Start&Stock: Crisi Iran, negoziati in bilico mentre si avvicina la deadline imposta da Trump

Start&Stock: Crisi Iran, negoziati in bilico mentre si avvicina la deadline imposta da Trump

Avvio prudente per le piazze europee, mentre i futures americani restano in calo in attesa della scadenza fissata da Trump per un accordo con l’Iran, con minacce di attacchi a infrastrutture strategiche. Il clima resta incerto dopo il recente recupero dei listini statunitensi, sostenuto anche da dati sul lavoro più solidi delle attese. In Italia peggiorano le stime di crescita e aumenta il rischio recessione. In Asia andamento misto. Il petrolio si mantiene su livelli elevati, mentre l’oro resta sotto pressione.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Negativi, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,4%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,5%).

L’avvio di settimana per i mercati statunitensi e asiatici è stato positivo nella seduta di ieri, mentre l’Europa è rimasta chiusa per la festività di Pasquetta, ma il clima torna più prudente con l’avvicinarsi della scadenza fissata da Donald Trump alle 20 ora italiana per un accordo con l’Iran. Il presidente ha minacciato la distruzione di infrastrutture strategiche iraniane, tra cui ponti e centrali elettriche, in assenza di un’intesa.

L’ultimatum di Trump viene ribadito più volte, con la richiesta di un accordo “accettabile” per Washington e l’indicazione che la riapertura dello Stretto di Hormuz, definita una “priorità molto importante”, debba includere il libero transito del petrolio. Trump segnala che la scadenza è difficilmente rinviabile, dopo una sequenza di proroghe successive a partire dal primo ultimatum del 21 marzo. Emergono tentativi di mediazione, ma l’Iran respinge una proposta di cessate il fuoco veicolata dal Pakistan, chiedendo invece la fine permanente delle ostilità, la revoca delle sanzioni, la ricostruzione e garanzie sul passaggio sicuro nello stretto. Trump definisce queste aperture “significative” ma non sufficienti.

Nonostante la volatilità del greggio, gli asset rischiosi avevano mostrato un buon tono nella seduta di ieri, con l’S&P 500 in rialzo del +0,4% per la quarta giornata consecutiva, la serie più lunga da gennaio, e un recupero del +4,2% dai minimi della settimana precedente, pari a circa metà della correzione del -7,8% registrata dal 27 febbraio. Anche il Nasdaq (+0,5%) avanza.

I rendimenti sono saliti dopo dati sul lavoro più solidi delle attese. Le payrolls di marzo mostrano un aumento di +178.000 occupati contro attese di 65.000, mentre il settore privato segna +186.000 rispetto a 78.000 attesi. Il tasso di disoccupazione scende al 4,29% dal 4,44%, sotto il 4,4% previsto. Il recupero riflette anche fattori temporanei legati a scioperi e condizioni climatiche del mese precedente, oltre all’effetto calendario della Pasqua. Nel complesso, la media del primo trimestre evidenzia una crescita dell’occupazione superiore ai livelli di equilibrio e più robusta rispetto alla seconda metà del 2025, riducendo le preoccupazioni sul fronte occupazionale nel quadro del doppio mandato della Fed.

In Italia le ricadute economiche del conflitto in Iran iniziano a riflettersi in modo sempre più evidente sulle politiche fiscali e sulle prospettive di crescita. Prima della pausa pasquale, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato che l’Unione europea potrebbe essere costretta a rivedere i vincoli sul deficit al 3% del Pil qualora la guerra dovesse protrarsi. Il rapporto deficit/Pil per il 2025 viene confermato al 3,1%, allontanando la possibilità per l’Italia di uscire dalla procedura europea.

Le nuove proiezioni macroeconomiche diffuse da Banca d’Italia segnalano un peggioramento del quadro congiunturale. La crescita del Pil viene rivista al ribasso allo 0,6% per quest’anno, dal precedente 0,7%, e allo 0,5% per il prossimo, rispetto allo 0,8% indicato in precedenza. Parallelamente, le stime sull’inflazione vengono riviste al rialzo. Nello scenario più negativo, l’istituto centrale avverte che l’economia italiana potrebbe entrare in recessione nel prossimo anno.

Il governo ha inoltre deciso di prolungare le misure di contenimento dei costi energetici, con la proroga del taglio delle accise fino al primo maggio, per un impegno stimato in circa 500 milioni di euro.

Nel contesto europeo emerge anche il tema degli extraprofitti energetici. I ministri delle Finanze di cinque Paesi, tra cui l’Italia, propongono l’introduzione di una tassazione sugli extra guadagni delle imprese che hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto con l’Iran.

ASIA

In Asia il quadro appare più misto. Il Nikkei cede -0,4% dopo il rialzo dello 0,5% di ieri, penalizzato da dati deboli sui consumi delle famiglie in Giappone (-1,8% su base annua contro attese di -0,8%), terzo calo consecutivo. Il Kospi avanza +0,3% dopo il +1,4% precedente, con Samsung Electronics che passa da un rialzo iniziale del +4,9% a una flessione del -2%. L’S&P/ASX 200 sale +1,4%, mentre i listini cinesi mostrano variazioni più contenute con CSI -0,3% e Shanghai Composite +0,1%.

Il quadro resta dominato dalle implicazioni della guerra in Iran, che alimenta timori per l’economia globale e orienta le aspettative di politica monetaria. Dalla Fed emergono segnali di attenzione prioritaria all’inflazione: la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, e il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, indicano come il rischio inflazionistico superi quello legato al mercato del lavoro, sostenendo una linea più restrittiva sui tassi.

Anche in Europa il tono si fa più prudente. Il consigliere della Bce Radev sottolinea la necessità per l’istituto di essere pronto a intervenire rapidamente con rialzi dei tassi qualora si manifestino pressioni persistenti sui prezzi. Dello stesso avviso il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, che avverte come il conflitto possa generare shock su petrolio e materie prime, mantenendo l’inflazione elevata e spingendo i tassi oltre le attese attuali del mercato.

Dal Giappone arrivano indicazioni più caute: la Bank of Japan segnala che l’aumento dei costi energetici e le interruzioni delle forniture rappresentano un rischio per la crescita, suggerendo un approccio prudente nell’eventuale normalizzazione della politica monetaria. Anche il Fondo Monetario Internazionale lancia un segnale di allerta, indicando che il conflitto è destinato a tradursi in inflazione più alta e crescita globale più debole, con nuove stime attese la prossima settimana.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta dopo la pausa pasquale con un rendimento del 3,86%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 87 punti base, in un contesto ancora influenzato dall’evoluzione del quadro geopolitico. In serata il Tesoro comunicherà l’ammontare dell’offerta per l’asta dei Bot a 12 mesi prevista giovedì.

La Francia mette in campo emissioni di Btf per un totale compreso tra 3,1 e 3,5 miliardi con scadenza 8 luglio 2026, tra 1,4 e 1,8 miliardi con scadenza 21 ottobre 2026, tra 200 e 600 milioni con scadenza 24 febbraio 2027 e tra 1,8 e 2,2 miliardi con scadenza 24 marzo 2027. La Germania offre 750 milioni di Bund indicizzati con scadenza 15 febbraio 2035 e cedola al 2,50%, oltre a ulteriori 750 milioni con scadenza 15 agosto 2050. La Spagna propone emissioni di Letras a 6 mesi con scadenza 9 ottobre 2026 e a 12 mesi con scadenza 9 aprile 2027.

PETROLIO

Le quotazioni del petrolio estendono il rialzo per la terza seduta consecutiva mentre il presidente Donald Trump alza il livello dello scontro con Teheran, minacciando la distruzione di infrastrutture chiave in assenza di un accordo entro la scadenza fissata per oggi. Il Brent si porta sopra i 111 dollari al barile, dopo un progresso dello 0,7% nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate si muove in area 116 dollari, dopo aver chiuso sui massimi da giugno 2022. Trump afferma che i colloqui con l’Iran stanno procedendo positivamente, indicando la riapertura dello Stretto di Hormuz come una priorità centrale.

Il presidente statunitense dettaglia anche le possibili conseguenze di un mancato accordo entro la deadline delle 20 ora italiana, sostenendo che le forze armate americane potrebbero distruggere “ogni ponte in Iran entro la mezzanotte successiva”. Le centrali elettriche verrebbero rese inutilizzabili, “in fiamme ed esplosione”, uno scenario che configurerebbe una violazione delle Convenzioni di Ginevra.

Da parte iraniana arriva l’avvertimento di una risposta militare con un’intensificazione degli attacchi alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, un’evoluzione che rischia di aggravare la stretta globale sui carburanti e amplificare l’impatto sull’economia mondiale. Il conflitto, giunto alla sesta settimana, continua a destabilizzare il mercato del greggio, generando un forte shock sull’offerta.

Secondo alcuni osservatori, un’eventuale escalation verso uno scenario di distruzione su larga scala e ritorsioni più aggressive potrebbe spingere il petrolio oltre la soglia dei 110 dollari fino a 120 dollari al barile. In alternativa, un rinvio delle decisioni manterrebbe le quotazioni in un intervallo compreso tra 95 e 110 dollari.

Con il protrarsi delle ostilità emergono segnali di crescente tensione sull’offerta nel breve periodo. Lo spread tra i due contratti più vicini del WTI arriva a sfiorare i 15,50 dollari al barile, vicino ai massimi storici, riflettendo aspettative di ulteriore restringimento delle forniture statunitensi mentre gli acquirenti internazionali accelerano gli acquisti di greggio americano.

ORO

Il prezzo dell’oro prosegue la fase di indebolimento e registra la seconda seduta consecutiva in calo, mentre gli operatori valutano l’impatto delle nuove minacce del presidente Donald Trump contro l’Iran e le implicazioni di un conflitto prolungato sulla crescita globale. Il metallo prezioso scende fino a -0,7%, portandosi sotto quota 4.620 dollari l’oncia, dopo aver già perso oltre il 2% nelle due sessioni precedenti. Trump ha fissato una scadenza oggi alle 20 ora italiana per raggiungere un accordo con Teheran, avvertendo che in caso contrario verranno colpite infrastrutture strategiche come centrali elettriche e ponti, alzando ulteriormente il livello di tensione in un contesto già segnato da una forte stretta sull’offerta energetica e da timori inflazionistici.

Il conflitto, giunto alla sesta settimana, rafforza lo scenario in cui le banche centrali potrebbero rinviare eventuali tagli dei tassi o valutare nuove strette monetarie. I Treasury statunitensi mantengono un leggero rialzo, mentre il mercato obbligazionario sconta una Fed orientata a mantenere i tassi invariati per il resto dell’anno. Un contesto di costi di finanziamento elevati penalizza l’oro, che non offre rendimento.

Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il metallo prezioso ha perso circa il -12%, con il tradizionale ruolo di bene rifugio indebolito anche dalla necessità degli investitori di liquidare posizioni per coprire perdite su altre asset class. Le quotazioni mostrano un andamento in gran parte inverso rispetto al petrolio, che prosegue il rialzo per la terza seduta consecutiva.

Allo stesso tempo, l’aumento dei costi energetici esercita pressione sull’economia reale, un fattore che tende a sostenere l’oro nel medio periodo. Negli Stati Uniti il settore dei servizi continua a crescere ma a un ritmo più lento a marzo, con un calo dell’occupazione ai livelli più marcati dal 2023 e un’accelerazione significativa dei prezzi degli input.

Nonostante la debolezza recente, emergono segnali di ritorno degli acquisti sui ribassi. Gli asset detenuti dagli ETF legati all’oro sono aumentati la scorsa settimana per la prima volta dall’inizio del conflitto, secondo stime di Bloomberg.

Sul piano geopolitico, Trump ribadisce che la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta una condizione imprescindibile per un accordo con l’Iran, mentre il passaggio marittimo che collega il Golfo Persico ai mercati globali resta in gran parte bloccato dall’inizio delle ostilità. Teheran respinge finora le proposte statunitensi e avverte che risponderà a eventuali nuovi attacchi intensificando le operazioni militari nella regione.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’attenzione si concentra sugli indici Pmi dei servizi di marzo, attesi in peggioramento rispetto al mese precedente, in un contesto che riflette gli effetti dell’avvio del conflitto. In Italia il dato è previsto a 50,9, in calo rispetto al 52,3 di febbraio, ma ancora sopra la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione, segnando così il sedicesimo mese consecutivo in territorio positivo. Il quadro resta sostenuto dal comparto manifatturiero, il cui indice, diffuso mercoledì, è salito a 51,3 da 50,6, superando anche le attese di mercato ferme a 50,9.

Per l’area euro si prevede una lettura a 50,1, rispetto al 51,9 del mese precedente, quando l’attività aveva mostrato un’espansione in moderato rafforzamento grazie al recupero della domanda. Il rallentamento atteso segnala un contesto più fragile, influenzato dall’aumento delle incertezze e dalle pressioni sui costi.

Negli Stati Uniti, il calendario macro include i dati sui beni durevoli di febbraio, attesi nel pomeriggio, e quelli sui crediti al consumo, oltre alle scorte settimanali di prodotti petroliferi Api, indicatori rilevanti per valutare la tenuta della domanda interna e l’andamento del ciclo economico.

Sono previsti gli interventi del presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee e del vicepresidente Philip Jefferson, in un momento in cui il mercato resta attento a ogni segnale sull’evoluzione dei tassi.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

ENI. Il governo italiano rafforza la propria presenza nel Golfo con una missione istituzionale guidata dal presidente del Consiglio, che ha fatto tappa in Arabia Saudita con ulteriori incontri previsti in Qatar ed Emirati Arabi Uniti. In questo contesto viene ribadito l’impegno delle principali aziende nazionali, tra cui Eni, a proseguire gli investimenti nell’area, considerata strategica per l’energia.

MONTE DEI PASCHI. Il proxy advisor Glass Lewis invita gli azionisti a sostenere la lista per il rinnovo del consiglio che prevede Fabrizio Palermo come amministratore delegato. Il Tesoro, con una quota prossima al 5%, parteciperà all’assemblea ma senza esprimere voto. Il socio Plt Holding contesta la raccomandazione segnalando incongruenze, mentre dai contatti con gli investitori emergono segnali favorevoli alla lista del board uscente, che raccoglierebbe circa il 24% del capitale. Delfin, primo azionista con il 17,5%, sarà presente dopo aver deciso di partecipare nonostante le critiche su alcune scelte strategiche. È prevista anche una riunione straordinaria del consiglio in vista dell’assemblea.

LEONARDO. Si rafforza l’ipotesi di un cambio al vertice alla scadenza del mandato dell’attuale amministratore delegato Roberto Cingolani. Secondo indiscrezioni, il manager avrebbe perso il sostegno politico, mentre tra i possibili successori circolano diversi nomi di primo piano del settore industriale e infrastrutturale. Tra questi, Lorenzo Mariani risulta il profilo più accreditato.

SNAM. Moody’s migliora il merito di credito portandolo a Baa1 con outlook stabile, segnalando un rafforzamento della solidità finanziaria della società.

AVIO. Slitta il lancio del satellite Smile previsto sulla missione VV29 del vettore Vega C a causa di un problema tecnico emerso nella produzione di un componente. La nuova data sarà comunicata dopo il completamento delle verifiche.

A2A. I soci pubblici di riferimento, i Comuni di Milano e Brescia, propongono la conferma dell’amministratore delegato Renato Mazzoncini e del presidente Roberto Tasca. L’assemblea per le nomine è fissata a fine aprile.

INWIT. La società chiude il 2025 con ricavi pari a 1,08 miliardi di euro e un Ebitda di 984,4 milioni, in linea con le attese. Proposto un dividendo di 0,5543 euro per azione. Per il 2026 sono attesi ricavi compresi tra 1,050 e 1,090 miliardi con un margine Ebitda intorno al 90%.

FERRETTI. Il consiglio di amministrazione giudica non adeguata l’offerta migliorata avanzata da KKCG Maritime, ritenendola non conveniente per gli azionisti indipendenti.

BFF BANK. Morningstar DBRS riduce il rating a lungo termine dell’emittente a BB (Low), segnalando un peggioramento del profilo di rischio.

NEWPRINCS. Il gruppo accelera il programma di buyback, motivando la decisione con la valutazione del titolo e la solidità finanziaria.

A livello internazionale sono da monitorare:

SAMSUNG ELECTRONICS. Il gruppo registra un aumento degli utili trimestrali di circa otto volte rispetto all’anno precedente, sostenuto dalla forte domanda di memorie legate all’intelligenza artificiale.

GOLDMAN SACHS. Un fondo di private credit della banca segnala richieste di rimborso da parte degli investitori inferiori al 5% nel primo trimestre, evitando deflussi più consistenti che hanno invece colpito altri operatori del settore.

NEUROCRINE BIOSCIENCES, SOLENO THERAPEUTICS. Neurocrine acquisisce Soleno per 2,9 miliardi di dollari con l’obiettivo di integrare un trattamento destinato a una rara patologia caratterizzata da appetito incontrollabile.

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