Start&Stock, Powell apre a nuovi tagli, le Borse asiatiche rimbalzano, il dollaro si indebolisce mentre tornano le scommesse sui tagli Fed

Start&Stock, Powell apre a nuovi tagli, le Borse asiatiche rimbalzano, il dollaro si indebolisce mentre tornano le scommesse sui tagli Fed

Il presidente della Federal Reserve ha dichiarato quello che voleva sentirsi dire il mercato: tagli dei tassi più vicini. A preoccupare è il mercato del lavoro Usa, nonostante lo shutdown che ha bloccato la pubblicazione dei dati sul lavoro, le statistiche interne della Fed evidenziano un rallentamento e Powell vuole intervenire nella prossima riunione di fine ottobre. Maxi investimento di Stellantis in Usa che con 13 miliardi di dollari vuole portare al 50% la produzione negli Stati Uniti. Trump sempre più esposto in Bitcoin, secondo le stime di Forbes, le criptovalute rappresentano ormai il 60% del patrimonio netto del presidente degli Stati Uniti.

I mercati asiatici rimbalzano: torna l’ottimismo sui tagli Fed, nonostante le tensioni commerciali USA-Cina

Le Borse asiatiche in rialzo dopo tre sedute negative, spinte dalle crescenti aspettative di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Il sentiment positivo ha prevalso nonostante il riaccendersi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

L’indice MSCI Asia-Pacifico guadagna l’1,6%, sostenuto dai commenti del presidente della Fed, Jerome Powell, che ha espresso preoccupazione per l’indebolimento del mercato del lavoro statunitense, rafforzando le ipotesi di un taglio dei tassi già nel meeting di ottobre.

I future su S&P 500 e Nasdaq 100 salgono rispettivamente dello 0,3 e dello 0,1%, segnalando fiducia da parte degli investitori, nonostante le dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump su un possibile blocco delle esportazioni di olio da cucina verso la Cina.

Alle 6:30 il Nikkei sta guadagnando l’1,6%, Hong Kong l’1,2%, il Kospi della Korea del sud il 2,1%. In India il Nifty 50 si rafforza dello 0,3%. A Taiwan il Taipex guadagna il +1%. Più debole l’indice cinese Csi 300 fermo sulla parità.

Valute e materie prime: yuan e oro in rialzo, dollaro in calo

Lo yuan offshore si è rafforzato dopo l’intervento della banca centrale cinese, che ha fissato il tasso di riferimento a 7,0995 per dollaro — un livello più forte rispetto alla soglia psicologica di 7,10. È la prima volta da novembre che Pechino adotta una simile misura, inviata come segnale di forza in un contesto di crescente confronto commerciale con Washington.

Il Bloomberg Dollar Spot Index ha perso lo 0,2%, mentre l’oro ha toccato un nuovo massimo, con un rialzo dell’1,1% a quota 4.189,19 dollari l’oncia, alimentando l’interesse verso asset rifugio.


Di seguito il grafico che mostra l'andamento dei prezzi dell'oro.


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Tassi e obbligazioni: rendimenti in discesa

I rendimenti dei Treasury USA a due anni sono rimasti vicini ai minimi dal 2022, mentre quelli a dieci anni sono scesi di 2 punti base al 4,01%. In Giappone, la prima asta di titoli di Stato dopo la crisi della coalizione di governo ha attirato una domanda superiore alla media annuale, grazie ai rendimenti più elevati.

L''analisi: AI, tagli Fed e trade war guidano la narrativa

Secondo Dilin Wu, strategist di Pepperstone Group, “l’incertezza macroeconomica rimane il principale freno agli asset rischiosi”, ma le attese di nuovi tagli dei tassi e una stagione di utili positiva “limitano i rischi di ribasso per l’azionario USA”.

Anche gli strategist di Bloomberg sottolineano come la debolezza del dollaro, alimentata da una Fed più accomodante, stia aprendo la strada a strategie di copertura basate sull’oro. L’interesse per le azioni legate all’intelligenza artificiale rimane elevato, nonostante timori di una bolla settoriale.

USA e Cina: segnali contrastanti sul fronte commerciale

Powell ha lasciato intendere che la Fed potrebbe procedere con un ulteriore taglio da 25 punti base entro fine mese, mentre i contratti swap prezzano 125 punti base di riduzione entro fine 2026. Parallelamente, l’amministrazione Trump ha mostrato segnali contrastanti: da un lato minacce sul commercio, dall’altro aperture a una “relazione equa” con la Cina.

Sul fronte cinese, le autorità continuano a difendere la valuta e ad adottare misure per contrastare il rischio di deflazione, che, pur rallentata a settembre, rimane la più lunga fase di calo dei prezzi dai tempi delle riforme degli anni '70.


Di seguito il grafico mostra l'andamento dei prezzi in Cina.


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Europa e Giappone: strategia industriale e incertezza politica

L’Unione Europea valuta nuove regole che costringerebbero le aziende cinesi a condividere tecnologia per poter operare nel blocco, un segnale di un approccio più assertivo verso la Cina sul piano industriale.

In Giappone, lo scenario politico resta incerto dopo la rottura della coalizione di governo, mentre l’opposizione tenta di coalizzarsi per proporre un candidato unitario alla guida del Paese.

Criptovalute

Bitcoin in calo dello 0,8% a 112.113,08 dollari, Ether: -0,9% a 4.084,19 dollari. Secondo le stime di Forbes, le criptovalute rappresentano ormai il 60% del patrimonio netto del presidente degli Stati Uniti

Donald Trump è diventato uno dei maggiori investitori americani in Bitcoin. Secondo Forbes, il presidente degli Stati Uniti ne possiede per un valore di 870 milioni di dollari, somma che lo rende uno fra i massimi investitori al mondo nella criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto.

Questa esposizione non è diretta, ma indiretta attraverso la sua quota del 41% in Trump Media and Technology Group (Tmtg), la società dietro Truth Social, che ha accumulato una riserva di Bitcoin del valore di 2,1 miliardi di dollari.

Dichiarazioni di Trump

Donald Trump considera la possibilità di interrompere alcune relazioni commerciali con la Cina, includendo settori inaspettati come quello alimentare, in un’ulteriore escalation delle tensioni economiche tra Washington e Pechino.

Il presidente Usa ha dichiarato che non intraprenderà relazioni significative con l’Argentina qualora il presidente Javier Milei non ottenga una vittoria alle prossime elezioni legislative. Gli Stati Uniti sono intervenuti per salvare il debito dell’Argentina e questa mossa di Trump suona come a dire o vince Milei o non avrete l’aiuto Usa.

Shopping Natalizio: spesa in calo e fiducia ai minimi dai tempi della pandemia

E’ già iniziata la corsa alle previsioni su come andrà la stagione di shopping natalizio. Ricordiamo che la domanda interna spiega i due terzi del Pil Usa.

Tra inflazione persistente, tassi elevati e timori di recessione, la spesa media pro capite è in calo e la crescita delle vendite si attesta sui livelli più bassi dal 2018-2019.

Secondo le proiezioni di PricewaterhouseCoopers, la spesa media per le festività negli Stati Uniti sarà di 1.552 dollari a persona, in diminuzione del 5,3% rispetto allo scorso anno. Si tratta del calo più marcato su base annua dai tempi della pandemia, dovuto in gran parte al ritiro dei consumatori più giovani, in particolare della Generazione Z, in un contesto di incertezza economica.

Anche Deloitte prevede un rallentamento significativo. Le vendite natalizie dovrebbero crescere tra il 2,9% e il 3,4%, contro il +4,2% registrato nel 2024, segnando la crescita più lenta dal 2018-2019. Le vendite online sono attese in aumento tra il 7% e il 9%, mentre quelle nei negozi dovrebbero salire soltanto tra il 2% e il 2,2%. La spesa media stimata è di 1.595 dollari a persona, in calo del 10% su base annua. Secondo il sondaggio Deloitte, il 77% dei consumatori si aspetta un aumento dei prezzi dei prodotti per le feste, mentre il 57% prevede un indebolimento dell’economia nel 2026. Più della metà degli intervistati, inoltre, teme una possibile recessione entro sei mesi.

La società di software Salesforce stima che le vendite online tra il 1° novembre e il 31 dicembre cresceranno solo del 2,1%, raggiungendo i 288 miliardi di dollari, un incremento più modesto rispetto al +4% dello scorso anno. Una tendenza simile emerge dalle stime del Mastercard Economics Institute, secondo cui le vendite al dettaglio dovrebbero aumentare del 3,6% tra il 1° novembre e il 24 dicembre, rispetto al +4,1% del 2024. Anche in questo caso la crescita sarà sostenuta dalle promozioni e dalla ricerca di offerte convenienti da parte dei consumatori. Le vendite online dovrebbero aumentare del 7,9%, mentre quelle in negozio del 2,3%.

Più ottimista, ma comunque in rallentamento rispetto agli anni precedenti, è la previsione di Adobe Analytics, che stima un aumento del 5,3% delle vendite online a 253,4 miliardi di dollari nel periodo festivo. L’incremento resta inferiore al +8,7% dello scorso anno. Per il Cyber Monday, Adobe prevede vendite per 14,2 miliardi di dollari (+6,3%), mentre durante i Big Deal Days di Amazon a inizio ottobre la spesa dovrebbe raggiungere i 9 miliardi di dollari (+6,2%).

Infine, la società di consulenza EY-Parthenon prevede un incremento delle vendite natalizie del 2,5%, il ritmo più basso dal 2018. Le vendite totali dovrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari, ma la crescita sarà trainata più dai prezzi che dai volumi. Le famiglie a reddito medio e basso, penalizzate dal rallentamento della crescita dei redditi e dalla crescente dipendenza dal credito, dovrebbero ridurre la spesa, mentre quelle a reddito più elevato sembrano meno sensibili agli aumenti dei prezzi.

In sintesi, dopo alcuni anni di ripresa post-pandemia, il 2025 si profila come una stagione natalizia più sobria per i consumi americani. Le famiglie privilegiano la prudenza, i retailer puntano su sconti e promozioni anticipate, e la fiducia dei consumatori resta fragile. Tutti gli indicatori convergono su un messaggio chiaro: il 2025 sarà un Natale di contenimento, non di espansione.

Titoli sotto i riflettori

LVMH: Le vendite sono tornate a crescere nel terzo trimestre, sostenute dagli acquisti di Champagne Moët & Chandon e profumi Dior. Il segnale potrebbe indicare un allentamento del calo della domanda nel settore del lusso.

Apple: La società di Cupertino punta a espandere la produzione in Vietnam, in linea con la strategia di diversificazione dalla Cina e l’interesse per il mercato della smart home.

Intel rientra nella corsa all’AI con un nuovo chip previsto per il prossimo anno. Il gruppo ha annunciato lo sviluppo di un nuovo chip per intelligenza artificiale, previsto per il 2026, segnando il suo ritorno competitivo in un settore sempre più dominato da Nvidia e AMD.

Italia

Stellantis: Il gruppo automobilistico investirà 13 miliardi di dollari negli USA nei prossimi quattro anni, per rafforzare la propria posizione nel mercato e mitigare l’impatto dei dazi.

L’obiettivo è incrementare del 50% la produzione di veicoli finiti negli Stati Uniti e rafforzare la competitività dei marchi del gruppo in uno dei mercati più strategici a livello globale. L’iniziativa porterà alla creazione di oltre 5.000 nuovi posti di lavoro negli stabilimenti in Illinois, Ohio, Michigan e Indiana, toccando i poli chiave della produzione Stellantis nel Paese.

«Questo investimento - il più grande mai realizzato da Stellantis negli Stati Uniti - stimolerà la nostra crescita, rafforzerà i nostri impianti produttivi e porterà più posti di lavoro americani negli Stati che consideriamo la nostra casa», spiega il ceo Antonio Filosa. «Mentre ci prepariamo ai prossimi 100 anni, ampliamo la nostra gamma e offriamo ai clienti la libertà di scegliere i prodotti che desiderano e amano».

Il governo raccoglierà risorse per finanziare il bilancio da istituti di credito e compagnie assicurative, ha reso noto il Mef a conclusione del Consiglio dei ministri in cui è stato presentato il Documento programmatico di bilancio (Dpb).

Snam L'operatore spagnolo della rete del gas Enagás , secondo un'esclusiva Reuters, è in trattative per acquisire la quota del 32% detenuta dal fondo sovrano di Singapore Gic in Teréga, il secondo operatore francese nel trasporto del gas di cui Snam ha una quota del 40,5%.

Bouygues Telecom, Free-iliad Group e Orange hanno presentato un'offerta congiunta non vincolante per acquisire una parte significativa delle attività di Altice in Francia, per un valore d'impresa totale di 17 miliardi di euro.

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