STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso del -0,2%%. Positivi invece i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%).
Con l’avvio di giugno va in archivio un mese di maggio che si è rivelato particolarmente intenso per gli investitori. Le crescenti aspettative di un accordo tra Stati Uniti e Iran hanno favorito una forte discesa del petrolio, con il Brent in calo del -19,3%, la peggior performance mensile da marzo 2020, quando l’economia globale era paralizzata dai lockdown legati alla pandemia. Il ridimensionamento dei timori legati alla stagflazione ha sostenuto gli asset di rischio, consentendo allo S&P 500 di aggiornare nuovi massimi storici.
Tra i protagonisti del mese si è distinto ancora una volta il comparto dei semiconduttori, sostenuto dal rinnovato entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Il Philadelphia Semiconductor Index ha archiviato maggio con un rialzo complessivo del +22,2% in termini di total return. Ancora più impressionante la performance del mercato sudcoreano, con il Kospi in crescita del +28,5% nel solo mese e un progresso da inizio anno pari al +102,4% in appena cinque mesi.
Le prospettive di giugno continuano a essere strettamente legate all’evoluzione dei negoziati tra Washington e Teheran. Sono trascorsi ormai 93 giorni dall’inizio degli attacchi e 54 giorni dall’avvio della tregua che si è poi trasformata in cessate il fuoco. Il mercato appare più vicino che mai a un possibile accordo, ma allo stesso tempo resta elevato il rischio che il processo diplomatico possa interrompersi, mentre gli attacchi isolati continuano a moltiplicarsi, come dimostrano anche gli episodi registrati nel fine settimana.
L’attenzione resta concentrata sullo Stretto di Hormuz. Una sua eventuale chiusura prolungata fino alla metà dell’estate potrebbe generare un punto di svolta particolarmente critico per l’economia globale, con conseguenze potenzialmente non lineari sulla crescita e sulle catene di approvvigionamento energetico. In questa fase il presidente americano Donald Trump continua a valutare se i progressi emersi dai colloqui tra Stati Uniti e Iran siano sufficienti a soddisfare le condizioni poste da Washington. Il silenzio mantenuto dal presidente nel corso del fine settimana viene interpretato come un segnale di una fase decisiva delle trattative.
A complicare ulteriormente il quadro geopolitico contribuisce la ripresa degli scontri tra Israele e Hezbollah, nonostante siano allo studio nuove proposte di cessate il fuoco. Si tratta di uno scenario che rende ancora più delicato il percorso verso una stabilizzazione dell’intera area mediorientale. Una settimana fa si sarebbe potuto formulare lo stesso giudizio, ma la sensazione resta che le prossime ore e i prossimi giorni possano risultare determinanti.
ASIA
Anche l’Asia mantiene un’impostazione positiva, ancora trainata dal tema dell’intelligenza artificiale. Il Kospi si conferma il listino più brillante della regione con un progresso del +4,4%. In rialzo anche il Nikkei (+0,8%) e l’Hang Seng (+0,9%), mentre i mercati cinesi continentali mostrano una performance leggermente negativa, appesantiti da dati PMI diffusi tra il fine settimana e la mattinata odierna che hanno evidenziato un quadro sostanzialmente stagnante.
In Cina emergono nuovi segnali di rallentamento dell’attività industriale. L’indice PMI manifatturiero elaborato da S&P Global e pubblicato oggi ha mostrato a maggio una crescita del settore a un ritmo più contenuto rispetto ai mesi precedenti. Il dato si aggiunge alle indicazioni arrivate dal PMI ufficiale diffuso ieri, che ha evidenziato una frenata dell’attività nelle fabbriche cinesi, penalizzata dalla contrazione dei nuovi ordini provenienti dall’estero e dal persistente aumento dei costi di produzione sostenuti dalle imprese.
Dal Giappone arrivano invece indicazioni contrastanti sull’andamento dell’economia. I dati diffusi dal Ministero delle Finanze mostrano che nel primo trimestre la spesa delle aziende in impianti e macchinari si è sostanzialmente fermata dopo un anno caratterizzato da una forte espansione degli investimenti. Un elemento che alimenta le attese di una possibile revisione al ribasso del Pil del primo trimestre, mentre crescono le preoccupazioni per le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente.
Sul versante manifatturiero, il PMI giapponese di maggio si è attestato a 54,5 punti, confermando esattamente il livello registrato nel mese precedente e mantenendosi su valori compatibili con una fase di espansione dell’attività industriale.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,64%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 67 punti base, livello che rappresenta il minimo registrato dall’11 marzo.
L’attenzione degli operatori continua a concentrarsi sull’evoluzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per l’estensione del cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le continue oscillazioni nel dialogo tra Washington e Teheran restano il principale elemento di condizionamento delle prospettive finanziarie, mentre nei prossimi giorni i dati macro in arrivo dagli Stati Uniti e dall’Eurozona saranno osservati con particolare attenzione per valutare gli effetti economici del conflitto.
Sul mercato primario europeo sono previste diverse aste governative. In Francia il Tesoro metterà a disposizione tra 1,7 e 2,1 miliardi di euro del Btf con scadenza 16 dicembre 2026, tra 100 e 500 milioni del Btf in scadenza il 26 agosto 2026, tra 1,8 e 2,2 miliardi del Btf con scadenza 20 maggio 2027 e tra 2,8 e 3,2 miliardi del Btf in scadenza il 2 settembre 2026.
In Germania, invece, il Tesoro offrirà fino a 2 miliardi di euro del Bubill con scadenza 16 settembre 2025 e fino a 3 miliardi di euro del Bubill con scadenza 17 marzo 2026.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire dopo aver toccato i minimi delle ultime sei settimane, mentre restano elevate le incertezze sull’esito dei negoziati destinati a porre fine alla guerra con l’Iran. Il Brent recupera terreno e si riporta in area 93 dollari al barile dopo avere chiuso venerdì ai livelli più bassi da metà aprile, mentre il West Texas Intermediate avanza verso quota 90 dollari.
Nel fine settimana Stati Uniti e Iran hanno continuato a scambiarsi proposte e richieste di modifica sulla bozza di accordo che dovrebbe estendere il cessate il fuoco e consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le trattative proseguono, ma resta poco chiaro se le due parti stiano realmente avvicinandosi a un’intesa definitiva.
L’attuale fase di stallo segue settimane caratterizzate da un crescente ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace e di ripristinare i flussi energetici attraverso Hormuz. Proprio queste aspettative avevano contribuito a determinare il primo calo mensile delle quotazioni del greggio dall’inizio dell’anno. Nonostante la recente correzione, il Brent continua comunque a registrare un rialzo superiore al +25% rispetto ai livelli precedenti allo scoppio della guerra alla fine di febbraio, mentre la quasi totale chiusura della rotta marittima continua a provocare forti tensioni sui mercati energetici internazionali.
Secondo Hamzeh Al Gaaod, economista indipendente specializzato nell’area Medio Oriente e Nord Africa, né Washington né Teheran sembrano intenzionate a rinunciare alle rispettive condizioni considerate imprescindibili per raggiungere un accordo. L’esperto ritiene che il petrolio continuerà a muoversi seguendo quello che definisce un vero e proprio “ciclo delle dichiarazioni”, alternando fasi di ottimismo e cautela a seconda delle notizie provenienti dal tavolo negoziale.
Anche il presidente americano Donald Trump è tornato a intervenire sulla questione, affermando in un messaggio pubblicato su Truth Social che la proposta americana prevede chiaramente che l’Iran non possa dotarsi di armi nucleari.
Le dichiarazioni rappresentano il primo aggiornamento pubblico di Trump sul dossier iraniano dopo la riunione tenuta venerdì nella Situation Room della Casa Bianca. In quell’occasione il presidente aveva spiegato di attendersi l’annuncio di un accordo per prorogare di 60 giorni l’attuale tregua. In un precedente messaggio sui social media aveva inoltre ribadito le richieste avanzate da Washington, tra cui la sospensione del programma nucleare iraniano e il completo ripristino dello Stretto di Hormuz come via marittima internazionale libera e aperta al traffico globale.
Anche dall’Iran continuano ad arrivare segnali di prudenza. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim, considerata vicina alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha riferito domenica che entrambe le parti stanno continuando a proporre modifiche al testo dell’accordo. Secondo la stessa agenzia, non si può escludere che Stati Uniti e Iran decidano alla fine di respingere gli emendamenti proposti, provocando il fallimento dell’intera intesa.
Per Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital, le quotazioni restano ancora elevate nonostante la recente fase di debolezza. Secondo il gestore, il mercato non sta ancora scontando uno scenario di pace, ma semplicemente una riduzione della probabilità che si materializzi l’ipotesi più negativa.
Il quadro geopolitico si è ulteriormente complicato con l’allargamento delle operazioni militari israeliane in Libano. Israele ha infatti effettuato la più ampia incursione nel Paese degli ultimi venticinque anni, mentre Hezbollah, principale alleato regionale dell’Iran, ha intensificato gli attacchi contro il nord dello Stato ebraico. Tel Aviv non partecipa direttamente ai colloqui tra Washington e Teheran e non è chiaro se accetterà di interrompere le operazioni militari in Libano nell’ambito di un eventuale accordo.
Nel Golfo Persico emergono alcuni segnali di graduale ripresa dei traffici marittimi. Circa un quarto delle grandi petroliere non iraniane rimaste bloccate all’interno del Golfo allo scoppio della guerra è riuscito a lasciare l’area attraverso uscite lente e progressive. La navigazione continua però a essere caratterizzata da rischi elevati.
Negli ultimi giorni diverse navi in transito nello Stretto di Hormuz sono state oggetto di attacchi, circostanza che conferma i pericoli ancora presenti per gli armatori. Venerdì il cfo di Chevron, Mike Wirth, ha definito questi rischi “molto reali”.
Anche Goldman Sachs continua a evidenziare uno scenario particolarmente incerto per il mercato petrolifero. La banca americana ritiene che le quotazioni siano esposte a rischi in entrambe le direzioni, strette tra il rallentamento della domanda globale e le perdite di offerta provocate dalla guerra con l’Iran.
In una nota del 31 maggio, Goldman Sachs ha spiegato che la debolezza delle vendite di petrolio registrata ad aprile in Cina e nell’Europa occidentale aggiunge circa 10 dollari al barile di rischio ribassista rispetto alla previsione della banca, che continua a indicare un prezzo del Brent pari a 90 dollari al barile nel quarto trimestre dell’anno.
ORO
L’oro arretra leggermente mentre persistono le incertezze sulla possibile estensione del cessate il fuoco in Medio Oriente, un accordo che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz e contribuire ad attenuare le pressioni inflazionistiche a livello globale. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -0,5%, scendendo sotto quota 4.520 dollari l’oncia, dopo avere chiuso la seduta di venerdì con un rialzo del +1% grazie alle aspettative di un avvicinamento tra Stati Uniti e Iran.
Nel fine settimana, però, il negoziato ha mostrato nuovi segnali di complessità. Washington e Teheran hanno continuato a scambiarsi richieste di modifica sulla bozza di accordo e non è emerso con chiarezza se i colloqui abbiano prodotto progressi significativi.
Mentre il confronto diplomatico prosegue, il quadro geopolitico regionale si è ulteriormente complicato. Israele ha condotto la più ampia incursione in Libano degli ultimi venticinque anni, dopo l’intensificazione degli attacchi lanciati da Hezbollah, il principale alleato regionale dell’Iran, contro il nord del Paese. Israele non partecipa direttamente ai negoziati tra Stati Uniti e Repubblica Islamica e resta incerto se accetterà di interrompere le operazioni militari in Libano anche nel caso in cui il conflitto con l’Iran dovesse trovare una soluzione.
Le tensioni hanno sostenuto anche il recupero del petrolio. Il greggio è risalito dai minimi delle ultime sei settimane dopo che le speranze di un accordo rapido hanno perso slancio. Il presidente americano Donald Trump non è più intervenuto pubblicamente sul dossier iraniano dalla riunione tenuta venerdì nella Situation Room della Casa Bianca, occasione nella quale aveva dichiarato di aspettarsi l’annuncio di un’intesa per prorogare di 60 giorni l’attuale tregua.
A esercitare ulteriore pressione sull’oro è stato anche il rafforzamento del dollaro. L’apprezzamento della valuta americana rende infatti più costoso l’acquisto del metallo prezioso per gli investitori che operano con altre divise.
Dopo il brusco calo registrato con l’inizio della guerra alla fine di febbraio, il lingotto continua a trattare circa il -14% al di sotto dei livelli immediatamente precedenti al conflitto, pur avendo mostrato nelle ultime settimane una dinamica relativamente stabile all’interno di una fascia di oscillazione ristretta.
Un eventuale ritorno alla normalità dei flussi energetici e commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz contribuirebbe a ridurre le preoccupazioni sull’inflazione globale, aumentando le probabilità che le principali banche centrali possano adottare una politica monetaria meno restrittiva. Un contesto caratterizzato da tassi più bassi tende a favorire l’oro, che non offre rendimenti periodici.
Venerdì la vicepresidente della Fed per la supervisione bancaria, Michelle Bowman, ha dichiarato che è ancora prematuro valutare pienamente l’impatto inflazionistico della guerra con l’Iran. Secondo Bowman, i responsabili della politica monetaria dovrebbero evitare di reagire eccessivamente a shock temporanei sui prezzi.
Per Hebe Chen, analista di Vantage Markets, il mercato dell’oro si trova attualmente stretto tra due forze contrapposte. Da una parte permane la domanda di beni rifugio alimentata dall’incertezza geopolitica, dall’altra continua a pesare il livello elevato dei rendimenti reali influenzati dalle aspettative sulla Fed.
Secondo Chen, il metallo prezioso potrebbe continuare a muoversi all’interno di un intervallo limitato finché il quadro geopolitico non diventerà più chiaro, in una direzione o nell’altra. L’analista sottolinea inoltre che la vera variabile decisiva resta l’inflazione: se dovesse continuare a sostenere sia il dollaro sia i rendimenti reali, l’oro rischierebbe di perdere l’attuale area di supporto e di avviare una nuova fase di ribasso.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’agenda macro italiana si concentra a metà mattina sulla pubblicazione del PMI manifatturiero di maggio. Le attese indicano un dato sostanzialmente stabile a 51,9 punti rispetto ai 52,1 di aprile. Pur mantenendosi ampiamente sopra la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione dell’attività economica, l’indagine del mese precedente aveva evidenziato una forte pressione sui costi di produzione, saliti ai livelli più elevati da maggio 2022.
Ulteriori indicazioni sull’andamento dell’economia italiana nel mese di maggio arriveranno in serata con i dati relativi al saldo del settore statale e alle immatricolazioni di autovetture.
L’attenzione dei mercati europei resta concentrata soprattutto sull’inflazione dell’Eurozona. Domani Eurostat diffonderà la stima preliminare relativa a maggio, considerata un passaggio chiave per le prossime decisioni della Bce. Gli analisti prevedono un’inflazione complessiva al 3,0% su base annua e un dato al 2,2% al netto delle componenti energia e alimentari.
La Bce appare orientata verso un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di questo mese, mentre il percorso successivo rimane meno definito. I mercati monetari continuano a prezzare almeno un ulteriore rialzo entro dicembre, con la possibilità che gli interventi possano diventare due. Diversi esponenti dell’istituto centrale hanno sottolineato che molto dipenderà dalla persistenza dello shock energetico e dalla sua trasmissione all’economia.
Nel proprio scenario centrale, UniCredit prevede un’inflazione media del 3,5% nella seconda metà dell’anno, con la componente core destinata a mantenersi sotto il 2%, secondo quanto riportato in un report dell’istituto. Per giovedì è inoltre previsto un nuovo intervento pubblico della presidente della Bce, Christine Lagarde.
Dalla Germania arrivano intanto indicazioni contrastanti sui consumi. Ad aprile le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione dello 0,3% sia su base mensile sia su base annua. Il dato risulta comunque migliore rispetto alle attese degli economisti, che prevedevano una contrazione dello 0,5%.
Negli Stati Uniti il principale appuntamento della settimana sarà rappresentato dal rapporto sul mercato del lavoro di maggio, in calendario venerdì. Secondo il consensus, il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,3%, mentre la crescita dell’occupazione è attesa in rallentamento a +96.000 posti di lavoro, dopo l’aumento superiore alle previsioni registrato ad aprile.
Qualsiasi segnale di ulteriore surriscaldamento dell’economia americana potrebbe avere un impatto significativo sui mercati finanziari. Le preoccupazioni legate a un’inflazione che continua a mantenersi ben al di sopra dell’obiettivo del 2% stanno già contribuendo ad alimentare nuove spinte al rialzo dei rendimenti obbligazionari.
Gli operatori considerano oggi più probabile un rialzo dei tassi rispetto a un taglio nel corso del 2026, nonostante le ripetute richieste di allentamento monetario avanzate dal presidente Donald Trump. Uno scenario che rappresenta una sfida per il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, che questo mese si prepara a guidare il suo primo meeting del Fomc.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
GENERALI. Moody’s ha migliorato il giudizio sulla solidità finanziaria del gruppo assicurativo, portando il rating IFSR da A2 ad A1. L’agenzia ha inoltre confermato un outlook stabile.
STELLANTIS. L’amministrazione Trump starebbe valutando l’innalzamento all’82% della quota minima di contenuto regionale richiesta per i veicoli prodotti in Nord America che intendono beneficiare del trattamento tariffario preferenziale. Sul piano commerciale, a maggio le immatricolazioni del gruppo in Francia hanno registrato una flessione del 7,71% su base annua, mentre il mercato automobilistico francese nel suo complesso è cresciuto del 3,68%. In serata sono attesi anche i dati relativi alle immatricolazioni del mese di maggio in Italia.
PHARMANUTRA. Il gruppo farmaceutico punta ad aumentare il peso delle attività internazionali, con l’obiettivo di portare l’export al 50% dei ricavi rispetto all’attuale 40%. In un’intervista all’Economia del Corriere della Sera, l’amministratore delegato Roberto Lacorte ha spiegato che la società continua a monitorare opportunità di crescita per linee esterne. Il manager ha aggiunto che arrivano regolarmente proposte di acquisizione, comprese operazioni in aree extraeuropee come il Sud America, con l’obiettivo di entrare in nuovi mercati o sviluppare attività complementari a quelle già esistenti.
MOLTIPLY. Il gruppo starebbe esaminando diverse alternative strategiche riguardanti la divisione BPO&Tech, compresa l’ipotesi di una cessione totale o parziale dell’attività. Lo riferiscono a Reuters due fonti vicine al dossier, precisando che le valutazioni si trovano ancora in una fase preliminare.
PIRELLI. Sinochem, socio cinese del gruppo, ha depositato una lista composta da tre candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Due dei nominativi indicati risultano indipendenti, in linea con quanto previsto dalle prescrizioni del Golden Power.
UNIPOL. Moody’s Ratings ha deciso di migliorare l’Insurer Financial Strength Rating della compagnia assicurativa portandolo ad “A3”. L’outlook resta stabile.
CULTI. Al termine dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria promossa da Berger International è stata raggiunta una partecipazione pari al 98,28% del capitale sociale di Culti Milano. In seguito all’operazione, il titolo sarà revocato dalle negoziazioni su Euronext Growth Milan.
LAZIO. La società biancoceleste ha smentito in modo netto le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Il Tempo riguardanti una presunta offerta da 450 milioni di euro che sarebbe stata avanzata da JP Morgan per l’acquisizione del club.
ARISTON. Barclays ha rivisto al rialzo la propria raccomandazione sul titolo, portandola a “equal-weight” da “underweight”. La banca d’affari ha inoltre incrementato il target price a 3,3 euro dai precedenti 3,1 euro.
A livello internazionale sono da monitorare:
EASYJET. La compagnia aerea britannica, tra i pionieri del modello low cost in Europa negli ultimi trent’anni, avrebbe attirato l’interesse di un fondo di investimento interessato a un’operazione di acquisizione.
BERKSHIRE HATHAWAY. Il conglomerato guidato da Greg Abel acquisirà Taylor Morrison Home attraverso un’operazione interamente in contanti dal valore di circa 6,8 miliardi di dollari. Si tratta della prima grande acquisizione sotto la guida del nuovo amministratore delegato e rappresenta una significativa manifestazione di fiducia nei confronti del mercato immobiliare statunitense.
LG ELECTRONICS. Le azioni del gruppo sudcoreano hanno registrato per la seconda seduta consecutiva il massimo rialzo giornaliero consentito del +30,0%, sostenute dalle indiscrezioni secondo cui il presidente di LG Group, Koo Kwang-mo, incontrerà il CEO di Nvidia Jensen Huang il prossimo 5 giugno.
SK HYNIX. La società ha evacuato circa 3.600 dipendenti dal proprio complesso produttivo di semiconduttori situato a Cheongju, in Corea del Sud, dopo un incendio e una fuga di gas tossico verificatisi all’interno dell’impianto, secondo quanto riportato da Yonhap citando un responsabile aziendale.
HIAB. Il gruppo finlandese quotato in Borsa ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Labrie Environmental Group, produttore di veicoli per la raccolta dei rifiuti, sulla base di un enterprise value pari a 1,04 miliardi di dollari.
HSBC. L’istituto bancario sta intensificando gli sforzi per rilanciare la propria attività di investment banking a Hong Kong, segmento che negli ultimi anni ha mostrato segnali di indebolimento.

di Francesco Sicuro















































