STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,3%. Più tonici i futures sull’S&P 500 (+0,5%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%).
I mercati si avvicinano alla fine della settimana con un clima di crescente nervosismo, tipico delle fasi in cui il rischio geopolitico tende ad ampliarsi in prossimità del weekend. Una parte di questo premio al rischio si è ridotta nelle ultime ore dopo che Donald Trump ha esteso di altri 10 giorni la sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, rinviando una scadenza che sarebbe scaduta proprio oggi. Il movimento arriva dopo una seduta pesante, con l’S&P 500 in calo del -1,7% e il Nasdaq del -2,4%, la peggiore dall’inizio del conflitto ed entrambi sui minimi da settembre.
Il VIX è salito a 27,4 punti, massimo da inizio marzo. A pesare è stato anche il sell-off nel settore tecnologico, dopo le novità annunciate da Google che ha ceduto il -3,2%, portando il calo da inizio anno al -13,3%, con Nvidia in flessione del -4,2%. Anche l’Europa ha registrato ribassi diffusi, con Stoxx 600 (-1,1%). La tensione resta elevata, come dimostra il movimento dei rendimenti, con il decennale tedesco salito ai massimi dal 2011.
Il messaggio di Trump, diffuso subito dopo la chiusura di Wall Street, indica una pausa fino al 6 aprile per gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, richiesta che secondo il presidente sarebbe arrivata da Teheran, con colloqui definiti “in corso” e “positivi”. La mancanza di conferme da parte iraniana e la chiusura dello Stretto di Hormuz mantengono limitata la visibilità sull’evoluzione del conflitto.
Gli investitori continuano a muoversi tra segnali contrastanti. Da un lato emergono tentativi diplomatici, dall’altro crescono i timori di escalation, alimentati dalle indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando l’invio di fino a 10.000 ulteriori soldati in Medio Oriente. Le dichiarazioni precedenti di Trump, che aveva espresso dubbi sulla volontà di raggiungere un accordo, hanno contribuito a deteriorare il sentiment. Teheran, attraverso l’agenzia Tasnim, ha confermato di aver risposto alla proposta americana in 15 punti per un cessate il fuoco, restando in attesa di una replica.
La Norges Bank ha lasciato i tassi invariati al 4%, segnalando però la possibilità di un prossimo rialzo, spingendo il mercato a prezzare 43 punti base di aumenti entro agosto, in aumento rispetto ai 28 punti base precedenti. La corona norvegese si è posizionata tra le valute più forti del G10 nella seduta.
ASIA
Le pressioni si estendono anche all’Asia, dove i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni registrano un incremento di +7,7 punti base, mentre il cambio USD/JPY si avvicina alla soglia di 160, livello che non si vedeva dal 2024. Il ministro delle Finanze giapponese Katayama ha definito parte dei movimenti “speculativi”, un segnale che il mercato interpreta come possibile preludio a interventi, contribuendo a un lieve rallentamento della pressione sulla valuta.
Le borse asiatiche mostrano un andamento misto, con Hang Seng (+0,8%) e CSI 300 (+0,7%) in rialzo, mentre Kospi (-0,5%) e Nikkei (-0,1%) restano deboli. Sul mercato coreano pesa anche la correzione dei titoli dei semiconduttori dopo l’annuncio di Google su nuovi algoritmi che riducono la necessità di memoria nei modelli di intelligenza artificiale.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 4%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 85 punti base.
I timori di uno scenario di stagflazione hanno colpito duramente il mercato obbligazionario, soprattutto in Europa. Il rendimento del Bund decennale è salito di +11,5 punti base, segnando il maggiore incremento giornaliero dell’ultimo anno e raggiungendo il 3,07%, livello più alto dal 2011. Analoghi movimenti si sono registrati sugli OAT francesi, in aumento di +14,9 punti base fino al 3,80%, massimo dal 2009.
Il repricing riflette aspettative di politiche monetarie più restrittive: la probabilità di un rialzo Bce ad aprile è risalita al 73%, mentre negli Stati Uniti il mercato sconta oltre il 50% di probabilità di rialzo entro ottobre. Le dichiarazioni di Christine Lagarde, che ha avvertito sui tempi lunghi necessari per assorbire gli effetti del conflitto, hanno rafforzato queste dinamiche.
PETROLIO
Il mercato petrolifero si muove in equilibrio mentre Donald Trump rinvia ancora la scadenza per un possibile attacco alle infrastrutture energetiche iraniane, offrendo un sollievo temporaneo ma lasciando aperta l’incertezza sull’evoluzione del conflitto almeno fino ad aprile. Il Brent oscilla poco sotto i 108 dollari al barile, recuperando le perdite iniziali, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 94 dollari. Teheran aveva chiesto sette giorni, ma la Casa Bianca ha esteso la finestra a dieci giorni, con una nuova scadenza fissata al 6 aprile.
L’allungamento dei tempi apre spazio a ulteriori contatti diplomatici e consente agli Stati Uniti di rafforzare la presenza militare nell’area. Tra le forze già dispiegate figurano unità dei Marine Expeditionary Units e soldati della 82ª Divisione aviotrasportata, con il Pentagono che valuta l’invio fino a 10.000 ulteriori militari. Il Brent resta avviato verso un rialzo mensile record a marzo, sostenuto da un conflitto che ha colpito il cuore energetico del Medio Oriente. La chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz, imposta da Teheran, ha ridotto drasticamente i flussi energetici globali.
Secondo gli analisti, la decisione americana attenua le tensioni nel breve periodo ma non modifica il quadro di fondo. Con circa 8 milioni di barili al giorno già fuori mercato e una quota ben più ampia di forniture ancora esposta a rischi, il premio geopolitico resta elevato e difficilmente destinato a ridursi in modo significativo. Le stime indicano una probabilità del 60% di fine del conflitto entro marzo, contro un 40% di scenario prolungato fino a giugno, con quest’ultimo che potrebbe spingere il petrolio fino a 200 dollari al barile.
Washington lavora per organizzare un incontro in Pakistan con il vicepresidente JD Vance, con la possibile partecipazione di altri esponenti dell’amministrazione, per esplorare una via d’uscita al conflitto. Teheran ha confermato di essere in attesa di una risposta dopo aver respinto il piano americano in 15 punti, avanzando proprie condizioni tra cui il riconoscimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, snodo cruciale tra Golfo Persico e mercati globali.
Prima dell’inizio della guerra, il passaggio garantiva circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali. Nonostante il blocco, si registra un lieve aumento dei transiti legati all’Iran, in particolare navi da carico e unità per il trasporto di gas liquefatto. Sul piano internazionale, gli Emirati Arabi Uniti hanno segnalato la disponibilità a partecipare a una task force marittima multinazionale per riaprire lo stretto, con il possibile impiego della propria marina.
Parallelamente, l’Iran ha autorizzato alcune navi malesi bloccate nel Golfo a rientrare, mentre il governo di Kuala Lumpur ha riconosciuto il diritto di Teheran alla difesa della propria sovranità, sollecitando al tempo stesso una soluzione rapida. Trump ha dichiarato che 10 petroliere hanno attraversato lo stretto come gesto di apertura, mentre il Tesoro statunitense prepara un programma assicurativo per sostenere il traffico marittimo.
Le quotazioni riflettono un contesto ancora estremamente teso: il Brent registra un balzo di circa +49% dall’inizio di marzo, mentre i prodotti raffinati, dal diesel al carburante per aerei, segnano rialzi ancora più marcati, aumentando la pressione su imprese e consumatori. Il rischio combinato di inflazione elevata e rallentamento della crescita torna al centro dell’attenzione.
Negli Stati Uniti, diversi esponenti della Fed segnalano un deterioramento delle prospettive economiche legato alla guerra. Secondo la governatrice Lisa Cook, l’impennata dei prezzi energetici ha spostato l’equilibrio dei rischi, rendendo l’inflazione una priorità rispetto al mercato del lavoro.
In Asia-Pacifico, le autorità intervengono per contenere l’impatto del caro energia: l’India riduce le tasse su diesel e benzina, il Vietnam sospende alcune imposte sui carburanti fino a metà aprile e la Nuova Zelanda rileva un aumento della domanda legato anche a fenomeni di accumulo preventivo.
Il quadro resta dominato dall’incertezza, con gli operatori che iniziano a considerare l’ipotesi di un conflitto senza una chiara via d’uscita nel breve termine. Il mercato si prepara ad affrontare un nuovo fine settimana con rischi ancora orientati al rialzo, in un contesto in cui ogni sviluppo geopolitico continua a riflettersi immediatamente sui prezzi dell’energia.
ORO
Il prezzo dell’oro torna a salire dopo che Donald Trump ha deciso di rinviare nuovamente la scadenza per un accordo con l’Iran, allungando i tempi per una possibile soluzione del conflitto in Medio Oriente. Il metallo prezioso avanza fino a un massimo del +2,3%, superando quota 4.475 dollari l’oncia, dopo aver registrato un calo di quasi il -3% nella seduta precedente, penalizzato dai dubbi su un possibile cessate il fuoco. La decisione della Casa Bianca di sospendere per altri dieci giorni eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane offre un sollievo temporaneo ai mercati, mentre le borse estendono i guadagni e il petrolio si stabilizza.
Dall’inizio del conflitto, ormai vicino al mese, il metallo prezioso ha perso circa il -15%, mostrando un andamento in larga parte allineato a quello dei mercati azionari e inverso rispetto al greggio. L’aumento dei prezzi energetici ha riacceso le pressioni inflazionistiche, spingendo gli investitori a rivedere le aspettative sulla politica monetaria, con la prospettiva di tassi invariati o in aumento. Questo scenario continua a rappresentare un fattore negativo per un asset che non offre rendimento come l’oro.
A pesare ulteriormente è l’attività delle banche centrali. La banca centrale turca ha venduto e utilizzato in operazioni di swap circa 60 tonnellate di oro, per un controvalore superiore a 8 miliardi di dollari, nelle prime due settimane di guerra, segnando una riduzione significativa delle riserve. Gli acquisti delle banche centrali avevano rappresentato uno dei principali motori del rialzo dell’oro negli ultimi anni, e un rallentamento o un’inversione di questa dinamica contribuisce ad aumentare la pressione sul metallo giallo.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
Lo sguardo degli operatori si sposta ora sui dati macroeconomici in arrivo, con le prime indicazioni sull’inflazione europea di marzo a partire dalla Spagna, che offriranno un primo riscontro sull’impatto del conflitto sui prezzi energetici. Le stime aggiornate indicano un’inflazione dell’area euro in aumento al +2,58% annuo, rispetto al +1,89% precedente.
Nella giornata odierna sono attesi ulteriori indicatori, tra cui l’indice dei servizi della Fed di Kansas City e le vendite al dettaglio nel Regno Unito, insieme a nuovi interventi di esponenti di Fed e BCE.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
A livello internazionale sono da monitorare:
PERNOD RICARD, BROWN-FORMAN. I gruppi stanno valutando un’operazione di fusione in un contesto di rallentamento del settore degli alcolici, con l’obiettivo di rafforzare la posizione competitiva e affrontare una fase di consolidamento dell’industria. Le discussioni sono in corso e riflettono la ricerca di sinergie e maggiore scala operativa.
MEITUAN. La società prevede una progressiva riduzione delle perdite per singolo ordine di consegna già nel trimestre in corso, grazie a un allentamento della competizione sul mercato cinese dopo l’intervento delle autorità, che stanno limitando la pressione competitiva tra i principali operatori del settore.
APPLE. Il gruppo si prepara ad aprire l’assistente vocale Siri a piattaforme di intelligenza artificiale di terze parti, in una mossa strategica che punta a rafforzare l’ecosistema iPhone e a posizionarlo come hub centrale nello sviluppo e nell’integrazione delle tecnologie AI.

di Francesco Sicuro















































