Start&Stock: negoziati in vista con Trump che apre al dialogo ma Teheran resta rigida

Start&Stock: negoziati in vista con Trump che apre al dialogo ma Teheran resta rigida

Apertura prevista positiva in Europa e negli Stati Uniti dopo una seduta volatile, con i mercati che continuano a reagire alle notizie sul conflitto tra Iran e Stati Uniti e ai possibili sviluppi diplomatici. Il sentiment migliora grazie alle indiscrezioni sui negoziati, anche se il quadro resta incerto e legato all’evoluzione delle tensioni. In Asia prevale un clima più costruttivo, sostenuto dal calo del petrolio e dalle aspettative di una soluzione negoziale. Il greggio arretra per il ridimensionamento del rischio geopolitico, mentre l’oro recupera terreno, riflettendo il ritorno di interesse per gli asset rifugio.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,8%. Ben intonati anche futures sull’S&P 500 (+0,6%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,6%), indicando un miglioramento del clima di mercato

I mercati continuano a muoversi in modo irregolare seguendo le notizie sul conflitto tra Stati Uniti e Iran, con una fase iniziale di debolezza che ha lasciato spazio a un miglioramento del sentiment nella parte finale della seduta americana e nelle contrattazioni asiatiche. L’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,4%,

I mercati azionari americani hanno mostrato difficoltà nel consolidare il rimbalzo, con l’S&P 500 che ha chiuso in calo dello 0,4% e il Nasdaq in flessione dello 0,8%, con i titoli tecnologici sotto pressione. I principali titoli della tecnologia hanno registrato una flessione dell’1,4%, mentre il comparto software ha segnato un calo del 3,4%, il peggiore dell’ultimo mese, penalizzato dai timori legati all’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli di business. Tra i titoli più colpiti figurano Oracle (-4,7%), Workday (-5,7%) e Salesforce (-6,2%). In controtendenza il settore energetico, in rialzo del +2%, che ha raggiunto nuovi massimi. In Europa lo Stoxx 600 è salito dello 0,4%, sostenuto dai titoli legati a energia e materie prime.

Il flusso di notizie sul conflitto ha continuato a guidare i movimenti degli asset. In una prima fase, le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano che ha confermato operazioni militari a “piena intensità” hanno alimentato il pessimismo. In seguito, l’emergere di indiscrezioni su possibili negoziati ha sostenuto il recupero. Dopo la chiusura dei mercati statunitensi, fonti hanno riportato una proposta americana di cessate il fuoco di un mese accompagnata da un piano in 15 punti per porre fine al conflitto. Donald Trump ha inoltre indicato segnali di apertura da parte iraniana legati ai flussi energetici nello Stretto di Hormuz, con il coinvolgimento di esponenti chiave dell’amministrazione nei contatti diplomatici. Le richieste avanzate da Teheran nei negoziati appaiono particolarmente rigide, includendo la chiusura delle basi militari statunitensi nel Golfo, la fine delle sanzioni e l’assenza di vincoli sul programma missilistico, mentre la presenza militare americana nell’area continua a rafforzarsi.

ASIA

Le borse asiatiche mostrano un miglioramento del sentiment, sostenute dal calo del petrolio e dalle aspettative di una soluzione diplomatica. Il Nikkei guadagna il 3%, l’S&P/ASX 200 l’1,8% e il Kospi l’1,6%, mentre anche i mercati cinesi registrano progressi superiori all’1%.

Dall’Australia arrivano segnali di moderato rallentamento dell’inflazione, con il CPI di febbraio in crescita del 3,7% su base annua rispetto al 3,8% precedente, mentre la misura core resta stabile al 3,3%.

Dalle minute dell’ultima riunione emerge un orientamento più deciso della Bank of Japan verso un ulteriore irrigidimento della politica monetaria, con diversi membri del board che ritengono necessario proseguire nel percorso di rialzo dei tassi. Una posizione che era già presente nella riunione di gennaio, prima dell’accelerazione del conflitto con l’Iran e del conseguente aumento dei prezzi energetici.

I verbali evidenziano anche una crescente attenzione al ruolo dello yen debole nell’alimentare l’inflazione, considerato oggi più incisivo rispetto al passato. Le aziende mostrano infatti una maggiore capacità di trasferire sui prezzi finali l’aumento dei costi legati alle importazioni e al lavoro, rafforzando le pressioni inflazionistiche interne.

La lettura rivista del leading indicator di gennaio del Giappone segnala un indebolimento, con il dato corretto a 1,7 rispetto al 2,1 della stima precedente, indicando un rallentamento delle prospettive economiche.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,99%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 99 punti base, in un contesto che torna a riflettere cautela dopo il temporaneo allentamento delle tensioni geopolitiche registrato a inizio settimana.

Gli investitori, che avevano inizialmente reagito con maggiore ottimismo, hanno successivamente ridimensionato le aspettative, spingendo nuovamente al rialzo i rendimenti dopo la flessione osservata lunedì. L’aumento dei prezzi energetici e i segnali inflazionistici hanno rafforzato le attese di una politica monetaria più restrittiva. La probabilità di un rialzo della Bce ad aprile è salita all’86%.

L’attenzione si concentra oggi sugli interventi dei rappresentanti della Bce, con particolare interesse per le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde e del capo economista Philip Lane, che potrebbero fornire indicazioni rilevanti sull’orientamento della politica monetaria.

Sul mercato primario, il Tesoro avvia la giornata mettendo a disposizione fino a 4 miliardi di euro tra Btp a breve termine e titoli indicizzati all’inflazione. In parallelo, sono stati comunicati i dettagli dell’asta di fine mese sul medio-lungo termine, prevista per venerdì, che rappresenta l’appuntamento principale della tornata: l’offerta complessiva potrà raggiungere gli 8,5 miliardi di euro, distribuiti tra Btp a 5 e 10 anni e un Ccteu con scadenza 2035. Domani è invece in calendario l’emissione di Bot semestrali per 7,5 miliardi.

La giornata vede attiva anche la Germania sul primario, con un’offerta complessiva di 2 miliardi di euro su Bund con scadenze 2041 e 2052, in un contesto di mercato ancora caratterizzato da volatilità e forte attenzione alle dinamiche dei tassi.

PETROLIO

Le quotazioni del greggio arretrano mentre prende slancio il tentativo diplomatico degli Stati Uniti di porre fine al conflitto con l’Iran, oscurando l’invio di nuove truppe nell’area e la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz. Il Brent arriva a perdere fino al 7% scivolando verso i 97 dollari al barile, prima di ridurre le perdite, mentre il West Texas Intermediate si attesta in area 89 dollari. Washington avrebbe elaborato un piano in 15 punti per favorire una soluzione negoziale, trasmesso a Teheran tramite il Pakistan.

L’amministrazione Trump ha disposto l’invio di circa 2.000 soldati della 82ª Divisione aviotrasportata, nel tentativo di contrastare il controllo iraniano sullo stretto, snodo centrale per i flussi energetici globali. Il mercato inizia a scontare uno scenario di negoziazione, con il rischio di escalation che lascia spazio a un possibile esito diplomatico, pur in un contesto segnato da scarsa fiducia tra le parti.

Le perdite del petrolio si attenuano quando Teheran lancia una nuova ondata di missili contro Israele e ribadisce la propria indisponibilità a un cessate il fuoco. Le forze armate iraniane escludono qualsiasi apertura negoziale e segnalano che i prezzi del petrolio non torneranno ai livelli precedenti finché le minacce contro il Paese non saranno rimosse.

Nonostante la correzione, il greggio resta avviato verso un forte rialzo mensile dopo settimane di volatilità legata a un conflitto entrato nella quarta settimana. Il controllo esercitato da Teheran sullo Stretto di Hormuz continua a comprimere i flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico, alimentando i timori di una crisi energetica globale.

La posizione statunitense si è modificata rapidamente negli ultimi giorni. Dopo la minaccia di colpire le centrali iraniane in caso di mancata riapertura dello stretto entro 48 ore, Donald Trump ha concesso una finestra di cinque giorni per avviare i colloqui. Da qui la proposta articolata e il rafforzamento della presenza militare, mentre l’Iran mantiene una linea rigida sul controllo dello snodo marittimo.

I dettagli del piano restano poco chiari. Trump ha indicato che un eventuale accordo dovrebbe includere il divieto per Teheran di sviluppare armi nucleari o arricchire materiale radioattivo, senza conferme sul sostegno israeliano a questa impostazione. La flessione dei prezzi riflette una riduzione del premio di rischio geopolitico, anche se l’assenza di negoziati ufficiali e il proseguimento delle operazioni militari mantengono elevata l’incertezza.

Il presidente americano ha inoltre parlato di segnali di apertura da parte iraniana, collegati ai flussi energetici nello stretto, mentre la Casa Bianca ha confermato la possibilità di un canale diplomatico, accompagnato dalla prosecuzione delle operazioni militari. Teheran ha dichiarato che le navi straniere possono transitare nello stretto a condizione di non sostenere azioni ostili e di rispettare le regole imposte.

Israele prosegue gli attacchi, colpendo obiettivi a Teheran, mentre emergono dubbi sulla disponibilità iraniana ad accettare la proposta americana. Allo stesso tempo, la Cina invita a un dialogo rapido, con Pechino direttamente coinvolta come principale acquirente di petrolio iraniano. Il mercato appare guidato dalla prospettiva di un accordo che possa portare a una tregua, con la riapertura dello Stretto di Hormuz come elemento centrale di qualsiasi intesa.

Le tensioni stanno già producendo effetti sull’economia globale. Chevron segnala il rischio di una crisi energetica in California, con la possibilità di uscire dal settore della raffinazione in assenza di un allentamento normativo, in uno Stato che importa circa il 20% dei carburanti raffinati dall’Asia. In Australia si registrano carenze diffuse, con oltre 600 stazioni di servizio prive di almeno un tipo di carburante. Le Filippine dichiarano lo stato di emergenza energetica e la Corea del Sud intensifica i piani per uno scenario critico in Medio Oriente.

ORO

L’oro torna a salire dopo aver interrotto una serie di nove sedute consecutive in calo, sostenuto dalle aspettative di una possibile soluzione diplomatica al conflitto in Medio Oriente. Il metallo prezioso avanza fino al +2,8% superando i 4.600 dollari l’oncia, dopo il +1,6% registrato nella seduta precedente. A sostenere il recupero contribuiscono le indiscrezioni su un piano statunitense in 15 punti per chiudere la guerra con l’Iran e le pressioni della Cina su Teheran per avviare negoziati, con contatti ad alto livello che potrebbero prendere forma già nei prossimi giorni.

Il movimento dell’oro si inserisce in un contesto di rotazione tra asset: il petrolio arretra, i mercati azionari guadagnano terreno e il dollaro si indebolisce fino a un calo dello 0,3%. Dall’inizio del conflitto, il metallo ha mostrato una dinamica in larga parte allineata alle borse e inversa rispetto al greggio. Il rialzo dei prezzi energetici ha alimentato i timori inflazionistici, spingendo gli operatori a rivedere le attese sulla politica monetaria, con la prospettiva di tassi più elevati o invariati più a lungo, elemento che pesa su un asset privo di rendimento.

Nelle ultime settimane la pressione sull’oro è stata accentuata anche dalle vendite forzate legate al calo simultaneo di azioni e obbligazioni, che ha spinto gli investitori a liquidare posizioni per generare liquidità. Il recente rimbalzo segnala un ritorno di interesse, anche se il quadro resta condizionato dalle aspettative sui tassi della Fed, dall’andamento del dollaro e dall’evoluzione geopolitica.

Il contesto resta fragile, con dettagli ancora incerti sul piano americano e un conflitto che non mostra segnali concreti di rallentamento. L’amministrazione Trump si prepara inoltre a rafforzare la presenza militare con l’invio di unità della 82ª Divisione aviotrasportata, mentre Iran e Israele continuano le operazioni.

Sul mercato emergono anche indicazioni di interventi da parte delle banche centrali. La Turchia sta valutando strumenti per difendere la lira, inclusi possibili utilizzi delle riserve auree attraverso operazioni di swap con valuta estera. Operazioni di questo tipo possono incidere sul sentiment, pur non rappresentando una liquidazione strutturale delle riserve.

Negli ultimi anni gli acquisti delle banche centrali hanno sostenuto il trend rialzista del metallo, anche se il ritmo degli accumuli aveva già mostrato un rallentamento. In prospettiva, la domanda resta supportata dalla necessità di diversificazione rispetto al dollaro e dalle preoccupazioni legate al debito sovrano statunitense, con il recente calo che viene interpretato come un’opportunità per riposizionarsi in vista di un possibile recupero.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

La giornata macro si apre con l’attenzione concentrata sulla Germania, dove alle 10:00 è atteso l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese di marzo, previsto in calo a 86,1 rispetto all’88,6 di febbraio, segnando la prima rilevazione dopo l’avvio del conflitto in Iran. Il dato si inserisce in un contesto già indebolito: i Pmi di marzo hanno mostrato un rallentamento dell’attività privata tedesca ai minimi degli ultimi tre mesi, mentre nell’area euro la crescita appare prossima alla stagnazione, con costi produttivi ai massimi da tre anni e nuove tensioni sulle catene di approvvigionamento, le più gravi da metà 2022.

Nel Regno Unito sono in agenda i dati sui prezzi di febbraio, con l’inflazione attesa in aumento dello 0,4% su base mensile e del 3% su base annua, mentre i prezzi al dettaglio sono visti a +0,5% mese e +3,7% anno, elementi chiave per valutare le prossime mosse della Bank of England.

Negli Stati Uniti l’attenzione si sposta alle 13:30 sui prezzi di import ed export di febbraio, entrambi attesi in crescita dello 0,5% mensile, oltre alle scorte settimanali di prodotti petroliferi diffuse dall’Eia alle 15:30, indicatore rilevante in una fase di forte tensione sui mercati energetici.

La Riksbank riunisce alle 9:00 il proprio comitato esecutivo con successiva pubblicazione dei verbali, mentre nell’area euro sono previsti diversi interventi della Bce, tra cui quelli della presidente Christine Lagarde alle 9:45 e del capo economista Philip Lane alle 10:15, insieme a ulteriori membri del board. In questo contesto, i mercati restano sensibili a qualsiasi segnale sull’evoluzione della politica monetaria. In Grecia, i mercati restano chiusi.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA MPS. Nel percorso di rinnovo degli organi societari, il consiglio di amministrazione ha indicato Fabrizio Palermo come unico candidato per il ruolo di amministratore delegato, confermando al contempo Nicola Maione alla presidenza.

TINEXTA. Al termine dell’offerta pubblica di acquisto promossa da Zinc BidCo è stato consegnato il 41,81% dei titoli oggetto dell’operazione, pari al 17,34% del capitale e al 15,04% dei diritti di voto, per un controvalore complessivo di 122,7 milioni di euro; il periodo di adesione verrà riaperto per cinque sedute tra fine marzo e inizio aprile.

INWIT. Swisscom ha comunicato che la controllata italiana Fastweb + Vodafone procederà alla risoluzione del contratto quadro relativo alla fornitura di servizi con la società.

FINCANTIERI. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio, con una conference call prevista nel pomeriggio.

HERA. Il consiglio di amministrazione si riunisce per l’esame e l’approvazione del bilancio.

IVECO GROUP. L’assemblea straordinaria ad Amsterdam è chiamata a deliberare sull’operazione di cessione del business Difesa a Leonardo..

A livello internazionale sono da monitorare:

SPACEX. La società punta a presentare già nei prossimi giorni il prospetto per la quotazione, avviando uno dei debutti in borsa più attesi dell’anno.

SK HYNIX. Il gruppo sta valutando una quotazione negli Stati Uniti nel corso dell’anno, mossa che permetterebbe di sostenere la crescita legata alla forte domanda di memorie per l’intelligenza artificiale.

MERCK. Il colosso farmaceutico è in trattative avanzate per acquisire Terns Pharmaceuticals, secondo fonti vicine al dossier.

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