STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un ribasso del -0,1%. Positivi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-+0,5%).
La seduta di ieri è stata caratterizzata da un classico movimento di avversione al rischio, con ribassi azionari e acquisti sui mercati obbligazionari. A guidare le vendite è stato ancora una volta il comparto tecnologico e in particolare quello dei semiconduttori. Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il -7,9%, registrando la flessione più marcata dall’inizio del mese, quando era arrivato a cedere oltre il -10% in una sola giornata. Tra i titoli più penalizzati figurano Sandisk, in calo del -13,6%, e Micron, in ribasso del -13,2%, pur restando tra i quattro migliori performer dell’anno nell’S&P 500. Il peso del settore ha trascinato al ribasso l’intero mercato statunitense, con il Nasdaq in calo del -2,2% e l’S&P 500 in flessione del -1,4%. La concentrazione delle vendite è stata particolarmente evidente, segnando la prima occasione dell’anno in cui l’S&P 500 ha perso oltre l’1% nonostante la maggioranza dei titoli dell’indice abbia chiuso in rialzo. In Europa la divergenza è stata meno marcata, ma lo Stoxx 600 ha comunque lasciato sul terreno il -0,7%, registrando la peggiore seduta delle ultime tre settimane, penalizzato anch’esso dal settore tecnologico.
Le vendite sono arrivate nonostante alcune indicazioni positive sullo stato dell’economia globale. Gli indici PMI preliminari di giugno hanno infatti sorpreso positivamente, suggerendo una tenuta dell’attività economica superiore alle aspettative nonostante lo shock energetico. Negli Stati Uniti il PMI composito è salito a 52,2 punti, massimo degli ultimi cinque mesi e oltre il consenso fermo a 51,1. Anche nell’Eurozona il PMI composito è migliorato a 49,5 punti contro attese pari a 49,2. Nel complesso, i dati hanno fornito un quadro incoraggiante sulla crescita globale nella parte finale del secondo trimestre.
Gli operatori continuano a confidare in una progressiva normalizzazione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, supportata dall’aumento del numero di navi che stanno tornando a utilizzare la rotta, seppur con gradualità. Questo scenario ha portato gli investitori a ridimensionare le aspettative di un rapido irrigidimento monetario. I futures sui Fed Funds incorporano ora 38 punti base di rialzi entro dicembre, in calo di -3 punti base rispetto ai massimi recenti. Per la Bce il mercato prezza invece 31 punti base di riduzioni dei tassi entro fine anno, con una revisione di -1,1 punti base rispetto alla giornata precedente.
Dalla Germania arrivano indicazioni positive sul progetto di riforma del sistema pensionistico annunciato dal governo. Il piano prevede l’introduzione di una componente obbligatoria finanziata attraverso un contributo aggiuntivo pari al 2% delle retribuzioni lorde, destinato a un fondo pensione pubblico centralizzato e implementato gradualmente fino al 2031. La misura potrebbe convogliare circa 35 miliardi di euro aggiuntivi verso i mercati finanziari senza vincoli prestabiliti di allocazione geografica o settoriale. Il modello di riferimento è quello del sistema pensionistico svedese. L’iniziativa punta a rafforzare la sostenibilità del sistema previdenziale tedesco in un contesto di invecchiamento della popolazione e potrebbe generare benefici anche per i mercati dei capitali tedeschi ed europei.
Nel Regno Unito i dati PMI inferiori alle attese, combinato con la discesa dei prezzi energetici, ha rafforzato i dubbi sulla possibilità che la Bank of England proceda con un rialzo dei tassi nel corso dell’anno. Sul piano politico, Andy Burnham resta al momento l’unico candidato dichiarato alla leadership del Partito Laburista e alla carica di primo ministro. Qualora non emergessero altri contendenti in grado di ottenere il sostegno del 20% dei parlamentari laburisti richiesto per la candidatura, Burnham potrebbe assumere la guida del partito e del governo già a metà luglio.
ASIA
Dopo il nuovo arretramento dei titoli tecnologici statunitensi guidato dal comparto dei semiconduttori nella seduta precedente, i mercati asiatici mostrano questa mattina un andamento più eterogeneo. Il Kospi sudcoreano recupera terreno con un rialzo del +0,8% dopo il crollo del -10% registrato ieri. In apertura l’indice era arrivato a guadagnare circa il +4%, sostenuto dal rimbalzo di Samsung, in progresso del +4,4% dopo il tonfo del -12,9% della vigilia. Più debole SK Hynix, che cede il -3% dopo il ribasso del -13,2% della seduta precedente. In Giappone il Nikkei arretra del -1,8%, mentre in Cina prevale un quadro misto, con il CSI 300 in rialzo del +0,1% e lo Shanghai Composite in calo del -0,3%. L’Hang Seng avanza marginalmente, così come l’S&P/ASX 200 australiano, in crescita del +0,1%.
Lo yen continua a muoversi vicino ai livelli più deboli dal 1986 contro il dollaro, mentre restano elevate le aspettative di un possibile intervento delle autorità giapponesi per contrastarne l’indebolimento. La valuta nipponica risente delle indicazioni emerse dal riepilogo delle opinioni della Bank of Japan pubblicato nella notte, dal quale emerge che diversi membri del board continuano a sostenere la necessità di ulteriori rialzi dei tassi dopo l’aumento del costo del denaro all’1,0% deciso la scorsa settimana. Il documento non contiene indicazioni sulla tempistica del prossimo intervento. Le previsioni degli economisti indicano un nuovo rialzo a ottobre, seguito da aumenti trimestrali fino al raggiungimento dell’1,75% nell’aprile del 2027.
Dall’Australia arrivano dati che mostrano un’inflazione annua al +4,0% a maggio, inferiore alle attese del +4,3% e al +4,2% registrato nel mese precedente. L’indice trimmed mean accelera al +3,6% dal +3,4% precedente. Il rallentamento dell’inflazione complessiva riflette anche il contributo del calo dei prezzi energetici favorito dall’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, mentre le pressioni di fondo restano persistenti, mantenendo elevata l’attenzione sulla politica monetaria della Reserve Bank of Australia.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,64%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 72 punti base.
L’attenzione del mercato primario è concentrata sull’asta del Tesoro, che offre fino a 4,25 miliardi di euro tra BTP Short e BTP indicizzati all’inflazione europea (BTP€i).
Nella serata di ieri il MEF ha inoltre diffuso il programma di emissioni per il terzo trimestre, annunciando il lancio di nuovi BTP con scadenze a 5, 7 e 10 anni, oltre a un nuovo BTP Short con scadenza ottobre 2028.
Sul fronte europeo, la Germania torna sul mercato con un’asta del Bund in scadenza il 15 maggio 2047, mentre la Grecia offre titoli di Stato semestrali.
PETROLIO
Le quotazioni del petrolio proseguono la fase di debolezza mentre aumentano i segnali di normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e Stati Uniti e Iran continuano a indicare progressi nei negoziati per la conclusione del conflitto. Il Brent scende verso i 76 dollari al barile dopo aver perso il -1,1% nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate tratta sotto i 73 dollari. Sempre più navi stanno attraversando il passaggio strategico mantenendo attivi i sistemi di localizzazione satellitare, un segnale che riflette una crescente fiducia da parte degli armatori. Anche l’International Maritime Organization ha reso noto di aver ricevuto garanzie di sicurezza che consentono a centinaia di imbarcazioni di lasciare il Golfo Persico.
Washington e Teheran continuano a segnalare progressi iniziali nei colloqui destinati a porre fine alla guerra iniziata alla fine di febbraio, anche se il percorso negoziale si preannuncia lungo e le versioni fornite dalle due parti restano divergenti su diversi aspetti. Iran e Oman hanno annunciato l’avvio dei lavori per un accordo relativo alla gestione dello Stretto di Hormuz, inclusa la definizione dei costi di transito. Restano aperti i timori che la Repubblica Islamica possa introdurre tariffe per il passaggio delle navi.
Carl Larry di Enverus ritiene che il mercato stia cercando un punto di equilibrio dopo la progressiva uscita degli operatori più ottimisti. Secondo Larry, le quotazioni stanno individuando un livello di stabilizzazione intorno ai 75 dollari al barile, anche se rimangono numerosi interrogativi legati alla ricostituzione dell’offerta, ai tempi necessari per le operazioni di carico e al possibile ritorno della domanda cinese.
Negli Stati Uniti il Senato a maggioranza repubblicana ha approvato ieri una risoluzione per porre fine al conflitto con l’Iran, in una rara presa di posizione critica nei confronti del presidente Donald Trump. Pur avendo scarse possibilità di modificare concretamente la strategia dell’amministrazione, il voto rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà del presidente nel raccogliere un ampio consenso interno su questa iniziativa.
Separatamente, Trump ha dichiarato attraverso i social media di aver incaricato il Dipartimento di Giustizia di verificare le ragioni per cui i prezzi della benzina non stiano diminuendo più rapidamente nonostante il ribasso del greggio. Secondo i dati dell’American Automobile Association, il prezzo medio nazionale al dettaglio è diminuito del -14% dalla fine di maggio ed è tornato sotto i 4 dollari al gallone, pur restando superiore alla media stagionale degli ultimi cinque anni.
I futures sul petrolio hanno perso oltre un terzo rispetto ai massimi raggiunti durante il conflitto, in parte per effetto delle aspettative di un imminente incremento dell’offerta globale. Nell’ambito del processo diplomatico, gli Stati Uniti hanno temporaneamente autorizzato l’acquisto di petrolio iraniano, favorendo gli sforzi dei produttori per riconquistare i principali raffinatori asiatici.
L’indebolimento delle condizioni di mercato emerge anche dall’andamento della struttura dei prezzi. Oggi il differenziale tra i primi due contratti del Brent si è ridotto a soli 22 centesimi di dollaro al barile in backwardation, rispetto a un valore vicino ai 10 dollari registrato all’inizio di aprile.
I produttori del Golfo Persico stanno accelerando il ritorno alle normali attività di esportazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno recuperato quasi l’85% dei livelli produttivi precedenti alla guerra, secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, confermando la capacità della regione di riportare rapidamente sul mercato nuovi volumi di greggio. Il Kuwait ha revocato le precedenti dichiarazioni di forza maggiore, mentre anche l’Iraq sta aumentando la produzione.
Permangono comunque segnali di tensione in alcuni segmenti del mercato, in particolare negli Stati Uniti. L’American Petroleum Institute ha stimato che le scorte di greggio presso il polo di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma, siano diminuite di ulteriori 1 milione di barili nella scorsa settimana, secondo un documento visionato da Bloomberg. Se il dato verrà confermato dalle statistiche ufficiali attese in giornata, le riserve scenderebbero sotto la soglia dei 20 milioni di barili, livello generalmente considerato il minimo operativo necessario per il corretto funzionamento del sistema.
ORO
L’oro registra una seconda seduta consecutiva di ribasso, penalizzato dal rafforzamento del dollaro e dalle vendite che hanno colpito i mercati azionari, in particolare il comparto tecnologico, spingendo gli investitori a ridurre l’esposizione al metallo prezioso per compensare le perdite registrate in altre asset class.
Le quotazioni spot sono arrivate a perdere fino al -1,2%, scendendo sotto i 4.070 dollari l’oncia, dopo aver già lasciato sul terreno il -1,7% nella seduta precedente, chiusa ai livelli più bassi delle ultime due settimane. Ieri i Treasury statunitensi hanno registrato un recupero, mentre l’indice del dollaro ha guadagnato il +0,6% dall’inizio della settimana, rendendo più costoso l’acquisto dell’oro per gli investitori che operano con altre valute.
Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, ha osservato che il metallo prezioso sta mostrando una correlazione sempre più marcata con l’andamento dei rendimenti reali. Pur essendo tradizionalmente considerato un bene rifugio, l’oro tende spesso a indebolirsi nelle fasi di forti correzioni simultanee dei mercati finanziari, poiché viene utilizzato dagli investitori come fonte di liquidità. Le vendite che hanno colpito Wall Street nella seduta di ieri sono state alimentate dai timori che il rally azionario guidato dall’intelligenza artificiale si fosse spinto troppo oltre. Successivamente i mercati asiatici hanno mostrato un recupero prudente.
L’avversione al rischio continua ad aumentare la pressione sul metallo prezioso, già condizionato dalle persistenti preoccupazioni legate all’inflazione e dalla crescente probabilità che le principali banche centrali mantengano invariati i tassi d’interesse o procedano con ulteriori rialzi. Un contesto di costo del denaro più elevato rappresenta un fattore sfavorevole per gli asset che non offrono rendimenti periodici.
A pesare sul sentiment degli investitori contribuisce anche l’impostazione restrittiva adottata dal nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh. Il tono utilizzato dalla banca centrale americana ha ridimensionato gli effetti positivi generati dall’accordo di pace provvisorio sottoscritto la scorsa settimana tra Stati Uniti e Iran.
Secondo Wong, il mercato potrebbe essere vicino al massimo livello di aspettative restrittive sulla politica monetaria statunitense, pur senza escludere che tale impostazione possa protrarsi ancora. L’analista ritiene che per assistere a un ulteriore irrigidimento delle attese sarà necessario che i prossimi dati macro americani sorprendano nuovamente in positivo. L’attenzione degli operatori si concentra ora sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali negli Stati Uniti, in calendario domani, che secondo le previsioni dovrebbe evidenziare una nuova accelerazione dell’inflazione.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’attenzione dei mercati europei è concentrata sugli indicatori Ifo di giugno, considerati un importante termometro dello stato dell’economia tedesca. Per l’indice sul clima economico il consenso degli analisti indica una salita a 85,6 punti. Le condizioni correnti sono attese a 86,3 punti, mentre la componente relativa alle aspettative dovrebbe attestarsi a 85,1 punti.
Negli Stati Uniti il principale appuntamento macro della giornata è rappresentato dalla pubblicazione dei dati Eia sulle scorte settimanali di petrolio e prodotti petroliferi, monitorati dagli operatori per valutare l’andamento della domanda energetica e dell’offerta sul mercato statunitense.
Sono inoltre attesi interventi di Joachim Nagel, Piero Cipollone e François Villeroy de Galhau per la Bce, oltre a Sarah Breeden e Swati Dhingra per la Bank of England. Sul fronte societario, il mercato seguirà i risultati trimestrali di Micron.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
SAIPEM. Saipem ha sottoscritto un accordo con Ades per la cessione delle attività di shallow water drilling in Arabia Saudita. L’operazione ha un valore complessivo di 285 milioni di dollari e il completamento è previsto entro il terzo trimestre del 2026. Sul gruppo arriva anche il via libera dal Brasile alla prevista integrazione con Subsea7: l’autorità antitrust Cade ha approvato senza condizioni l’operazione di fusione tra le due società attive nei servizi per il settore energetico, secondo quanto emerge da un documento esaminato da Reuters.
UNICREDIT. L’amministratore delegato Andrea Orcel ritiene aumentate le probabilità che la Banca centrale europea possa considerare UniCredit come soggetto in controllo di Commerzbank alla luce dell’esito dell’offerta lanciata dall’istituto italiano.
LEONARDO. Il progetto Gcap dedicato allo sviluppo dei caccia di nuova generazione prosegue con la collaborazione tra Italia, Regno Unito e Giappone. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che l’iniziativa continua ad avanzare e che in futuro potrebbero aderire anche altri Paesi.
ENI. L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha incontrato a Tirana il primo ministro albanese Edi Rama. In occasione del confronto è stato sottoscritto un memorandum d’intesa per avviare uno studio di fattibilità finalizzato alla creazione e gestione di una riserva strategica nazionale di idrocarburi e di un hub energetico in Albania.
MAIRE. Il gruppo ha siglato un memorandum d’intesa con il fondo sovrano kazako Samruk-Kazyna e con l’associazione per il commercio italo-kazako per collaborare allo sviluppo di una piattaforma dedicata alla produzione di sustainable aviation fuel in Kazakistan. L’iniziativa farà leva sulle tecnologie e sul know-how di Nextchem, oltre che sulle capacità realizzative del gruppo.
POSTE ITALIANE. Barclays ha migliorato il giudizio sul titolo portandolo a “overweight” da “equal-weight”. Contestualmente la banca d’affari ha innalzato il target price a 35,2 euro dai precedenti 21,6 euro.
FERRARI. Massimiliano Di Silvestre assumerà dal 1° luglio il ruolo di chief marketing & commercial officer. Con il nuovo incarico entrerà a far parte del Leadership Team della società, riportando direttamente all’amministratore delegato Benedetto Vigna.
EDISON. Oggi alle ore 14 è prevista una conference call dell’amministratore delegato Nicola Monti dedicata agli investimenti del gruppo nel settore eolico nel Centro Italia.
A livello internazionale sono da monitorare:
SOFTBANK. Masayoshi Son ha dichiarato di voler mantenere la guida del gruppo tecnologico che ha fondato ancora per almeno un decennio, accantonando il progetto di passare il testimone una volta superata la sessantina.
ZHIPU. La società cinese specializzata nell’intelligenza artificiale starebbe valutando una vendita di azioni a Hong Kong per raccogliere diversi miliardi di dollari. L’ipotesi arriva dopo un forte apprezzamento del titolo, cresciuto di circa il 2.000% dalla quotazione avvenuta a gennaio.
FEDEX. Il gruppo della logistica ha chiuso il trimestre con risultati superiori alle attese di Wall Street e ha indicato una crescita degli utili per l’esercizio in corso, sostenendo il piano di semplificazione delle attività operative.
SPACEX. La prima emissione obbligazionaria negli Stati Uniti della società avrebbe raccolto richieste per circa 89 miliardi di dollari, ponendo le basi per una delle operazioni investment grade più rilevanti dell’anno.
GOLDMAN SACHS. L’attività di trading azionario della banca si avvia a registrare un nuovo record nel secondo trimestre. Secondo fonti vicine al dossier, i ricavi della divisione potrebbero superare i 5 miliardi di dollari.
APOLLO GLOBAL MANAGEMENT. Il gruppo ha nuovamente limitato le richieste di rimborso dal suo principale fondo di private credit non quotato destinato alla clientela retail, in un contesto in cui persistono le preoccupazioni degli investitori verso questa asset class.

di Francesco Sicuro















































