Start&Stock: spiragli di dialogo tra Usa e Iran riaccendono l’ottimismo ma restano forti incertezze

Start&Stock: spiragli di dialogo tra Usa e Iran riaccendono l’ottimismo ma restano forti incertezze

Avvio debole per l’Europa con Wall Street poco mossa, dopo il rimbalzo della vigilia innescato dalle aperture di Trump a possibili colloqui con l’Iran e dalla pausa sugli attacchi. Il quadro resta instabile tra smentite di Teheran e timori di un coinvolgimento più ampio nel conflitto. In Asia i listini recuperano dai minimi, mentre emergono segnali di rallentamento macro. Il petrolio risale con il Brent oltre 100 dollari e il WTI in recupero, sostenuti dal rischio escalation. L’oro prosegue invece la fase di calo, penalizzato da inflazione e aspettative di tassi più alti.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,3%. Poco mossi i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).

Ieri abbiamo assistito ad un avvio di seduta estremamente debole seguito da un deciso recupero: i mercati hanno messo a segno un forte rimbalzo multi-asset dopo le dichiarazioni di Donald Trump su colloqui tra Stati Uniti e Iran e sull’interruzione di cinque giorni degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. L’ipotesi di un dialogo ha aperto la strada a uno scenario di rapida de-escalation del conflitto, innescando una reazione immediata sugli asset. L’S&P 500 ha guadagnato in chiusura il +1,1% dopo un avvio negativo e un picco intraday di +2,2%. In parallelo, i rendimenti obbligazionari sono scesi bruscamente su entrambe le sponde dell’Atlantico. L’indice europeo Stoxx 600, che in apertura era arrivato a segnare una correzione tecnica con un calo del -11,8% dai massimi, ha invertito la rotta fino a un massimo intraday di +2,3%, per poi chiudere a +0,6%. L’indice di volatilità VIX è salito sopra quota 30 per poi ridiscendere a 26 punti.

Il quadro resta estremamente fluido e legato all’evoluzione dei contatti diplomatici. Le autorità iraniane hanno più volte smentito l’esistenza di negoziati, alimentando una parziale inversione del sentiment nella parte finale della seduta e nelle ore successive. A pesare anche le indiscrezioni su un possibile coinvolgimento diretto di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel conflitto.

L’impulso principale ai movimenti della vigilia è arrivato da un messaggio pubblicato da Trump, che ha parlato di “colloqui molto produttivi” con Teheran per una soluzione completa delle ostilità e ha annunciato il rinvio degli attacchi. Successivamente ha indicato che i contatti più recenti si erano svolti la sera precedente, con il coinvolgimento di Steve Witkoff e Jared Kushner. La reazione è stata parzialmente attenuata dalle smentite iraniane, con l’agenzia Mizan che ha definito le dichiarazioni americane come parte di una strategia per influenzare i prezzi energetici e guadagnare tempo. Allo stesso tempo sono emerse indicazioni su iniziative regionali per ridurre le tensioni, mentre fonti riportate da Axios parlano di contatti indiretti tra le parti.

Nella prima parte della giornata gli investitori avevano iniziato a prezzare un rialzo da parte della Bce già ad aprile. La successiva inversione del petrolio ha però modificato le aspettative: la probabilità di un rialzo ad aprile è scesa al 68% dall’80%. Anche negli Stati Uniti si è osservata una forte volatilità nelle aspettative sui tassi. Prima dell’annuncio di Trump, i futures indicavano una probabilità del 90% di rialzo entro dicembre, scenario completamente ribaltato nel corso della seduta verso un percorso sostanzialmente invariato.

Le incertezze restano elevate. Le autorità iraniane hanno respinto le ricostruzioni su possibili negoziati, parlando di notizie manipolate per influenzare i mercati. La televisione di Stato ha riferito di tentativi di contatto da parte degli Stati Uniti tramite intermediari senza risposta, mentre nella notte il vicepresidente del Parlamento ha ribadito l’assenza di trattative e la volontà di non riportare lo Stretto di Hormuz alla situazione precedente.

Si rafforzano le dinamiche commerciali con la firma dell’accordo tra Australia e Unione europea, frutto di otto anni di negoziati. L’intesa prevede l’eliminazione dei dazi su quasi tutti i beni europei e sulle principali esportazioni australiane di minerali critici, in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche e commerciali. L’accordo si inserisce nella strategia europea di consolidamento delle relazioni economiche globali, dopo l’intesa raggiunta con l’India a gennaio. Parallelamente, è prevista l’entrata in vigore provvisoria dal 1° maggio dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, ampliando ulteriormente la rete commerciale dell’Unione.

In Italia, il voto sul referendum sulla giustizia segna una battuta d’arresto per il governo italiano, con gli elettori che hanno respinto la riforma sostenuta dalla premier Giorgia Meloni. Il fronte del “No” si è imposto con circa il 54%, contro il 46% dei favorevoli, bocciando il progetto che prevedeva la modifica di sette articoli della Costituzione e una revisione complessiva dell’assetto della magistratura. L’esito rappresenta un segnale politico rilevante in vista delle elezioni del 2027, con impatti sugli equilibri della coalizione di governo.

ASIA

In Asia i mercati restano in rialzo rispetto ai minimi della vigilia, con il Kospi a +2,5%, l’Hang Seng a +1,5%, il Nikkei a +0,6% e lo Shanghai Composite in territorio positivo, anche se il sentiment appare più cauto.

Dal Giappone arrivano segnali di rallentamento dell’inflazione: l’indice core dei prezzi al consumo è sceso sotto il target del 2%, segnando la prima flessione sotto questo livello in quasi quattro anni. Il dato complica il percorso della Bank of Japan, che si trova a gestire una fase più incerta mentre valuta ulteriori rialzi dei tassi in un contesto di pressioni inflazionistiche meno sostenute. Il PMI composito preliminare scende a 52,5 da 53,9, con servizi a 52,8 da 53,8 e manifatturiero a 51,4 da 53,0. I rendimenti dei JGB decennali calano di -3,2 punti base a 2,27%.

In Australia, il PMI manifatturiero scende a 50,1 da 51,0, mentre i servizi crollano a 46,6 da 52,8, segnando la prima contrazione in oltre due anni e offrendo le prime evidenze dell’impatto del conflitto sull’economia globale.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,88%, dopo aver toccato nella seduta precedente un picco al 4,12% (livello più alto da novembre 2023), mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 87 punti base, dopo aver superato quota 100. Il quadro resta caratterizzato da elevata volatilità, con i movimenti dei rendimenti ancora guidati dalle tensioni sui tassi e dal contesto internazionale.

L’attenzione si concentra sull’annuncio atteso in serata da parte del Tesoro, che a mercati chiusi diffonderà i dettagli relativi all’asta di titoli a medio-lungo termine in calendario venerdì. Secondo le stime di Unicredit, l’offerta potrebbe includere 3,5-4 miliardi di euro di un nuovo Btp a 5 anni, 2,5-3 miliardi sul Btp febbraio 2036 e 1,5-2 miliardi sul CCTeu aprile 2035.

Il calendario delle aste resta fitto nei prossimi giorni: giovedì saranno collocati 7,5 miliardi di Bot semestrali, mentre per la giornata di domani è prevista un’offerta fino a 4 miliardi tra Btp short-term e Btpei. Gli operatori attendono anche le linee guida di finanziamento per il secondo trimestre da parte del MEF, che forniranno indicazioni sulle future emissioni e sui nuovi benchmark. Nelle previsioni di Unicredit figurano anche due nuovi Btp a 7 e 10 anni, con possibile collocamento già ad aprile, anche tramite sindacato.

Oggi la Germania offre 5 miliardi di BOBL con scadenza 16 aprile 2031 e cedola al 2,50%, mentre la Grecia torna sul mercato con titoli di Stato a 26 settimane.

PETROLIO

Il petrolio torna a salire dopo la brusca correzione registrata a inizio settimana, mentre cresce il timore che il conflitto in Medio Oriente possa coinvolgere nuovi attori regionali. Il Brent si riporta verso i 102 dollari al barile, recuperando terreno dopo il crollo dell’11% segnato ieri in seguito alla decisione del presidente Donald Trump di rinviare di cinque giorni l’eventuale attacco alle infrastrutture energetiche iraniane, motivato con l’apertura di contatti con Teheran. L’Iran ha smentito l’esistenza di negoziati, mentre Israele ha proseguito le operazioni militari. Il West Texas Intermediate avanza di circa il 4% a 90 dollari, riflettendo un clima di mercato ancora estremamente reattivo agli sviluppi geopolitici.

Secondo alcune indiscrezioni, alcuni alleati statunitensi nel Golfo Persico starebbero valutando un coinvolgimento diretto nel conflitto. Tra questi, l’Arabia Saudita, con il principe ereditario Mohammed bin Salman vicino a una decisione che potrebbe segnare un cambio di passo nella strategia regionale. Un eventuale ingresso dei Paesi del Golfo rappresenterebbe un’escalation significativa, in un contesto in cui il mercato resta fortemente sensibile al flusso di notizie.

Da inizio marzo il Brent ha guadagnato oltre il 40%, sostenuto dai timori che le ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran possano innescare una crisi energetica globale con effetti inflattivi. Il conflitto ha bloccato il transito nello Stretto di Hormuz, costringendo i produttori del Golfo a ridurre milioni di barili di produzione giornaliera. I prodotti raffinati, come diesel e carburante per aerei, hanno registrato rialzi ancora più marcati rispetto al greggio, comprimendo i consumi e mettendo sotto pressione i governi.

Le ripercussioni si estendono su scala globale. In Sud America il Cile si prepara ad aumentare i prezzi dei carburanti fino al 50%, mentre in Asia il Giappone ha avviato una revisione completa della catena di approvvigionamento energetico. In Thailandia è stato deciso un rialzo del diesel, in Cina il principale raffinatore ha scelto di privilegiare il mercato domestico e nelle Filippine si ipotizza il blocco dei voli a causa della carenza di carburante. Secondo Goldman Sachs, se lo shock dovesse prolungarsi, la tensione attualmente concentrata in Medio Oriente e Asia si estenderebbe ad altre aree, rendendo necessario un calo della domanda per riequilibrare il mercato.

Dal lato iraniano, il vice presidente del Parlamento Ali Nikzad ha escluso un ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz e ha ribadito l’assenza di negoziati con Washington. Fonti indicano che Teheran sta valutando messaggi ricevuti tramite mediatori, mentre nuovi attacchi hanno colpito impianti di gas a Isfahan. Gli analisti sottolineano che resta incerto il reale stato dei contatti diplomatici e la disponibilità delle Guardie Rivoluzionarie a ridurre la tensione, mantenendo il controllo dello stretto. Il traffico marittimo resta fortemente limitato, con solo poche navi riuscite a lasciare il Golfo negli ultimi giorni.

Nel fine settimana Trump aveva minacciato di colpire le infrastrutture energetiche iraniane se lo Stretto non fosse stato riaperto entro 48 ore. La successiva decisione di sospendere le operazioni è stata interpretata come un tentativo di contenere i prezzi del petrolio, collegamento riconosciuto dallo stesso presidente. Trump ha anche ipotizzato una gestione congiunta dello Stretto tra Stati Uniti e Iran, indicando la possibilità di una riapertura rapida in caso di accordo.

Le continue oscillazioni nella comunicazione della Casa Bianca hanno aumentato l’incertezza tra gli operatori, con volumi in calo e una forte volatilità alimentata da notizie spesso contrastanti. Dall’inizio del conflitto, quattro dei sei movimenti più ampi mai registrati sui futures del Brent si sono verificati proprio in questa fase. Per gli analisti, una soluzione negoziata rappresenta l’opzione meno negativa tra scenari complessi, anche se Teheran resta fortemente diffidente, temendo che il tempo venga utilizzato per rafforzare il dispositivo militare statunitense nella regione.

ORO

L’oro si avvia verso la decima seduta consecutiva in calo, un movimento che riflette l’intensificarsi delle preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente e ai suoi effetti su inflazione e crescita globale. Il metallo prezioso perde fino al 2,3% in una giornata caratterizzata da forte volatilità, confermando una dinamica inversa rispetto al petrolio. Il rinvio da parte di Trump degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane ha offerto un sollievo temporaneo, rapidamente riassorbito dopo che Teheran ha escluso negoziati e nuove indiscrezioni hanno indicato un possibile coinvolgimento di alleati statunitensi nel Golfo.

Il contesto resta dominato dall’impatto dell’energia sui prezzi. Il rialzo del petrolio ha alimentato i timori inflazionistici e spinto gli investitori a liquidare posizioni in oro, considerato un asset liquido e facilmente monetizzabile. Nella seduta precedente il metallo aveva già perso quasi il 2%, segnando il nono ribasso consecutivo e portando il calo complessivo a circa -17% dall’inizio della guerra fino alla chiusura di ieri, mentre il greggio ha ripreso a salire.

L’incertezza resta elevata anche sul fronte geopolitico. La pausa di cinque giorni annunciata da Trump non chiarisce l’esito di eventuali trattative né la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre i danni già inflitti alle infrastrutture energetiche richiederanno tempo per essere riparati. La combinazione di prezzi energetici elevati e aspettative di politiche monetarie più restrittive da parte della Fed e delle altre banche centrali continua a pesare su un asset che non offre rendimento.

Secondo gli analisti, la fase correttiva in atto non rappresenta un’anomalia. La flessione dell’oro appare più intensa del solito, ma rientra in una dinamica già osservata in contesti di forte stress, quando il metallo viene utilizzato come fonte di liquidità per coprire perdite su altre asset class. Un comportamento analogo si era registrato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e durante la crisi finanziaria del 2008, quando a un primo rialzo era seguita una fase prolungata di debolezza.

Le vendite riflettono anche esigenze di portafoglio. In contesti di elevata volatilità, gli investitori tendono a ridurre le esposizioni più profittevoli per far fronte a richieste di margini su asset in difficoltà come azioni e obbligazioni. Nonostante la correzione delle ultime settimane, il metallo arrivava da una lunga fase rialzista sostenuta da tensioni geopolitiche, dinamiche commerciali e acquisti consistenti da parte delle banche centrali. Alcuni Paesi fortemente importatori di energia si trovano ora a fronteggiare costi più elevati per petrolio e gas, con minori risorse disponibili da destinare all’accumulo di oro.

Dal punto di vista tecnico emergono segnali di perdita di momentum, con una sequenza di massimi e minimi intraday decrescenti che configura una struttura ribassista. Il prezzo resta comunque sopra la media mobile a 200 giorni, elemento che suggerisce la presenza di un supporto di fondo e mantiene aperta la possibilità di una stabilizzazione nel medio periodo.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

I riflettori restano puntati sui Pmi di marzo, attesi in pubblicazione nella mattinata, con indicazioni che delineano un moderato deterioramento del quadro economico europeo. In Francia il comparto manifatturiero è stimato in calo a 49,5 da 50,1, mentre i servizi sono visti a 49,0 da 49,6 e l’indice composito a 49,3 da 49,9, tutti segnali di indebolimento rispetto al mese precedente. Dinamica simile anche in Germania, dove la manifattura è attesa in flessione a 49,5 da 50,9, il terziario a 52,5 da 53,5 e il composito a 52,0 da 53,2, mantenendosi sopra la soglia di espansione ma con una traiettoria in rallentamento.

A livello di zona euro, il quadro resta orientato verso un raffreddamento dell’attività economica: i servizi dovrebbero rimanere in territorio espansivo, mentre il manifatturiero è previsto tornare sotto quota 50, segnalando una contrazione dell’attività industriale. Nel complesso emerge una crescita più fragile, con segnali diffusi di perdita di slancio.

Negli Stati Uniti, dove l’indicatore sarà diffuso nel primo pomeriggio, le attese indicano una lieve flessione ma con attività ancora in espansione. Il manifatturiero è visto a 51,3 da 51,6, mentre i servizi sono attesi a 51,5 da 51,7. Il quadro complessivo resta positivo, con livelli superiori alla soglia di 50, anche se con una dinamica meno brillante rispetto ai mesi precedenti.

Nel corso della giornata sono previsti diversi interventi di esponenti dell’istituto di Francoforte. In agenda gli interventi dei consiglieri Machado, Sleijpen e Cipollone e l’intervento del capo economista Lane, appuntamenti che potranno fornire indicazioni aggiuntive sull’evoluzione del quadro macroeconomico e sulle prospettive di politica monetaria.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA MPS. Il consiglio di amministrazione si prepara a intervenire sulla governance con la possibile revoca delle deleghe operative all’amministratore delegato Luigi Lovaglio, dopo la sua candidatura per un nuovo mandato in una lista alternativa rispetto a quella espressa dal board uscente. Secondo fonti vicine al dossier, la decisione riflette le tensioni legate al rinnovo del vertice. Alcune indiscrezioni di stampa indicano inoltre che il consiglio potrebbe orientarsi su Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea, come nuovo candidato alla guida dell’istituto.

BANCO BPM. Crédit Agricole, azionista della banca, ha depositato una lista composta da sette candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione senza indicare nominativi per le posizioni di amministratore delegato o presidente. Tra i profili inseriti figurano Domenico Siniscalco, già ministro dell’Economia ed ex Morgan Stanley, e Frederic de Courtois, con esperienze in Generali e Axa.

POSTE ITALIANE, TIM. Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha preso atto dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste e ha avviato formalmente l’iter di analisi e valutazione dell’operazione, come indicato in una comunicazione ufficiale della società.

LEONARDO. Il gruppo della difesa si prepara a dismettere nei prossimi mesi la partecipazione del 30% detenuta nella joint venture cinese Cnbm Aerostructures, secondo quanto riportato da MF.

STELLANTIS. Il mercato automobilistico europeo mostra segnali di crescita, con le immatricolazioni nei Paesi Ue, Efta e Regno Unito salite a febbraio dell’1,7% su base annua a 979.321 veicoli. In questo contesto il gruppo registra una performance superiore alla media, con un incremento del 9,5% delle immatricolazioni e una quota di mercato salita al 17,4% dal 16,2% dell’anno precedente.

MAIRE. La controllata Nextchem ha ottenuto due incarichi per studi di fattibilità in Sudafrica e nel Sud-Est asiatico, focalizzati sullo sviluppo di impianti avanzati per l’upcycling meccanico e il compounding, basati sulla tecnologia proprietaria NXReplast.

FERRETTI. Il gruppo di investimento Kkcg ribadisce la propria fiducia nelle prospettive di crescita della società, con l’offerta pubblica parziale in corso, in scadenza il 13 aprile, che rappresenta un impegno strategico di lungo periodo. Il fondatore Karel Komarek ha evidenziato come l’ingresso di nuovi investitori, tra cui Bnk e Biglari, contribuisca a rafforzare la governance e rappresenti un segnale positivo per il gruppo.

BANCO DESIO. Il consiglio ha preso atto della conclusione dell’incarico di Alessandro Decio come amministratore delegato e direttore generale, avviando al contempo le valutazioni per la successione. Tra i profili considerati emerge quello di Stefano Kuhn, attuale Chief Retail & Commercial Banking Officer di Bper, ritenuto idoneo a ricoprire il ruolo.

RAI WAY. La società ha archiviato il 2025 con un utile netto di 88,6 milioni di euro, in calo dell’1,4% rispetto all’anno precedente, mentre l’Ebitda adjusted si è attestato a 191,8 milioni, in crescita del 3,3% e superiore alle indicazioni iniziali.

EUROGROUP LAMINATIONS. Il gruppo ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 0,1 milioni di euro, a fronte di un utile superiore a 36 milioni registrato l’anno precedente, con ricavi in flessione del 4,4% a 831 milioni.

SOLUTIONS CAPITAL MANAGEMENT SIM. La Consob ha dato il via libera al documento relativo all’offerta pubblica di acquisto promossa da Banco Desio, fissando un corrispettivo di 4,61 euro per azione. Il periodo di adesione è previsto tra il 30 marzo e il 24 aprile 2026.

EXOR. Il gruppo K Group, proprietario della media company internazionale Antenna Group, ha annunciato l’acquisizione del 100% del gruppo editoriale Gedi da Exor, segnando un’operazione rilevante nel settore dei media.

A livello internazionale sono da monitorare:

APOLLO GLOBAL MANAGEMENT. Il titolo ha registrato un calo del 2,6% nelle contrattazioni after-hours dopo la decisione di limitare i riscatti da uno dei principali fondi di private credit non quotati destinati alla clientela retail.

ESTÉE LAUDER. Il gruppo ha avviato trattative per l’acquisizione di Puig Brands, operazione che darebbe vita a un colosso della cosmetica con ricavi annuali stimati intorno ai 20 miliardi di dollari.

NETGEAR. Le azioni hanno messo a segno un rialzo del 13% nelle contrattazioni estese dopo che la Federal Communications Commission ha disposto il divieto di importazione per nuovi modelli di router wireless prodotti all’estero, ritenuti a rischio per la sicurezza nazionale.

NINTENDO. Il gruppo giapponese ha deciso di ridurre la produzione della console Switch 2, dopo che la domanda per il dispositivo da 450 dollari si è rivelata inferiore alle attese durante la stagione natalizia, in particolare negli Stati Uniti.

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