La successione a Starmer e la reazione dei mercati
Le dimissioni di Keir Starmer da primo ministro britannico, formalizzate nella mattinata di ieri, hanno aperto la corsa alla successione all’interno del Partito Laburista. Come si legge nel commento di Kevin Thozet, Portfolio Advisor e membro dell’Investment Committee di Carmignac, il principale candidato a raccogliere l’eredità di Starmer appare oggi Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester e figura di spicco dell’ala favorevole alla devolution.
La reazione iniziale dei mercati è stata positiva. Secondo Thozet, sia il mercato obbligazionario sia la sterlina hanno accolto favorevolmente l’annuncio. Una delle ragioni principali risiede nel fatto che Burnham dispone di incentivi limitati ad assumere posizioni politiche particolarmente aggressive in questa fase.
Se il candidato dovesse spostarsi verso sinistra per intercettare la componente oggi maggioritaria del Partito Laburista, rischierebbe infatti di alienarsi il favore degli investitori obbligazionari, contribuendo a un ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato britannici. Se invece optasse per un posizionamento più centrista, potrebbe compromettere il sostegno della propria base politica. In questo contesto, lo scenario più probabile appare quello della continuità e del mantenimento dello status quo.
Come sottolinea Thozet, Burnham dispone ora di due percorsi per raggiungere il numero 10 di Downing Street: vincere una competizione interna per la leadership oppure essere nominato leader del partito senza sfidanti. Quest’ultima eventualità sarebbe considerata particolarmente favorevole dagli investitori, poiché ridurrebbe significativamente il periodo di incertezza politica e la volatilità normalmente associata alle transizioni di governo.
Il ruolo del nuovo governo e gli equilibri interni al Labour
Un elemento che contribuisce alla moderata reazione dei mercati riguarda anche la probabile composizione del futuro esecutivo. Secondo Thozet, gli investitori guardano con favore alla possibilità che Wes Streeting, esponente dell’ala moderata del Partito Laburista, possa assumere un ruolo di primo piano nel nuovo governo.
La presenza di Streeting verrebbe interpretata come un importante elemento di equilibrio rispetto alle componenti più interventiste del partito. La sua influenza potrebbe infatti rappresentare un contrappeso a misure considerate meno favorevoli ai mercati, dalle ipotesi di nazionalizzazione fino all’aumento della spesa sociale finanziata attraverso una maggiore pressione fiscale.
Per gli operatori finanziari, la prospettiva di un esecutivo in cui convivano diverse sensibilità politiche rappresenterebbe inoltre il segnale di una transizione relativamente ordinata del potere, con un rapido passaggio di consegne e minori rischi di instabilità istituzionale.
Secondo ìThozet, il tema centrale per i mercati non è tanto il nome del prossimo primo ministro, quanto la capacità del nuovo governo di mantenere un approccio pragmatico alla gestione dei conti pubblici in una fase caratterizzata da crescita economica moderata e condizioni finanziarie più restrittive rispetto al passato.
I vincoli fiscali e il rischio di una lenta erosione della credibilità
La questione fiscale rappresenta oggi uno dei principali punti di attenzione per gli investitori. Come osserva Thozet, il Regno Unito si trova ad affrontare costi di servizio del debito elevati e margini di manovra sempre più ridotti, compressi dalla combinazione di una crescita economica meno dinamica e tassi d’interesse più alti.
In questo scenario, qualsiasi nuovo programma di spesa richiederebbe con ogni probabilità un aumento delle emissioni di Gilt oppure un allentamento delle regole fiscali. Entrambe le opzioni presentano conseguenze ben note sia ai mercati sia ai responsabili politici.
Per questa ragione, eventuali incrementi significativi della spesa pubblica dovrebbero essere accompagnati da tagli in altre aree del bilancio oppure da aumenti delle imposte. La preoccupazione principale, secondo Thozet, non riguarda una crisi improvvisa di credibilità simile a quella vissuta durante il breve governo di Liz Truss, provocata da misure fiscali prive di copertura.
Il rischio appare piuttosto quello di una progressiva erosione della credibilità fiscale, generata dall’accumulo di impegni strutturali di spesa e da una riduzione più lenta del previsto del debito pubblico.
Queste preoccupazioni stanno già emergendo nei mercati obbligazionari. Come evidenzia Thozet, gli investitori richiedono un premio a termine sempre più elevato per compensare sia l’incertezza fiscale sia il rischio legato all’aumento dell’offerta futura di Gilt. Di conseguenza, il premio a termine britannico si sta progressivamente avvicinando a quello osservato nei Paesi europei tradizionalmente considerati più vulnerabili sul piano dei conti pubblici.
Sterlina sotto osservazione e instabilità politica crescente
Il quadro politico britannico continua a essere caratterizzato da una notevole volatilità. Con l’uscita di scena di Starmer, il Regno Unito si prepara ad avere il suo settimo primo ministro nell’arco di dieci anni.
Come ricorda Thozet, nello stesso periodo la Francia ha avuto nove capi di governo e l’Italia cinque. Questo dato colloca ormai il Regno Unito nella fascia più instabile dello scenario politico europeo. Tra le principali economie del continente, soltanto la Francia ha registrato una frequenza maggiore di cambi alla guida del governo nell’ultimo decennio.
Sul fronte valutario, la sterlina ha finora mostrato una notevole capacità di resistenza al rumore politico. Tale tenuta è stata favorita dal fatto che una sfida alla leadership del Partito Laburista fosse già ampiamente attesa dai mercati e dal sostegno offerto da tassi d’interesse ancora relativamente elevati.
Secondo Thozet, il rischio principale consiste nel fatto che l’aumento dei rendimenti britannici inizi a riflettere sempre più le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale piuttosto che l’attrattività della politica monetaria. In uno scenario di questo tipo, rendimenti più elevati cesserebbero di rappresentare un elemento di supporto per la valuta e diventerebbero invece un fattore negativo.
Poiché la sterlina appare già costosa secondo diversi indicatori di valutazione, l’analisi di Carmignac rafforza le ragioni per mantenere un approccio prudente e un posizionamento sottopesato sulla valuta britannica.

di Francesco Sicuro















































