducia nei confronti della delegazione statunitense.
Nonostante lo stallo negoziale, restano margini per una ripresa del dialogo. Donald Trump ha indicato che molti aspetti dell’accordo sono stati condivisi, ad eccezione della questione nucleare, lasciando aperta la possibilità di sviluppi nei prossimi giorni. Teheran sottolinea che il percorso diplomatico resta aperto, mentre fonti citate dal Wall Street Journal segnalano iniziative di Paesi della regione per riportare le parti al tavolo, con un possibile nuovo round di colloqui a breve.
Parallelamente, l’amministrazione americana procede con la linea dura. Trump ha annunciato che la Marina avvierà il processo di blocco di tutte le navi in ingresso o uscita dallo Stretto di Hormuz, con l’operazione prevista dalle 10 del mattino (ora di New York). Il Comando centrale ha chiarito che non verrà limitata la navigazione verso porti non iraniani. Il presidente ha inoltre ordinato di intercettare qualsiasi nave che abbia pagato pedaggi all’Iran e di rimuovere le mine posizionate nello stretto. Dall’altra parte, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che qualsiasi presenza militare nello stretto potrebbe essere considerata una violazione del cessate il fuoco.
L’impatto economico del conflitto emerge con chiarezza anche nei dati macro. L’inflazione statunitense di marzo mostra un incremento mensile del +0,87%, il più elevato da giugno 2022, trainato da un balzo del +21,2% dei prezzi della benzina, il maggiore mai registrato dal 1967. Su base annua, il CPI sale al +3,3%, massimo da maggio 2024. La componente core si mantiene più contenuta al +0,20% mensile, ma il contesto inflazionistico complica il percorso della Fed verso eventuali tagli dei tassi. Secondo indiscrezioni, il segretario al Tesoro ha discusso con Trump possibili interventi nel caso in cui il conflitto si protragga per 8-12 settimane.
Sul fronte politico europeo, si registra un movimento significativo in Ungheria, con il fiorino in rialzo del +2% contro l’euro dopo la vittoria dell’opposizione alle elezioni generali. Con quasi il 99% dei voti scrutinati, il partito Tisza dell’europeista Peter Magyar si avvia a ottenere una maggioranza qualificata, mentre il primo ministro uscente Viktor Orban ha riconosciuto la sconfitta dopo 16 anni al potere. Tisza, il partito del vincitore, ha ottenuto più dei due terzi dei seggi necessari per cambiare la Costituzione, modificata da Orban in senso illiberale.
Il calendario delle trimestrali a Wall Street entra nel vivo già in questa settimana. Oggi sono attesi i conti di Goldman Sachs, mentre martedì sarà la volta di BlackRock, JPMorgan e Citigroup. Mercoledì pubblicheranno i risultati Bank of America e Morgan Stanley, mentre giovedì toccherà a Netflix, in un contesto in cui le previsioni di Deutsche Bank indicano una crescita degli utili dell’S&P 500 nell’ordine del 16%, con possibilità di un’accelerazione fino al 19% grazie al contributo dei grandi gruppi tecnologici e finanziari.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,84%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 75 punti base, dopo una fase recente caratterizzata da un moderato calo dei rendimenti su base settimanale. L’attenzione degli investitori resta concentrata sulla fragile tenuta del cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran, elemento che continua a influenzare il sentiment sui mercati obbligazionari.
Il contesto geopolitico evidenzia le debolezze strutturali dell’economia italiana, in particolare la forte dipendenza dalle importazioni energetiche, mentre l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo anno alimenta timori legati a possibili sviluppi sul piano politico e fiscale, con ricadute sulla percezione di rischio e sull’attrattività dei Btp.
Sul fronte del mercato primario europeo, l’attività si concentra su nuove emissioni. La Francia prevede collocamenti di Btf su diverse scadenze, tra cui titoli con maturity luglio 2026 per 3,2-3,6 miliardi, agosto 2026 per 300-700 milioni, ottobre 2026 per 1,3-1,7 miliardi e marzo 2027 per 1,9-2,3 miliardi. La Germania offre invece Bubill per complessivi 5 miliardi di euro, suddivisi tra la scadenza ottobre 2026 per 2 miliardi e aprile 2027 per 3 miliardi.
PETROLIO E GAS NATURALE
Le quotazioni del petrolio accelerano insieme al gas naturale dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di bloccare tutte le navi che transitano nello Stretto di Hormuz e che abbiano fatto scalo in porti iraniani o siano dirette verso di essi, alimentando uno shock energetico globale senza precedenti. Il Brent registra un balzo fino al +9,1% avvicinandosi a 104 dollari al barile, mentre i futures sul gas europeo arrivano a guadagnare quasi il +18%. Il Comando centrale statunitense ha indicato che il blocco entrerà in vigore dalle 10 del mattino di New York di lunedì, specificando che non riguarderà le altre navi che tenteranno di attraversare il passaggio.
Secondo diversi osservatori, la misura rappresenta un’escalation significativa. Viene sottolineato come si stia trasformando un conflitto regionale in un possibile scontro su scala globale, con prezzi che potrebbero non riflettere ancora pienamente il rischio, tanto da ipotizzare livelli ben più elevati per il greggio. Il mercato energetico resta sotto forte pressione dall’inizio della guerra in Medio Oriente, con rincari che alimentano inflazione e rallentano la crescita economica, mentre si intensifica la corsa globale da parte di raffinatori e trader per assicurarsi forniture immediate in un contesto di disponibilità sempre più limitata. La decisione americana arriva dopo il fallimento dei colloqui di pace con Teheran nel fine settimana.
Il presidente Donald Trump ha definito l’operazione “molto efficace”, lasciando intendere anche la possibilità di riprendere attacchi mirati in caso di resistenza iraniana. Da Teheran arriva una risposta netta: il consigliere militare della guida suprema ha dichiarato che il Paese non consentirà l’embargo e dispone di strumenti per reagire. Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale che collega il Golfo Persico ai mercati globali, risulta di fatto fortemente limitato nei flussi dalla fine di febbraio, con l’Iran che ha irrigidito il controllo, introducendo tariffe su alcune imbarcazioni e riducendo il traffico rispetto ai livelli pre-bellici.
Oggi due petroliere hanno tentato di uscire dal Golfo navigando vicino alle coste iraniane, segnando i primi tentativi di transito dopo l’annuncio del blocco. La mossa statunitense introduce un rischio aggiuntivo rilevante, anche sul piano geopolitico, con interrogativi sull’eventuale coinvolgimento di carichi destinati alla Cina e sulle possibili conseguenze nei rapporti tra Washington e Pechino. Nonostante le tensioni, l’Iran ha continuato a esportare greggio e condensati nel mese di marzo, con la Cina come principale destinazione, anche se i flussi risultano in calo rispetto al mese precedente.
Permangono dubbi sull’efficacia del piano americano, ritenuto complesso da attuare e non risolutivo rispetto alle interruzioni delle forniture. In caso di minaccia concreta alle esportazioni iraniane, si prospetta il rischio di un’estensione del conflitto ad altri snodi strategici, come il Bab el-Mandeb, dove forze alleate di Teheran potrebbero colpire il traffico marittimo. Questo passaggio è diventato ancora più rilevante con l’aumento dei flussi attraverso il Mar Rosso, mentre l’Arabia Saudita ha recentemente ripristinato la piena capacità dell’oleodotto East-West e della produzione del giacimento Manifa dopo precedenti attacchi.
Gli operatori tornano a concentrarsi sui rischi legati ai flussi fisici, con il blocco che implica ritardi nelle spedizioni, costi assicurativi più elevati e una minore velocità del commercio, fattori che contribuiscono a irrigidire ulteriormente il mercato e a riflettersi sui prezzi. L’Opec, che ha già avvertito sull’impatto prolungato dei danni alle infrastrutture energetiche della regione, si appresta a pubblicare il proprio rapporto mensile, offrendo nuove indicazioni sull’entità delle interruzioni.
Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad rappresenta un passo indietro rilevante dopo la tregua raggiunta la scorsa settimana. Teheran ha definito “eccessive” le richieste statunitensi, mentre il vicepresidente americano JD Vance ha ribadito che l’obiettivo principale resta ottenere l’impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari, risultato che non è stato raggiunto. Trump ha mostrato un atteggiamento più rigido, dichiarando di non essere interessato ai tempi di un eventuale ritorno dell’Iran al tavolo negoziale.
ORO
Le quotazioni dell’oro arretrano in avvio di seduta sotto la pressione di crescenti timori inflazionistici, mentre il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il piano americano di bloccare lo Stretto di Hormuz intensificano lo shock globale sull’offerta energetica. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -2,2%, scendendo sotto i 4.650 dollari l’oncia, prima di ridurre parzialmente le perdite. Il Pentagono ha indicato che il blocco entrerà in vigore alle 10 del mattino di oggi, dopo che i colloqui del fine settimana non sono riusciti a trasformare la fragile tregua in un accordo duraturo dopo sei settimane di conflitto.
Il rialzo di petrolio e gas naturale contribuisce a ridisegnare lo scenario, con Donald Trump che ha dichiarato che gli Stati Uniti interverranno contro qualsiasi nave che abbia pagato tariffe all’Iran per transitare nello stretto, nodo strategico che collega il Golfo Persico ai mercati globali e attraverso cui passava circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio e Gnl prima della guerra. Gli sviluppi del fine settimana mettono sotto pressione la tenuta del cessate il fuoco e lasciano intravedere un possibile prolungamento delle ostilità, mentre la reazione dell’oro appare più contenuta rispetto alle fasi iniziali del conflitto.
Sui mercati finanziari si osserva un indebolimento degli asset rischiosi, con i futures azionari in calo e il dollaro in rafforzamento fino al +0,5%, un fattore che pesa sulle quotazioni dell’oro, denominato in valuta statunitense. L’impennata dei prezzi energetici riaccende le pressioni inflazionistiche, aumentando la probabilità che le banche centrali rinviino eventuali tagli dei tassi o valutino nuove strette, uno scenario sfavorevole per un asset privo di rendimento.
I dati macro confermano le tensioni sui prezzi: a marzo l’inflazione negli Stati Uniti registra il maggiore incremento degli ultimi quasi quattro anni, trainata in larga parte dal rincaro della benzina, che rappresenta quasi i tre quarti dell’aumento mensile. Dall’inizio del conflitto a fine febbraio, l’oro ha perso circa il -11%, con le vendite iniziali legate a esigenze di liquidità degli investitori impegnati a coprire perdite su altre asset class.
Nelle ultime sedute il metallo ha recuperato parte del terreno grazie al crescente focus sul rallentamento della crescita economica, che ha compensato le aspettative di inflazione più elevata. Questo equilibrio potrebbe continuare a sostenere le quotazioni, anche dopo il calo di inizio settimana, con il mercato che guarda alla tenuta dei livelli attuali intorno ai minimi recenti, in un contesto che resta fortemente condizionato dagli sviluppi geopolitici.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’agenda di oggi propone la diffusione dell’inflazione di marzo in Portogallo e delle vendite di case esistenti negli Usa, attese nel pomeriggio.
L’attenzione si sposta anche su Washington, dove prendono il via gli Spring Meetings di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, appuntamento chiave per il quadro macro globale. Il Fondo presenterà il World Economic Outlook insieme al Global Financial Stability Report, seguiti dal Fiscal Monitor, offrendo nuove indicazioni su crescita e inflazione a livello internazionale. La managing director Kristalina Georgieva ha già segnalato un possibile aumento della domanda di assistenza finanziaria tra 20 e 50 miliardi di dollari nel breve periodo, legato agli effetti del conflitto in Medio Oriente. Tra i partecipanti figurano numerosi governatori di banche centrali, inclusa la presidente della Bce Christine Lagarde.
La giornata prevede la pubblicazione del Macroprudential Bulletin della Bce, insieme agli interventi di Christine Lagarde e del vicepresidente Luis de Guindos. In Grecia i mercati restano chiusi per la festività di Easter Monday.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
ENI. L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha indicato che l’Unione europea dovrebbe rivedere il percorso che prevede lo stop graduale alle importazioni di gas russo a partire dal 2027, suggerendo una riflessione alla luce del contesto energetico.
D'AMICO. Il gruppo non registra alcuna nave bloccata nel Golfo Persico, come spiegato dall’amministratore delegato Cesare d’Amico in un’intervista, evidenziando la piena operatività della flotta nell’area.
UNICREDIT. L’istituto ha confermato di non aver modificato la propria strategia in Russia, ribadendo l’intenzione di non dismettere le attività né rinunciare alla licenza bancaria nel Paese.
PIRELLI. Il governo italiano ha introdotto una serie di vincoli nei confronti di Sinochem per affrontare le questioni legate alla governance del gruppo, misure che resteranno attive finché la partecipazione dell’azionista cinese rimarrà superiore al 9,99%, con l’obiettivo di favorire una riduzione della quota attuale.
BANCO BPM. L’istituto viene indicato come possibile interessato all’acquisizione di Banca del Mezzogiorno, operazione che consentirebbe di rafforzare la presenza nel Sud Italia.
TELECOM ITALIA. L’Unione europea ha dato il via libera alla cessione di Sparkle, la divisione dei cavi sottomarini, a un consorzio guidato dal Tesoro italiano per un valore di 700 milioni di euro, mentre resta in attesa l’autorizzazione dell’antitrust statunitense.
POSTE ITALIANE, TELECOM ITALIA. Poste ha depositato presso Consob la documentazione relativa all’offerta pubblica di acquisto su Telecom Italia, del valore complessivo di 10,8 miliardi tra contanti e azioni; l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha definito l’operazione adeguata, sottolineando i benefici attesi in termini di sinergie e politica dei dividendi.
TERNA. Le autorità italiane stanno indagando sui danni a un traliccio che a marzo hanno causato un’interruzione temporanea del gasdotto Transalpine, con verifiche in corso anche su una possibile origine dolosa.
FERRARI. Prende il via oggi la seconda tranche del programma di riacquisto di azioni proprie fino a 250 milioni di euro, parte del piano complessivo da 3,5 miliardi al 2030, con conclusione prevista entro il 28 agosto.
FERRETTI. Si conclude l’offerta pubblica di acquisto parziale promossa da Kkcg Maritime sul gruppo.

di Francesco Sicuro















































