Il Tesoro torna sul mercato globale con una tripla emissione in dollari
L'Italia rafforza la propria presenza sui mercati internazionali dei capitali con una nuova emissione di Global Bond denominati in dollari statunitensi. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha concluso con successo il collocamento via sindacato di tre nuovi titoli con scadenza 2031, 2036 e 2056, nell'ambito del Programme for the Issuance of Debt Instruments della Repubblica Italiana.
L'operazione ha consentito di raccogliere complessivamente 6 miliardi di dollari, suddivisi tra una tranche quinquennale da 2,5 miliardi, una decennale anch'essa da 2,5 miliardi e una trentennale da 1 miliardo di dollari.

Domanda superiore ai 20 miliardi di dollari
Il risultato più significativo dell'operazione è rappresentato dall'elevata richiesta arrivata dagli investitori internazionali.
La domanda complessiva ha infatti superato i 20 miliardi di dollari, oltre tre volte l'ammontare effettivamente collocato.
Nel dettaglio, il BTP in dollari a 5 anni ha raccolto richieste per 7,6 miliardi di dollari, a fronte di un'emissione da 2,5 miliardi. Il titolo decennale ha registrato ordini per 8 miliardi di dollari, mentre la tranche con scadenza 2056 ha attirato richieste per 4,4 miliardi, pur a fronte di un'offerta limitata a 1 miliardo.
La forte domanda conferma il crescente interesse degli investitori internazionali verso il debito italiano e la capacità del Tesoro di accedere con successo anche ai mercati obbligazionari denominati in valuta diversa dall'euro.
Le caratteristiche dei tre nuovi titoli
L'emissione ha riguardato tre nuove obbligazioni denominate in dollari, tutte con data di godimento fissata al 14 luglio 2026.
Il primo titolo è il BTP Global a 5 anni, con scadenza 14 luglio 2031, cedola annua del 4,50%, pagata in due rate semestrali. Il prezzo di emissione è stato fissato a 99,443, corrispondente a un rendimento lordo del 4,626%.
Il secondo titolo è il BTP Global a 10 anni, con scadenza 14 luglio 2036. Offre una cedola annua del 5,125%, è stato collocato al prezzo di 99,683 e presenta un rendimento lordo del 5,166%.
Completa l'operazione il BTP Global a 30 anni, con scadenza 14 luglio 2056, cedola annua del 6%, prezzo di emissione pari a 98,617 e rendimento lordo del 6,101%.
Le tre emissioni consentono al Tesoro di costruire una vera e propria curva dei rendimenti in dollari, ampliando gli strumenti disponibili per gli investitori internazionali.
Fund manager protagonisti sulle scadenze più lunghe
I dati diffusi dal Ministero mostrano una composizione della domanda molto differenziata a seconda della durata dei titoli.
Sul BTP quinquennale la quota principale è stata sottoscritta dalle banche, che hanno acquistato il 41,5% dell'emissione, seguite dai fund manager con il 26,8% e dalle banche centrali e istituzioni governative con il 20,1%.
La situazione cambia sensibilmente sulle scadenze più lunghe. Sul BTP decennale i fund manager hanno rappresentato la categoria dominante con il 55,2% delle assegnazioni, mentre sul trentennale la loro quota è salita addirittura al 66,7%.
La presenza di fondi pensione e compagnie assicurative aumenta invece sulle scadenze più lunghe, raggiungendo il 10% sul titolo con scadenza 2056, coerentemente con l'orizzonte temporale di questi investitori istituzionali.

Investitori esteri protagonisti
Uno degli elementi più rilevanti dell'operazione riguarda la fortissima partecipazione degli investitori internazionali.
Secondo il MEF, hanno preso parte al collocamento oltre 170 investitori provenienti da più di 30 Paesi.
Gli investitori esteri hanno sottoscritto l'82,7% della tranche a 5 anni, l'84,8% di quella a 10 anni e addirittura il 90,8% del BTP trentennale.
Tra le aree geografiche, il Regno Unito si conferma uno dei principali acquirenti delle scadenze europee, con il 21,9% del quinquennale e il 35,6% del decennale.
Particolarmente significativa è anche la partecipazione degli investitori del Nord America, che hanno acquistato il 14,4% del titolo a 5 anni, il 24,4% del decennale e soprattutto oltre la metà dell'intera emissione trentennale, con una quota pari al 51,5%.
Buona anche la partecipazione degli investitori provenienti da Germania, Svizzera e Austria, dai Paesi scandinavi, dal Medio Oriente e dall'Asia, confermando la natura realmente globale dell'operazione.

Una strategia per diversificare il debito pubblico
Le emissioni in dollari rappresentano uno strumento importante nella strategia di gestione del debito pubblico italiano.
L'obiettivo del Tesoro non è reperire finanziamenti in valuta estera per esigenze operative, bensì diversificare la base degli investitori, ampliare le fonti di raccolta e consolidare la presenza dell'Italia sui principali mercati obbligazionari internazionali.
Attraverso queste operazioni il MEF riesce inoltre a creare nuovi benchmark in dollari, aumentando la liquidità dei titoli italiani sui mercati globali e distribuendo nel tempo le future scadenze del debito.
Come avviene normalmente per questo tipo di emissioni, l'eventuale esposizione valutaria può successivamente essere gestita attraverso strumenti di copertura, come i Cross Currency Swap, consentendo al Tesoro di trasformare il debito in dollari in un'esposizione economica equivalente in euro.
Un altro segnale della fiducia nel debito italiano
Il successo dell'operazione conferma il momento favorevole attraversato dal debito pubblico italiano sui mercati internazionali.
Negli ultimi mesi il Tesoro ha registrato una domanda molto sostenuta sia nelle tradizionali aste domestiche sia nelle emissioni sindacate rivolte agli investitori istituzionali, beneficiando dell'interesse per rendimenti ancora competitivi rispetto ad altri emittenti sovrani dell'Eurozona.
La raccolta di 6 miliardi di dollari accompagnata da richieste superiori ai 20 miliardi rappresenta un ulteriore segnale della fiducia degli investitori internazionali nella capacità dell'Italia di gestire il proprio debito e di mantenere un accesso efficiente ai mercati dei capitali globali.

di Francesco Sicuro















































