Start&Stock: Lisa Cook resta alla Fed, la Corte Suprema limita i poteri di Trump

Start&Stock: Lisa Cook resta alla Fed, la Corte Suprema limita i poteri di Trump

Il recupero dei titoli tecnologici e la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti a tutela dell'indipendenza della Fed hanno sostenuto il clima di fiducia degli investitori, mentre l'attenzione resta concentrata sull'evoluzione dei negoziati tra Washington e Teheran e sul futuro dello Stretto di Hormuz. I mercati guardano anche al forum della Bce di Sintra, dove i banchieri centrali saranno chiamati a fornire indicazioni sulle prospettive della politica monetaria, in un contesto segnato dal calo del petrolio, dal rallentamento delle aspettative di nuovi rialzi dei tassi e da dati macro ancora contrastanti tra Europa, Stati Uniti e Asia.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +0,6%. Poco mossi i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,3%).

La seduta di ieri è stata caratterizzata da un ritorno della propensione al rischio, favorito dal recupero dei titoli tecnologici statunitensi. Le Magnificent 7 hanno registrato un rialzo del +2,6%, contribuendo a interrompere una serie di cinque ribassi consecutivi dell'S&P 500, salito del +1,2%. A una sola giornata dalla chiusura del secondo trimestre, l'indice americano si avvia a registrare la migliore performance trimestrale degli ultimi sei anni, periodo che coincideva con il forte recupero seguito alla crisi pandemica. Tra i principali protagonisti figurano Tesla, in rialzo del +8,5%, Alphabet, salita del +4,8%, e Amazon, in progresso del +3,2%. L'indice Philadelphia Semiconductor ha recuperato il +3,8%, rimbalzando dopo la peggiore settimana registrata dal sell-off successivo al Liberation Day dello scorso aprile. In Europa lo STOXX 600 ha chiuso sostanzialmente invariato con un progresso del +0,04%.

Uno dei temi principali della giornata ha riguardato l'indipendenza della Fed. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso con cinque voti favorevoli e quattro contrari che la governatrice Lisa Cook potrà mantenere il proprio incarico mentre prosegue il procedimento legale contro il tentativo del presidente Donald Trump di rimuoverla sulla base di accuse di frode ipotecaria. La Corte ha stabilito che il presidente non può revocare il mandato senza la prova di comportamenti illeciti. La decisione non chiude definitivamente la vicenda, poiché non affronta l'eventualità di una rimozione nel caso in cui le accuse venissero dimostrate, ma consente a Cook di restare al proprio posto nell'immediato.

La Corte Suprema ha inoltre emesso una distinta sentenza che riconosce al presidente degli Stati Uniti la possibilità di rimuovere i vertici di altre agenzie federali indipendenti senza dover dimostrare una giusta causa, superando un precedente giurisprudenziale in vigore da novantuno anni. La decisione rafforza il potere dell'esecutivo nel sostituire i responsabili di gran parte delle autorità di regolamentazione. L'eccezione prevista per la Fed appare quindi intenzionale e conferma il particolare status di indipendenza della banca centrale, pur lasciando aperti interrogativi sulla tenuta futura di questa distinzione in un contesto istituzionale sempre più incerto.

Il viceministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che Teheran intende controllare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz con o senza il coinvolgimento dell'Oman. Nella giornata odierna sono previsti nuovi incontri diplomatici. Donald Trump ha dichiarato che l'Iran avrebbe richiesto una riunione a Doha, mentre Axios riferisce che Steve Witkoff e Jared Kushner si recheranno nella capitale del Qatar per incontrare il primo ministro qatariota e altri funzionari. Secondo la stessa fonte, sono previsti anche incontri separati tra i team tecnici di Stati Uniti e Iran con la mediazione di Qatar e Pakistan.

Gli operatori hanno così rivisto le aspettative sulla Fed, arrivando a prezzare 33 punti base di rialzi entro la riunione di dicembre, con un incremento di +1,4 punti base rispetto alla seduta precedente. In Europa i mercati scontano ora 27 punti base di rialzi entro dicembre da parte della Bce, con un aumento di +2,6 punti base rispetto alla giornata precedente.

Nel Regno Unito, Andy Burnham è indicato come principale candidato alla successione come primo ministro, che ha ribadito l'impegno a rispettare le attuali regole di bilancio, rassicurando gli investitori sulle prospettive della politica fiscale.

ASIA

L'ultima seduta del primo semestre conferma le tendenze che hanno caratterizzato i mercati asiatici negli ultimi mesi. Il Kospi guida i rialzi con un progresso del +3,2% e si avvia a chiudere il trimestre con un guadagno superiore al +65,0%, portando la performance da inizio anno oltre il +105,0%. In deciso rialzo anche il Nikkei, che avanza del +1,7% e si prepara a terminare il trimestre con un incremento superiore al +37,0%. In Cina il CSI 300 sale del +1,1% e lo Shanghai Composite guadagna il +0,2%, mentre l'Hang Seng arretra del -1,2% e l'S&P/ASX 200 australiano cede il -0,1%.

I verbali della riunione di giugno della Reserve Bank of Australia confermano che i responsabili della politica monetaria mantengono un approccio prudente sull'inflazione e continueranno a valutare i dati macroeconomici prima di adottare eventuali modifiche.

Dalla Cina arrivano indicazioni leggermente migliori delle attese sull'attività manifatturiera di giugno, sostenuta dalla solidità della domanda estera e dal proseguimento degli investimenti nell'intelligenza artificiale. L'indice PMI manifatturiero ufficiale è salito a 50,3, superando le attese ferme a 50,1 e migliorando rispetto al 50,0 di maggio. Anche il PMI non manifatturiero è aumentato a 50,2, oltre il consenso di 49,9 e sopra il 50,1 del mese precedente, segnalando un moderato miglioramento dell'attività nei servizi nonostante una domanda complessiva ancora contenuta.

Lo yen continua a indebolirsi nei confronti del dollaro nonostante le autorità giapponesi abbiano ribadito che un intervento sul mercato valutario potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Nelle ultime ventiquattro ore la valuta nipponica ha raggiunto il livello più debole dal 1986, chiudendo la seduta precedente a 161,94 contro il dollaro e scendendo questa mattina fino a 162,4, segnando nuovi minimi che riportano il mercato ai livelli di quasi quarant'anni fa.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,59%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 69 punti base. Nella seduta di ieri i rendimenti obbligazionari dell'area euro hanno registrato un lieve rialzo, pur rimanendo vicini ai livelli più bassi dall'inizio di marzo. A sostenere il mercato ha contribuito il recente calo delle quotazioni del petrolio verso i 70 dollari al barile, che ha ridotto le preoccupazioni sull'inflazione, offrendo un contesto più favorevole ai banchieri centrali riuniti da ieri sera al forum della Bce a Sintra, in Portogallo.

L'appuntamento più atteso del simposio è previsto per domani, quando il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh parteciperà a un panel insieme alla presidente della Bce Christine Lagarde e ai governatori della Bank of England e della Bank of Canada. Nella giornata odierna l'attenzione degli investitori sarà invece rivolta agli interventi del capo economista della Bce Philip Lane e del membro del Consiglio direttivo Isabel Schnabel, considerata tra gli esponenti più orientati a una politica monetaria restrittiva.

Gli operatori seguiranno con particolare interesse ogni indicazione sulla valutazione dei responsabili della politica monetaria riguardo allo stato dell'economia e alle prospettive dei tassi d'interesse, dopo aver ridimensionato le aspettative di ulteriori strette monetarie in seguito alla flessione del prezzo del greggio favorita dalla riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il mercato continua a incorporare pienamente un ulteriore rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione di ottobre, mentre la probabilità di un terzo intervento entro la fine dell'anno è scesa intorno al 20%. Secondo quattro fonti a conoscenza diretta del dossier, i banchieri centrali della Bce sarebbero rimasti sorpresi dalla rapidità con cui le quotazioni del petrolio sono diminuite e dal fatto che i contratti futures su diverse scadenze strategiche siano ormai scesi persino al di sotto dello scenario più favorevole elaborato in precedenza dalla stessa Bce.

PETROLIO

Il petrolio si avvia a chiudere il trimestre con la flessione più marcata dall'inizio della pandemia, sostenuto dall'accelerazione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz dopo i progressi registrati verso un accordo di pace, mentre Morgan Stanley avverte che il mercato potrebbe presto trovarsi in una situazione di eccesso di offerta.

Il Brent con scadenza settembre, il contratto più scambiato, tratta sopra i 73 dollari al barile, mentre i futures sulla scadenza più vicina hanno perso quasi un terzo del loro valore nel corso del trimestre, segnando il peggior calo dal 2020. Il West Texas Intermediate si mantiene in area 70 dollari al barile. Morgan Stanley ha ridotto di circa un sesto le proprie previsioni di prezzo per il benchmark fisico relativo al prossimo trimestre, sottolineando che sarebbe sufficiente un recupero dei flussi attraverso Hormuz fino a circa il 65% dei livelli precedenti al conflitto per determinare un surplus di offerta.

Proseguono intanto i segnali contrastanti tra Washington e Teheran sulla fase successiva dei negoziati destinati a mettere fine alla guerra durata quattro mesi. Gli Stati Uniti hanno indicato l'avvio dei colloqui per martedì a Doha, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha comunicato attraverso Telegram che invierà una delegazione di esperti, escludendo però l'avvio di negoziati diretti.

L'Iran conferma inoltre l'intenzione di proseguire con il proprio progetto di supervisione del traffico nello Stretto di Hormuz. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha dichiarato alla televisione di Stato che Teheran punta a raggiungere un accordo con l'Oman per regolamentare il passaggio attraverso lo stretto, precisando che il Paese porterà avanti autonomamente il proprio piano qualora non venisse raggiunta un'intesa.

Secondo Morgan Stanley, giovedì scorso sono uscite dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz 35 petroliere cariche di petrolio e gas, segnando il primo ritorno nell'intervallo di 30-40 navi che caratterizzava i flussi prima dell'inizio del conflitto a febbraio. Il traffico ha successivamente rallentato durante il fine settimana a causa della nuova escalation militare e degli attacchi iraniani contro la navigazione commerciale, per poi riprendere nuovamente nei giorni successivi.

Eric Van Nostrand, chief investment officer di Lazard, ha dichiarato che i mercati tendono a reagire soprattutto alla psicologia di breve periodo. Secondo Van Nostrand, il miglioramento osservato nella situazione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rispetto alla scorsa settimana e alle settimane precedenti sta spingendo molti operatori ad assumere posizioni speculative in previsione di un ulteriore calo delle quotazioni del petrolio.

ORO

L'oro amplia la fase di ribasso e scivola sotto la soglia dei 4.000 dollari l'oncia, mentre Stati Uniti e Iran continuano a inviare segnali contrastanti in vista di un nuovo ciclo di colloqui destinato a porre fine al conflitto che negli ultimi mesi ha alimentato le pressioni inflazionistiche globali. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -1,8%, scendendo a 3.943 dollari l'oncia, il minimo intraday dallo scorso novembre, dopo aver già ceduto quasi il -2% nella seduta precedente. Washington ha annunciato che i negoziati con Teheran dovrebbero iniziare oggi a Doha, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha comunicato tramite Telegram che invierà una delegazione di esperti, escludendo però la possibilità di colloqui diretti.

A confermare la distanza tra le parti contribuiscono anche le dichiarazioni del viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, secondo cui Teheran intende portare avanti il progetto per il controllo del traffico nello Stretto di Hormuz. L'iniziativa incontra l'opposizione di Stati Uniti, Europa e Paesi arabi del Golfo e mette in evidenza le divergenze ancora aperte sulla futura gestione di uno dei principali snodi del commercio energetico mondiale.

Dall'inizio della guerra, alla fine di febbraio, l'oro ha perso circa il -25%, violando importanti livelli tecnici, compresa la media mobile a 200 giorni, considerata uno degli indicatori di riferimento per il trend di lungo periodo. Nonostante il ridimensionamento delle quotazioni del petrolio dopo il forte rialzo registrato nella fase iniziale del conflitto, il mercato continua a ritenere probabile che le banche centrali mantengano i tassi d'interesse elevati più a lungo. Uno scenario di questo tipo rappresenta un elemento sfavorevole per un'attività come l'oro, che non offre rendimenti periodici.

A esercitare ulteriore pressione contribuisce il rafforzamento del dollaro. L'apprezzamento della valuta statunitense rende infatti il metallo prezioso più costoso per gli investitori che operano con altre divise. L'indice del dollaro ha registrato un progresso superiore al +2% nel corso del mese.

Secondo Hebe Chen, analista di Vantage Markets, l'allentamento delle tensioni geopolitiche e il calo del petrolio potrebbero contribuire a ridurre i rischi inflazionistici, ma gli investitori stanno attribuendo maggiore importanza al ritorno delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti e al rafforzamento del dollaro nella seconda parte dell'anno, due fattori che aumentano il costo opportunità di detenere oro. L'analista osserva inoltre che, sotto il profilo tecnico, le vendite hanno accelerato dopo la rottura dei principali livelli di supporto, trasformando le iniziali prese di beneficio in un movimento ribassista di più ampia portata nel breve termine.

Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente coincidono con la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di consentire alla governatrice della Fed Lisa Cook di rimanere in carica durante il procedimento con cui contesta il tentativo del presidente Donald Trump di rimuoverla dall'incarico sulla base di accuse non dimostrate di frode ipotecaria.

La decisione rafforza l'autonomia della banca centrale statunitense, chiamata a operare in una fase in cui è sottoposta a pressioni per ridurre i tassi d'interesse, mentre alcuni esponenti della Fed continuano a ritenere necessario un ulteriore aumento del costo del denaro per contenere l'inflazione. I dati statunitensi diffusi la scorsa settimana hanno mostrato un'inflazione ancora elevata, ma sostanzialmente in linea con le attese degli analisti.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

La settimana sarà dominata dai dati statunitensi sul mercato del lavoro, con gli occupati non agricoli in calendario eccezionalmente giovedì per evitare la coincidenza con le festività del 4 luglio. Nell’area euro l’appuntamento principale arriverà domani con la lettura di giugno dell’inflazione, indicatore centrale per valutare le prossime mosse della Bce.

La giornata di oggi si apre in Europa con una serie di dati chiave sull'andamento dell'inflazione. In Italia saranno diffusi i prezzi alla produzione di maggio e le stime preliminari di giugno dei prezzi al consumo e dell'IPCA. Il consenso prevede un'inflazione annua al +3,1% e un indice armonizzato al +3,2%, indicazioni che offriranno nuove informazioni sull'evoluzione delle pressioni sui prezzi.

Anche la Francia pubblicherà un'agenda ricca di indicatori, con i dati sulla spesa delle famiglie a maggio, la stima flash dell'inflazione di giugno, attesa al +2,3% su base annua e invariata rispetto al mese precedente su base mensile, oltre ai prezzi alla produzione.

Dalla Germania sono attesi i numeri sul mercato del lavoro, con un aumento previsto di 10.000 disoccupati e un tasso di disoccupazione stabile al 6,3%. Nel pomeriggio verrà diffusa anche la stima preliminare dell'inflazione armonizzata di giugno, attesa invariata su base mensile e al +2,5% su base annua.

Negli Stati Uniti l'attenzione sarà rivolta agli indicatori sulla congiuntura economica. Sono in calendario l'indice Chicago PMI di giugno, previsto a 58,1, la fiducia dei consumatori del Conference Board, attesa a 94,7, e il rapporto JOLTS sulle offerte di lavoro di maggio, per il quale il consenso indica 7,3 milioni di posti vacanti. In tarda serata saranno infine pubblicati i dati settimanali dell'American Petroleum Institute sulle scorte di petrolio greggio, benzina e distillati relativi alla settimana conclusa il 22 giugno.

Sono previsti gli interventi degli esponenti della Bce Vujcic, Elderson, Schnabel, Cipollone e Lane, oltre a Breeden della Bank of England. In calendario anche la pubblicazione dei risultati trimestrali di Nike.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. Secondo quanto riportato da MF, UniCredit starebbe preparando il progressivo disimpegno dalla partnership con Amundi nel risparmio gestito. Le masse riferibili ad Amundi all'interno della raccolta gestita del gruppo bancario sono scese a circa 75 miliardi di euro alla fine del primo trimestre, rispetto a un ammontare quasi doppio registrato nel 2024. Il quotidiano aggiunge che il ridimensionamento dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, fino a raggiungere circa 20 miliardi di euro entro la metà del 2027.

STELLANTIS. Jeep punta ad ampliare la propria gamma europea fino a sei modelli entro il 2030. Il piano comprende anche un Suv di grandi dimensioni che sarà prodotto in Cina in collaborazione con Dongfeng, oltre a due Suv di dimensioni più contenute destinati al mercato europeo.

FINECOBANK. Il consiglio di amministrazione ha approvato una nuova struttura organizzativa con l'obiettivo di rafforzare il presidio delle principali aree strategiche e sostenere un'ulteriore fase di crescita della banca. Nell'ambito della riorganizzazione, Paolo Di Grazia è stato nominato Condirettore Generale e riporterà direttamente all'amministratore delegato Alessandro Foti.

INTESA SANPAOLO. La Banca centrale europea ha autorizzato il programma di riacquisto di azioni proprie da 2,3 miliardi di euro. Il buyback prenderà il via il 6 luglio e si concluderà entro il 23 ottobre 2026.

PRYSMIAN. Il gruppo ha ricevuto da Transpower New Zealand la Notice to Proceed per il potenziamento del collegamento HVDC dello Stretto di Cook. Con il via libera prende ufficialmente avvio la realizzazione del progetto, che sarà inserito nel portafoglio ordini della società.

ANIMA HOLDING. La società ha rilevato dai fondi gestiti da Oaktree Capital Management il restante 20% di Castello Sgr, specializzata nella gestione di investimenti alternativi e in particolare nel settore immobiliare. A seguito dell'operazione, Anima Holding controlla il 100% del capitale della controllata.

RAI WAY. Scade il memorandum d'intesa sottoscritto tra Rai, azionista di controllo di Rai Way, e gli azionisti di EI Towers, relativo al progetto di una possibile aggregazione tra le due società.

OPS ECOM. Borsa Italiana ha disposto la sospensione del titolo dalle negoziazioni in attesa della diffusione di un comunicato da parte della società.

CREDEM, CREDIT AGRICOLE, UNICREDIT. Secondo Il Sole 24 Ore e MF, Credem, Iccrea insieme a Banca Popolare di Puglia e Basilicata e Crédit Agricole hanno presentato offerte non vincolanti per Bdm Banca, l'ex Popolare di Bari. MF indica il gruppo francese come favorito nell'operazione. Il Sole 24 Ore riferisce inoltre dell'arrivo di un'ulteriore offerta non vincolante da parte di UniCredit.

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