STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,7%. Poco mossi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,2%), dopo che gli indici azionari statunitensi hanno esteso le perdite il 5 marzo con un parallelo aumento dei rendimenti obbligazionari. I listini si avviano verso forti perdite settimanali, mentre l’escalation del conflitto in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi del petrolio pesa sul sentiment degli investitori.
L’Asia chiude positiva la settimana, con i mercati che apprezzano la notizia che gli Usa di Trump stanno analizzando come contenere il rialzo dei prezzi del petrolio dopo il +20% in cinque giorni con l’attacco all’Iran e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong dell’1,6% e Shanghai dello 0,3%.
L’escalation della crisi in Medio Oriente continua ad allargarsi e coinvolge un numero crescente di attori regionali e internazionali. Il presidente statunitense Donald Trump ha incoraggiato le forze curde presenti in Iran e in Iraq a colpire obiettivi iraniani, mentre sul terreno si susseguono nuovi attacchi militari. Israele ha lanciato raid su larga scala contro Teheran, e la risposta iraniana ha preso di mira diversi obiettivi nella regione, con attacchi in Israele, Kuwait ed Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Teheran ha inoltre colpito con droni la base statunitense di Al Udeid in Qatar, senza provocare vittime.
Secondo le autorità iraniane il conflitto rappresenta una guerra “esistenziale”, mentre il teatro delle operazioni si è progressivamente esteso includendo Golfo Persico, Cipro, Turchia, Azerbaigian e l’Oceano Indiano, dove un sottomarino statunitense ha affondato una nave iraniana. In un’intervista telefonica a Reuters, Trump ha dichiarato che la Casa Bianca intende avere un ruolo nella selezione del futuro leader dell’Iran.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un rafforzamento della cooperazione tra la Francia e le forze armate libanesi con l’obiettivo di porre fine agli attacchi di Hezbollah. Allo stesso tempo il leader francese ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di evitare un’estensione del conflitto al territorio libanese.
Per quanto riguarda l’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato la disponibilità di Roma a fornire aiuti per la difesa aerea ai Paesi del Golfo e supporto navale a Cipro. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo alla Camera, ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero agito al di fuori del diritto internazionale. La premier riferirà sulla crisi internazionale al Senato mercoledì prossimo.
Nel frattempo la Bce continua a mantenere un atteggiamento prudente. Intervenendo da Bologna, la presidente Christine Lagarde ha ribadito che le decisioni di politica monetaria saranno prese riunione dopo riunione e sulla base dei dati disponibili, con un monitoraggio costante degli sviluppi globali. Posizioni analoghe sono state espresse dal vicepresidente Luis de Guindos e dai governatori delle banche centrali di Germania e Finlandia, secondo cui è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive. Gli esponenti dell’istituto di Francoforte hanno comunque avvertito che un prolungamento o un’ulteriore escalation del conflitto in Iran potrebbe alimentare l’inflazione nell’Eurozona e rallentare la crescita economica.
Sul mercato valutario l’attenzione resta concentrata sulla dinamica dei beni rifugio. Il dollaro beneficia degli acquisti legati alle tensioni geopolitiche e si avvia a registrare la migliore performance settimanale dell’ultimo anno. Più deboli invece euro e yen, valute che risultano maggiormente esposte agli effetti del rialzo dei prezzi del petrolio.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,57%, segnando un balzo di 14 punti base rispetto alla chiusura di mercoledì, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 73 punti base. In un contesto di avversione al rischio particolarmente marcata, il mercato obbligazionario italiano mostra una tenuta limitata rispetto alle tensioni globali.
L’attenzione degli operatori resta anche rivolta alle prossime emissioni del Tesoro. In serata, a mercati chiusi, il MEF diffonderà da Via XX Settembre i dettagli relativi al collocamento dei Bot a 12 mesi, in calendario per mercoledì 11 marzo.
Si conclude oggi alle 13:00 il collocamento del BTP Valore con scadenza marzo 2032, titolo destinato alla clientela retail. Durante la quarta giornata di offerta la domanda ha raggiunto 2,07 miliardi di euro, portando il totale degli ordini raccolti a 15,09 miliardi, un livello in linea con quello registrato nell’edizione precedente del titolo.
PETROLIO
Il petrolio si avvia a registrare il maggiore rialzo settimanale dal 2022, mentre la guerra in Medio Oriente sta generando una profonda perturbazione nei mercati energetici globali e il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz risulta quasi completamente fermo. Il Brent ha guadagnato il 18% nel corso della settimana, con i futures che oggi restano oltre gli 85 dollari al barile e il West Texas Intermediate tratta intorno agli 81 dollari, nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia segnalato un’azione “imminente” per ridurre le pressioni sui prezzi e il Dipartimento del Tesoro abbia allentato alcune restrizioni che limitavano la capacità dell’India di acquistare petrolio russo.
L’assenza di segnali di allentamento delle ostilità mantiene alta la tensione tra gli operatori. Goldman Sachs ha indicato che, se le interruzioni delle forniture dovessero prolungarsi, il petrolio potrebbe superare i 100 dollari al barile. Parallelamente i future sul diesel puntano a un rialzo settimanale superiore al 40%, mentre le banche centrali hanno espresso preoccupazione per una possibile riaccelerazione dell’inflazione alimentata dal rincaro dell’energia.
Secondo il Joint Maritime Information Center, organismo internazionale che fornisce consulenza navale, il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ha subito una “quasi totale interruzione”. Il collasso delle spedizioni deriva da minacce alla sicurezza, vincoli assicurativi, incertezze operative e interruzioni effettive delle rotte, ha spiegato il gruppo.
I mercati petroliferi sono stati scossi dall’escalation militare, che ha coinvolto circa una dozzina di Paesi da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la loro offensiva il 28 febbraio. Con l’intensificarsi del conflitto, il passaggio delle petroliere attraverso il corridoio energetico chiave è praticamente cessato, riducendo le forniture di greggio verso i mercati internazionali e spingendo alcuni produttori a iniziare a tagliare la produzione. Nel corso degli scontri sono stati colpiti raffinerie e petroliere.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a NBC News che il suo Paese non ha alcuna intenzione di negoziare ed è pronto anche a un’invasione terrestre, mentre Trump ha successivamente affermato alla stessa emittente di non stare valutando una simile opzione. Nel frattempo Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, mentre Arabia Saudita e Qatar hanno annunciato di aver intercettato droni e missili diretti verso i propri territori.
La prospettiva di un conflitto prolungato mantiene i mercati in uno stato di forte tensione. Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, lo scorso anno circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati al giorno transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz. Le informazioni sul traffico marittimo raccolte negli ultimi giorni indicano che il flusso di navi attraverso questa arteria energetica è crollato.
Con gli importatori in difficoltà nel reperire greggio, l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro statunitense ha concesso una deroga temporanea che consente all’India di acquistare petrolio russo. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha precisato che la misura autorizza esclusivamente operazioni relative a carichi di greggio già bloccati in mare.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno avvertito che un’interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz, corridoio che collega il Golfo Persico ai mercati globali e attraverso cui passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, potrebbe spingere i prezzi molto più in alto. Lo scenario centrale della banca resta comunque quello di una graduale ripresa dei flussi e di prezzi medi intorno ai 76 dollari al barile nel secondo trimestre.
Secondo Samantha Dart di Goldman Sachs, una situazione di blocco prolungato potrebbe cambiare radicalmente lo scenario. “Se i flussi di petrolio attraverso lo stretto restassero molto bassi per altre cinque settimane, il Brent potrebbe superare la soglia dei 100 dollari al barile”, ha dichiarato a Bloomberg Television.
Il segretario agli Interni Doug Burgum ha dichiarato che l’amministrazione americana sta valutando una vasta gamma di opzioni per contrastare il rialzo dei prezzi di petrolio e benzina. “Tutte le possibilità sono sul tavolo”, ha affermato Burgum, spiegando che le misure allo studio includono interventi con effetti immediati e altre iniziative più complesse di lungo periodo.
Tra le opzioni considerate figura anche un eventuale rilascio di petrolio dalle riserve strategiche statunitensi, potenzialmente coordinato con altri Paesi per massimizzare l’impatto sui prezzi. I funzionari dell’amministrazione non hanno però ancora deciso di attingere alla Strategic Petroleum Reserve, il grande deposito di greggio custodito in caverne sotterranee.
In Asia emergono segnali di crescente pressione sulle principali economie importatrici. La Cina ha ordinato alle grandi raffinerie di sospendere le esportazioni di diesel e benzina, con l’obiettivo di privilegiare la domanda interna. In Giappone, invece, le raffinerie hanno chiesto al governo di liberare parte delle riserve strategiche di petrolio.
Con il conflitto che continua ad allargarsi e a limitare le forniture dal Medio Oriente, l’Arabia Saudita ha aumentato il prezzo del suo principale grado di petrolio destinato ai clienti asiatici per le consegne di aprile, con il rialzo più forte dall’agosto 2022. Riad sta anche dirottando milioni di barili verso i porti sul Mar Rosso per evitare il passaggio nello Stretto di Hormuz.
Anche i prodotti raffinati stanno registrando forti rincari. In Europa i future sul gasolio a basso contenuto di zolfo sono saliti di circa il 44% su ICE Futures Europe dall’inizio della settimana, il movimento più ampio mai registrato. Negli Stati Uniti i prezzi medi della benzina alla pompa sono aumentati di circa il 9%, secondo i dati dell’American Automobile Association.
Un ulteriore segnale della tensione immediata sull’offerta arriva dalla struttura della curva dei futures. Lo spread tra i due contratti Brent più vicini si è ampliato a 4,37 dollari al barile in backwardation, configurazione tipicamente associata a un mercato rialzista e a una forte domanda di consegne immediate. Solo un mese fa il differenziale era pari a 58 centesimi.
ORO E ARGENTO
Il prezzo dell’oro recupera parte delle perdite recenti ma si avvia a chiudere la prima settimana negativa da oltre un mese, frenato dal rafforzamento del dollaro e dai timori inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente. Il metallo prezioso ha segnato un rialzo fino all’1,2%, superando i 5.100 dollari l’oncia, pur restando diretto verso un calo settimanale di circa il 3%. Nello stesso periodo un indice che misura l’andamento del biglietto verde è salito dell’1,3%, il progresso più forte da novembre 2024, mentre i Treasury statunitensi sono scesi per la quarta seduta consecutiva, spingendo i rendimenti ai livelli più alti delle ultime settimane.
Il movimento si inserisce nel contesto dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha alimentato il rialzo dei prezzi del petrolio e portato gli operatori a ridurre le aspettative di un allentamento monetario da parte della Fed. I contratti derivati sui tassi indicano ora circa 34 punti base di tagli entro fine anno, rispetto ai 60 punti base stimati alla fine della scorsa settimana. Un dollaro più forte e tassi più elevati rappresentano in genere un fattore negativo per le quotazioni dell’oro.
Nonostante la recente volatilità e la perdita di slancio degli ultimi giorni, il metallo prezioso resta in forte rialzo dall’inizio dell’anno, con un progresso vicino al 20%. Le tensioni geopolitiche e commerciali legate alla strategia internazionale del presidente Donald Trump, insieme ai timori sull’indipendenza della Fed, continuano a sostenere la domanda di asset rifugio.
Il clima di incertezza resta dominante mentre il conflitto è entrato nel settimo giorno. L’Iran ha lanciato attacchi con missili e droni nella regione del Golfo, colpendo anche una raffineria in Bahrain, mentre Israele ha proseguito i raid su Teheran e gli Stati Uniti hanno sospeso le attività presso la loro ambasciata in Kuwait.
Trump ha dichiarato di voler avere un ruolo diretto nella scelta del futuro leader iraniano, mentre l’amministrazione statunitense sta valutando diverse opzioni per contenere il rialzo dei prezzi di petrolio e carburanti. Teheran ha colpito infrastrutture energetiche in diversi Paesi dell’area e lo Stretto di Hormuz risulta di fatto chiuso al traffico marittimo, mentre il greggio si avvia a registrare il maggiore aumento settimanale dal 2022.
Le vendite diffuse registrate sui listini azionari globali durante la settimana hanno spinto alcuni investitori a utilizzare l’oro come fonte di liquidità, esponendo il metallo alle oscillazioni dei mercati. A pesare sul sentiment si aggiungono le indicazioni secondo cui alcune banche centrali potrebbero ridurre le proprie riserve, mettendo in discussione uno dei pilastri che ha sostenuto il rally pluriennale dell’oro.
Tra i casi emersi figura la banca centrale della Polonia, il maggiore acquirente mondiale dichiarato di oro negli ultimi anni. Secondo fonti vicine al dossier, il governatore avrebbe presentato una proposta per generare fino a 48 miliardi di zloty, circa 13 miliardi di dollari, attraverso la vendita di una parte delle riserve auree, con l’obiettivo di finanziare l’aumento della spesa per la difesa.
DATI MACRO IN ARRIVO
Come accade ogni primo venerdì del mese, l’aggiornamento sul mercato del lavoro statunitense rappresenta il principale appuntamento macro della giornata.
In Italia è atteso alle 12:00 l’indicatore composito anticipatore dell’Ocse relativo a febbraio, mentre in Germania saranno diffusi alle 8:00 gli ordini all’industria di gennaio, per i quali il consensus indica una contrazione del 4,3% su base mensile. Dalla Grecia arriverà alle 11:00 il dato sul tasso di disoccupazione del quarto trimestre.
Sempre alle 11:00 sono in agenda due indicatori chiave per l’area euro: la lettura finale dell’occupazione nel quarto trimestre, attesa in aumento dello 0,2% su trimestre e dello 0,6% su base annua, e il dato finale sul Pil dello stesso periodo, per il quale le stime indicano una crescita dello 0,3% congiunturale e dell’1,3% su base annua.
Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sugli Stati Uniti. Alle 13:30 sono previste le vendite al dettaglio di gennaio, con attese per una flessione dello 0,3% su base mensile. Alle 14:30 verrà pubblicato il rapporto completo sul mercato del lavoro di febbraio, che include occupati non agricoli, tasso di disoccupazione, salari medi e durata della settimana lavorativa. Le stime indicano 59.000 nuovi posti di lavoro, in netto rallentamento rispetto ai 130.000 registrati a gennaio, con disoccupazione stabile al 4,3%. I salari medi sono attesi in crescita dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua, mentre la settimana lavorativa media dovrebbe attestarsi a 34,3 ore.
I segnali più recenti sul mercato del lavoro hanno mostrato indicazioni contrastanti. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione pubblicate ieri sono risultate invariate rispetto alla settimana precedente e leggermente migliori delle attese degli economisti. Ancora più positivo è stato il dato sugli occupati del settore privato rilevato da ADP, diffuso mercoledì. Sempre nella giornata di ieri è arrivato anche il report Challenger sui licenziamenti, che ha evidenziato una riduzione delle uscite dal lavoro a 48.307 nel mese di febbraio, dopo il picco record registrato a gennaio.
Alle 16:00 saranno diffuse anche le scorte industriali statunitensi di dicembre, previste in aumento dello 0,1% su base mensile.
In agenda anche gli interventi del consigliere esecutivo Bce Piero Cipollone, del consigliere esecutivo Bce Isabel Schnabel e del presidente Fed Cleveland Beth Hammack.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
BANCA MPS. Secondo quanto riportato da La Repubblica, la Banca centrale europea avrebbe inviato una comunicazione al consiglio di amministrazione chiedendo una verifica approfondita sull’indipendenza di giudizio dei componenti indicati nella nuova lista per il rinnovo del board e dei relativi comitati. L’istituto di Francoforte avrebbe inoltre sollecitato un’attenta valutazione dei candidati alla carica di amministratore delegato, sottolineando la necessità che possiedano un’esperienza adeguata al ruolo. Diversi quotidiani riferiscono anche della possibile presentazione di una seconda lista da parte dell’azionista Giorgio Girondi, che partirebbe da una quota intorno al 5% del capitale. Alcune ricostruzioni indicano che in tale lista potrebbe figurare anche Luigi Lovaglio per una conferma alla guida della banca.
AVIO. Il gruppo ha siglato negli Stati Uniti un accordo del valore di 65 milioni di dollari relativo allo sviluppo di un nuovo motore a propellente solido, progetto che rafforza le attività dell’azienda nel settore della propulsione spaziale.
ENI. La società energetica ha confermato l’intesa raggiunta con il governo federale della Nigeria per la trasformazione della licenza Oil Prospecting Licence 245 in quattro nuove concessioni in acque profonde.
EDISON. Il gruppo ha ricevuto una comunicazione da QatarEnergy che informa dell’impossibilità, a partire dal mese di aprile, di rispettare alcuni obblighi contrattuali relativi alle consegne di gas naturale liquefatto, a causa delle tensioni e delle ostilità nell’area del Medio Oriente.
PRYSMIAN. L’azienda si è assicurata un accordo quadro con la società olandese Alliander per la fornitura di cavi destinati alle reti di media e bassa tensione. L’intesa ha una durata di otto anni e potrebbe raggiungere un valore complessivo fino a 500 milioni di euro.
PIAGGIO. Il gruppo ha archiviato il 2025 con ricavi pari a 1,5 miliardi di euro, un livello inferiore alle aspettative degli analisti a causa di una domanda più debole. L’utile netto è sceso a 34 milioni dai 67,2 milioni registrati nel 2024, segnando una riduzione del 49%, mentre l’Ebitda si è attestato a 250,8 milioni rispetto ai 286,7 milioni dell’anno precedente.
STELLANTIS. È previsto a Roma un incontro tra il gruppo automobilistico e le organizzazioni sindacali per discutere il futuro e la continuità produttiva dello stabilimento industriale di Termoli.
DIGITAL VALUE. OEP Danzig BidCo ha reso noto di aver acquisito circa il 60% del capitale della società per un corrispettivo complessivo di 175 milioni di euro, pari a 29 euro per azione, annunciando contestualmente il lancio di un’offerta pubblica di acquisto sul restante capitale con l’obiettivo di procedere al delisting.
DELFIN. Leonardo Maria Del Vecchio, erede del fondatore di Luxottica, ha dichiarato al Financial Times di essere vicino a raggiungere un accordo sul prezzo per acquistare dai fratelli Luca e Paola le loro partecipazioni nella holding di famiglia. Delfin rappresenta il principale azionista di EssilorLuxottica e di Monte dei Paschi di Siena. L’operazione porterebbe la quota di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5%, triplicando la sua partecipazione e rendendolo il primo azionista della holding.
A livello internazionale sono da monitorare:
ORACLE. Il gruppo tecnologico sta pianificando il taglio di migliaia di posti di lavoro nell’ambito delle misure adottate per gestire la pressione finanziaria legata all’espansione su larga scala dei data center dedicati all’intelligenza artificiale.
MARVELL TECHNOLOGY. Le azioni della società sono salite del 10% nelle contrattazioni estese dopo che le previsioni per il primo trimestre diffuse dal produttore di chip si sono rivelate superiori alle aspettative del mercato.
NVIDIA. I titoli della società hanno registrato un lieve progresso nonostante l’indice del settore dei semiconduttori abbia perso l’1,2%, mentre negli Stati Uniti si valuta l’introduzione di autorizzazioni specifiche per la vendita di chip destinati all’intelligenza artificiale.
BROADCOM. L’amministratore delegato Hock Tan ha indicato che le vendite di chip legati all’intelligenza artificiale potrebbero superare i 100 miliardi di dollari nel corso del prossimo anno.
BERKSHIRE HATHAWAY. Il futuro amministratore delegato Greg Abel ha dichiarato che utilizzerà l’intero compenso netto percepito per acquistare azioni della holding per tutto il periodo in cui ricoprirà l’incarico.
DENSO. Le azioni della società hanno registrato un calo nelle contrattazioni di Tokyo dopo che il quotidiano Nikkei ha riferito di un’offerta di acquisizione rivolta a Rohm che valuterebbe il produttore di chip circa 1.300 miliardi di yen, pari a circa 8,3 miliardi di dollari.
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di Francesco Sicuro















































