STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +0,2%%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).
La giornata si apre con un clima di crescente ottimismo sui mercati finanziari dopo le diffuse indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz. Le aspettative di una possibile de-escalation del conflitto stanno sostenendo gli asset più rischiosi e favorendo un deciso arretramento delle quotazioni energetiche.
La riduzione delle tensioni energetiche ha contribuito ad allontanare gli scenari più legati alla stagflazione che avevano dominato il mercato negli ultimi mesi. L’effetto si è riflesso su più classi di attivo. Negli Stati Uniti lo S&P 500 ha guadagnato ieri il +0,6%, aggiornando un nuovo massimo storico e centrando la sesta seduta consecutiva di rialzo. Anche il Nasdaq ha segnato un nuovo massimo con un progresso del +0,9%, mentre il Russell 2000 ha guadagnato il +0,6%. Più debole la seduta europea. Lo Stoxx 600 ha ceduto il -0,5%, scivolando sui minimi dell’ultima settimana, nonostante la forza del comparto tecnologico.
L’impulso iniziale al rally è arrivato da un’indiscrezione pubblicata da Axios, secondo cui sarebbe stato raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa della durata di 60 giorni per prorogare il cessate il fuoco e avviare negoziati sul programma nucleare iraniano. Secondo i funzionari statunitensi citati nell’articolo, i termini dell’intesa sarebbero stati sostanzialmente definiti già martedì, pur restando subordinati all’approvazione del presidente Donald Trump. Il documento prevederebbe inoltre il ripristino di un traffico marittimo senza restrizioni attraverso lo Stretto di Hormuz.
Indicazioni simili sono arrivate successivamente anche da altre fonti. Bloomberg ha parlato di un accordo preliminare tra Washington e Teheran per prolungare di 60 giorni il cessate il fuoco e proseguire i colloqui sul nucleare. Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che le parti non hanno ancora raggiunto l’intesa definitiva ma che gli Stati Uniti sarebbero “molto vicini” a un accordo.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato le tre condizioni considerate fondamentali da Donald Trump per arrivare a un’intesa: la riapertura dello Stretto di Hormuz, la consegna dell’uranio arricchito da parte dell’Iran e la fine del programma nucleare di Teheran. Lo stesso Bessent ha inoltre ribadito che Washington non accetterà alcun sistema di pedaggi o restrizioni al traffico nello Stretto.
Anche i commenti dei banchieri centrali hanno contribuito a rasserenare il mercato. Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato che la politica monetaria si trova “esattamente dove vogliamo che sia”. Più prudente il presidente della Fed di St. Louis, Alberto Musalem, che ha riconosciuto l’esistenza di uno scenario in cui potrebbe rendersi necessario un aumento dei tassi, pur sottolineando il carattere ipotetico di tale eventualità.
La riduzione delle pressioni inflazionistiche ha inciso anche sulle aspettative relative alla Bce. Il mercato prezza ora circa 55 punti base di rialzi entro la riunione di dicembre, in diminuzione di -2,5 punti base rispetto alla giornata precedente. I verbali della riunione Bce di aprile mostrano comunque che il dibattito interno è stato acceso. Diversi membri del Consiglio direttivo hanno considerato la decisione di lasciare invariati i tassi una scelta molto equilibrata e hanno ammesso che non si sarebbero opposti a un aumento del costo del denaro. Alla fine, tutti i consiglieri hanno sostenuto la decisione di mantenere i tassi invariati, ribadendo l’impegno a riportare l’inflazione verso il target nel medio periodo. I mercati continuano a considerare altamente probabile un rialzo dei tassi nella riunione di giugno, con una probabilità pari all’89%.
ASIA
L’intonazione positiva si è trasferita anche ai mercati asiatici. Il Nikkei sale del +2,6% e si avvicina a nuovi massimi storici, mentre il Kospi avanza del +3,2%, anch’esso diretto verso livelli record. In progresso anche l’Hang Seng, che guadagna il +1,1%. Più contenuto il movimento in Cina continentale, dove il CSI 300 registra un rialzo del +0,1%, mentre lo Shanghai Composite arretra del -0,4%.
Dal Giappone arrivano invece indicazioni considerate incoraggianti sull’andamento dell’economia, grazie a un’inflazione che continua a mantenersi entro gli obiettivi della BoJ e a un miglioramento dell’attività industriale sostenuto anche dalla domanda collegata al settore dell’intelligenza artificiale.
L’inflazione core relativa al mese di maggio nell’area di Tokyo si è attestata al +1,3% su base annua, un dato inferiore di due decimi rispetto alle attese degli analisti e al livello registrato ad aprile. Si tratta inoltre del quarto mese consecutivo in cui la crescita dei prezzi rimane sotto la soglia del +2% indicata dalla Bank of Japan come riferimento per la stabilità dei prezzi.
Anche il comparto manifatturiero ha mostrato segnali di rafforzamento. La produzione industriale di aprile ha registrato un incremento del +0,8% su base mensile, invertendo le aspettative del mercato che indicavano una contrazione del -0,9%.
Risultati superiori alle previsioni sono arrivati anche dal commercio al dettaglio. Le vendite sono cresciute del +2,1% su base annua, superando nettamente il consenso degli economisti che indicava un aumento del +1,3%.
Indicazioni favorevoli sono emerse anche dal mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso al +2,5%, migliorando sia rispetto al consenso del +2,7% sia rispetto alle attese formulate dagli analisti, confermando la solidità dell’economia giapponese nonostante il contesto internazionale ancora incerto.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,67%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 70 punti base, in un contesto che continua a essere influenzato dalle aspettative sulla politica monetaria europea e dall’evoluzione delle tensioni energetiche.
Gli operatori del mercato monetario hanno leggermente ridimensionato le attese di ulteriori strette da parte della Bce nel corso del 2026. Dopo le notizie relative all’accordo, il mercato prezza ora circa 55 punti base complessivi di rialzi dei tassi, rispetto ai circa 60 punti base stimati in precedenza.
Nonostante questa revisione, gli investitori continuano ad attribuire una probabilità vicina al 90% a un aumento del costo del denaro nella prossima riunione della Bce, segnalando come il tema inflazionistico resti centrale nelle valutazioni degli operatori.
Indicazioni importanti arrivano anche dai verbali della riunione di aprile dell’Eurotower, pubblicati nella giornata di ieri. Dal documento emerge che la decisione di lasciare invariati i tassi d’interesse non è stata condivisa in modo unanime e che per alcuni membri del Consiglio direttivo la scelta è risultata particolarmente complessa.
Secondo quanto riportato nelle minute, il livello ancora elevato dell’inflazione continua infatti a rappresentare un elemento di forte preoccupazione, rendendo difficile per parte dei consiglieri guardare oltre gli effetti dello shock energetico provocato dall’aumento dei prezzi dell’energia. Un contesto che mantiene aperto il dibattito interno alla Bce sull’intensità e sulla durata dell’attuale ciclo restrittivo di politica monetaria.
PETROLIO
Il petrolio accelera al ribasso mentre prende forma l’ipotesi di una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, alimentando le aspettative di una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e di un ritorno dei flussi energetici globali. Il Brent scende verso quota 92 dollari al barile e si avvia a chiudere il mese con una perdita del -19%, la più ampia dal 2020. Anche il West Texas Intermediate arretra sotto gli 88 dollari al barile.
Le indiscrezioni sui negoziati continuano però a essere accompagnate da numerose incertezze. Secondo una fonte a conoscenza delle trattative, il presidente Donald Trump non avrebbe ancora approvato formalmente i termini dell’intesa. In precedenza Axios aveva riferito che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbe tornare “senza restrizioni” nell’ambito dell’accordo in discussione.
Anche all’interno dell’amministrazione americana prevale la cautela. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato ai giornalisti che è ancora troppo presto per capire “quando e se” un accordo con l’Iran verrà effettivamente raggiunto. Sulla stessa linea il segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha spiegato come le delegazioni continuino a confrontarsi senza confermare il raggiungimento di un’intesa temporanea.
Le quotazioni del greggio hanno mostrato debolezza per tutto il mese di maggio proprio sulla convinzione che le parti possano arrivare a una qualche forma di accordo. Nel corso del conflitto, però, non sono mancati annunci di progressi poi sfociati in nuovi stalli negoziali. La sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz, soggetto ai blocchi imposti sia da Washington sia da Teheran, ha provocato uno shock energetico globale, interrompendo milioni di barili di produzione giornaliera.
“Ci stiamo lentamente e dolorosamente avvicinando a quello che viene presentato come un accordo”, ha affermato Aaron Stein, presidente del Foreign Policy Research Institute. Secondo Stein, se l’intesa dovesse limitarsi a una proroga del cessate il fuoco, il quadro generale cambierebbe poco. L’elemento realmente nuovo sarebbe invece l’esistenza di un consenso reciproco sulla necessità di rimuovere i due blocchi che oggi limitano la navigazione attraverso Hormuz.
Restano però aperte le questioni più delicate del negoziato. Tra i principali punti ancora irrisolti figurano il programma nucleare iraniano, il controllo dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran e l’eventuale alleggerimento delle sanzioni economiche. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito che la riapertura della rotta marittima e la consegna dell’uranio altamente arricchito da parte dell’Iran rappresentano le principali “linee rosse” fissate da Donald Trump per qualsiasi accordo.
Anche nel caso in cui venga raggiunta una proroga della tregua, il ritorno alla normalità nei flussi petroliferi appare ancora lontano. Le mine presenti nello Stretto dovranno essere rimosse, molti giacimenti fermati durante il conflitto potrebbero richiedere mesi per tornare a pieno regime e le infrastrutture energetiche colpite da droni e missili necessitano di importanti interventi di riparazione. A questo si aggiungono i tempi logistici necessari alle petroliere per raggiungere i Paesi importatori.
Ryan McKay, senior commodity strategist di TD Securities, ritiene che i flussi energetici resteranno fortemente limitati ancora a lungo. L’analista sottolinea che i tempi richiesti per il riavvio della produzione e per il trasporto del greggio potrebbero determinare la perdita di un ulteriore miliardo di barili di offerta durante la fase di recupero.
I dati pubblicati negli Stati Uniti continuano intanto a segnalare un progressivo irrigidimento del mercato energetico. Le scorte di distillati sono scese ai livelli più bassi da oltre vent’anni, mentre le riserve di greggio presso il terminale di Cushing, in Oklahoma, sono diminuite per la quinta settimana consecutiva attestandosi a 23 milioni di barili.
Il dato avvicina il principale hub petrolifero americano alla soglia dei 20 milioni di barili, livello generalmente considerato il minimo operativo necessario per garantire il corretto funzionamento del sistema.
ORO
L’oro mantiene un’impostazione positiva dopo le indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per prorogare il cessate il fuoco e avviare un nuovo ciclo di negoziati finalizzato a porre fine alla guerra in Medio Oriente. La prospettiva di un allentamento delle tensioni geopolitiche contribuisce a ridurre le preoccupazioni inflazionistiche che nelle ultime settimane avevano dominato i mercati finanziari.
Il metallo prezioso tratta in area 4.500 dollari l’oncia dopo aver chiuso la seduta di ieri con un rialzo del +1%, nonostante nel corso della giornata fosse scivolato sui minimi degli ultimi due mesi. Le pressioni erano emerse quando i raid aerei avevano alimentato il timore di un possibile deterioramento dei colloqui di pace tra Washington e Teheran.
Secondo una fonte a conoscenza delle trattative, Stati Uniti e Iran avrebbero ora raggiunto un’intesa preliminare per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e avviare ulteriori discussioni sul programma nucleare iraniano. L’accordo resta comunque subordinato all’approvazione definitiva del presidente americano Donald Trump.
Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, ha spiegato che il recupero registrato dall’oro appare soprattutto come una reazione positiva al miglioramento del quadro macroeconomico e geopolitico. Secondo Wong, il metallo prezioso potrà trovare un sostegno più solido quando si attenueranno le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi d’interesse, anche se l’andamento delle quotazioni potrebbe continuare a essere irregolare fino a quando non emergeranno indicazioni più chiare sull’accesso allo Stretto di Hormuz e sui termini definitivi di un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran.
La sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz ha provocato uno shock inflazionistico a livello globale, rafforzando i timori che le principali banche centrali possano essere costrette a mantenere i tassi d’interesse elevati per un periodo più lungo. Un contesto caratterizzato da rendimenti più alti tende generalmente a penalizzare l’oro, che non offre cedole o interessi.
Le pressioni inflazionistiche continuano a emergere anche dai più recenti dati macroeconomici statunitensi. Le statistiche mostrano che la spesa dei consumatori americani ha registrato un lieve incremento nel mese di aprile, mentre l’inflazione su base annua ha accelerato fino al livello più elevato dal 2023. Nello stesso periodo, l’economia degli Stati Uniti è cresciuta nel primo trimestre a un ritmo annualizzato del +1,6%, un dato inferiore rispetto alle precedenti stime.
Dall’inizio della guerra, il lingotto si è mosso all’interno di una fascia di oscillazione relativamente ristretta dopo il brusco calo registrato nelle prime fasi del conflitto. Gli operatori continuano infatti a confrontarsi con segnali contrastanti sull’evoluzione dei negoziati e sulle possibilità di consolidare il cessate il fuoco. Dalla fine di febbraio, le quotazioni dell’oro registrano una flessione di circa il -15%.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’attenzione dei mercati europei si concentra sui nuovi dati sull’inflazione in vista della pubblicazione della stima preliminare dell’Eurozona prevista per martedì prossimo. Dopo il balzo al +3,0% registrato ad aprile nell’area euro, gli economisti si attendono un’ulteriore accelerazione della dinamica dei prezzi nel mese di maggio. Prima del dato aggregato diffuso da Eurostat, saranno pubblicate le statistiche nazionali dei principali Paesi dell’unione monetaria.
In Francia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è atteso in crescita al +2,9% annuo dal +2,5% precedente, mentre in Spagna è previsto un aumento al +3,6% dal +3,5%. In Germania, invece, l’inflazione armonizzata dovrebbe rallentare marginalmente al +2,8% dal +2,9% del mese scorso.
In Italia la giornata sarà caratterizzata da tre importanti appuntamenti con l’Istat. Alle 10 verranno diffusi i dati sul mercato del lavoro relativi ad aprile, seguiti alle 11 dalla stima preliminare dell’inflazione di maggio e alle 12 dalla seconda lettura del Pil del primo trimestre.
Secondo la mediana delle previsioni raccolte da Reuters, il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al +5,3%, in lieve aumento rispetto al +5,2% registrato a marzo. Per quanto riguarda i prezzi al consumo, gli analisti prevedono un’accelerazione dell’indice Nic al +3,2% annuo dal +2,7% del mese precedente. Anche l’indice armonizzato dovrebbe mostrare un rafforzamento della crescita, con una variazione tendenziale attesa al +3,2% rispetto al +2,8% di aprile.
Per l’economia italiana le attese indicano una conferma della stima preliminare del prodotto interno lordo, con una crescita pari al +0,2% su base trimestrale e al +0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La giornata è caratterizzata dall’attesa per le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che interverrà nel corso dell’assemblea generale dell’istituto centrale. L’appuntamento arriva in un contesto ancora segnato dalle conseguenze economiche e finanziarie delle tensioni geopolitiche internazionali.
Nel rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato alla fine di aprile, Via Nazionale aveva evidenziato come i principali rischi per il sistema finanziario italiano continuino a provenire dal contesto globale. Secondo l’analisi della banca centrale, fino a febbraio il quadro macrofinanziario e i rischi legati al ciclo economico erano rimasti sostanzialmente stabili.
Dopo l’inizio delle ostilità, la situazione è cambiata con un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e, in misura più contenuta, del differenziale rispetto ai titoli governativi tedeschi. Lo studio sottolinea inoltre che i mercati azionari hanno registrato una significativa correzione prima di recuperare le perdite accumulate, pur restando esposti a possibili oscillazioni rilevanti. La Banca d’Italia evidenzia comunque che il funzionamento dei mercati finanziari è rimasto regolare e ordinato durante tutta la fase di maggiore tensione.
Negli Stati Uniti l’agenda macroeconomica prevede alle 14:30 la pubblicazione del saldo preliminare della bilancia commerciale dei beni di aprile, atteso a -86,5 miliardi di dollari. Alla stessa ora saranno diffusi anche i dati preliminari sulle scorte del commercio all’ingrosso e sulle scorte del commercio al dettaglio al netto del comparto auto.
Alle 15:45 è inoltre attesa la lettura del Pmi di Chicago relativo al mese di maggio, per il quale il consenso degli economisti indica un valore di 50,5 punti.
Sul fronte delle banche centrali interverranno Neel Kashkari, Jeffrey Schmid, Michelle Bowman, Paulson e Mary Daly per la Fed, Fabio Panetta, Radev e Muller per la Bce e Andrew Bailey per la Bank of England.
La giornata sarà caratterizzata dai giudizi sul merito creditizio di due importanti economie europee. Standard & Poor’s comunicherà la propria valutazione sul rating sovrano della Francia, mentre Dbrs si pronuncerà sul rating della Spagna.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
BANCA MPS, BANCO BPM. Secondo quanto riferito da Adnkronos, che cita fonti finanziarie, nelle settimane successive all’assemblea di Banca Mps che ha confermato Luigi Lovaglio nel ruolo di amministratore delegato, i vertici di Banca Mps e Banco Bpm avrebbero avviato contatti esplorativi legati a una possibile operazione di integrazione tra i due istituti.
BANCA MPS, MEDIOBANCA. I consigli di amministrazione di Banca Mps e Mediobanca, chiamati a convocare le assemblee straordinarie degli azionisti necessarie per l’approvazione del progetto di fusione, potrebbero riunirsi già nella seconda metà di giugno. L’indicazione arriva dal Corriere della Sera, che cita fonti di mercato.
BANCA MPS. Il rinvio nella sostituzione di due componenti del consiglio di amministrazione sarebbe collegato a una nuova verifica dei requisiti di idoneità e onorabilità avviata dalla Vigilanza della Bce. Lo riporta MF, citando fonti finanziarie vicine al dossier. Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi, usciti dagli organi di vertice dell’istituto senese da oltre venti giorni, dovrebbero essere rimpiazzati da Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone.
ENI. Var Energi, società controllata norvegese del gruppo, si starebbe preparando a possibili operazioni di crescita per linee esterne. MF evidenzia che dalla documentazione relativa all’assemblea degli azionisti prevista per oggi emerge la richiesta del consiglio di amministrazione di ottenere l’autorizzazione a un aumento di capitale fino a 39,94 milioni di corone. In base alla normativa societaria norvegese, la delega consentirebbe in realtà l’emissione di circa 249,6 milioni di nuove azioni, pari a circa il 10% del capitale esistente, valutato intorno a 10,6 miliardi di euro.
ENI, SERI INDUSTRIAL. Le due società hanno sottoscritto un accordo finalizzato allo sviluppo della filiera delle batterie stazionarie, rafforzando la collaborazione in un segmento strategico della transizione energetica.
EL.EN. Il gruppo accelera ulteriormente la propria presenza nel comparto medicale attraverso la controllata Quanta System, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Il quotidiano spiega che, una volta raggiunto il pieno regime produttivo, il sito industriale situato in provincia di Varese sarà in grado di realizzare 550.000 unità all’anno con un solo turno di lavoro, rispetto alle 400.000 unità precedentemente prodotte con due turni.
MONDO TV. Le azioni della società risultano sospese dalle negoziazioni in attesa della diffusione di un comunicato ufficiale.
BRAGA MORO. Power Conversion Holding ha annunciato l’intenzione di promuovere un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie della società quotata su Euronext Growth Milan. L’operazione è finalizzata al delisting del titolo dal mercato.
A livello internazionale sono da monitorare:
ANTHROPIC. La società specializzata in intelligenza artificiale ha raccolto 65 miliardi di dollari attraverso un nuovo round di finanziamento che le attribuisce una valutazione complessiva di 965 miliardi di dollari inclusi i nuovi capitali. Il valore raggiunto supera per la prima volta quello della concorrente OpenAI.
PFIZER, INNOVENT BIOLOGICS. Le due aziende hanno firmato un accordo globale dal valore potenziale fino a 10,5 miliardi di dollari per lo sviluppo di nuovi farmaci destinati alla cura dei tumori.
SAMSUNG ELECTRONICS, SK HYNIX. Il forte rally registrato dai due colossi dei semiconduttori sta creando difficoltà ad alcuni fondi di investimento, che si ritrovano con esposizioni diventate così elevate da essere costretti a ridurre le proprie partecipazioni attraverso vendite sul mercato.
LENOVO. Il gruppo si avvia a chiudere il miglior mese degli ultimi oltre venticinque anni. Nel corso di maggio il titolo ha raddoppiato il proprio valore, mettendo a segno una delle performance più rilevanti della sua storia recente.

di Francesco Sicuro















































