STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,3%. Sulla stessa scia anche i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,4%).
Il movimento dei mercati ha sorpreso per intensità e rapidità. Il 30 marzo l’S&P 500 aveva chiuso a 6.343,7 punti, sui minimi degli ultimi otto mesi, mentre dopo appena 11 sedute l’indice ha superato per la prima volta la soglia dei 7.000 punti, chiudendo a 7.023 (+0,8%), con un progresso complessivo del +10,7% e nuovi massimi storici. Una dinamica che ricalca una versione ad alta intensità del classico schema dei conflitti geopolitici, in cui l’impatto negativo si esaurisce in circa 15 giorni e il recupero si completa nelle successive 2-3 settimane. In questo caso la discesa è risultata leggermente più profonda rispetto alla media storica e il minimo ha richiesto più tempo per formarsi, mentre la fase di recupero si è rivelata più rapida, confermando nel complesso la validità del modello.
Il supporto a Wall Street è arrivato anche dalla stagione delle trimestrali, con Morgan Stanley (+4,5%) e Bank of America (+1%) in rialzo dopo la pubblicazione dei conti. I risultati hanno rafforzato la percezione di una tenuta dell’economia statunitense, nonostante il recente aumento dei prezzi energetici. Anche il comparto del credito privato ha mostrato segnali di recupero, con Blue Owl Capital in rialzo di oltre il +17% in due sedute, il miglior risultato dalla fine del 2022. Tra le storie più sorprendenti di ieri, il titolo della società statunitense AllBirds è balzato del +582% dopo l’annuncio di un cambio di strategia dalla produzione di scarpe verso il business dell’intelligenza artificiale.
In Europa, la seduta è stata più debole, penalizzata da alcune delusioni sul fronte degli utili. Il comparto del lusso ha registrato forti cali, con Kering (-9,3%) e Hermes (-8,2%), che hanno pesato sul Cac 40 (-0,6%). Anche ASML (-4,2%) ha chiuso in ribasso nonostante il miglioramento delle previsioni di vendita. Nel complesso, lo Stoxx 600 (-0,4%) ha archiviato la giornata in calo.
Il nuovo slancio degli asset rischiosi è stato alimentato dalle notizie sul fronte geopolitico. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un’intesa “di principio” per estendere la tregua del 7 aprile, con Bloomberg che indica la possibilità di una proroga di due settimane. La Casa Bianca ha confermato che i negoziati proseguono, senza una richiesta formale di estensione. Dal lato iraniano arrivano segnali di apertura, con il portavoce del ministero degli Esteri Baghaei che ha definito negoziabile il livello di arricchimento nucleare, pur ribadendo il diritto all’uso pacifico dell’energia atomica.
Il quadro complessivo resta guidato dall’idea che il conflitto possa essere risolto in tempi relativamente brevi, anche se la situazione nello Stretto di Hormuz rimane invariata. Il blocco navale statunitense continua a impedire il transito delle navi, con il comando centrale che ha confermato che nessuna imbarcazione è riuscita a superare i controlli, mentre nove navi hanno invertito la rotta.
ASIA
La spinta rialzista prosegue anche in Asia, con il Nikkei (+2,1%) in evidenza grazie al contributo dei titoli tecnologici e legati ai semiconduttori, portandosi su nuovi massimi storici. Avanzano anche il KOSPI (+1,6%), che si riporta intorno a un +47% da inizio anno, l’Hang Seng (+1,4%), il CSI 300 (+0,9%) e lo Shanghai Composite (+0,5%), sostenuti dalla pubblicazione di una serie di dati macroeconomici. In controtendenza l’S&P/ASX 200 (-0,3%).
Dalla Cina emergono indicazioni contrastanti ma nel complesso solide. Il Pil del primo trimestre cresce del +5,0% su base annua, superando le attese del +4,8% e migliorando rispetto al +4,5% del trimestre precedente. La produzione industriale accelera a +5,7% a marzo, oltre il consenso, mentre le vendite al dettaglio si fermano a +1,7%, sotto le previsioni, evidenziando una domanda interna ancora debole. Il settore immobiliare continua a rappresentare un elemento di fragilità, con i prezzi delle nuove abitazioni in calo del -0,21%, dopo il -0,28% del mese precedente.
In Australia, il mercato del lavoro mostra segnali di stabilità. Il tasso di disoccupazione resta fermo al 4,3%, mentre l’occupazione cresce di 17.900 unità, sotto le attese. L’incremento è guidato dai 52.500 nuovi posti a tempo pieno, indicazione di una tenuta dell’economia nonostante un rallentamento nelle assunzioni. La RBA segnala la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi mesi per contrastare un’inflazione ancora elevata.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,82%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base. Le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Bce si sono ridotte, con una probabilità per aprile scesa al 23,9% e un totale di 58,3 punti base di rialzi attesi entro fine anno.
Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury hanno registrato un rialzo dopo che diversi esponenti hanno messo in dubbio l’urgenza di un allentamento della politica monetaria. La presidente della Fed di Cleveland, Hammack, ha indicato come scenario di base il mantenimento dei tassi invariati per un periodo prolungato, mentre il segretario al Tesoro Bessent ha affermato che sarebbe comprensibile un atteggiamento attendista da parte della banca centrale, pur lasciando intendere la possibilità di tagli più consistenti in una fase successiva. Le aspettative implicite nei futures indicano che il mercato non prezza più un taglio completo dei tassi nei prossimi dodici mesi.
PETROLIO
Le quotazioni del greggio si mantengono stabili in presenza di segnali che indicano un possibile allungamento della tregua tra Stati Uniti e Iran e una ripresa del dialogo per porre fine al conflitto che ha scosso i mercati energetici. Il Brent si attesta sopra i 95 dollari al barile, dopo aver chiuso la seduta precedente quasi invariato, mentre il West Texas Intermediate si muove in area 92 dollari. Secondo fonti vicine al dossier, Washington e Teheran stanno valutando un’estensione del cessate il fuoco di due settimane per guadagnare tempo nei negoziati.
Nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale tra il Golfo Persico e i mercati globali, i flussi restano quasi completamente paralizzati mentre il conflitto entra nella settima settimana. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale per fermare il traffico iraniano, mentre Teheran continua a limitare il passaggio della maggior parte delle imbarcazioni. Da parte iraniana cresce la tensione: il comandante dello stato maggiore congiunto, Ali Abdollahi, considera un eventuale prolungamento del blocco come un passo verso la rottura della tregua, avvertendo che le forze armate non consentiranno esportazioni o importazioni nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nel Mar Rosso in caso di prosecuzione delle restrizioni.
Il mercato petrolifero globale resta profondamente alterato da un conflitto che ha generato uno shock dell’offerta senza precedenti, alimentando pressioni inflazionistiche e frenando la crescita economica. I responsabili finanziari riuniti a Washington esprimono preoccupazione per l’incertezza sul quadro futuro, con il ministro delle Finanze neozelandese Nicola Willis che sottolinea come la guerra abbia reso “il mondo più povero”. Le quotazioni del greggio si mantengono ancora circa un terzo sopra i livelli pre-conflitto, pur restando distanti dai picchi registrati nelle fasi iniziali e da indicatori come il Dated Brent.
Secondo diversi operatori, la struttura del mercato continua a non riflettere pienamente la gravità della crisi. Kaes Van’t Hof, amministratore delegato di Diamondback Energy, evidenzia come la curva forward non rappresenti adeguatamente la tensione reale sull’offerta fisica. Anche Warren Patterson di ING osserva che i prezzi stanno progressivamente incorporando uno scenario di de-escalation, pur in presenza di rischi al rialzo legati alla fragilità della tregua e alla distanza tra le richieste delle due parti.
Le interruzioni potrebbero intensificarsi proprio a causa del blocco statunitense, che mette a rischio circa 3,8 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti transitati attraverso Hormuz nell’ultimo mese, secondo le stime della Commonwealth Bank of Australia. L’impatto si riflette in modo marcato nell’area Asia-Pacifico, fortemente dipendente dalle forniture del Golfo. La Thailandia accelera le trattative per assicurarsi petrolio e fertilizzanti, con il ministro degli Esteri impegnato in Oman per garantire forniture di emergenza e la sicurezza delle rotte.
In Australia, un incendio in uno dei due principali impianti di raffinazione del Paese, il sito di Geelong gestito da Viva Energy, rischia di ridurre la produzione di carburanti, aggiungendo ulteriori timori sul fronte dell’offerta. In India, le autorità segnalano che gli effetti del conflitto potrebbero risultare paragonabili a quelli della pandemia, con conseguenze destinate a durare nel tempo e a mettere sotto pressione la traiettoria di crescita della principale economia emergente.
Sul piano negoziale, permangono ostacoli rilevanti dopo il mancato accordo nei colloqui in Pakistan dello scorso fine settimana. I mediatori stanno lavorando per organizzare nuovi incontri tecnici focalizzati sui nodi più complessi, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano. Dennis Kissler di Bok Financial Securities, sottolinea che l’evoluzione del mercato dipenderà dalla sicurezza dei flussi nello stretto e dai progressi verso un’intesa, osservando che nel breve termine la pressione degli acquisti dettati dal panico si è attenuata.
ORO
Le quotazioni dell’oro tornano a salire, sostenute dal rinnovato impulso verso una soluzione diplomatica del conflitto in Iran, elemento che contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche pur in presenza di tensioni ancora elevate nello Stretto di Hormuz. Il metallo prezioso guadagna fino a +1%, avvicinandosi a 4.839 dollari l’oncia, recuperando quasi interamente le perdite della seduta precedente. Secondo fonti vicine al dossier, Stati Uniti e Iran stanno valutando un’estensione di due settimane del cessate il fuoco per proseguire i negoziati, mentre i flussi marittimi nello stretto restano fortemente limitati tra il blocco statunitense e le restrizioni imposte da Teheran.
Le due parti avrebbero raggiunto un accordo di principio sulla via diplomatica dopo i colloqui senza esito in Pakistan nel fine settimana, come riportato dall’Associated Press. Il presidente Donald Trump ha ridimensionato i rischi di una nuova escalation, affermando che la guerra, giunta alla settima settimana, sarebbe “vicina alla fine”.
Il recente raffreddamento dei prezzi del petrolio ha contribuito a ridurre le aspettative inflazionistiche, che avevano spinto le banche centrali verso un orientamento più restrittivo sui tassi. Secondo Artem Volynets, presidente e ad di ACG Metals, l’oro continuerà a beneficiare della volatilità dei mercati finché l’attuale contesto geopolitico resterà instabile, con gli eventi recenti che potrebbero incentivare le banche centrali ad aumentare gli acquisti di metallo prezioso in una logica di diversificazione rispetto al dollaro.
Il mercato dei derivati continua a prezzare una Fed orientata a mantenere i tassi invariati, scenario rafforzato dalle dichiarazioni di esponenti della banca centrale statunitense che indicano una fase prolungata di stabilità del costo del denaro. Un livello elevato dei tassi rappresenta un fattore sfavorevole per l’oro, che non offre rendimento.
Gli analisti sottolineano che il quadro resta complesso. Suki Cooper di Standard Chartered evidenzia come il cessate il fuoco rimanga fragile e come l’attenzione si stia spostando sui rendimenti reali, elemento che mantiene il metallo in una fase di transizione, influenzata da forze contrapposte tra inflazione e rallentamento della crescita.
A incrementare l’incertezza contribuiscono anche le tensioni politiche negli Stati Uniti. Donald Trump ha dichiarato che potrebbe rimuovere il presidente della Fed Jerome Powell qualora non si dimettesse, confermando la prosecuzione delle indagini del Dipartimento di Giustizia e mettendo in luce un confronto sempre più acceso tra Casa Bianca e banca centrale sulla direzione della politica monetaria.
Dall’inizio del conflitto, l’oro registra ancora un calo di circa -8%, penalizzato nelle prime fasi da una stretta di liquidità che ha spinto gli investitori a liquidare posizioni per coprire perdite su altri asset. Emergono segnali di ritorno degli acquisti: gli ETF legati al metallo hanno accumulato circa 25 tonnellate nel corso del mese, dopo una riduzione di circa 94 tonnellate registrata a marzo, indicando un progressivo riequilibrio della domanda.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
Guardando alla giornata odierna, l’attenzione si concentra su una serie di indicatori statunitensi, tra cui l’indice sull’attività dei servizi della Fed di New York relativo ad aprile, il Philadelphia Fed business outlook, la produzione industriale di marzo e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione.
In giornata sarà pubblicato il resoconto della riunione di marzo della Bce, mentre sono attesi interventi di diversi esponenti di primo piano: per la Federal Reserve parleranno Williams e Miran, per la Bce Schnabel, Kazaks, Rehn e Kocher, e per la Bank of England Taylor.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni da tenere sotto osservazione oggi:
PERNOD RICARD. Il gruppo prevede un calo delle vendite fino al 4% su base annua, in un contesto segnato dagli effetti della guerra in Medio Oriente che si sommano alla domanda debole nei mercati chiave di Stati Uniti e Cina, rendendo più complesso il recupero dei ricavi.
TAIWAN SEMICONDUCTOR MANUFACTURING. Il colosso dei semiconduttori ha registrato un balzo degli utili del 58%, evidenziando come nelle prime settimane del conflitto in Medio Oriente la domanda legata agli investimenti in intelligenza artificiale sia rimasta solida e non abbia subito contraccolpi significativi.
GENERAL MOTORS, FORD. L’amministrazione Trump punta a coinvolgere in modo più diretto le grandi aziende manifatturiere statunitensi, inclusi i principali produttori automobilistici, nella produzione di armamenti e forniture militari, con contatti già avviati tra i vertici della difesa e i top manager dei gruppi.
WELLS FARGO, JPMORGAN CHASE, MORGAN STANLEY. Nel primo trimestre quattro delle sei maggiori banche statunitensi hanno ridotto gli organici, con Wells Fargo in testa per numero di tagli superiori a 4.000 unità, mentre JPMorgan e Morgan Stanley hanno invece ampliato la forza lavoro, segnando una divergenza nelle strategie occupazionali del settore.

di Francesco Sicuro















































