STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%).
A due mesi esatti dall’inizio degli attacchi contro l’Iran, il quadro resta dominato da una tregua fragile e a tempo indeterminato, entrata in vigore l’8 aprile ma esposta al rischio concreto di un’interruzione improvvisa. Dopo un fine settimana caratterizzato da segnali negativi, nelle ultime ore sono emerse notizie su una nuova proposta iraniana agli Stati Uniti per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto. Secondo quanto riportato da Axios e da altre fonti, il piano rinvierebbe però il confronto sul programma nucleare, elemento che rende incerta la risposta dell’amministrazione americana. Il mercato, in questa fase, mostra una tenuta migliore rispetto alle attese di inizio settimana. La proposta arriva dopo che Donald Trump ha annullato la missione a Islamabad dei suoi inviati Jared Kushner e Steve Witkoff, dichiarando che l’Iran ha “offerto molto, ma non abbastanza”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran non accetterà negoziati imposti sotto minaccia o blocco. I prossimi giorni sono destinati a portare nuovi sviluppi difficili da prevedere. A oltre otto settimane dall’inizio del conflitto, le attese iniziali di una rapida risoluzione non si sono concretizzate: la reazione dei mercati si è sviluppata secondo uno schema noto, ma in un contesto in cui la guerra resta aperta. Nonostante ciò, gli operatori continuano a scontare una probabilità significativa di soluzione nel breve periodo. La piattaforma Polymarket indica una probabilità del 56% di ritorno alla normalità dei traffici entro il 30 giugno, in calo rispetto al 91% registrato dieci giorni fa quando si ipotizzava una riapertura dello stretto.
Sul fronte politico statunitense, un elemento rilevante è rappresentato dalla decisione del senatore Thom Tillis di ritirare il veto sulla nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed. Tillis ha motivato la scelta con la decisione del Dipartimento di Giustizia di archiviare l’indagine sui costi di ristrutturazione della banca centrale. Restavano dubbi sulla possibilità di una riapertura del dossier, ma il senatore ha dichiarato di aver ricevuto garanzie sufficienti per sbloccare il processo.
La settimana si preannuncia particolarmente intensa, con riunioni di politica monetaria per tutti i Paesi del G7 e una stagione di trimestrali che coinvolge il 44% della capitalizzazione dello S&P 500, incluse cinque società delle cosiddette Magnificent 7. Un contesto già denso di appuntamenti che si intreccia con l’evoluzione del conflitto in Iran, destinato a rimanere il principale fattore di influenza per i mercati globali.
ASIA
L’azionario mostra un andamento positivo, con il Kospi in crescita del +2,6% e un progresso del +57,6% da inizio anno, mentre il Nikkei avanza del +1,9%. I movimenti risultano più contenuti per Hang Seng +0,1%, CSI +0,2% e Shanghai Composite +0,1%, mentre l’S&P/ASX 200 segna -0,1%.
In Giappone prende il via la riunione di politica monetaria della Bank of Japan, che dovrebbe concludersi domani con una conferma dei tassi di interesse. Secondo un recente sondaggio Reuters, il 65% degli analisti prevede un primo rialzo entro giugno, con il tasso di riferimento visto all’1%, seguito da un ulteriore aumento nel quarto trimestre fino all’1,25%.
I dati diffusi venerdì hanno mostrato un’inflazione core in rallentamento sotto il target del 2% per il secondo mese consecutivo, a fronte di rischi crescenti legati all’andamento dei prezzi energetici. Sempre dal Giappone, la lettura finale del leading indicator di febbraio si è attestata a 1,3, confermando il quadro delineato dalle stime preliminari.
SPREAD E NUOVE EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,79%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base, livelli che riflettono un contesto di attenzione da parte degli investitori.
Il Tesoro ha comunicato venerdì sera che nell’asta a medio-lungo termine di mercoledì saranno offerti fino a 9 miliardi di euro complessivi tra Btp e Ccteu. Nel dettaglio, è previsto il collocamento tra 3,5 e 4 miliardi del nuovo Btp a cinque anni con scadenza giugno 2031 e cedola al 3,15%, affiancato da una riapertura tra 1 e 1,5 miliardi del titolo off-the-run con scadenza marzo 2035 e da un’emissione compresa tra 3 e 3,5 miliardi del nuovo Ccteu con scadenza aprile 2036.
Dopo la chiusura di Wall Street di venerdì, Scope Ratings ha confermato il rating sovrano dell’Italia a ‘BBB+’ con outlook positivo, mantenendo invariata la valutazione in una fase caratterizzata da incertezze macroeconomiche e geopolitiche.
In Europa prosegue anche l’attività sul mercato primario, con il Tesoro francese che mette in offerta diverse tranche di Btf: tra 200 e 600 milioni con scadenza 15 luglio 2026, tra 2,9 e 3,3 miliardi con scadenza 5 agosto 2026, tra 1,7 e 2,1 miliardi con scadenza 21 ottobre 2026 e ulteriori 1,7-2,1 miliardi con scadenza 21 aprile 2027.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire dopo il fallimento dei tentativi di rilanciare i negoziati sulla guerra in Iran, con lo Stretto di Hormuz che resta quasi impraticabile, prolungando le interruzioni in Medio Oriente che stanno agitando i mercati globali. Il Brent è salito fino a +2,5% a 108 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si è avvicinato ai 97 dollari, prima di ridurre parte dei guadagni dopo indiscrezioni su una nuova proposta iraniana agli Stati Uniti per riaprire lo stretto. Nel fine settimana, il presidente Donald Trump ha annullato un viaggio previsto dei suoi emissari in Pakistan, paese mediatore, mentre Teheran ha ribadito che non intende negoziare sotto minaccia.
Il cessate il fuoco regge in larga parte dall’inizio di aprile, ma il blocco dello Stretto di Hormuz da parte di entrambe le parti ha ridotto i transiti giornalieri quasi a zero, provocando uno shock sull’offerta che coinvolge petrolio, carburanti, gas naturale e fertilizzanti, alimentando i timori di una crisi inflazionistica. Mona Yacoubian del Center for Strategic and International Studies ha sottolineato che lo stretto resta “sotto assedio, con il traffico fermo”, descrivendo una situazione di stallo in cui nessuna delle parti sembra intenzionata a tornare a un conflitto aperto ma nemmeno a trovare una soluzione.
Secondo quanto riportato da Axios, l’Iran avrebbe avanzato tramite mediatori pakistani una proposta agli Stati Uniti per riaprire lo stretto e porre fine alla guerra, rinviando a una fase successiva il dossier nucleare. Trump dovrebbe riunire il suo team per la sicurezza nazionale e la politica estera per discutere lo stallo negoziale. Lo stesso presidente ha dichiarato che Teheran “ha offerto molto, ma non abbastanza”, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il Paese non accetterà negoziati imposti sotto pressione o blocco.
Il conflitto, giunto alla nona settimana, ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia, causando carenze di prodotti chiave come il gas di petrolio liquefatto in India e costringendo le compagnie aeree a ridurre i voli. L’Agenzia Internazionale dell’Energia definisce la situazione come il più grande shock di offerta della storia. Secondo Robert Yawger di Mizuho Securities, il mercato si sta consolidando sopra i 100 dollari al barile, con probabilità sempre più ridotte di un accordo nel breve periodo.
La chiusura prolungata dello stretto sta imponendo un riequilibrio della domanda globale, con un calo dei flussi stimato almeno al -10%, mentre la perdita complessiva si avvicina a 1 miliardo di barili, oltre il doppio delle riserve emergenziali rilasciate dai governi dopo precedenti crisi. Le forze statunitensi hanno intercettato una nave sanzionata nel Mar Arabico, costringendola a invertire la rotta verso l’Iran sotto scorta militare. Dall’inizio del blocco sono state deviate 38 imbarcazioni, secondo il Comando centrale degli Stati Uniti.
Gran parte del petrolio iraniano continua a essere destinata alla Cina, con le raffinerie indipendenti che beneficiano di prezzi più bassi. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Hengli Petrochemical Refinery di Dalian per i suoi legami con Teheran, a poche settimane da un possibile incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, mentre la società ha negato qualsiasi relazione commerciale con l’Iran. Secondo Haris Khurshid di Karobaar Capital, il mercato ha già incorporato una quota significativa di rischio, con il Brent atteso in un intervallo tra 100 e 115 dollari al barile, salvo un’ulteriore escalation su scala regionale.
ORO
L’oro mostra un andamento incerto mentre i tentativi di riavviare i negoziati tra Stati Uniti e Iran restano bloccati e i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz continuano a essere compromessi, a due mesi dall’inizio di un conflitto che ha scosso i mercati globali e alimentato i rischi inflazionistici. Il metallo prezioso è salito fino a +0,4% a 4.730 dollari l’oncia, recuperando le perdite iniziali dopo indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe presentato a Washington una nuova proposta per riaprire lo stretto, rinviando le trattative sul programma nucleare. Nel fine settimana, il presidente Donald Trump ha annullato il viaggio dei suoi inviati a Islamabad per rilanciare i colloqui, mentre l’Iran ha ribadito che non negozierà sotto minaccia.
Il petrolio ha registrato un rialzo nella giornata di lunedì, con Hormuz reso quasi impraticabile dai blocchi contrapposti, per poi ridurre parte dei guadagni dopo le notizie su possibili aperture diplomatiche. Lo shock sull’offerta energetica ha accresciuto i timori inflazionistici, rafforzando l’ipotesi che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo o procedano con ulteriori rialzi, un contesto che penalizza un asset privo di rendimento come l’oro, in calo di circa -11% dall’inizio del conflitto a fine febbraio.
Secondo Nicky Shiels di MKS PAMP, il mercato dell’oro si trova in una fase di incertezza tecnica, con convinzione limitata da parte degli operatori, grandi allocazioni ancora ferme e domanda fisica disomogenea. La stessa analista descrive la situazione come una fase in cui il mercato appare “senza direzione”.
Gli investitori stanno valutando anche le prospettive della Fed sui tassi di interesse dopo che il procuratore statunitense Jeanine Pirro ha deciso di archiviare un’indagine sui costi della banca centrale, aprendo la strada alla possibile nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente. Il mercato non si attende un ciclo aggressivo di tagli, ma un approccio più graduale nella riduzione dei tassi.
In Medio Oriente, la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha interrotto circa un quinto dei flussi petroliferi globali. Il cessate il fuoco ha tenuto nel fine settimana, ma Trump ha chiesto ai suoi inviati Jared Kushner e Steve Witkoff di rinviare la missione in Pakistan, impegnato nella mediazione. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il Paese non accetterà negoziati imposti sotto minacce o blocchi.
Il mercato appare condizionato dall’alternarsi di segnali contrastanti sul cessate il fuoco, con l’oro che mostra un comportamento più simile a un asset di rischio, correlato negativamente al petrolio e solo debolmente positivo rispetto all’azionario. In questo contesto, l’interesse degli investitori resta limitato su livelli inferiori ai 5.000 dollari l’oncia.
Sul fronte dei flussi, il fondo sovrano petrolifero dell’Azerbaigian ha venduto circa 22 tonnellate di oro nel primo trimestre, per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari ai prezzi attuali, dopo il rally che aveva portato l’allocazione ai massimi consentiti. Si tratta della prima riduzione delle riserve da quando il fondo ha iniziato ad acquistare oro nel 2012.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’agenda macroeconomica della giornata si concentra sulla Germania, dove è atteso l’indice Gfk sulla fiducia dei consumatori di maggio.
In serata l’attenzione si sposta sull’area euro con l’intervento del membro del comitato esecutivo della Bce Isabel Schnabel.
L’agenda delle banche centrali si presenta particolarmente intensa questa settimana, con una serie di appuntamenti ravvicinati che attireranno l’attenzione degli investitori globali. Domani è attesa la decisione della Bank of Japan, mentre negli Stati Uniti prende il via la riunione del Federal Open Market Committee, destinata a concludersi mercoledì sera. Giovedì sarà poi la volta della Bank of England e, a seguire, della Banca centrale europea.
Secondo la mediana delle stime raccolte da Reuters, la Federal Reserve dovrebbe mantenere invariati i tassi di interesse fino a settembre, con la possibilità di almeno un taglio entro la fine dell’anno. Anche la Bank of England è attesa confermare l’attuale livello del costo del denaro, nonostante le persistenti pressioni inflazionistiche. Per quanto riguarda la Bce, le aspettative indicano una possibile stretta da 25 punti base nel mese di giugno, in linea con un quadro ancora influenzato dalle dinamiche dei prezzi.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
UNICREDIT, ASSICURAZIONI GENERALI. UniCredit ha incrementato ulteriormente la propria partecipazione nel gruppo assicurativo superando il 9%, secondo indiscrezioni di stampa. L’istituto sarebbe inoltre coinvolto in un’operazione di block trade relativa allo 0,3% del capitale di Generali, effettuata nei giorni scorsi. La quota detenuta potrebbe superare il 10% una volta completato il programma di riacquisto di azioni dell’assicuratore, che prevede la cancellazione di titoli pari a circa l’1% del capitale. L’aumento della partecipazione punta a rafforzare il posizionamento della banca in vista di possibili operazioni sul gruppo e a consolidare le relazioni commerciali, secondo fonti citate da Bloomberg.
ENI. Il conflitto in Iran è destinato ad avere effetti più profondi e duraturi sui prezzi di petrolio e gas rispetto a quanto attualmente scontato dal mercato, secondo quanto dichiarato da Francesco Gattei, Chief Transition and Financial Officer, durante la presentazione dei risultati trimestrali.
LEONARDO. L’agenzia Moody’s ha migliorato il rating portandolo a Baa2, confermando al tempo stesso un outlook positivo sul gruppo.
STELLANTIS. Il marchio Peugeot avvierà la produzione di veicoli in Cina sfruttando la tecnologia del partner storico Dongfeng, con l’obiettivo di servire sia il mercato domestico sia quello internazionale.
TERNA. L’amministratore delegato uscente Giuseppina Di Foggia ha raggiunto un accordo per la cessazione anticipata del rapporto di lavoro con decorrenza dal 5 maggio. L’intesa prevede un trattamento di fine mandato pari a 108.760 euro lordi, con la rinuncia all’indennità integrativa legata al ruolo di direttore generale, per la quale la società aveva accantonato oltre 7 milioni di euro.
BRUNELLO CUCINELLI. Il gruppo ha rafforzato i controlli interni per verificare il rispetto delle sanzioni europee nei confronti della Russia, come emerge dalla relazione finanziaria 2025, dopo le contestazioni relative a possibili violazioni delle restrizioni all’export.
BANCO DESIO, SCM. L’offerta pubblica di acquisto lanciata da Banco Desio su Solutions Capital Management Sim si è conclusa con adesioni pari al 97,66% del capitale, superando la soglia del 95% prevista per il successo dell’operazione.
POSTE ITALIANE. Assemblea degli azionisti in programma alle 14,00.
NEWPRINCES. Assemblea convocata alle 12,00 con eventuale seconda convocazione fissata per il 4 maggio.
A livello internazionale sono da monitorare:
NOMURA HOLDINGS. Il titolo ha registrato un calo dopo che l’utile del quarto trimestre si è attestato al di sotto delle attese degli analisti, penalizzato da svalutazioni e da una perdita registrata in Europa.
SUN PHARMACEUTICAL INDUSTRIES, ORGANON. La società indiana ha raggiunto un accordo per acquisire la compagnia statunitense attiva nella salute femminile, in un’operazione che si configura tra le più rilevanti acquisizioni all’estero da parte di gruppi indiani negli ultimi anni.
FRONTIER, AVELO. Un gruppo di compagnie aeree low cost, tra cui Frontier e Avelo, ha richiesto un sostegno governativo pari a 2,5 miliardi di dollari in cambio di warrant convertibili in partecipazioni azionarie.
CHINA MERCHANTS GROUP, CK HUTCHISON HOLDINGS. L’operatore portuale cinese è in trattative per entrare in un consorzio interessato all’acquisizione di numerosi porti appartenenti a CK Hutchison Holdings.

di Francesco Sicuro















































