STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%), con gli investitori che rallentano dopo i forti rialzi di ieri.
Le preoccupazioni legate alla guerra in Iran sembrano perdere intensità dopo il flusso di notizie delle ultime 24 ore, che non ha portato smentite significative alle indiscrezioni diffuse da Axios su un possibile accordo tra Stati Uniti e Teheran. Il petrolio consolida dopo il crollo della vigilia, un movimento che ha innescato un forte rally obbligazionario globale e una revisione al ribasso delle aspettative di rialzo dei tassi. In Europa i rendimenti a breve termine hanno registrato cali a doppia cifra, mentre il comparto legato all’intelligenza artificiale continua a sostenere gli asset rischiosi.
A guidare i movimenti di mercato è stata soprattutto la notizia secondo cui Washington e Teheran sarebbero vicine a un memorandum preliminare destinato a porre fine alla guerra e ad avviare negoziati più approfonditi sul nucleare. Secondo le indiscrezioni, l’intesa prevederebbe una moratoria sull’arricchimento dell’uranio da parte iraniana, la revoca delle sanzioni americane, il rilascio di miliardi di dollari di fondi congelati e l’allentamento delle restrizioni nello Stretto di Hormuz. Pur lasciando aperti numerosi interrogativi, il tono delle dichiarazioni successive ha rafforzato l’ottimismo. Donald Trump ha affermato che il conflitto ha “ottime possibilità” di concludersi entro la prossima settimana e si è definito “cautamente ottimista” in un’intervista a Fox News. Dall’Iran è arrivata la conferma che la proposta americana è in fase di valutazione, mentre secondo Bloomberg Teheran dovrebbe rispondere entro due giorni attraverso il Pakistan.
L’allentamento dei timori stagflazionistici ha sostenuto con forza gli indici azionari globali. S&P 500 (+1,5%), Nasdaq (+2%) e Magnificent 7 (+2%) hanno aggiornato nuovi record, con il comparto semiconduttori ancora protagonista grazie ai risultati superiori alle attese di AMD (+18,6%), sostenuta dalla forte domanda di soluzioni legate all’intelligenza artificiale. Il Philadelphia Semiconductor Index (+4,5%) ha così esteso il guadagno da inizio anno al +62%. Gli investitori hanno quasi eliminato l’ipotesi di ulteriori strette monetarie della Fed nel prossimo anno: il mercato prezza ora appena 5 punti base di rialzi entro marzo, contro i 14 punti base della seduta precedente. Il Tesoro Usa, nell’ultimo annuncio trimestrale, ha confermato l’intenzione di mantenere invariata la dimensione delle aste obbligazionarie “per almeno i prossimi trimestri”.
In Europa il recupero è stato ancora più marcato, grazie alla maggiore esposizione del continente allo shock energetico. Lo Stoxx 600 (+2,2%), il Ftse 100 (+2,1%), il Dax (+2,1%) e il Cac 40 (+2,9%) hanno chiuso in forte rialzo. Anche il mercato obbligazionario europeo ha esteso il rally, con gli investitori che hanno ridimensionato le aspettative di un imminente rialzo della Bce. La probabilità implicita di una stretta entro la riunione di giugno è scesa sotto l’80%, ai minimi delle ultime settimane.
L’attenzione resta concentrata anche sul Regno Unito, dove oggi si tengono le elezioni amministrative locali. I risultati, attesi da domani mattina, potrebbero avere implicazioni rilevanti per i mercati, considerando le aspettative di una pesante battuta d’arresto per il Partito Laburista. Crescono le speculazioni su una possibile sfida interna al premier Keir Starmer e sulla prospettiva che una nuova leadership possa allentare le regole fiscali, aumentando le emissioni di gilt.
Il mercato continua a considerare il Regno Unito una delle economie avanzate più esposte allo shock energetico generato dalla guerra in Medio Oriente. I costi di finanziamento britannici restano infatti tra i più elevati del mondo sviluppato e hanno registrato un incremento più marcato rispetto ad altri Paesi occidentali proprio per effetto dell’impennata dei prezzi dell’energia. Un ulteriore rialzo del petrolio o del gas rischierebbe di aggravare ulteriormente la pressione sui conti pubblici e di aumentare la vulnerabilità fiscale del Paese.
ASIA
In Asia prevale un clima positivo, trainato soprattutto dal balzo del Nikkei (+5,7%), che recupera terreno dopo tre giorni di chiusura per festività. In rialzo anche il CSI 300 (+0,2%) e lo Shanghai Composite (+0,2%), mentre l’Hang Seng (+1,6%) beneficia della forza dei titoli tecnologici. Più contenuto il progresso del Kospi (+0,1%), dopo i recenti record sostenuti dal rally dei produttori di chip, che hanno portato l’indice coreano a guadagnare oltre il +75% da inizio anno. Sale anche l’S&P/ASX 200 (+0,8%), nonostante i dati abbiano evidenziato un inatteso deficit commerciale dell’Australia nel mese di marzo. I futures americani ed europei si muovono poco sopra la parità, con gli investitori che rallentano dopo i forti rialzi della seduta precedente.
Dal Giappone arrivano invece segnali sempre più restrittivi da parte della Bank of Japan. Dai verbali della riunione del 18 e 19 marzo, diffusi nella notte, emerge che numerosi membri del board ritengono necessario procedere con un aumento dei tassi di interesse nel caso in cui lo shock energetico dovesse protrarsi abbastanza a lungo da generare effetti secondari persistenti sull’inflazione.
La discussione interna alla banca centrale evidenzia un orientamento sempre più aggressivo sul fronte della politica monetaria, rafforzando le aspettative del mercato per un possibile rialzo già nella riunione di giugno. A pesare sulle valutazioni della BoJ è soprattutto il forte aumento dei costi energetici, che si aggiunge a un quadro già caratterizzato da inflazione in accelerazione, yen debole e salari in crescita costante, elementi che stanno alimentando nuove pressioni sui prezzi nell’economia giapponese.
Sul mercato valutario resta alta l’attenzione sulle possibili mosse di Tokyo per sostenere la valuta nipponica. Un alto funzionario giapponese ha dichiarato che il Paese non è soggetto ad alcun limite sulla frequenza degli interventi nel mercato forex e che le autorità mantengono contatti quotidiani con gli Stati Uniti. Le dichiarazioni rafforzano l’idea che il governo e la banca centrale siano pronti a intervenire nuovamente in caso di nuove pressioni sullo yen, in una fase caratterizzata da forte volatilità valutaria e crescente divergenza tra le politiche monetarie globali.
SPREAD E NUOVE EMISSIONI
I titoli di Stato italiani si preparano all’avvio della seduta con segnali di ulteriore rafforzamento, sostenuti dal deciso miglioramento del clima sui mercati obbligazionari europei dopo le aperture diplomatiche tra Stati Uniti e Iran.
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,74%, sui minimi delle ultime settimane, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, sui livelli più bassi dal 20 aprile.
La seduta precedente è stata caratterizzata da un forte calo dei rendimenti nell’area euro, alimentato dalla brusca discesa delle quotazioni petrolifere seguita ai segnali di dialogo tra Washington e Teheran. Il ridimensionamento dei prezzi dell’energia ha spinto gli operatori a rivedere le aspettative sull’inflazione e, di conseguenza, sulle future mosse della Bce, favorendo acquisti consistenti sul comparto obbligazionario europeo.
Gli investitori hanno rapidamente corretto le stime sui tassi ufficiali dell’Eurotower, portando le attese sul tasso sui depositi di dicembre dal 2,71% al 2,62%. Si è ridotta anche la probabilità di un rialzo da 25 punti base nella prossima riunione della Bce, scesa dall’80% al 70%, segnale di una crescente convinzione che il rallentamento delle tensioni geopolitiche possa attenuare le pressioni inflazionistiche legate all’energia.
Resta elevata l’attenzione per le nuove emissioni sovrane. La Francia torna sul mercato con un’offerta compresa tra 11,5 e 13,5 miliardi di euro attraverso diverse tranche di Oat: il titolo con scadenza 25 novembre 2035 e cedola al 3,50%, quello con scadenza 25 maggio 2042 e cedola al 3,60%, l’Oat 25 maggio 2046 con cedola al 4,10% e il bond a lunga scadenza 25 maggio 2057 con cedola al 4,40%.
Anche la Spagna si presenta agli investitori con una nuova asta di Bonos articolata su più scadenze. Madrid offrirà il titolo con scadenza 31 marzo 2029 e cedola al 2,35%, il bond 30 aprile 2036 con cedola al 3,30%, il titolo 31 ottobre 2044 con cedola al 5,15% e un bond indicizzato all’inflazione con scadenza 30 novembre 2039 e cedola al 2,05%.
PETROLIO
Il petrolio prova a stabilizzarsi dopo il violento arretramento della seduta precedente, chiusa con una flessione vicina all’8%, mentre Stati Uniti e Iran valutano una nuova iniziativa diplomatica per mettere fine al conflitto in Medio Oriente. Il Brent si mantiene sopra i 102 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate oscilla in area 96 dollari, in un mercato che continua a muoversi tra segnali di distensione e forte incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo una fonte a conoscenza del dossier, Washington avrebbe presentato un memorandum d’intesa di una pagina che potrebbe aprire la strada a una riapertura graduale dello stretto, rimasto in larga parte bloccato dalla fine di febbraio. L’Iran dovrebbe fornire una risposta nei prossimi giorni. Il corridoio marittimo continua a essere condizionato da un doppio blocco: Teheran ostacola il traffico navale, mentre la Marina statunitense impedisce alle imbarcazioni di raggiungere o lasciare i porti iraniani nel tentativo di colpire il settore energetico della Repubblica islamica. In questo contesto, gli armatori restano prudenti e il passaggio nello stretto appare ancora quasi deserto.
“Il calo del greggio appare ancora una volta eccessivamente ottimista e prematuro: ciò che conta davvero per il mercato è capire come e quando riaprirà lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights. Secondo l’analista, la prospettiva di una normalizzazione resta ancora molto lontana.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato sui social che gli Stati Uniti interromperanno la campagna militare e revocheranno il blocco “a condizione che l’Iran accetti quanto concordato”, precisando subito dopo che si tratta “forse di un’ipotesi importante”. Trump ha aggiunto che, in assenza di un accordo, “i bombardamenti ricominceranno”.
La Casa Bianca deve confrontarsi con le pressioni interne legate all’impennata dei prezzi energetici negli Stati Uniti, che stanno alimentando le preoccupazioni degli elettori sul costo della vita. A pesare sul quadro anche il prossimo vertice tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, previsto a Pechino il 14 e 15 maggio. In settimana il principale diplomatico cinese ha chiesto una rapida riapertura di Hormuz durante un incontro con il ministro degli Esteri iraniano.
Secondo Will Todman, senior fellow del programma Medio Oriente presso il Center for Strategic and International Studies, Trump appare determinato a evitare che il conflitto comprometta il summit con Xi. L’analista osserva che Stati Uniti e Iran difficilmente riusciranno a raggiungere rapidamente un accordo completo, ma un’intesa preliminare consentirebbe di guadagnare tempo e ridurre le tensioni.
La nuova proposta americana arriva dopo la sospensione della missione lanciata da Washington per garantire il passaggio sicuro delle navi attraverso Hormuz. I negoziati dettagliati sul programma nucleare iraniano, elemento centrale delle motivazioni americane alla base del conflitto, verrebbero affrontati in una fase successiva. La fonte coinvolta nei colloqui ha precisato che, allo stato attuale, non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo.
Gli analisti di RBC Capital Markets ritengono che una parte del mercato possa interpretare positivamente il memorandum per la ripresa dei negoziati nei prossimi trenta giorni, considerandolo un segnale di progresso concreto. Gli stessi esperti avvertono però che un semplice MoU difficilmente porterà nell’immediato alla ripresa dei flussi marittimi o al riavvio su larga scala della produzione energetica.
Negli Stati Uniti, i dati governativi mostrano che le esportazioni di prodotti petroliferi hanno raggiunto livelli record nella scorsa settimana, confermando il ruolo crescente degli Stati Uniti come fornitore globale di carburanti in un contesto segnato dalla crisi dell’offerta legata alla guerra. Le scorte di greggio, intanto, hanno registrato una nuova diminuzione.
ORO
L’oro si mantiene stabile dopo il più forte rialzo giornaliero dalla fine di marzo, mentre gli operatori valutano le prospettive di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto che da quasi dieci settimane scuote il Medio Oriente. Il metallo prezioso tratta intorno ai 4.690 dollari l’oncia, dopo il balzo del 3% registrato ieri, sostenuto dal calo dei prezzi energetici, dalla discesa dei rendimenti obbligazionari e dall’indebolimento del dollaro, tornato sui livelli precedenti allo scoppio della guerra.
Il mercato continua a monitorare gli sviluppi diplomatici dopo che, secondo una fonte vicina ai colloqui, l’Iran starebbe valutando una nuova proposta avanzata dagli Stati Uniti per mettere fine alle ostilità. A rafforzare la pressione internazionale per una soluzione negoziale si è aggiunta anche la Cina, che ha chiesto un’accelerazione verso la conclusione del conflitto.
Nel corso delle ultime settimane Trump ha più volte sostenuto che un’intesa con Teheran fosse vicina, senza che nessun accordo concreto venisse effettivamente raggiunto. In un messaggio pubblicato mercoledì sui social, Trump ha dichiarato che Washington interromperà la campagna militare e revocherà il blocco sullo Stretto di Hormuz “a condizione che l’Iran accetti quanto concordato”, ammettendo allo stesso tempo che si tratta di “un’ipotesi significativa”.
“Le indiscrezioni relative a un possibile accordo di pace stanno sostenendo questa mattina sia i metalli preziosi sia i metalli industriali”, hanno scritto gli strategist di TD Securities. Gli analisti invitano comunque alla cautela, sottolineando che le aperture diplomatiche restano estremamente fragili e facilmente reversibili, anche perché le richieste di Stati Uniti e Iran sembrano ancora sostanzialmente immutate rispetto alle proposte precedenti.
Mentre i mercati continuano a prezzare la possibilità di una distensione geopolitica, alcuni esponenti della Fed hanno mantenuto un tono prudente sul quadro inflazionistico. Il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee e il numero uno della Fed di St. Louis Alberto Musalem hanno ricordato che l’inflazione resta superiore all’obiettivo del 2%, segnalando che i rischi sui prezzi non possono ancora essere considerati superati.
Dall’inizio della guerra, esplosa alla fine di febbraio, il lingotto ha perso circa l’11%, penalizzato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal conseguente shock energetico che ha rafforzato le aspettative di un’inflazione più persistente e di tassi di interesse destinati a rimanere elevati più a lungo.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Europa, l’attenzione si concentra sulle vendite al dettaglio della zona euro relative a marzo. Il consensus prevede una flessione dello 0,3% su base mensile e una crescita dell’1% su base annua, segnale di consumi ancora deboli in un contesto appesantito dall’aumento dei prezzi energetici e dall’incertezza economica.
Dalla Francia sono attesi anche i dati della bilancia commerciale di marzo, altro indicatore osservato dagli investitori per valutare l’impatto del rallentamento della domanda globale e delle tensioni sui costi energetici sull’economia europea.
Nel pomeriggio negli Stati Uniti sono attese le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, previste a 205.000 unità, dato che dovrebbe evidenziare un lieve aumento rispetto alla rilevazione precedente. L’attenzione del mercato resta rivolta soprattutto al report governativo sui payrolls di aprile, in calendario domani, che secondo le attese dovrebbe mostrare un deciso rallentamento della crescita occupazionale.
Ieri, intanto, il rapporto Adp sul settore privato statunitense ha evidenziato una crescita dell’occupazione superiore alle previsioni nel mese di aprile, rafforzando l’idea di un mercato del lavoro ancora solido nonostante il rallentamento dell’economia e le tensioni geopolitiche. La tenuta dell’occupazione continua a sostenere le aspettative degli operatori secondo cui la Fed potrebbe mantenere i tassi invariati per tutto l’anno, anche dopo l’arrivo alla guida della banca centrale di Kevin Warsh, considerato vicino alle posizioni di Donald Trump.
Lo stesso Warsh, in un libro di prossima pubblicazione, rilancia il dibattito sulla governance della Fed. L’economista sostiene che la pubblicazione dei verbali del Fomc, pratica centrale nella strategia di trasparenza adottata dalla Fed da oltre trent’anni, rischia di compromettere la qualità del confronto interno necessario per definire una politica monetaria efficace.
Negli Stati Uniti oggi verranno diffusi anche i dati sulle spese alle costruzioni di marzo e quelli relativi al credito al consumo, indicatori utili per valutare lo stato della domanda interna e la capacità di spesa delle famiglie americane in una fase di tassi elevati.
Attese anche le decisioni di politica monetaria della Riksbank e della Norges Bank, oltre agli interventi dei banchieri centrali Hammack e Williams per la Fed e Kocher, Villeroy, Guindos, Lane e Schnabel per la Bce. Sul fronte societario, riflettori puntati sui risultati di McDonald’s, Gilead e McKesson.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
UNICREDIT. La banca ha firmato un term sheet non vincolante finalizzato alla cessione di una parte delle attività detenute dalla controllata russa AO Bank a favore di un investitore privato con sede negli Emirati Arabi Uniti.
BANCA MPS. Fabrizio Palermo, entrato nel consiglio di amministrazione attraverso la lista presentata da Caltagirone, ha lasciato con effetto immediato l’incarico di consigliere, spiegando di non condividere le recenti scelte adottate in materia di governance.
BPER BANCA. L’istituto presenterà il nuovo aggiornamento del piano industriale al 2027 il prossimo 6 agosto, subordinatamente all’evoluzione dello scenario geopolitico e macroeconomico. La banca ha comunicato i risultati del primo trimestre, chiuso con un utile netto consolidato pari a 549 milioni di euro. Conference call sui conti trimestrali prevista alle 10.
TIM. Sky ha avviato un’azione legale chiedendo un risarcimento compreso tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro nei confronti di Tim e Dazn, accusando le due società di aver provocato danni economici attraverso presunte violazioni delle norme antitrust collegate all’accordo del 2021 per la distribuzione delle partite di Serie A.
Nel primo trimestre il gruppo ha registrato ricavi complessivi pari a 3,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,4%, mentre l’Ebitda After Lease si è attestato a 0,8 miliardi, sostanzialmente in linea con le attese del mercato. Il debito netto After Lease è risultato pari a 7,3 miliardi di euro, con leva finanziaria inferiore a due volte. Confermata la guidance per l’intero 2026.
La società ha inoltre indicato che una completa uscita dall’accordo relativo alle torri con Inwit potrebbe richiedere circa dieci anni, secondo quanto emerso dalle slide diffuse ieri. Conference call alle 14,30.
ENI. Il gruppo energetico ha comunicato l’esito positivo dei test di produzione relativi alla scoperta Geliga-1 in Indonesia.
POSTE ITALIANE. La società ha migliorato le proprie stime per l’intero esercizio dopo aver archiviato il primo trimestre con risultati superiori alle aspettative degli analisti. Conference call prevista alle 12,30.
IVECO. Tata Motors prevede di completare l’operazione di acquisizione di Iveco entro il terzo trimestre dell’anno in corso.
FINECOBANK. L’istituto ha chiuso il primo trimestre con un utile netto pari a 162,2 milioni di euro, ricavi complessivi a 342,9 milioni in crescita del 4,1% su base annua e raccolta netta salita a 4,6 miliardi, in aumento del 43,8%.
L’utile netto ha registrato una flessione dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per effetto di un incremento del tax rate. Conference call prevista in giornata.
TENARIS. Il gruppo ha avvertito che nel secondo trimestre si attende una riduzione delle vendite, a causa del rallentamento delle spedizioni in Medio Oriente legato al conflitto nell’area. Conference call dedicata ai risultati trimestrali in agenda oggi.
CAMPARI. Il gruppo ha archiviato il primo trimestre con una crescita organica delle vendite nette del 2,9%. Confermate le previsioni per il 2026, con una crescita organica attesa in linea con il ritmo registrato nel 2025, intorno al 3%.
ENEL. La controllata spagnola Endesa ha confermato la guidance annuale dopo aver riportato un utile netto trimestrale in aumento del 24%, superiore alle attese del mercato. Riunione del consiglio di amministrazione sui risultati del primo trimestre e conference call a seguire.
NEXI. Nel primo trimestre il gruppo ha riportato ricavi in aumento dell’1% e un Ebitda in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Conference call prevista in giornata.
EDISON. La società ha rivisto leggermente al ribasso le stime per l’esercizio in corso dopo aver registrato un utile operativo dimezzato nel primo trimestre, penalizzato dagli effetti della forza maggiore dichiarata da QatarEnergy sulle forniture di gas naturale liquefatto.
MFE-MEDIAFOREUROPE. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato l’intenzione di promuovere un’azione civile di risarcimento danni contro Bianca Berlinguer e Mediaset, controllata dal gruppo Mfe, per la diffusione di notizie e dichiarazioni considerate lesive dell’immagine personale e istituzionale nel caso Minetti.
LEONARDO. Assemblea degli azionisti convocata alle 10,30.
AZIMUT. Consiglio di amministrazione dedicato ai risultati del primo trimestre.
BANCA MEDIOLANUM. Riunione del consiglio sui conti trimestrali con conference call a seguire.
PIRELLI. Consiglio di amministrazione sul primo trimestre seguito da conference call.
TERNA. Il gruppo riunisce il consiglio di amministrazione per approvare i risultati trimestrali, con conference call successiva.
BREMBO. Consiglio di amministrazione sui risultati del primo trimestre e conference call alle 14,30.
A livello internazionale sono da monitorare:
NVIDIA, CORNING. Nvidia ha acquistato diritti su azioni Corning per un valore di 500 milioni di dollari nell’ambito di una partnership più ampia tra le due società destinata allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
ANTHROPIC, SPACEX. Anthropic ha siglato un accordo con SpaceX di Elon Musk per rafforzare la capacità di calcolo necessaria a sostenere la crescente domanda del software di intelligenza artificiale Claude.
ARM HOLDINGS. Il gruppo britannico ha deluso gli investitori con una guidance sulle vendite trimestrali inferiore alle aspettative, segnalando che l’espansione nel mercato delle infrastrutture AI si trova ancora in una fase iniziale.
WALT DISNEY. La società ha pubblicato risultati superiori alle stime di Wall Street grazie al miglioramento della redditività della divisione streaming, al successo dei nuovi film Avatar e Zootopia e alla crescita della spesa dei visitatori nei resort e nelle crociere del gruppo.
GRANDI BANCHE CINESI. L’autorità di vigilanza finanziaria cinese ha raccomandato ai principali istituti del Paese di sospendere temporaneamente nuovi finanziamenti a cinque raffinerie recentemente sanzionate dagli Stati Uniti per i loro legami con il petrolio iraniano.

di Francesco Sicuro















































