Retail Investor Beat di eToro
Gli investitori abbracciano il Dragone: da traino nello sviluppo dell’AI a mercato da cui attendersi ritorni più interessanti nel lungo termine, negli ultimi trimestri la Cina ha guadagnato spazio nei portafogli retail, assottigliando il divario con gli Stati Uniti.
Questo quanto emerge dall’ultimo Retail Investor Beat (RIB), sondaggio condotto su base trimestrale dalla piattaforma di trading e investimento eToro, su un campione di 11.000 investitori retail distribuiti in 13 paesi nel mondo, di cui 1.000 in Italia.
A livello globale, il 47% degli intervistati ha indicato la Cina come Paese meglio posizionato per guidare la corsa all’intelligenza artificiale, contro il 46% degli Stati Uniti: un risultato praticamente in parità statistica che dà segnale del fatto che gli investitori vedono sempre più l’AI come una competizione globale per la leadership tecnologica ed economica, e non soltanto come un tema legato al mercato azionario statunitense.
Massimo Citoni, Country Head Italia di eToro, commenta: “I grandi nomi statunitensi continuano a rappresentare il punto di riferimento del settore e ad attrarre gran parte dell’attenzione globale, addirittura prima ancora di essere quotati, come sta dimostrando il clamore intorno a OpenAI e Anthropic. Allo stesso tempo, però, cresce la consapevolezza che l’innovazione non solo possa emergere anche da altri ecosistemi, ma che ci sono realtà Made in China già molto affermate, oltre alle note Alibaba, Tencent e Baidu. Lo scontro commerciale tra Washington e Pechino, così come le vicende di NVIDIA in territorio cinese, hanno contribuito a rafforzare l’idea che la capacità di competere in questo settore possa svilupparsi su più fronti e in aree geografiche sempre più diversificate”.
Il dato principale, che aggrega le risposte provenienti da tutti e 13 i Paesi, nasconde una netta divisione regionale. In 9 dei 13 Paesi analizzati, un numero maggiore di investitori retail ha indicato la Cina rispetto agli Stati Uniti come il Paese meglio posizionato per guidare la corsa globale all’AI, tra cui Regno Unito, Germania, Spagna, Italia, Polonia, Danimarca, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Australia.
Gli Stati Uniti rappresentano il caso più evidente in controtendenza: tra gli investitori retail statunitensi, il 63% ritiene che siano gli Stati Uniti il Paese meglio posizionato per guidare la corsa globale all’intelligenza artificiale, contro il 41% che sceglie la Cina.

Anche per gli investitori retail italiani, quindi, la Cina (46%) è in vantaggio rispetto agli Stati Uniti (43%), seguiti poi da Giappone (22%), Europa (17%) e Corea del Sud (11%).

Da leader AI a leader di rendimento
La percezione del vantaggio della Cina nell’AI si accompagna a una revisione delle prospettive di investimento di lungo periodo da parte degli investitori. Dal quarto trimestre del 2024, la quota di investitori retail che indica la Cina come mercato con il potenziale di generare migliori rendimenti azionari nel lungo termine è salita dal 24% al 29%, mentre quella di chi indica gli Stati Uniti è scesa dal 45% al 35%. Nello stesso periodo, quindi, il vantaggio degli Stati Uniti sulla Cina si è ridotto da 21 punti percentuali a soli 6.
Più netta la classificazione per gli investitori retail italiani che individuano nella Cina il mercato più interessante nel lungo termine, mentre gli Stati Uniti scendono al terzo posto, perdendo negli ultimi 18 mesi ben 15 punti percentuali.

L’allocazione effettiva dei portafogli degli investitori retail italiani, tuttavia, vede protagonista il mercato europeo, presente nel 64% dei portafogli, seguito da quello statunitense (27%), che si mantiene ben più presente rispetto agli asset cinesi (11%).

“L’evoluzione che emerge dall’indagine sembra indicare un cambiamento nelle aspettative degli investitori retail più che nelle loro convinzioni di fondo. Gli Stati Uniti continuano a occupare una posizione centrale nei portafogli, ma cresce il numero di investitori che considera credibili anche altre fonti di rendimento nel lungo periodo. La crescita dell’esposizione verso il mercato cinese e il ridimensionamento del vantaggio percepito degli Stati Uniti suggeriscono che gli investitori stiano adottando un approccio più articolato alla ricerca di opportunità. In questo contesto, il tema non è sostituire un mercato con un altro, ma ampliare il perimetro delle aree considerate rilevanti per generare crescita nel tempo”, dichiara Citoni. “Questo approccio riflette una maggiore maturità nella costruzione del portafoglio e una crescente attenzione alla diversificazione geografica come leva per affrontare un contesto di mercato sempre più complesso”.

di Francesco Sicuro















































