STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +0,3%. Poco mossi i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%).
La corsa del comparto tecnologico torna ad alimentare il clima positivo sui mercati globali, con il settore dei semiconduttori protagonista assoluto della seduta asiatica e americana. Il Kospi avanza del +3,6% e porta il rialzo da inizio anno vicino al +98%, sostenuto soprattutto dal rally di SK Hynix, che guadagna oltre il 13%, supera la soglia di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione ed estende il progresso degli ultimi dodici mesi oltre il +1000%.
Anche negli Stati Uniti prosegue la corsa dei produttori di memoria. Micron Technology balza del +19,3% nella seduta di Wall Street e supera anch’essa la soglia del trilione di dollari di capitalizzazione, mentre il titolo registra un impressionante rialzo del +859% nell’ultimo anno.
L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e per il comparto chip ha sostenuto il sentiment globale, compensando le nuove incertezze sui negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il ritorno dell’ottimismo sul dossier mediorientale e il nuovo slancio del settore tecnologico hanno spinto lo S&P 500 a chiudere in rialzo del +0,6%, aggiornando un nuovo massimo storico e portando il progresso da inizio anno al +9,8%. L’indice Philadelphia Semiconductor guadagna il +5,5%, mentre il Nasdaq sale del +1,2%, sostenuto dal rally del comparto chip.
Le Borse europee hanno chiuso la seduta di ieri in calo. Lo Stoxx 600 ha perso il -0,6%, il Dax il -0,8%, il Cac 40 il -1% e il Ftse Mib il -0,6%, cancellando circa metà del forte recupero registrato lunedì. Fa eccezione il mercato britannico, con il Ftse 100 in rialzo del +0,2%, sostenuto dal recupero della seduta persa per festività.
Sul fronte geopolitico, le ultime 24 ore non hanno prodotto sviluppi definitivi nei colloqui tra Washington e Teheran, lasciando il mercato con la sensazione che un accordo non sia imminente come sperato nel fine settimana. I negoziati proseguono comunque nonostante i raid mirati americani.
L’agenzia iraniana Tasnim ha riferito che Teheran punta a ottenere lo sblocco di metà dei propri asset congelati, pari a circa 24 miliardi di dollari, come condizione per raggiungere un’intesa. La questione sarebbe stata al centro della visita in Qatar del principale negoziatore iraniano Ghalibaf, conclusa ieri.
Dal lato americano, il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che serviranno “alcuni giorni” per definire il linguaggio definitivo della bozza di accordo, ribadendo la richiesta statunitense di uno Stretto di Hormuz “aperto, libero e senza pedaggi”.
Persistono inoltre dubbi operativi sulla situazione nello Stretto. Il Wall Street Journal ha riportato che la Marina americana starebbe assistendo le imbarcazioni in transito nell’area, anche se il Comando Centrale Usa ha successivamente smentito la ripresa ufficiale delle operazioni di scorta navale.
In Europa sono arrivate le dichiarazioni restrittive del membro della Bce Isabel Schnabel. L’esponente dell’Eurotower ha dichiarato che la Bce dovrebbe aumentare i tassi a giugno anche nel caso in cui il conflitto tra Stati Uniti e Iran “finisse oggi”, spiegando che “considerata la dimensione e la persistenza dello shock non è più possibile ignorarlo”.
Di tono più prudente invece il capo economista della Bce Philip Lane, che ha evitato di impegnarsi in anticipo sulle prossime decisioni di politica monetaria pur riconoscendo la probabile revisione al rialzo delle stime sull’inflazione di giugno e il rischio di effetti indiretti oltre il comparto energetico.
Dopo le parole di Schnabel, il mercato ha aumentato al 91% la probabilità di un rialzo Bce a giugno, contro il 77% registrato in precedenza. Le attese complessive di rialzi entro fine anno restano comunque attorno ai 60 punti base, sotto i 74 punti base prezzati una settimana fa.
ASIA
In Asia prevale ancora un’impostazione positiva. Il Nikkei guadagna il +0,7% e l’ASX australiano sale del +0,3%, mentre risultano più deboli l’Hang Seng (-0,8%), il CSI 300 (-0,7%) e lo Shanghai Composite (-1,1%).
Dall’Australia arrivano segnali contrastanti sul fronte inflazione. L’indice CPI di aprile cresce del +4,2% annuo, sotto le attese del +4,4% e in rallentamento rispetto al +4,6% del mese precedente.
L’inflazione core misurata dal trimmed mean CPI resta però elevata, salendo al +3,4% dal +3,3% di marzo, in linea con le aspettative del mercato. Dopo i dati, la probabilità di un rialzo dei tassi entro la riunione di agosto della Reserve Bank of Australia scende attorno al 43%.
Sul fronte delle banche centrali, la Reserve Bank of New Zealand ha mantenuto il tasso ufficiale al 2,25%, segnalando però che futuri rialzi potrebbero arrivare prima e risultare più consistenti rispetto alle precedenti indicazioni a causa delle crescenti pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei prezzi energetici.
La banca centrale neozelandese ha anche avvertito che l’inflazione potrebbe raggiungere un picco del 4,3% entro la fine dell’anno, in aumento rispetto al 3,1% registrato nel trimestre di marzo, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a sostenere i prezzi di carburanti e prodotti petrolchimici nonostante il rallentamento della crescita economica.
Dopo le comunicazioni della banca centrale, il dollaro neozelandese arriva a guadagnare fino al +0,7%, mentre gli investitori rivedono al rialzo le aspettative sui prossimi rialzi dei tassi.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,69%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 73 punti base.
La seduta precedente è stata caratterizzata da un nuovo rialzo dei rendimenti europei, sostenuti dal recupero delle quotazioni petrolifere e dal ritorno delle preoccupazioni sulla situazione geopolitica in Medio Oriente. Gli operatori stanno infatti ridimensionando le aspettative di un accordo rapido tra Stati Uniti e Iran, scenario che aveva inizialmente favorito il calo del greggio e la discesa dei tassi di mercato.
In mattinata è attesa l’emissione del nuovo titolo decennale della Spagna, dopo che ieri Madrid ha affidato il mandato a un consorzio di banche per il collocamento.
Attraverso le aste regolari, la Germania offrirà inoltre il Bund con scadenza 15 maggio 2041 e cedola del 2,6%, mentre la Grecia collocherà titoli governativi a 26 settimane.
In Italia l’attenzione si concentra sull’asta del Bot semestrale che il Tesoro offrirà questa mattina per un importo complessivo pari a 7,5 miliardi di euro. Il mercato si attende un rialzo dei rendimenti rispetto al collocamento di fine aprile, quando il tasso si era attestato al 2,331%. Nella chiusura di ieri sul mercato grigio, il rendimento del titolo trattava attorno al 2,40%.
PETROLIO
Il petrolio torna a scendere dopo gli attacchi militari americani di ieri in Iran, che complicano il percorso dei negoziati tra Washington e Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il Brent scivola a 95 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate scende in area 91 dollari.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, le forze americane hanno colpito siti di lancio missilistico e imbarcazioni che stavano tentando di posizionare mine marittime. L’operazione è arrivata dopo che i media iraniani avevano riportato esplosioni nell’area dello Stretto di Hormuz.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato ai giornalisti in India che i negoziati richiederanno ancora “alcuni giorni”, mentre le due parti continuano a discutere la formulazione di un documento preliminare. Nella prima seduta della settimana il petrolio aveva invece registrato una forte discesa dopo che il presidente americano Donald Trump aveva scritto sui social media che i colloqui stavano “procedendo bene”, accompagnando però le dichiarazioni con nuove minacce di attacchi in caso di fallimento delle trattative.
Le quotazioni del petrolio, che avevano registrato un forte rally tra marzo e aprile, restano comunque avviate verso una perdita nel mese di maggio. A pesare sulle quotazioni è soprattutto la prospettiva di una fragile tregua e della possibile riapertura di Hormuz, fattori che compensano le indicazioni di rapido esaurimento delle scorte energetiche globali.
Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui in tempi normali transitava circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto, resta sostanzialmente chiuso e continua a essere soggetto ai blocchi imposti sia dagli Stati Uniti sia dall’Iran.
Washington e Teheran stanno lavorando a un’intesa che consentirebbe di estendere il cessate il fuoco per circa due mesi, con gli Stati Uniti pronti a revocare il blocco e l’Iran disposto a riaprire Hormuz. Restano però ancora aperti diversi punti di scontro. Teheran continua infatti a sostenere di dover mantenere il controllo del traffico marittimo attraverso lo stretto, posizione respinta dagli Stati Uniti, dai Paesi arabi e dall’Europa.
Per Saul Kavonic, senior energy analyst di MST Marquee, è ancora “prematuro” ritenere che un accordo di pace possa essere realmente raggiunto e rispettato. L’analista ha ricordato che negli ultimi mesi entrambe le parti avevano già annunciato progressi nei negoziati o una possibile riapertura dello Stretto senza che queste prospettive si concretizzassero.
Con Hormuz ancora largamente bloccato, le scorte energetiche mondiali stanno diminuendo a un ritmo record secondo le ultime rilevazioni della International Energy Agency. L’attenzione del mercato si concentra in particolare sulle riserve americane, sia commerciali sia strategiche, che stanno registrando una contrazione senza precedenti.
La crisi energetica e l’aumento dei costi stanno alimentando nuove pressioni inflazionistiche, complicando il lavoro delle banche centrali impegnate a contenere la crescita dei prezzi. Il membro del board esecutivo della Bce Isabel Schnabel ha dichiarato a Reuters che la Bce dovrà aumentare i tassi d’interesse il prossimo mese anche nel caso in cui il conflitto trovi rapidamente una soluzione.
In un ulteriore messaggio pubblicato sui social media, Donald Trump ha dichiarato che l’uranio arricchito iraniano dovrebbe preferibilmente essere distrutto direttamente in Iran, aggiungendo che il materiale potrebbe anche essere consegnato agli Stati Uniti. Washington continua a indicare il programma nucleare iraniano come una delle principali ragioni del conflitto con Israele, sostenendo che Teheran rappresenti una minaccia perché intenzionata a sviluppare armi nucleari.
A complicare ulteriormente il quadro regionale sono arrivate anche le dichiarazioni di Israele, che ieri ha annunciato l’intenzione di intensificare gli attacchi contro Hezbollah in Libano. L’Iran ha chiesto che qualsiasi accordo con gli Stati Uniti includa anche la fine delle ostilità nel Paese.
ORO
L’oro torna a scendere dopo i nuovi attacchi americani nello Stretto di Hormuz, che hanno ridimensionato l’ottimismo dei mercati sui progressi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per la riapertura della strategica rotta energetica. Il metallo prezioso si trova in area 4.480 dollari l’oncia.
A pesare sul sentiment degli investitori sono stati i timori che le operazioni militari possano compromettere il percorso diplomatico avviato tra Washington e Teheran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le forze americane hanno colpito siti di lancio missilistico in Iran e imbarcazioni impegnate nel posizionamento di mine marittime.
Secondo il portavoce militare Captain Tim Hawkins, gli attacchi avevano carattere difensivo ed erano finalizzati “a proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”.
Le tensioni geopolitiche hanno sostenuto anche il recupero del petrolio dopo che i nuovi raid hanno aumentato i timori di interruzioni prolungate delle forniture energetiche causate dalla sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz.
A complicare ulteriormente il quadro regionale sono arrivate anche le dichiarazioni di Israele, che ha annunciato l’intenzione di intensificare gli attacchi contro Hezbollah mentre proseguono i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua a chiedere che qualsiasi accordo di pace includa anche la cessazione delle ostilità in Libano.
Le nuove tensioni arrivano dopo che ieri il presidente americano Donald Trump aveva affermato che i negoziati con l’Iran per un accordo temporaneo finalizzato all’estensione del cessate il fuoco e all’allentamento delle restrizioni sul passaggio attraverso Hormuz stavano “procedendo bene”.
Secondo Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova, i mercati continuano però a mostrare scetticismo sulla possibilità di un ritorno stabile alla normalità. L’analista sottolinea che le sporadiche speranze di un accordo di pace offrono soltanto sollievi temporanei agli investitori, che non considerano ancora ristabilita la stabilità geopolitica.
Dall’inizio del conflitto scoppiato alla fine di febbraio, il lingotto ha perso circa il 14%. Nelle ultime settimane gli operatori hanno aumentato le scommesse su nuovi rialzi dei tassi d’interesse, mentre la guerra ha provocato una forte impennata dei prezzi energetici alimentando le preoccupazioni sull’inflazione. Tassi più elevati rappresentano un elemento negativo per l’oro, che non offre rendimento.
Per John Reade, chief strategist del World Gold Council, una ripresa più duratura del metallo prezioso richiederà un progressivo disallineamento dalla correlazione con gli asset più rischiosi. Reade ritiene che l’oro possa avere maggiori possibilità di recupero verso la fine dell’anno anche nel caso in cui il conflitto si concludesse rapidamente, considerando che servirà comunque tempo per ristabilire l’equilibrio energetico globale.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Italia, l’attenzione si concentra sui dati Istat relativi al fatturato dell’industria e dei servizi nel mese di marzo, in pubblicazione alle ore 10:00.
In Francia verrà diffuso alle 8:45 l’indice sulla fiducia dei consumatori di maggio, con il consensus degli economisti che prevede un dato pari a 83 punti.
Negli Stati Uniti, in serata alle 22:30, sono attesi i dati settimanali dell’American Petroleum Institute sulle scorte di petrolio greggio, benzina e distillati relativi alla settimana conclusa il 18 maggio.
Sul fronte delle banche centrali interverranno i membri della Fed Kashkari, Logan e Cook, mentre la Bce pubblicherà il nuovo rapporto sulla stabilità finanziaria.
La stagione delle trimestrali rallenta ma restano attesi i risultati di Marvell, Salesforce, Synopsys e Snowflake.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
FERRARI. Il titolo della casa di Maranello ha lasciato sul terreno oltre l’8% dopo che il debutto della nuova Ferrari elettrica Luce è stato accolto con scetticismo da parte di investitori e osservatori del settore. Il mercato ha espresso dubbi sulla coerenza del modello completamente elettrico rispetto all’identità storica del marchio.
WEBUILD. Le azioni del gruppo hanno terminato la seduta in ribasso di circa il 2,5%, recuperando parzialmente dai minimi intraday toccati dopo la comunicazione relativa alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con Massimo Ferrari, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari.
BANCO DI DESIO. L’istituto ha annunciato l’avvio, a partire dal primo giugno, di un programma di riacquisto di azioni proprie per un controvalore massimo pari a 40 milioni di euro.
RAIWAY. Rai starebbe chiedendo a EI Towers di prorogare gli accordi attualmente in vigore con le emittenti televisive prima del completamento della fusione con RaiWay.
INNOVATEC, ESI. Le due società hanno firmato un accordo vincolante per la fusione che porterà Innovatec a incorporare ESI, con l’obiettivo di creare un nuovo operatore focalizzato sul settore della transizione energetica.

di Francesco Sicuro















































