Start&Stock: nuovi attacchi nel Golfo e Fed prudente, oggi il verdetto di Bce e BoE sui tassi

Start&Stock: nuovi attacchi nel Golfo e Fed prudente, oggi il verdetto di Bce e BoE sui tassi

Previsto un avvio debole per l’Europa, mentre a Wall Street i futures restano poco mossi. Le tensioni in Medio Oriente e il rialzo di petrolio e gas spingono inflazione e rendimenti, riducendo le attese di tagli Fed e pesando sui listini globali. Asia negativa. Il Brent vola verso 113 dollari, +50% dall’inizio della guerra, mentre l’oro rimbalza ma resta sotto pressione tra tassi elevati e dollaro forte. Attese oggi le decisioni sui tassi di Bce e BoE.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1,5%. Poco mossi, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,6%).

Le tensioni geopolitiche tornano a pesare sui mercati, con una nuova fase di vendite che ha colpito ieri azioni e obbligazioni in seguito all’intensificarsi degli attacchi contro infrastrutture energetiche in Medio Oriente. Il quadro si è intrecciato con un tono più prudente sull’inflazione da parte della Fed, portando gli investitori a ridurre le attese di tagli dei tassi nel corso dell’anno. L’S&P 500 ha ceduto l’1,4%, scendendo ai minimi da novembre, In Europa, la seduta precedente ha visto vendite diffuse, con lo Stoxx 600 in calo dello 0,7% e il Dax -1%, peggiori performance nella settimana. Vendite anche su bitcoin -4,4%, mentre il dollaro guadagna lo 0,5% contro tutte le principali valute del G10.

L’escalation in Medio Oriente ha preso slancio dopo che Teheran ha denunciato attacchi aerei contro il giacimento di gas South Pars, primo episodio che ha colpito direttamente le infrastrutture upstream dall’inizio del conflitto. La risposta iraniana è stata immediata, con la pubblicazione di una lista di obiettivi energetici nel Golfo. In chiusura di seduta negli Stati Uniti, un attacco missilistico contro impianti di GNL in Qatar ha causato danni estesi. Dalla Casa Bianca sono arrivati segnali di contenimento, con Donald Trump che ha escluso un coinvolgimento americano nell’attacco israeliano e ha indicato la possibilità di fermare ulteriori operazioni su South Pars in cambio della cessazione delle azioni iraniane, accompagnando il messaggio con nuove minacce in caso di escalation.

Ieri sera la Fed ha confermato i tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%, con un solo dissenso favorevole a un taglio. Le proiezioni continuano a indicare una sola riduzione nel corso dell’anno, mentre la conferenza stampa di Jerome Powell ha evidenziato un orientamento più attento ai rischi inflazionistici. Il presidente della Fed ha sottolineato la necessità di progressi concreti sull’inflazione, ponendo l’accento sulla dinamica dei beni core e rimuovendo riferimenti al rallentamento dei servizi. Il messaggio complessivo rafforza l’idea di una banca centrale meno incline ad allentare la politica nel breve periodo.

Powell ha anche affrontato il tema della sua posizione personale, confermando l’intenzione di rimanere nel board fino alla conclusione dell’indagine del Dipartimento di Giustizia. Con il mandato da presidente in scadenza a maggio, resta aperta la possibilità di un ruolo temporaneo in assenza della conferma del successore, in un contesto che vede il processo di nomina rallentato al Senato. Le dichiarazioni della Fed e l’evoluzione geopolitica hanno spinto ulteriormente al rialzo i rendimenti. I futures sui Fed funds prezzano ora solo 15 punti base di tagli entro dicembre, in calo di 10,9 punti base nella giornata.

Lo sguardo si sposta ora sulle decisioni di Bce e Bank of England, attese in giornata. Il consenso prevede tassi invariati, ma il mercato ha rivisto rapidamente le aspettative, arrivando a scontare un possibile rialzo della Bce entro luglio e due entro fine anno. Le indicazioni dei banchieri centrali saranno cruciali per capire come verranno gestiti i rischi inflattivi legati al conflitto. Anche per la BoE le attese sono orientate verso una pausa, con una probabilità crescente di rialzi nei prossimi mesi.

ASIA

Il clima resta fragile anche nelle contrattazioni asiatiche. Ilistini regionali proseguono la fase negativa: Nikkei -3,2%, Kospi -2,5%, Hang Seng -1,7%, S&P/ASX 200 -1,6%, Shanghai Composite -0,9%, CSI 300 -1%.

La Bank of Japan ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0,75% con un voto 8-1, con il dissenso a favore di un rialzo di 25 punti base per via dei rischi inflattivi. L’istituto segnala una possibile frenata temporanea dell’inflazione sotto il 2%, ma evidenzia come il conflitto in Medio Oriente e il rialzo del petrolio possano esercitare pressioni al rialzo sui prezzi. Lo yen si rafforza leggermente contro il dollaro, pur restando vicino ai minimi da metà 2024.

Anche l'istituto centrale canadese è rimasto 'on hold', ma ha avvertito che ritoccherà i tassi al rialzo qualora l'aumento dei prezzi dell'energia dovesse rivelarsi persistente.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,72%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 66 punti base, livelli che riflettono un contesto ancora influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalle dinamiche inflazionistiche.

Ieri il mercato secondario ha mostrato un andamento altalenante: dopo un avvio in calo dei rendimenti, la curva ha invertito direzione nel corso della giornata, con un rialzo marcato dei tassi in seguito agli attacchi al giacimento di South Pars e alla pubblicazione dei prezzi alla produzione statunitensi sopra le attese per il mese di febbraio, dato che ha rafforzato i timori inflattivi già prima dell’escalation del conflitto.

Oggi l’attenzione si concentra sull’importante asta francese a medio-lungo termine. Il Tesoro di Parigi offre tra 10,5 e 12,5 miliardi di euro di OAT con diverse scadenze: settembre 2029 (cedola 2,40%), maggio 2030 (2,50%), febbraio 2031 (2,70%) e novembre 2033 (3,50%). A queste si aggiunge un collocamento tra 1 e 1,5 miliardi di titoli indicizzati all’inflazione, con scadenze che vanno dal 2029 al 2053 e cedole comprese tra lo 0,10% e il 3,40%.

PETROLIO E GAS NATURALE

Il petrolio accelera dopo una nuova ondata di attacchi contro alcune delle più importanti infrastrutture energetiche del Medio Oriente, alimentando i timori di un impatto più profondo di un conflitto ormai entrato nella terza settimana. Il Brent guadagna fino al 5,1% sfiorando i 113 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si attesta intorno ai 96 dollari. Forte movimento anche sul gas, con il naturale statunitense in rialzo fino al 6,5%. L’Iran ha colpito un importante sito di GNL in Qatar, inserito tra gli obiettivi energetici dichiarati dopo gli attacchi subiti dal giacimento di South Pars, uno dei più grandi al mondo.

Dall’inizio della guerra il petrolio ha registrato un aumento di circa il 50%, in un contesto che ha destabilizzato l’intera area mediorientale, con il traffico nello Stretto di Hormuz quasi azzerato e una significativa riduzione della produzione di petrolio e gas. Fino a questo momento, però, il settore upstream iraniano era stato relativamente risparmiato, contribuendo a limitare i rischi di una crisi ancora più ampia sull’offerta globale.

Secondo Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital, il mercato non sta ancora incorporando pienamente il rischio di un’escalation più estesa. “Se gli attacchi dovessero colpire in modo diretto e diffuso le infrastrutture del Golfo, i 120 dollari non rappresenterebbero più un tetto ma un punto di partenza, con scenari tra 140 e 160 dollari al barile tutt’altro che improbabili”, ha affermato.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Washington non era a conoscenza dell’attacco israeliano al giacimento di South Pars, ma ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero reagire colpendo l’intero complesso nel caso di ulteriori attacchi contro asset qatarioti. Ha inoltre ribadito che resta sul tavolo l’ipotesi di colpire le infrastrutture petrolifere sull’isola di Kharg, principale hub di esportazione iraniano, già oggetto di precedenti raid militari.

La pressione sullo Stretto di Hormuz rappresenta un nodo strategico. Secondo Will Todman del Center for Strategic and International Studies, la situazione impedisce agli Stati Uniti di dichiarare conclusa l’operazione senza affrontare il problema alla radice. Le opzioni per aumentare la pressione su Teheran, inclusi attacchi diretti alle infrastrutture energetiche o il controllo di Kharg, rischiano di spingere ulteriormente al rialzo i prezzi dell’energia.

Le conseguenze degli attacchi si estendono anche al Qatar, dove la città industriale di Ras Laffan, sede del più grande impianto di esportazione di GNL al mondo, ha subito danni estesi a seguito di un attacco missilistico che ha provocato anche un incendio. Il giacimento di South Pars riveste un ruolo centrale per l’approvvigionamento interno e per le esportazioni verso paesi come Iraq e Turchia. Colpiti anche asset petrolchimici e petroliferi nell’area di Asaluyeh.

Per il mercato del gas, l’attacco rappresenta uno scenario critico. “Un colpo a Ras Laffan era tra gli eventi più temuti, soprattutto dopo gli attacchi agli impianti iraniani di South Pars”, ha dichiarato Tom Marzec-Manser di Wood Mackenzie, sottolineando che qualsiasi danno significativo all’impianto avrà effetti rialzisti sui prezzi del gas alla riapertura delle contrattazioni.

Negli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi ha annunciato la sospensione delle attività negli impianti di gas di Habshan dopo la caduta di detriti causata dall’intercettazione di missili. Il Bahrain ha invece smentito le notizie diffuse dall’agenzia iraniana Fars su un presunto attacco a una raffineria di GNL.

L’escalation ha ampliato anche il divario tra i benchmark petroliferi. Secondo RBC Capital Markets, gli Stati Uniti potrebbero valutare misure straordinarie come una tassa sulle esportazioni di greggio o addirittura un blocco delle vendite all’estero per contenere l’aumento dei prezzi. Il differenziale tra WTI e Brent supera i 15 dollari al barile, segnalando tensioni crescenti sul mercato globale.

Per contrastare il rincaro dell’energia, l’amministrazione Trump ha deciso di sospendere temporaneamente il Jones Act, normativa centenaria sul trasporto marittimo, con l’obiettivo di ridurre i costi di movimentazione di petrolio, gas e altre materie prime all’interno degli Stati Uniti. Oggi è previsto inoltre un incontro tra il vicepresidente JD Vance, altri esponenti dell’amministrazione e i principali dirigenti del settore energetico, per valutare ulteriori interventi.

ORO

L’oro recupera terreno dopo aver perso quasi il 4% nella seduta precedente, sostenuto dagli acquisti sulla debolezza che consentono al metallo di reggere l’impatto del rialzo del petrolio e delle crescenti pressioni inflazionistiche legate alla guerra in Medio Oriente. Il lingotto avanza fino all’1%, interrompendo una serie negativa di sei sedute consecutive, la più lunga dalla fine del 2024.

La Fed ha lasciato i tassi invariati nell’ultima riunione di ieri sera, indicando un solo taglio nel corso dell’anno. Il presidente Jerome Powell ha sottolineato che eventuali riduzioni richiederanno segnali concreti di rallentamento dell’inflazione, mentre il conflitto in corso introduce un ulteriore elemento di incertezza sull’economia statunitense.

Powell ha anche affrontato il tema del proprio futuro alla guida della banca centrale, dopo l’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia. Il presidente della Fed ha dichiarato di non avere intenzione di dimettersi fino alla conclusione dell’inchiesta.

Nel caso in cui non venga nominato un successore entro la scadenza del mandato a maggio, Powell ha indicato che potrebbe assumere temporaneamente il ruolo di presidente ad interim. L’indagine ha alimentato timori di possibili interferenze politiche nella banca centrale, un elemento che contribuisce a erodere la fiducia negli asset statunitensi e che, nel medio periodo, potrebbe sostenere la domanda di beni rifugio come l’oro.

Il contesto resta complesso per il metallo prezioso. Il petrolio continua a salire dopo nuovi attacchi tra Iran e Israele contro infrastrutture energetiche chiave nel Golfo Persico. Con il conflitto vicino alla terza settimana, il rialzo di greggio e gas alimenta timori inflazionistici che riducono le probabilità di tagli dei tassi da parte delle principali banche centrali. Un quadro che tende a penalizzare l’oro, che non offre rendimento, mentre anche il rafforzamento del dollaro esercita pressione sulle materie prime denominate in valuta statunitense.

Secondo Nicholas Frappell di ABC Refinery Australia, la combinazione tra forza del dollaro e condizioni monetarie più restrittive crea un percorso incerto nel breve termine per l’oro. In prospettiva, però, un’accelerazione dell’inflazione superiore ai tassi potrebbe comprimere i rendimenti reali e fornire supporto ai prezzi.

Nonostante la recente fase di debolezza, il metallo mantiene una performance positiva di circa +12% da inizio anno, anche se la spinta rialzista si è attenuata nelle ultime settimane con il venir meno delle aspettative di un taglio imminente dei tassi e con vendite legate a esigenze di liquidità da parte degli investitori. Dopo aver toccato un massimo storico sopra 5.595 dollari l’oncia a fine gennaio, l’oro ha perso quasi il 9% dall’inizio del conflitto il 28 febbraio fino alla chiusura di ieri.

Per Christopher Wood di Jefferies, il metallo si trova ora in una fase di consolidamento. L’assenza di nuovi massimi durante l’escalation del conflitto rappresenta un segnale di esaurimento temporaneo della spinta rialzista, con una possibile fase laterale compresa tra 4.500 e 5.500 dollari l’oncia.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In agenda per la zona euro la pubblicazione dei salari del quarto trimestre alle 11:00. Negli Stati Uniti focus sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (attese a 215.000) e sull’indice Fed di Filadelfia alle 13:30. Nel pomeriggio sono attese anche la revisione delle licenze edilizie di gennaio (14:00), le vendite di nuove abitazioni unifamiliari (15:00) e la revisione delle scorte all’ingrosso (15:00).

Giornata densa di decisioni di politica monetaria in Europa. La Banca nazionale svizzera pubblica la propria valutazione alle 9:30, seguita dalla conferenza stampa. Alla stessa ora la Riksbank comunica le decisioni sui tassi, con conferenza alle 11:00. Nel Regno Unito la Bank of England annuncia tassi e verbali alle 13:00. La Bce conclude il Governing Council a Francoforte con decisione sui tassi alle 14:15 e conferenza stampa alle 14:30.

A Bruxelles prende il via il Consiglio europeo, in programma fino al 20 marzo, con la partecipazione anche della presidente della Bce Christine Lagarde. I leader Ue discuteranno l’escalation in Medio Oriente e le ricadute su energia e sicurezza degli approvvigionamenti. L’Italia, con la premier Giorgia Meloni, punta a ottenere un congelamento del sistema Ets per contenere i costi energetici.

Negli Stati Uniti, alle 15:00 è prevista una riunione del Consiglio della Fed su possibili revisioni dei requisiti patrimoniali per le principali banche e modifiche alla sovrattassa per gli istituti sistemici globali. Sempre a Washington è atteso un incontro tra il presidente Donald Trump e il premier giapponese Takaichi.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha indicato che una possibile integrazione con Commerzbank rappresenta al momento la principale direttrice strategica del gruppo, pur lasciando aperta la porta a ulteriori operazioni di consolidamento sul mercato domestico qualora si presentassero opportunità nel tempo.

MEDIOBANCA. S&P Global ha ridotto il giudizio sul credito a BBB con outlook positivo, evidenziando come l’inserimento dell’istituto all’interno di un gruppo con un profilo di rischio più elevato e un modello operativo differente possa incidere negativamente sulla qualità creditizia.

DOVALUE. Il consiglio di amministrazione proporrà la distribuzione di un dividendo pari a 0,0923 euro per azione, per un ammontare complessivo di circa 17,5 milioni di euro, e sta valutando anche l’eventuale avvio di un programma di riacquisto di azioni proprie dopo l’approvazione del bilancio.

PRYSMIAN. Il gruppo starebbe esaminando la possibilità di realizzare un nuovo impianto produttivo in Texas nell’ambito del rafforzamento della presenza negli Stati Uniti, con un investimento stimato tra 100 e 200 milioni di dollari per un secondo stabilimento di vergella di rame vicino a Dallas.

LEONARDO, IVECO. È stata completata l’acquisizione delle attività nel settore Difesa da parte di Leonardo per un valore di 1,6 miliardi di euro, a fronte di un enterprise value di 1,7 miliardi, con eventuali aggiustamenti finali da definire entro l’inizio di aprile.

TIM. È stato siglato un accordo preliminare non vincolante con Fastweb e Vodafone per lo sviluppo e la gestione di fino a 6.000 nuove torri per la rete mobile sul territorio italiano.

ENI. Il fondo statunitense Ares Management starebbe valutando un incremento della propria quota in Plenitude oltre l’attuale 20%, mentre è atteso un aggiornamento sul piano industriale presentato nel Capital Markets Day.

BUZZI. JP Morgan ha migliorato la raccomandazione sul titolo portandola a overweight da neutral.

MFE. Il gruppo ha registrato un utile netto più che raddoppiato rispetto ai 137,9 milioni dell’anno precedente, con il management che segnala un primo trimestre complesso per la raccolta pubblicitaria in Italia, Spagna e Germania ma con segnali di ripresa nel mese di marzo, mentre Vivendi si conferma azionista stabile senza intenzione di aumentare la partecipazione.

D'AMICO. È stata completata la cessione di una quota del 5% tramite accelerated bookbuilding a 6,5 euro per azione, per un controvalore di circa 40,3 milioni di euro, con la partecipazione residua che scende al 55,66%.

BANCA PROFILO. L’istituto ha comunicato di rispettare pienamente i requisiti Srep fissati dalla Banca d’Italia, con un Cet1 ratio al 17,77% rispetto a una soglia richiesta in condizioni di stress del 10,65%.

BFF. L’amministratore delegato Giuseppe Sica ha dichiarato che la raccolta resta stabile senza segnali di deflussi, segnalando inoltre un crescente interesse da parte di investitori istituzionali che stanno aumentando le proprie quote.

ENEL. Il consiglio di amministrazione si riunisce per l’approvazione dei risultati definitivi di bilancio.

RECORDATI. Il consiglio di amministrazione è chiamato a esaminare i conti annuali dopo la diffusione dei dati preliminari a metà febbraio.

A livello internazionale sono da monitorare:

HSBC. Il gruppo bancario valuta un piano di riduzione significativa della forza lavoro nei prossimi anni, puntando sull’intelligenza artificiale per ridimensionare le funzioni operative e di supporto.

HDFC BANK. Il presidente part-time Atanu Chakraborty ha rassegnato le dimissioni citando divergenze di natura etica, in un momento delicato per l’istituto impegnato a rafforzare la propria posizione dopo una recente fusione.

TENCENT. La società prevede di aumentare in modo significativo gli investimenti nell’intelligenza artificiale fino a oltre 36 miliardi di yuan entro il 2026, dopo aver riportato ricavi trimestrali superiori alle attese.

MICRON. Il gruppo ha segnalato la necessità di incrementare in modo rilevante la spesa produttiva per sostenere la domanda crescente, attenuando l’impatto positivo di previsioni generalmente favorevoli.

ALIGN TECHNOLOGY. Il fondo Elliott Investment Management ha acquisito una partecipazione rilevante nella società specializzata in dispositivi ortodontici.

MACY’S. Il gruppo prevede vendite nel trimestre in corso superiori alle aspettative, indicando un avvio d’anno positivo sostenuto dalla domanda dei consumatori a reddito medio-alto.

GENERAL MILLS. I risultati trimestrali sono risultati inferiori alle stime degli analisti a causa di una strategia di riduzione dei prezzi, con il management che si attende benefici nei prossimi periodi.

SWARMER. La società attiva nello sviluppo di software per droni basati su intelligenza artificiale ha registrato un balzo del 1000% in due giorni, segnando il miglior debutto per un titolo statunitense nell’ultimo anno.

La presente pubblicazione è stata preparata da investireinformati.it esclusivamente a scopo informativo, educativo e divulgativo e non costituisce in alcun modo una consulenza in materia di investimenti, né un'offerta, sollecitazione o raccomandazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni, le analisi e le opinioni espresse riflettono il punto di vista dell'autore al momento della pubblicazione e possono essere soggette a modifiche senza preavviso. I dati e le fonti utilizzati sono stati controllati e ritenuti affidabili dalla stessa redazione di investireinformati.it, ma non viene fornita alcuna garanzia circa la loro completezza, accuratezza o aggiornamento. Gli strumenti finanziari menzionati possono comportare rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale o parziale del capitale investito. I rendimenti indicati, ove presenti, sono sempre al lordo della tassazione e non sono indicativi di risultati futuri. Prima di effettuare qualsiasi operazione di investimento è necessario consultare la documentazione ufficiale dell'emittente (KID, final terms e altri documenti disponibili sul sito dell'emittente) e valutare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e il profilo di rischio. Investireinformati.it, i suoi autori e collaboratori non si assumono alcuna responsabilità per eventuali perdite, danni diretti o indiretti o decisioni di investimento assunte sulla base delle informazioni contenute nel presente articolo. Qualora l'articolo sia realizzato nell'ambito di contenuti sponsorizzati o collaborazioni commerciali, tale circostanza è chiaramente indicata. La presenza di una sponsorizzazione non altera l'indipendenza editoriale dei contenuti, che rimangono di natura informativa. In ogni caso, il lettore è invitato a rivolgersi a un consulente finanziario abilitato per ottenere una valutazione professionale personalizzata.
Potrebbero interessarti anche