Start&Stock, calma piatta sui mercati dopo il balzo dei rendimenti globali

Start&Stock, calma piatta sui mercati dopo il balzo dei rendimenti globali

I futures su Europa e Wall Street si muovono cauti dopo che i mercati hanno affrontato una nuova ondata di vendite obbligazionarie che ha spinto i rendimenti ai massimi da mesi, mentre le parole hawkish di esponenti Bce e Fed ridimensionano le attese sui tagli dei tassi. L’Asia apre debole, con pressioni diffuse sui governativi del G10, mentre in Europa lo spread resta sui minimi ma i rendimenti risalgono. Petrolio stabile in attesa dei report IEA e Opec sul surplus globale, oro fermo sopra 4.000 dollari mentre i trader cercano segnali chiari sulla politica monetaria del 2026.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire poco sopra la parità, con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%).

I rendimenti continuano a salire senza segnali di pausa, con una nuova ondata di vendite obbligazionarie che nelle ultime 24 ore ha spinto al rialzo i tassi in tutte le principali economie. Il decennale tedesco ha messo a segno il maggior balzo giornaliero da agosto (+6,4 punti base), salendo al 2,86%, massimo da marzo. Negli Stati Uniti il Treasury a 10 anni ha chiuso al 4,17%, livello più alto da settembre, dopo il +12 punti base della settimana precedente, il rialzo più forte dalla turbolenza del Liberation Day di aprile. La pressione è globale: nelle ultime settimane tassi in rialzo anche in Giappone, Australia, Canada e Nuova Zelanda.

L’impatto sui listini è stato immediato: lo S&P 500 ha interrotto la serie di quattro sedute positive, chiudendo in calo dello 0,3%, mentre il sell-off sui bond ha frenato il sentiment. A innescare la correzione europea è stata un’intervista di Isabel Schnabel (Bce) a Bloomberg: “Sono piuttosto a mio agio” con l’idea che la prossima mossa sia un rialzo dei tassi, ha dichiarato, aggiungendo che i rischi sull’inflazione “sono orientati al rialzo” e che il tasso neutrale potrebbe salire per effetto di AI e investimenti pubblici. Queste parole hanno fatto schizzare di 8 punti base i tassi OIS sull’Eurozona per dicembre 2026.

La reazione sul mercato è stata forte, soprattutto sulla parte breve della curva: i rendimenti dei 2 anni tedeschi e francesi sono saliti ai livelli più alti da marzo, mentre il Bund trentennale ha toccato il 3,46%, massimo dal 2011. Si è percepito chiaramente un ritorno al “pre-GFC normal” di tassi lunghi più elevati, complice anche la crescente preoccupazione per il deterioramento dei conti pubblici europei.

Sul fronte Usa, i rendimenti hanno continuato a salire dopo le dichiarazioni di Kevin Hassett, favorito al 77% secondo Polymarket per la carica di prossimo presidente della Fed, che ha adottato un tono più prudente del previsto: “Bisogna guardare i dati”. Le sue parole sono state interpretate come un segnale più hawkish.

Gli investitori hanno così rivisto al ribasso le aspettative sui tagli Fed: i tagli complessivi attesi entro dicembre 2026 sono scesi a 78 punti base. Il Fomc apre oggi i lavori: l’ultimo dot plot prevedeva un solo taglio nel 2026, profilo molto più restrittivo rispetto al pricing di mercato.

ASIA

I mercati azionari asiatici mostrano una prevalente debolezza nella seduta di questa mattina, con l’Hang Seng in flessione dell’1,1%, il peggior performer della regione. In calo anche il CSI 300 (-0,4%) e lo Shanghai Composite (-0,2%), mentre il Kospi arretra dello 0,4% e l’S&P/ASX 200 dello 0,4%. Il Nikkei si mantiene invece invariato.

Durante la notte, la Reserve Bank of Australia ha confermato all’unanimità il tasso di riferimento al 3,60%, segnando la terza riunione consecutiva senza variazioni dopo i 75 punti base di tagli attuati nel 2025. La conferenza stampa ha assunto toni più restrittivi, con l’istituto centrale che ha indicato di stare valutando un possibile rialzo, suggerendo che la riunione di febbraio sia tra le opzioni prese in considerazione. In scia alla posizione più hawkish, il dollaro australiano si è rafforzato dello 0,3% contro il dollaro statunitense, mentre i rendimenti dei titoli governativi australiani a 3 anni (sensibili alla politica monetaria) sono balzati di 10,2 punti base fino al 4,14%. I rendimenti decennali sono saliti di 5,4 punti base, attestandosi a 4,76% al momento della pubblicazione.

La pressione al ribasso sui titoli governativi del G10 prosegue, con i rendimenti neozelandesi che registrano un aumento simile questa mattina. In Giappone, invece, i JGB decennali mostrano una pausa dopo il recente rally: il rendimento a 10 anni è sceso di 0,8 punti base nella notte, dopo aver chiuso ieri con un rialzo di 2,8 punti base e aver toccato un nuovo massimo post-2007 all’1,96%.

SPREAD ED EMISSIONI

Il Btp decennale italiano apre la giornata con un rendimento del 3,56%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 70 punti base, poco sopra i minimi registrati negli ultimi 16 anni. Ieri il decennale italiano ha toccato i massimi da inizio ottobre, registrando il maggior rialzo giornaliero degli ultimi tre mesi.

Il movimento riflette l’andamento dell’intero comparto europeo, con rendimenti in aumento sull’indebolimento delle scommesse di un allentamento monetario targato Bce nel 2026. A raffreddare le aspettative sono stati i dati macro più robusti dell’Eurozona e le recenti dichiarazioni dei consiglieri Schnabel e Kazmir, percepite come più restrittive.

I mercati monetari hanno ormai escluso un taglio dei tassi Bce per tutto il 2025, e ieri indicavano una probabilità nulla di una riduzione del costo del denaro a luglio, contro il 15% stimato venerdì scorso. Ulteriore pressione arriva dalla parte lunga della curva, influenzata dalle vendite sui titoli giapponesi: il rendimento del JGB a 20 anni ha raggiunto un nuovo massimo storico nelle contrattazioni asiatiche, mentre quello del Bund tedesco a 30 anni è salito ai livelli più alti dall’estate 2011.

La Spagna offre oggi nuove Letras a 6 mesi (scadenza 6 marzo 2026) e 9 mesi (4 settembre 2026).

PETROLIO

Il petrolio si stabilizza dopo il maggior ribasso delle ultime tre settimane, mentre i trader attendono una serie di report cruciali per valutare l’entità del surplus globale. Il Brent è tornato sopra i 62 dollari al barile dopo il calo del 2% registrato lunedì, mentre il West Texas Intermediate (WTI) si mantiene vicino ai 59 dollari. L’Energy Information Administration (IEA) pubblicherà oggi lo Short-Term Energy Outlook, cui seguiranno i report di International Energy Agency e Opec attesi nel corso della settimana.

L’IEA prevede per il prossimo anno un surplus record, e gli operatori cercheranno segnali di eventuali modifiche alle prospettive di mercato. Il greggio si è mosso in un range estremamente stretto (circa 4 dollari al barile) dall’inizio di novembre, con gli investitori che valutano anche l’impatto delle sanzioni contro la Russia e il rischio di una limitazione delle esportazioni.

Secondo Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime di Ing Groep, “il surplus del mercato petrolifero è destinato ad aumentare nel 2026”, quando l’offerta supererà la domanda di oltre 2 milioni di barili al giorno. L’analista prevede un Brent medio a 57 dollari l’anno prossimo, ipotizzando che i flussi di greggio russo rimangano stabili nonostante le sanzioni statunitensi.

Intanto l’India, principale acquirente di petrolio russo via mare, si appresta a ridurre gli acquisti: una decisione che sarà centrale nei colloqui commerciali con gli Stati Uniti questa settimana. La visita di Vladimir Putin nel Paese la scorsa settimana ha evidenziato un rafforzamento dei rapporti bilaterali.

Sul fronte geopolitico, gli attacchi dell’Ucraina contro le infrastrutture energetiche russe continuano a minacciare la produzione e le esportazioni. Le operazioni restano compromesse anche al terminal CPC del Mar Nero, nodo chiave per le spedizioni, con ricadute sulle esportazioni del Kazakhstan.

ORO

L’oro rimane stabile mentre i trader guardano oltre il quasi certo taglio dei tassi atteso questa settimana negli Stati Uniti, cercando indicazioni più chiare sulla politica monetaria del 2026. Il metallo prezioso oscilla intorno ai 4.193 dollari l’oncia, dopo una seduta precedente chiusa con un lieve calo.

I contratti swap continuano a scontare un taglio di 25 punti base questa settimana, ma ora indicano due ulteriori riduzioni dei tassi entro il 2026, in calo rispetto alle tre previste appena una settimana fa. Kevin Hassett, considerato tra i principali candidati alla successione di Powell alla guida della Fed, ha dichiarato che sarebbe “irresponsabile” delineare in anticipo un percorso sui tassi per i prossimi sei mesi. Tassi più alti tendono a pesare su asset come l’oro, che non offrono rendimento.

Il metallo giallo ha guadagnato circa il 60% da inizio anno, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali e da forti afflussi negli ETF. Pur essendo arretrato dal picco superiore ai 4.380 dollari toccato a fine ottobre, il prezzo rimane ben supportato dalle aspettative di ulteriori misure espansive negli Stati Uniti. Gli analisti di BMI, parte di Fitch Solutions, avvertono però che qualsiasi sospetto di una pausa nel ciclo di allentamento potrebbe pesare sulle quotazioni: in tal caso il metallo potrebbe scivolare “sotto i 4.000 dollari l’oncia, man mano che il ciclo iniziato nel 2024 perde slancio”.

DATI MACRO IN ARRIVO

Si apre oggi la due giorni del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed, che domani comunicherà la decisione sui tassi. I mercati continuano a prezzare un’87,4% di probabilità di un taglio da 25 punti base, ma l’attenzione sarà tutta sulla forza del ciclo di allentamento previsto per il 2026. Attualmente, le attese del mercato scontano complessivamente 77 punti base di tagli, mentre molte banche statunitensi stimano un percorso meno incisivo, frenato dai timori di una possibile riaccelerazione dell’inflazione e da una crescente resilienza dell’economia Usa.

Al centro del dibattito rimane l’indebolimento del mercato del lavoro Usa, complicato dal fatto che la Fed avrà pochi dati a disposizione a causa del ritardo nelle pubblicazioni legato allo shutdown. Nel pomeriggio sarà diffuso il report Jolts sulle offerte di lavoro, mentre sul fronte energetico sono attese le consuete scorte Api.

In Europa, alle 8.00 la Germania pubblica i dati di ottobre su export e import, entrambi attesi in calo dello 0,5%. In settembre le vendite verso l’estero erano tornate a salire sopra le attese grazie alla domanda statunitense, interrompendo una serie negativa di cinque mesi. I dati diffusi ieri sulla produzione industriale tedesca hanno invece mostrato un incremento superiore al previsto, ma gli economisti restano prudenti, sottolineando che i problemi strutturali continuano a frenare il settore manifatturiero.

Nel Regno Unito, i consumatori britannici hanno ridotto la spesa in novembre in attesa delle misure fiscali annunciate dalla ministra delle Finanze Rachel Reeves, mentre i retailer hanno segnalato un Black Friday deludente, secondo le indagini di Barclay’s e British Retail Consortium.

Sono previsti gli interventi di Nagel (Bce) e vari membri della BoE.

PIAZZA AFFARI, UNA BORSA SEMPRE PIÙ `BANCOCENTRICA`

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Il progresso di Piazza Affari nel 2025 racconta di un indice che corre su più gambe, ma sempre più bancocentrico. Nel corso dell'anno, il FTSE MIB ha messo a segno un rialzo del 27% da inizio anno, con un picco vicino ai massimi intorno ai 44.800 punti a novembre, prima di stabilizzarsi intorno ai 43.600 punti all'inizio di dicembre. La versione equal weight dell'indice ha performato ancora meglio, con un +31%, segnale di un mercato che non è stato trascinato da poche storie isolate, ma sostenuto da una partecipazione ampia e diversificata.

Dentro questa ampiezza, però, la struttura dell'indice si è concentrata ulteriormente. I primi 10 titoli hanno mantenuto un peso intorno al 70% per tutto il periodo, dal 70,5% di inizio anno al 69,76% di fine novembre, con un picco del 71,43% tra agosto e settembre. La vera trasformazione è interna a quel blocco: la quota dei primi 3 titoli è passata dal 34,54% di inizio anno al 39,55% attuale, con un massimo del 40,84% a inizio agosto. I primi 2, in particolare, sono saliti dal 23,96% al 28,34%. Il listino è diventato meno orizzontale e più guidato da leader chiari, senza però perdere in breadth complessiva.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA MPS. Il consiglio di amministrazione della banca senese avrebbe deciso di presentare il piano industriale sull’aggregazione tra Mps e Mediobanca entro l’inizio di marzo, anticipando di circa un mese la scadenza inizialmente prevista. Lo riporta Il Corriere della Sera, precisando che l’anticipo sarebbe stato discusso nella riunione di venerdì scorso. Il quotidiano aggiunge inoltre che non sarebbe stata presa una decisione definitiva sulla possibile fusione tra i due istituti.

IVECO. Le condizioni di golden power applicate dal governo per autorizzare la vendita del produttore di camion a Tata Motors prevedono l’obbligo di mantenere all’interno del perimetro italiano o europeo i dati relativi ai sistemi di monitoraggio dei conducenti e dei veicoli, secondo quanto scrive Il Sole 24-Ore.

STELLANTIS. L’Unione europea intende rinviare al 16 dicembre la presentazione delle proposte legislative volte ad ampliare la carbon tax alle frontiere e, potenzialmente, a rivedere il divieto del 2035 sulle nuove auto a emissioni di CO₂, secondo una bozza dell’agenda della Commissione Europea visionata da Reuters. Stellantis e Bolt accelerano intanto nella diffusione della mobilità senza conducente in Europa, con l’avvio della produzione atteso nel 2029.

A livello internazionale sono da monitorare:

NVIDIA. Donald Trump ha autorizzato Nvidia a vendere il chip H200 in Cina applicando un sovrapprezzo del 25% a favore del governo Usa.

PARAMOUNT SKYDANCE. Paramount Skydance Corp. ha lanciato un’offerta pubblica di acquisizione ostile su Warner Bros. Discovery a 30 dollari per azione in contanti, pochi giorni dopo che la società aveva siglato un accordo con Netflix. L’offerta valuta Warner Bros. circa 108,4 miliardi di dollari, includendo il debito.

MEDLINE. Medline Inc. punta a raccogliere fino a 5,37 miliardi di dollari con una quotazione a Wall Street, preparando il terreno per una delle più grandi Ipo sostenute dal private equity.

PEPSICO. PepsiCo ha annunciato una serie di cambiamenti operativi sostenuti dall’investitore attivista Elliott Investment Management, tra cui la revisione della supply chain e una riduzione nel numero complessivo dei prodotti. La società prevede inoltre tagli al personale in Nord America, secondo una comunicazione interna.

HASHKEY HOLDINGS. HashKey Holdings, operatore del principale exchange crypto autorizzato di Hong Kong, punta a raccogliere fino a 1,67 miliardi di HK$ (pari a 215 milioni di dollari) attraverso una Ipo.

CHINA VANKE. Alcuni investitori di China Vanke hanno espresso preoccupazione per il piano della società di rinviare il pagamento delle obbligazioni, durante un incontro con funzionari di Shenzhen domenica scorsa, secondo fonti informate. Le pressioni sul gruppo immobiliare aumentano a pochi giorni dal voto sul piano proposto.

NOMURA ASSET MANAGEMENT. Nomura Asset Management intende trasferire decine di dipendenti dalla sede centrale di Tokyo a uffici in città come Londra e New York, con l’obiettivo di far crescere al proprio interno nuove competenze nelle attività di investimento e vendita.

BLACKSTONE, MW GROUP, DIVCOWEST. Una joint venture tra Blackstone, MW Group e DivcoWest ha raggiunto un accordo per l’acquisizione del gruppo immobiliare hawaiano Alexander & Baldwin in un’operazione interamente in contanti da 1,5 miliardi di dollari.

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