STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,5%. Positivi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,4%).
La guerra in Medio Oriente entra nella terza settimana senza segnali di de-escalation, con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che continua a esercitare forti pressioni sul sistema energetico globale. Teheran prosegue gli attacchi contro infrastrutture petrolifere nel Golfo, mentre lo Stretto di Hormuz resta in gran parte bloccato, limitando i flussi di greggio. Il presidente Donald Trump ha accusato alcuni alleati di mancanza di collaborazione dopo che Paesi come Italia, Germania e Spagna hanno respinto la richiesta di inviare navi militari per scortare le petroliere nella regione.
Le tensioni si riflettono anche sul piano operativo. Negli Emirati Arabi Uniti sono state sospese le attività nel giacimento di gas Shah a seguito di un attacco con droni, mentre un ulteriore raid ha causato un incendio nella Fujairah Oil Industry Zone, uno dei principali hub energetici dell’area.
In Europa, la Commissione ha annunciato l’intenzione di intervenire per attenuare l’impatto del caro energia, senza indicare misure strutturali immediate. Non sono state infatti prospettate iniziative come un tetto ai prezzi del gas, lasciando il mercato privo di interventi diretti nel breve periodo.
Negli Stati Uniti questa sera prende il via la riunione del Federal Open Market Committee, con il mercato che si attende tassi fermi nell’intervallo 3,5%-3,75% al termine dei lavori. I policymaker americani potrebbero disporre di maggiore flessibilità nella gestione delle pressioni inflazionistiche, grazie al ruolo degli Stati Uniti come esportatore netto di energia e al rafforzamento del dollaro, sostenuto dalla domanda di liquidità legata al contesto di guerra. L’attenzione degli operatori si concentra sul nuovo Summary of Economic Projections, che offrirà indicazioni aggiornate sulle prospettive economiche e sulla traiettoria futura dei tassi.
ASIA
La crisi iraniana rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra le principali potenze. La Casa Bianca ha segnalato che il previsto incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping potrebbe essere rinviato di circa un mese a causa della guerra. Un eventuale slittamento della visita negli Stati Uniti in Cina, programmata tra il 31 marzo e il 2 aprile, potrebbe intensificare le tensioni tra Washington e Pechino, già segnate da divergenze su commercio e Taiwan. Trump ha inoltre chiesto alla Cina di contribuire alla sicurezza dei traffici nello Stretto di Hormuz, senza ottenere riscontri concreti.
Questa mattina il Nikkei giapponese cede lo 0,2%, l’Hang Seng è sopra la parità, Shanghai perde lo 0,6%. Il rialzo del petrolio continua a riflettersi sulle aspettative inflazionistiche globali, in una settimana caratterizzata da numerosi appuntamenti con le banche centrali. La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi per il secondo mese consecutivo, portandoli al 4,1%, livello più alto degli ultimi dieci mesi, con un intervento di 25 punti base. La decisione, sostenuta da una probabilità di mercato pari al 75%, è stata accompagnata da quattro voti contrari, segnale che il percorso di ulteriori rialzi resta incerto.
In Giappone, alla vigilia della riunione della banca centrale, il governatore Kazuo Ueda ha evidenziato come l’inflazione di fondo stia accelerando verso l’obiettivo del 2%, sottolineando la necessità che l’aumento dei prezzi sia sostenuto da una crescita robusta dei salari. Le attese di consenso indicano che la Bank of Japan manterrà i tassi invariati allo 0,75%.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,71%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 75 punti base. Ieri si è visto un allentamento delle tensioni sui tassi dell’area euro, dopo i recenti massimi, sostenuto da un parziale raffreddamento delle quotazioni del petrolio, fattore che ha contribuito a ridurre le pressioni inflazionistiche nel breve periodo.
La Banca dei Regolamenti Internazionali ha invitato i decisori politici a mantenere un approccio prudente, evitando reazioni immediate al rialzo dei prezzi energetici. L’istituto ha definito l’attuale fase un caso tipico in cui è necessario guardare oltre uno shock temporaneo dell’offerta, suggerendo di non intervenire in modo affrettato sulla politica economica.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire dopo il primo calo registrato in quasi una settimana, mentre l’Iran intensifica gli attacchi contro infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, alimentando nuove tensioni sull’offerta globale. Il Brent si riavvicina ai 105 dollari al barile, dopo aver ceduto il 2,8% nella seduta di ieri, mentre il West Texas Intermediate si mantiene intorno ai 98 dollari. Le operazioni sono state sospese nel giacimento di Shah negli Emirati Arabi Uniti, mentre un campo petrolifero iracheno e un importante porto emiratino sono stati colpiti da droni e missili iraniani.
Gli attacchi aggravano ulteriormente le prospettive sull’approvvigionamento energetico globale in una fase in cui il conflitto entra nella terza settimana. Il blocco quasi totale del traffico nello Stretto di Hormuz inizia a riflettersi sui consumatori, con effetti particolarmente evidenti in Asia. Dall’inizio della guerra il petrolio ha registrato un aumento superiore al 40%, anche se lunedì i prezzi hanno interrotto la serie positiva dopo quattro sedute consecutive in rialzo, in scia alla decisione degli Stati Uniti di avviare il rilascio della prima tranche delle riserve strategiche.
La dinamica dei prezzi resta estremamente instabile. “C’è una continua spinta in entrambe le direzioni che muove il mercato ogni giorno, guidata dall’elevato numero di notizie”, ha dichiarato Rebecca Babin di CIBC Private Wealth Group, sottolineando come il mercato stia cercando di valutare quanta offerta sia realmente uscita dal sistema e per quanto tempo.
Il presidente Donald Trump ha indicato che la guerra difficilmente si concluderà nell’immediato, affermando che una fine del conflitto non è prevista in settimana, pur lasciando intendere una possibile risoluzione nel breve termine. Allo stesso tempo ha minacciato di estendere gli attacchi all’isola di Kharg, prendendo di mira direttamente le infrastrutture petrolifere dopo averle risparmiate nel fine settimana precedente. Trump ha inoltre dichiarato che Washington sta colpendo con decisione la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e ha rinnovato l’appello agli alleati affinché contribuiscano alla sicurezza del passaggio.
Nonostante l’escalation, gli Stati Uniti continuano a consentire all’Iran di esportare greggio attraverso lo stretto, come confermato dal segretario al Tesoro Scott Bessent. Nel frattempo, in Medio Oriente, Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno ridotto ulteriormente la produzione, mentre Arabia Saudita ed Emirati stanno accelerando gli sforzi per aumentare le esportazioni attraverso rotte alternative che evitino Hormuz.
Secondo gli analisti di JPMorgan, il transito nello stretto potrebbe diventare sempre più selettivo, con Teheran pronta a permettere il passaggio solo ad alcune navi in base all’affiliazione politica. I dati sul traffico marittimo mostrano che il numero di imbarcazioni iraniane in transito ha raggiunto un massimo dall’inizio del conflitto nella giornata di lunedì, includendo anche una petroliera diretta verso la Cina.
Il rischio principale per il mercato resta legato alla possibilità che lo Stretto di Hormuz rimanga limitato per un periodo prolungato e che gli Stati Uniti e i loro alleati dispongano di margini ridotti per modificare la situazione, ha evidenziato Chris Weston di Pepperstone Group.
Trump ha dichiarato di aver chiesto alla Cina, tra i Paesi coinvolti nelle richieste di supporto per la sicurezza nello stretto, di posticipare di circa un mese il summit con il presidente Xi Jinping, ritenendo necessario restare a Washington per seguire da vicino l’evoluzione della guerra con l’Iran.
ORO
L’oro si muove in modo incerto e volatile mentre il conflitto in Medio Oriente entra nella terza settimana, con gli investitori che valutano l’indebolimento del dollaro e le persistenti minacce alle forniture globali di petrolio. Il lingotto oscilla attorno ai 5.000 dollari l’oncia, con una discesa fino all’1% nelle prime ore di ieri seguita da un recupero che ha riportato i prezzi leggermente in rialzo. Il metallo prezioso cerca stabilità dopo due settimane consecutive di calo, sotto pressione per l’aumento del petrolio e per le preoccupazioni inflazionistiche legate alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il greggio resta volatile mentre un indice del dollaro arretra fino allo 0,3%, un movimento che offre un parziale sostegno alle materie prime denominate nella valuta statunitense. Nonostante la recente debolezza, l’oro mantiene un progresso di circa il 16% dall’inizio dell’anno.
L’incertezza sulla durata del conflitto rende difficile stimare gli effetti sui mercati e sull’economia globale. Un collaboratore di Trump ha indicato che la guerra potrebbe durare tra quattro e sei settimane, mentre le dichiarazioni delle parti coinvolte restano contrastanti. Trump ha affermato che l’Iran vuole raggiungere un accordo, ma che Washington punta a condizioni più favorevoli. Teheran ha invece ribadito di non aver chiesto negoziati né un cessate il fuoco.
Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno colpito il principale hub di esportazione petrolifera iraniano, mentre Teheran ha proseguito gli attacchi contro infrastrutture energetiche in diversi Paesi del Golfo Persico. Il traffico marittimo resta quasi completamente fermo nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Con il protrarsi della guerra si riducono le prospettive di un taglio dei tassi d’interesse. I dati più recenti sulla spesa dei consumatori negli Stati Uniti, pubblicati venerdì, mostrano che i consumi sono cresciuti solo marginalmente a gennaio a causa di una crescita economica inferiore alle attese, già prima dell’inizio del conflitto. Allo stesso tempo la fiducia dei consumatori statunitensi è scesa ai minimi degli ultimi tre mesi, con timori crescenti sull’impatto del conflitto sui prezzi della benzina.
I trader vedono quasi nessuna probabilità di un taglio dei tassi nella riunione della Fed prevista questa settimana. Tassi di interesse più elevati tendono a pesare sui metalli preziosi, che non generano rendimenti.
Secondo Manav Modi, analista di Motilal Oswal Financial Services, l’oro ha “preso una pausa” dall’inizio del conflitto, poiché i timori di inflazione persistente e tassi più elevati più a lungo hanno superato la domanda tipica di bene rifugio.
Nonostante il rallentamento della spinta rialzista, il metallo prezioso resta in forte progresso dall’inizio dell’anno con un guadagno intorno al 16%. Le preoccupazioni legate alla stagflazione, combinazione di crescita economica debole e inflazione elevata, potrebbero spingere gli investitori verso l’oro come riserva di valore nel lungo periodo.
Il metallo prezioso potrebbe trovare ulteriore sostegno nel tempo se la guerra eroderà la fiducia degli avversari e di un numero crescente di alleati nei confronti degli Stati Uniti, ha affermato Kyle Rodda, analista di Capital.com, anche se gli effetti positivi potrebbero ridursi nel caso in cui le banche centrali decidano forti rialzi dei tassi per contenere l’inflazione.
DATI MACRO IN ARRIVO
In area euro l’agenda macro si presenta piuttosto leggera, con l’attenzione concentrata alle 11:00 sull’indice Zew tedesco, atteso in forte calo nel mese di marzo a 39 punti dai 58,3 di febbraio, quando aveva già registrato una flessione inattesa. Il dato fornirà indicazioni rilevanti sul sentiment degli investitori in Germania, in un contesto segnato da crescente incertezza.
Focus anche alle 10:00 sull’inflazione italiana di febbraio nella lettura finale. Il consenso degli analisti indica una conferma del tasso tendenziale all’1,6% sia per l’indice armonizzato Ipca sia per l’indice nazionale Nic.
Negli Stati Uniti, alle 15:00, sono attese le vendite di case in corso relative a febbraio, con una previsione di -0,5%, mentre in giornata verranno pubblicate anche le scorte settimanali di prodotti petroliferi Api.
Questa sera prende il via a Washington la riunione del Federal Open Market Committee, che si concluderà domani 18 marzo, con i mercati in attesa di indicazioni sulla traiettoria dei tassi in un contesto segnato da inflazione e tensioni energetiche.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
ENI. Il gruppo ha comunicato il rinvenimento di due nuovi giacimenti offshore in Libia, contenenti gas e condensati per un volume complessivo superiore a 28 miliardi di metri cubi, rafforzando così il proprio posizionamento nel Paese nordafricano.
ENI, ACEA. L’Autorità Antitrust italiana ha dato il via libera, imponendo alcune condizioni, all’operazione che prevede il passaggio di Acea Energia sotto il controllo di Eni Plenitude, autorizzando quindi l’acquisizione con specifiche prescrizioni.
UNICREDIT. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che l’esecutivo intende tutelare l’autonomia di Commerzbank in risposta all’offerta non richiesta avanzata da UniCredit. In precedenza, un portavoce del governo aveva già sottolineato che un’acquisizione ostile non sarebbe stata accettata. L’istituto italiano ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio sulla banca tedesca con l’obiettivo di superare la soglia del 30% prevista dalla normativa locale, senza puntare al controllo dell’istituto.
FERRARI. La società ha chiarito che non esistono criticità legate ai diritti d’autore per il nuovo modello elettrico denominato “Luce”, nonostante il nome coincida con quello utilizzato in passato da Mazda per alcuni modelli destinati al mercato domestico.
PIRELLI. Camfin ha incrementato la propria partecipazione nel capitale della società portandola al 25,7% dal precedente 25,54%, secondo quanto emerge dalle comunicazioni di internal dealing.
A2A. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio, cui seguirà una conference call prevista nel pomeriggio alle 16:30 per la presentazione dei risultati.
POSTE ITALIANE. Riunione del consiglio di amministrazione dedicata all’approvazione del bilancio, dopo la diffusione dei dati preliminari avvenuta il 26 febbraio.
INDUSTRIE DE NORA. Il consiglio di amministrazione esamina il bilancio sulla base dei risultati preliminari già comunicati lo scorso 24 febbraio.
A livello internazionale sono da monitorare:
JPMORGAN. Le banche di Wall Street coordinate da JPMorgan hanno già raccolto una domanda sufficiente per coprire quasi 15 miliardi di dollari di debito destinato a finanziare il leveraged buyout del produttore di videogiochi Electronic Arts, operazione di dimensioni record nel suo genere.
BANK OF AMERICA. L’istituto ha raggiunto un accordo per chiudere una class action avviata da vittime di Jeffrey Epstein, che accusavano la banca di aver agevolato le attività illecite del finanziere, secondo quanto emerge da documenti giudiziari.
TESLA, LG ENERGY SOLUTION. Le due società realizzeranno un impianto per batterie del valore di 4,3 miliardi di dollari a Lansing, nel Michigan, destinato a sostenere lo sviluppo delle attività legate ai sistemi di accumulo energetico del gruppo automobilistico.
PECHINO. Le autorità cinesi stanno introducendo restrizioni per le società nazionali registrate all’estero, impedendo loro di procedere con quotazioni iniziali a Hong Kong.

di Francesco Sicuro















































