STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,6%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,6%).
Con il conflitto in Iran entrato nell’ottava settimana, gli sviluppi più recenti possono essere letti secondo due chiavi interpretative: come un percorso fatto di progressi verso una soluzione negoziale alternati a brusche battute d’arresto, oppure come la conferma che le posizioni tra le parti restano ancora troppo distanti per rendere realistico un accordo duraturo, in un contesto in cui i mercati appaiono eccessivamente ottimisti. L’ipotesi di un’evoluzione graduale verso la distensione resta la più accreditata, anche se il confronto con precedenti recenti invita alla cautela. Il riferimento è al rally superiore al +10% dell’S&P 500 nelle prime settimane della guerra in Ucraina, sostenuto da aspettative di una soluzione diplomatica poi rivelatesi infondate, un episodio che rappresenta un chiaro segnale di allerta.
Il contesto politico attuale presenta alcune differenze. Secondo l’analisi di Nate Silver pubblicata su Silver Bulletin, il tasso di approvazione del presidente Donald Trump ha registrato un calo significativo all’inizio del conflitto, per poi stabilizzarsi dopo l’annuncio della tregua di due settimane il 7 aprile, un’evoluzione che potrebbe essere legata anche alla successiva riduzione dei prezzi dei carburanti. Un eventuale deterioramento dei negoziati, con un nuovo rialzo di petrolio e gas, rischierebbe quindi di avere un impatto negativo sul consenso.
Nel fine settimana l’attenzione si è concentrata sulla decisione dell’Iran di richiudere lo Stretto di Hormuz a meno di 24 ore dall’indicazione di una possibile riapertura. Il traffico marittimo si è nuovamente bloccato dopo un temporaneo recupero registrato sabato. Sul fronte delle aspettative di mercato, la probabilità che i flussi tornino alla normalità entro fine maggio, stimata da Polymarket, è scesa dal picco dell’84% registrato venerdì pomeriggio a Londra fino a circa il 63%, un livello comunque superiore al 37% osservato una settimana prima.
La tregua attualmente in vigore è destinata a scadere mercoledì. Nelle ultime ore Trump ha assunto un tono più duro, dichiarando che i negoziatori statunitensi saranno a Islamabad per nuovi colloqui, con possibili incontri già martedì, ma avvertendo che in assenza di un accordo gli Stati Uniti sono pronti a colpire infrastrutture strategiche iraniane, incluse centrali elettriche e ponti. Dalla parte iraniana, la televisione di Stato ha riportato che non esistono al momento piani per partecipare a un nuovo round negoziale. A questo si aggiunge l’azione della marina statunitense, che ha intercettato e ispezionato una nave cargo iraniana nel Golfo di Oman, primo intervento di questo tipo dall’avvio del blocco navale.
L’attenzione degli operatori si concentra sull’audizione al Congresso prevista per domani per la conferma di Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come nuovo presidente della Federal Reserve. Il tema dei tassi si conferma altamente sensibile sul piano politico, soprattutto alla luce dello shock energetico che ha rimesso in discussione le aspettative di allentamento della politica monetaria che erano prevalenti prima dell’inizio del conflitto.
La Casa Bianca ha intensificato le pressioni sull’attuale presidente Jerome Powell, criticando apertamente la mancata riduzione del costo del denaro e arrivando a evocare la possibilità di una sua rimozione dal board della Fed nel caso in cui non lasci l’incarico alla scadenza del mandato fissata per il 15 maggio.
Secondo un report di Unicredit, aumenta il rischio che entro quella data non venga formalizzata la nomina di un successore. Un eventuale slittamento nella conferma di Warsh potrebbe comunque rivelarsi favorevole per lo stesso candidato, considerando che nel breve periodo disporrebbe di margini limitati per orientare il FOMC verso un taglio dei tassi, in linea con le richieste dell’amministrazione Trump.
ASIA
I mercati asiatici mostrano una tenuta sorprendente, anche considerando che molte piazze avevano già chiuso prima dell’arrivo delle notizie positive di venerdì. Il Kospi avanza del +1%, seguito dall’Hang Seng (+0,8%), che sovraperforma leggermente gli indici cinesi continentali, con il CSI a +0,5% e lo Shanghai Composite a +0,7%. In rialzo anche il Nikkei (+0,7%), a conferma di un sentiment ancora resiliente nonostante il contesto geopolitico incerto.
In linea con le attese di mercato, le autorità cinesi hanno lasciato invariati i tassi di riferimento sui prestiti per l’undicesimo mese consecutivo, confermando un orientamento improntato alla stabilità più che a nuovi stimoli monetari. Il Loan Prime Rate a un anno, riferimento per la maggior parte dei finanziamenti a imprese e famiglie, resta intorno al 3,0%, mentre il tasso a cinque anni, utilizzato come benchmark per i mutui, si mantiene in area 3,5% .
La scelta della People’s Bank of China riflette un contesto ancora complesso, segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e incertezza sulle prospettive inflazionistiche, elementi che riducono lo spazio per interventi espansivi aggressivi . Allo stesso tempo, Pechino continua a bilanciare il sostegno alla crescita con l’esigenza di preservare la stabilità finanziaria e contenere le pressioni sullo yuan.
Nonostante alcuni segnali di resilienza, come la tenuta della produzione industriale e degli investimenti, persistono criticità strutturali, tra cui la debolezza della domanda interna, le difficoltà del settore immobiliare e un clima di fiducia ancora fragile . In questo scenario, la banca centrale preferisce mantenere un approccio attendista, rinviando eventuali interventi più incisivi a una fase in cui il quadro macroeconomico offrirà maggiore visibilità.
SPREAD E NUOVE EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,66%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 66 punti base, entrambi sui livelli più bassi dalla metà di marzo. Dopo il rally registrato venerdì, la giornata si preannuncia caratterizzata da forte volatilità e possibili movimenti correttivi, in linea con un quadro macro e geopolitico ancora instabile.
Le dichiarazioni della presidente della Bce Christine Lagarde contribuiscono a mantenere alta l’attenzione degli operatori. La banchiera centrale ha recentemente sottolineato come il conflitto con l’Iran possa incidere negativamente sulla crescita dell’area euro e alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi, già riviste al rialzo nelle ultime proiezioni. Un contesto che richiede alla Banca centrale europea di mantenere un atteggiamento particolarmente prudente e vigile.
In questa direzione si inserisce anche la valutazione del Fondo monetario internazionale, secondo cui Francoforte potrebbe intervenire con due rialzi dei tassi nel corso dell’anno per contrastare un’accelerazione dell’inflazione legata all’energia, per poi avviare un’inversione della politica monetaria nel 2027.
Sul mercato primario, l’offerta di titoli sovrani dell’area euro è destinata a ridursi in modo significativo nel corso della settimana. I collocamenti previsti ammontano a circa 12 miliardi di euro complessivi, in netto calo rispetto agli oltre 70 miliardi registrati nella settimana precedente. Germania, Finlandia e Italia saranno i principali emittenti, anche se eventuali operazioni sindacate potrebbero incrementare il volume totale, come già accaduto di recente con emissioni da parte di Francia, Italia e Unione Europea. Secondo quanto riportato da Ifr, restano sul tavolo anche possibili nuove emissioni da parte di Grecia e Portogallo, con Atene che potrebbe valutare il lancio di un titolo a 20 anni.
Il calendario delle aste prevede per domani l’emissione di un nuovo Schatz giugno 2028 da 6 miliardi di euro da parte della Germania, seguita mercoledì da ulteriori collocamenti con 1 miliardo ciascuno sui Bund 2041 e 2047. L’Italia chiuderà la settimana venerdì con un’asta di Btp a due anni, i cui dettagli saranno comunicati nella serata di domani.
Il contesto di offerta contenuta si inserisce dopo il forte interesse registrato sull’ultimo collocamento sindacato del Tesoro italiano, con richieste record sul Btp decennale nella recente operazione dual tranche, un elemento che continua a rappresentare un fattore di supporto per il sentiment degli investitori.
PETROLIO E GAS NATURALE
Le quotazioni di petrolio e gas naturale registrano un’impennata significativa dopo un fine settimana segnato da forti tensioni militari nel Golfo. I prezzi reagiscono all’intervento della marina statunitense che ha sequestrato una nave iraniana, in un contesto caratterizzato da scontri diretti e nuove restrizioni nello Stretto di Hormuz. Il Brent arriva a guadagnare fino al +7,9%, recuperando gran parte delle perdite accumulate venerdì dopo l’annuncio di una riapertura del passaggio marittimo, mentre il gas europeo segna un balzo fino al +11%. La situazione si è nuovamente deteriorata sabato, quando Teheran ha deciso di richiudere lo stretto, denunciando la violazione della tregua da parte del blocco navale statunitense contro le imbarcazioni legate all’Iran.
Secondo quanto dichiarato dal presidente Donald Trump, l’episodio chiave si è verificato nel Golfo di Oman, dove una nave iraniana è stata colpita e successivamente sequestrata dopo aver ignorato gli avvertimenti a fermarsi mentre si dirigeva verso Hormuz. Si tratta del primo confronto diretto di rilievo dall’inizio del blocco navale, attivo da circa una settimana. L’evento si inserisce in una fase di forte incertezza diplomatica, con segnali contrastanti emersi nelle stesse ore sui possibili negoziati di pace a Islamabad. Trump ha parlato di una concreta possibilità di accordo, mentre da parte iraniana è stata esclusa la presenza di “prospettive chiare” per un’intesa.
Il mercato continua a incorporare una componente di rischio legata alle tensioni, anche se senza un pieno riprezzamento dello scenario più critico. Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital, sottolinea come il premio al rischio resti presente ma non pienamente espresso, ipotizzando che in assenza di svolte decisive i prezzi possano muoversi gradualmente verso un range compreso tra 105 e 115 dollari al barile, in un contesto dominato da notizie contrastanti.
Sul piano diplomatico, la Casa Bianca ha confermato la partenza per Islamabad del vicepresidente JD Vance, dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, con l’obiettivo di partecipare a nuovi colloqui previsti per martedì. Da Teheran, la televisione di Stato ha riportato la smentita da parte di un membro del team negoziale iraniano su qualsiasi partecipazione a tali incontri, evidenziando la distanza tra le posizioni delle due parti.
Il confronto attorno allo Stretto di Hormuz resta uno dei nodi centrali della crisi. Prima dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran a fine febbraio, circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questo passaggio strategico. L’attuale paralisi dei movimenti rischia di aggravare ulteriormente la crisi energetica globale, mettendo in discussione le recenti dichiarazioni di Trump su una possibile rapida conclusione del conflitto. Restano aperti anche altri dossier critici, tra cui il programma nucleare iraniano e l’offensiva israeliana in Libano.
I dati di tracciamento indicano che ieri non si sono registrati attraversamenti nello stretto, mentre almeno 13 petroliere hanno invertito la rotta sabato, rinunciando a lasciare il Golfo Persico. Il blocco dei flussi rappresenta un segnale concreto delle difficoltà operative e della crescente tensione nell’area.
L’impatto del conflitto si traduce in uno shock dell’offerta senza precedenti, con effetti immediati sull’inflazione e sulle prospettive di crescita economica globale. Le ripercussioni complessive inizieranno a emergere nei prossimi giorni attraverso gli indicatori macroeconomici, con particolare attenzione alle indagini sulle imprese che potrebbero evidenziare rischi crescenti di stagflazione.
Secondo Robert Rennie di Westpac Banking, finché i flussi attraverso Hormuz resteranno limitati sarà il mercato fisico, più che i benchmark finanziari, a determinare i prezzi. In questo scenario, i costi energetici per l’economia reale sono destinati a rimanere sotto pressione, riflettendo una tensione persistente sul lato dell’offerta.
ORO
Le quotazioni dell’oro registrano una flessione dopo la nuova escalation nel Golfo, che riaccende i timori di pressioni inflazionistiche legate allo shock energetico e mette in discussione il percorso negoziale tra Stati Uniti e Iran. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -1,9%, per poi ridurre parte delle perdite e stabilizzarsi in area 4.800 dollari l’oncia. A pesare è il deterioramento del quadro geopolitico, con il presidente Donald Trump che ha confermato l’intervento della marina statunitense contro una nave iraniana, mentre Teheran ha avvertito che qualsiasi imbarcazione diretta verso lo Stretto di Hormuz sarà considerata in violazione della tregua. Diverse navi sono state costrette a rinunciare all’attraversamento poche ore dopo che l’Iran aveva annunciato la riapertura del passaggio.
Gli sviluppi compromettono le prospettive di nuovi colloqui a Islamabad prima della scadenza del cessate il fuoco di 14 giorni prevista per martedì. Trump ha indicato la possibilità di un accordo, accompagnando le dichiarazioni con nuove minacce contro infrastrutture iraniane, tra cui centrali elettriche e ponti. Da parte di Teheran, le autorità hanno ribadito l’assenza di condizioni favorevoli per negoziati efficaci, parlando di assenza di prospettive concrete per un’intesa.
Il contesto si riflette sui mercati globali, con un’impennata dei prezzi di petrolio e gas naturale dopo i cali della seduta precedente. I future azionari statunitensi arretrano, mentre il dollaro si rafforza fino al +0,3%, esercitando ulteriore pressione su un asset denominato nella valuta americana come l’oro. L’assenza di un accordo duraturo in un conflitto giunto all’ottava settimana alimenta un quadro di volatilità elevata e incertezza diffusa.
Secondo Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, la discesa delle quotazioni riflette un deterioramento del sentiment legato agli sviluppi geopolitici del fine settimana. Lo stesso analista evidenzia come il mercato continui a scontare la possibilità che entrambe le parti rafforzino la propria posizione negoziale in vista dei prossimi incontri, con la direzione dei prezzi destinata a seguire l’andamento generale del rischio.
La dinamica recente mostra una preferenza degli investitori per acquistare sui ribassi piuttosto che inseguire i rialzi, con Wong che individua un range operativo di breve periodo compreso tra 4.700 e 4.900 dollari l’oncia. Il conflitto prolungato ha generato uno shock energetico senza precedenti, alimentando l’inflazione e spingendo le banche centrali a mantenere un orientamento prudente sui tassi, se non addirittura a considerare ulteriori rialzi. Uno scenario che rappresenta un ostacolo per l’oro, privo di rendimento, che dall’inizio della guerra a fine febbraio registra ancora una flessione di circa -9%.
L’attenzione degli operatori si sposta ora sull’audizione al Senato statunitense di Kevin Warsh, candidato indicato da Trump per la guida della Fed. Le indicazioni che emergeranno sul futuro orientamento della politica monetaria saranno determinanti per il metallo prezioso: segnali di apertura verso un allentamento potrebbero sostenere le quotazioni, mentre una maggiore cautela sull’inflazione e un atteggiamento restrittivo rappresenterebbero un fattore negativo.
Secondo Lorenzo Portelli di Amundi, l’impulso inflazionistico legato allo shock energetico dovrebbe avere natura temporanea. L’inflazione core appare più contenuta rispetto alla crisi energetica del 2022, elemento che riduce la necessità per le banche centrali di adottare un approccio ancora più restrittivo, lasciando aperti margini di stabilizzazione per il contesto macroeconomico e finanziario.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
Le prossime rilevazioni di giovedì sui PMI dell’Eurozona saranno osservate con particolare attenzione per valutare come il tessuto produttivo stia reagendo alle crescenti incertezze geopolitiche e alle ripercussioni sui prezzi. Le indagini relative a marzo avevano già evidenziato un marcato aumento dei costi degli input accompagnato da un rallentamento dell’attività complessiva, riflesso di mercati energetici instabili e di catene di approvvigionamento ancora sotto pressione.
Per aprile, il PMI composito è atteso in calo a 50,2 da 50,7, secondo il consensus, un livello che indica un’economia sostanzialmente ferma all’avvio del secondo trimestre. Gli strategist sottolineano come un ulteriore indebolimento dell’output possa andare di pari passo con nuove spinte al rialzo sui costi, anche se il trasferimento verso i prezzi finali dovrebbe rimanere per ora contenuto, segnalando una dinamica inflattiva ancora sotto controllo nella fase attuale.
In agenda oggi figurano le parole della presidente della Bce Christine Lagarde, insieme all’intervento del governatore della Riksbank Erik Thedéen.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
UNICREDIT. L’amministratore delegato Andrea Orcel illustrerà in una call i dettagli di una strategia orientata alla creazione di valore per Commerzbank, evidenziando come l’istituto italiano individui un rilevante potenziale di crescita e riduzione dei rischi oltre l’attuale percorso strategico, con margini per generare ulteriore valore. Sullo sfondo restano le preoccupazioni italiane circa una possibile proposta di trasferimento della sede in Germania per superare le resistenze di Berlino sull’operazione, ipotesi che la banca ha comunque escluso secondo fonti vicine al dossier.
ENI, TERNA. Giuseppina Di Foggia, indicata dal governo alla presidenza di Eni, intende mantenere la buonuscita da 7,3 milioni maturata come amministratore delegato di Terna, compenso incompatibile con il nuovo incarico. In caso di mancato accordo, la presidenza potrebbe essere affidata a Emma Marcegaglia, sostenuta dalla lista di minoranza. Il Ministero dell’Economia ha inoltre ricordato che nelle società partecipate devono essere esclusi o rigidamente limitati i compensi di fine mandato, al fine di evitare riconoscimenti automatici in caso di naturale scadenza o dimissioni.
TERNA. Il consigliere Stefano Cappiello ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione con effetto dal 5 maggio, dopo essere stato indicato come nuovo membro del board di Eni.
MONTE DEI PASCHI DI SIENA. I consiglieri eletti dalla lista del precedente consiglio sarebbero pronti a sostenere la conferma di Luigi Lovaglio come amministratore delegato, chiedendo in cambio l’elezione di Nicola Maione alla presidenza. Le trattative risultano ancora in corso, con il fronte favorevole a Lovaglio orientato a indicare Cesare Bisoni per la presidenza, lasciando spazio a un possibile compromesso con una vicepresidenza per la parte opposta. Il consiglio chiamato a definire le nomine è atteso giovedì. La Bce avrebbe sollecitato Delfin a partecipare al voto assembleare sostenendo Lovaglio, ritenendo non accettabile l’assenza del principale azionista nelle decisioni sulla governance.
SAIPEM. La società ha siglato con Eni Industrial Evolution il contratto principale per la realizzazione della nuova bioraffineria di Priolo, in Sicilia, progetto annunciato congiuntamente da Eni e Q8 Italia. Il valore complessivo dell’accordo raggiunge circa 700 milioni di euro e prevede il completamento entro la fine del 2028, includendo attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione.
FTSEMIB. Lo stacco delle cedole di otto blue chip è destinato ad avere un impatto sull’indice pari a circa lo 0,77%, secondo indicazioni di mercato. Le società coinvolte sono Banca Mediolanum, Banco Bpm, Campari, Ferrari, Iveco, Mediobanca, Prysmian e Unicredit, mentre nel segmento Midcap sono interessate anche Anima e Maire.

di Francesco Sicuro















































