Start&Stock: il cessate il fuoco resta fragile in Medio Oriente dopo gli attacchi nel sud dell’Iran

Start&Stock: il cessate il fuoco resta fragile in Medio Oriente dopo gli attacchi nel sud dell’Iran

Le tensioni in Medio Oriente restano il principale driver dei mercati globali, con gli investitori concentrati sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e sui nuovi attacchi militari registrati nelle ultime ore nel sud dell’Iran. I futures europei indicano un avvio debole, mentre quelli di Wall Street sono positivi e in Asia il Kospi aggiorna i massimi storici. Il mercato continua a scommettere su una possibile soluzione diplomatica, anche se la tregua viene considerata ancora fragile. Petrolio e oro restano estremamente volatili, mentre Fed e Bce mantengono un orientamento restrittivo sui tassi.

STATI UNITI, EUROPA ED ASIA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,4%. I futures americani restano positivi nonostante il peggioramento notturno del quadro geopolitico. I contratti sullo S&P 500 salgono dello 0,6%, mentre quelli sul Nasdaq avanzano dello 0,9%, pur riducendo parte dei rialzi accumulati prima dei nuovi attacchi.

Questa mattina in Asia il Kospi guadagna il 3% e aggiorna i massimi storici, mentre l’Hang Seng sale dello 0,5% dopo la chiusura per festività della seduta precedente. Più deboli invece il Nikkei, in calo dello 0,1%, e lo Shanghai Composite, che cede lo 0,8%.

Con i mercati di Stati Uniti e Regno Unito chiusi ieri per festività, l’attenzione degli investitori si concentra sull’avvio della nuova settimana e sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, che continua a influenzare petrolio, azioni, obbligazioni e aspettative sulle banche centrali. La sensazione prevalente sui mercati resta quella di una possibile svolta diplomatica nella guerra con l’Iran, anche se i nuovi attacchi registrati nelle ultime ore confermano quanto il cessate il fuoco resti fragile.

Ci sono infatti stati nuovi raid americani e israeliani nel sud dell’Iran contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni impegnate nel posizionamento di mine marittime. Le operazioni sono state definite “difensive” e non considerate come la fine del cessate il fuoco con Teheran.

Il mercato continua comunque a mostrare ottimismo sulla possibilità che un accordo possa essere raggiunto per mettere fine al conflitto. Dopo 48 giorni dai principali scontri militari, la durata della tregua viene interpretata dagli operatori come un segnale del fatto che Washington non abbia intenzione di tornare a un’escalation totale, salvo assenza di alternative. Gli ultimi attacchi vengono però considerati un chiaro avvertimento sulla fragilità dell’attuale tregua e i prossimi giorni di negoziati saranno decisivi.

In Europa, ieri il Dax ha chiuso la seduta con un rialzo del 2%, mentre l’Euro Stoxx è avanzato dell’1,1%, tornando vicino ai livelli precedenti allo scoppio della guerra con l’Iran. A Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato il 2,2%, superando i massimi storici che resistevano dal 2000.

Il contesto resta influenzato anche dalle recenti dichiarazioni aggressive della Fed. Il governatore Christopher Waller ha spiegato venerdì che il recente andamento del mercato del lavoro e dell’inflazione lo ha portato a riconsiderare il bilanciamento dei rischi, indicando l’inflazione come la principale forza guida della politica monetaria nel breve periodo. Waller ha aggiunto di sostenere la rimozione del bias accomodante nella comunicazione della Fed, chiarendo che un taglio dei tassi non dovrebbe più essere considerato più probabile di un rialzo.

Nel corso della settimana saranno osservati con attenzione anche gli interventi di Neel Kashkari della Fed di Minneapolis e di Lorie Logan della Fed di Dallas, entrambi già favorevoli a una linea monetaria più equilibrata e meno accomodante.

L’economista capo Usa di Deutsche Bank Matt Luzzetti ha pubblicato venerdì un’analisi in cui sostiene che la Fed abbia ormai fornito un eccesso di “assicurazione” all’economia attraverso i tagli dei tassi effettuati in questa fase del ciclo. Secondo Luzzetti, dopo la seconda fase di riduzioni del 2024 e la recente accelerazione dell’inflazione, il livello dei Fed Funds risulterebbe ormai significativamente inferiore rispetto a quanto suggerito dalle principali regole di politica monetaria.

Sul fronte della Bce, il membro del board esecutivo Isabel Schnabel ha ribadito la necessità di procedere con un nuovo rialzo dei tassi nella riunione di giugno anche nel caso in cui i negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran dovessero sfociare in un accordo. Secondo l’esponente considerata tra le più rigoriste della Bce, il conflitto in Medio Oriente si è protratto molto più a lungo rispetto alle attese iniziali e l’aumento dei prezzi energetici si starebbe già trasmettendo all'economia reale, alimentando nuove pressioni inflazionistiche nell’Eurozona.

I mercati monetari continuano a prezzare pienamente almeno due rialzi dei tassi, attribuendo inoltre circa il 50% di probabilità a una terza stretta monetaria nel corso del prossimo anno. Più prudenti invece le stime degli economisti raccolte da Reuters, secondo cui la Bce dovrebbe limitarsi a due aumenti del costo del denaro prima di avviare un possibile taglio dei tassi nella seconda metà del 2027.

In Italia, i risultati delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, che hanno coinvolto oltre 700 Comuni e chiamato alle urne circa 6,6 milioni di italiani, sembrano non avere risentito dell’effetto della recente consultazione referendaria. Il centrodestra conquista città importanti come Venezia e Reggio Calabria, mentre per il centrosinistra il percorso verso le prossime elezioni politiche appare più complicato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato ironicamente l’esito del voto dichiarando: “E anche oggi il tanto annunciato crollo del centrodestra lo annunciamo domani”.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,64%, sui livelli più bassi registrati dalla metà di marzo, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 68 punti base.

Il clima sui mercati continua a essere sostenuto dalle aspettative di una possibile stabilizzazione del quadro geopolitico in Medio Oriente, anche se gli operatori restano prudenti sulla tenuta del cessate il fuoco e sui tempi necessari per il ritorno alla normalità dei flussi energetici globali.

Secondo un report di Algebris, i mercati finanziari rimangono esposti al rischio di improvvise correzioni nel caso in cui i negoziati internazionali dovessero subire rallentamenti o emergessero segnali di una tregua meno solida rispetto alle attese. Gli analisti sottolineano inoltre che il ripristino completo dei normali flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz richiederà probabilmente ancora diversi mesi, considerando i danni subiti dalle infrastrutture petrolifere e del gas durante il conflitto.

Entra intanto nel vivo il calendario delle aste di fine mese del Tesoro italiano. Questa mattina il MEF avvia le emissioni con un’offerta fino a 5 miliardi di euro tra Btp Short Term e Btp indicizzati all’inflazione europea. Tra i titoli proposti figura la prima riapertura del Btp indicizzato febbraio 2046, collocato inizialmente circa un mese fa.

Secondo gli analisti di UniCredit, il Btp Short Term febbraio 2028 continua a risultare interessante in termini relativi e offre ancora un rendimento considerato attraente nel contesto attuale di mercato.

Per quanto riguarda i titoli legati all’inflazione, UniCredit segnala una preferenza per il BtpEi agosto 2031, ritenuto meno esposto alla pressione dell’offerta e caratterizzato da un rischio di durata più contenuto rispetto alle scadenze più lunghe.

Nella serata di ieri il Tesoro ha inoltre comunicato i dettagli dell’asta a medio-lungo termine prevista per giovedì, durante la quale verranno offerti fino a 10,5 miliardi di euro distribuiti sulle riaperture di tre Btp e due Ccteu.

Domani sarà invece la volta dell’asta di Bot semestrali, con un’offerta complessiva prevista pari a 7,5 miliardi di euro.

PETROLIO

Il petrolio torna a salire dopo i nuovi attacchi militari americani in Iran, che complicano il percorso dei negoziati tra Washington e Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il Brent risale sopra i 98 dollari al barile dopo il crollo superiore al -7% registrato ieri, mentre il West Texas Intermediate torna in area 92 dollari.

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, le forze americane hanno colpito siti di lancio missilistico e imbarcazioni che stavano tentando di posizionare mine marittime. L’operazione è arrivata dopo che i media iraniani avevano riportato esplosioni nell’area dello Stretto di Hormuz.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato ai giornalisti in India che i negoziati richiederanno ancora “alcuni giorni”, mentre le due parti continuano a discutere la formulazione di un documento preliminare. Nella prima seduta della settimana il petrolio aveva invece registrato una forte discesa dopo che il presidente americano Donald Trump aveva scritto sui social media che i colloqui stavano “procedendo bene”, accompagnando però le dichiarazioni con nuove minacce di attacchi in caso di fallimento delle trattative.

Le quotazioni del petrolio, che avevano registrato un forte rally tra marzo e aprile, restano comunque avviate verso una perdita nel mese di maggio. A pesare sulle quotazioni è soprattutto la prospettiva di una fragile tregua e della possibile riapertura di Hormuz, fattori che compensano le indicazioni di rapido esaurimento delle scorte energetiche globali.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui in tempi normali transitava circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto, resta sostanzialmente chiuso e continua a essere soggetto ai blocchi imposti sia dagli Stati Uniti sia dall’Iran.

Washington e Teheran stanno lavorando a un’intesa che consentirebbe di estendere il cessate il fuoco per circa due mesi, con gli Stati Uniti pronti a revocare il blocco e l’Iran disposto a riaprire Hormuz. Restano però ancora aperti diversi punti di scontro. Teheran continua infatti a sostenere di dover mantenere il controllo del traffico marittimo attraverso lo stretto, posizione respinta dagli Stati Uniti, dai Paesi arabi e dall’Europa.

Per Saul Kavonic, senior energy analyst di MST Marquee, è ancora “prematuro” ritenere che un accordo di pace possa essere realmente raggiunto e rispettato. L’analista ha ricordato che negli ultimi mesi entrambe le parti avevano già annunciato progressi nei negoziati o una possibile riapertura dello Stretto senza che queste prospettive si concretizzassero.

Con Hormuz ancora largamente bloccato, le scorte energetiche mondiali stanno diminuendo a un ritmo record secondo le ultime rilevazioni della International Energy Agency. L’attenzione del mercato si concentra in particolare sulle riserve americane, sia commerciali sia strategiche, che stanno registrando una contrazione senza precedenti.

La crisi energetica e l’aumento dei costi stanno alimentando nuove pressioni inflazionistiche, complicando il lavoro delle banche centrali impegnate a contenere la crescita dei prezzi. Il membro del board esecutivo della Bce Isabel Schnabel ha dichiarato a Reuters che la Bce dovrà aumentare i tassi d’interesse il prossimo mese anche nel caso in cui il conflitto trovi rapidamente una soluzione.

In un ulteriore messaggio pubblicato sui social media, Donald Trump ha dichiarato che l’uranio arricchito iraniano dovrebbe preferibilmente essere distrutto direttamente in Iran, aggiungendo che il materiale potrebbe anche essere consegnato agli Stati Uniti. Washington continua a indicare il programma nucleare iraniano come una delle principali ragioni del conflitto con Israele, sostenendo che Teheran rappresenti una minaccia perché intenzionata a sviluppare armi nucleari.

A complicare ulteriormente il quadro regionale sono arrivate anche le dichiarazioni di Israele, che ieri ha annunciato l’intenzione di intensificare gli attacchi contro Hezbollah in Libano. L’Iran ha chiesto che qualsiasi accordo con gli Stati Uniti includa anche la fine delle ostilità nel Paese.

ORO

L’oro torna a scendere dopo i nuovi attacchi americani nello Stretto di Hormuz, che hanno ridimensionato l’ottimismo dei mercati sui progressi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per la riapertura della strategica rotta energetica. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -0,9%, scendendo in area 4.527 dollari l’oncia, dopo il rialzo registrato nella seduta precedente.

A pesare sul sentiment degli investitori sono stati i timori che le operazioni militari possano compromettere il percorso diplomatico avviato tra Washington e Teheran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le forze americane hanno colpito siti di lancio missilistico in Iran e imbarcazioni impegnate nel posizionamento di mine marittime.

Secondo il portavoce militare Captain Tim Hawkins, gli attacchi avevano carattere difensivo ed erano finalizzati “a proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”.

Le tensioni geopolitiche hanno sostenuto anche il recupero del petrolio dopo che i nuovi raid hanno aumentato i timori di interruzioni prolungate delle forniture energetiche causate dalla sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz.

A complicare ulteriormente il quadro regionale sono arrivate anche le dichiarazioni di Israele, che ha annunciato l’intenzione di intensificare gli attacchi contro Hezbollah mentre proseguono i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua a chiedere che qualsiasi accordo di pace includa anche la cessazione delle ostilità in Libano.

Le nuove tensioni arrivano dopo che ieri il presidente americano Donald Trump aveva affermato che i negoziati con l’Iran per un accordo temporaneo finalizzato all’estensione del cessate il fuoco e all’allentamento delle restrizioni sul passaggio attraverso Hormuz stavano “procedendo bene”.

Secondo Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova, i mercati continuano però a mostrare scetticismo sulla possibilità di un ritorno stabile alla normalità. L’analista sottolinea che le sporadiche speranze di un accordo di pace offrono soltanto sollievi temporanei agli investitori, che non considerano ancora ristabilita la stabilità geopolitica.

Dall’inizio del conflitto scoppiato alla fine di febbraio, il lingotto ha perso circa il 14%. Nelle ultime settimane gli operatori hanno aumentato le scommesse su nuovi rialzi dei tassi d’interesse, mentre la guerra ha provocato una forte impennata dei prezzi energetici alimentando le preoccupazioni sull’inflazione. Tassi più elevati rappresentano un elemento negativo per l’oro, che non offre rendimento.

Per John Reade, chief strategist del World Gold Council, una ripresa più duratura del metallo prezioso richiederà un progressivo disallineamento dalla correlazione con gli asset più rischiosi. Reade ritiene che l’oro possa avere maggiori possibilità di recupero verso la fine dell’anno anche nel caso in cui il conflitto si concludesse rapidamente, considerando che servirà comunque tempo per ristabilire l’equilibrio energetico globale.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’attenzione dei mercati nel pomeriggio si concentrerà sui dati relativi ai prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti per il mese di marzo.

Alle ore 15:00 sono attesi i numeri sull’andamento mensile dei prezzi delle case, con il consensus degli economisti che prevede una variazione nulla rispetto al mese precedente.

Sempre alle 15:00 verrà diffuso anche il dato tendenziale annuo, atteso in crescita dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

FERRARI. La casa di Maranello ha svelato la sua prima vettura completamente elettrica, aprendo una nuova fase strategica per il marchio in un momento in cui altri produttori di auto sportive di lusso, come Porsche e Lamborghini, stanno riducendo i propri piani sull’elettrico a causa della domanda più debole del previsto. Il nuovo modello, denominato Luce, è una quattro porte a cinque posti sviluppata anche con il contributo di Jony Ive, ex responsabile del design di Apple, e del collettivo creativo LoveFrom. Ferrari ha inoltre indicato per la vettura un prezzo di circa 550mila euro, pari a circa 640mila dollari.

INDUSTRIE DE NORA. Il gruppo ha annunciato l’acquisizione del 100% di BW Water, società specializzata in soluzioni integrate per il trattamento delle acque. L’operazione prevede un enterprise value compreso tra 61,5 e 66,5 milioni di dollari.

EDISON. QatarEnergy ha concesso alla società italiana una nuova estensione della clausola di forza maggiore relativa a ulteriori cinque carichi di gas naturale liquefatto. Le consegne sono previste presso il terminale Adriatic LNG nel periodo compreso tra luglio e metà agosto 2026.

BANCA SISTEMA. Banca CF+ ha smentito le indiscrezioni di stampa relative a un possibile delisting dell’istituto. La banca ha precisato che, nel caso in cui al termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio dovesse superare il 90% del capitale, provvederà entro 90 giorni al ripristino di un flottante adeguato a garantire il regolare andamento delle negoziazioni sul mercato.

A livello internazionale sono da monitorare:

ZEPTO. La società attiva nel rapid commerce starebbe preparando il deposito pubblico dei documenti per la quotazione in Borsa nella prima metà di giugno. Secondo fonti vicine al dossier, l’operazione potrebbe raccogliere fino a 1 miliardo di dollari attraverso l’Ipo.

HUAWEI. I titoli cinesi del settore semiconduttori quotati a Hong Kong hanno registrato forti rialzi grazie all’ottimismo degli investitori su un possibile progresso tecnologico sviluppato da Huawei Technologies.

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