Il Tesoro svela il programma di emissione per il terzo trimestre
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato il tradizionale Programma Trimestrale di Emissione relativo al periodo luglio-settembre 2026, fornendo agli operatori di mercato una panoramica sulle future emissioni e sull'evoluzione della strategia di gestione del debito pubblico.
Il documento conferma la volontà del Tesoro di mantenere una presenza equilibrata lungo tutta la curva dei rendimenti, con nuove emissioni concentrate soprattutto sul tratto compreso tra i due e i dieci anni.
Nel corso del trimestre saranno infatti lanciati quattro nuovi benchmark destinati a diventare i punti di riferimento per le rispettive scadenze.
In arrivo nuovi BTP Short Term, 5, 7 e 10 anni
Tra le novità più importanti figura l'emissione di un nuovo BTP Short Term con scadenza 30 ottobre 2028, destinato a sostituire progressivamente l'attuale benchmark sul segmento a breve termine.
Il Tesoro prevede che il titolo raggiunga un circolante minimo di 9 miliardi di euro prima dell'eventuale sostituzione con una nuova emissione.
Accanto allo Short Term arriveranno anche tre nuovi BTP nominali:
- BTP 5 anni con scadenza 1° febbraio 2032, con un circolante minimo previsto di 10 miliardi;
- BTP 7 anni con scadenza 15 settembre 2033, anch'esso destinato a raggiungere almeno 10 miliardi;
- BTP 10 anni con scadenza 1° ottobre 2036, che rappresenterà il nuovo benchmark sul tratto decennale della curva.
La scelta conferma la strategia del Tesoro di privilegiare scadenze particolarmente liquide e molto richieste dagli investitori istituzionali internazionali.
Previste ulteriori riaperture dei titoli già in circolazione
Oltre ai nuovi benchmark, il MEF ha annunciato che nel corso del trimestre potranno essere offerte ulteriori tranche dei titoli attualmente in emissione.
Tra questi figurano:
- il BTP 3% settembre 2029;
- il BTP 3,15% giugno 2031;
- il BTP 3,30% giugno 2033;
- il BTP 3,80% luglio 2036.
Il Tesoro si riserva inoltre la possibilità di riaprire ulteriormente titoli con scadenza superiore ai dieci anni, CCTeu e BTP indicizzati all'inflazione europea, qualora le condizioni di mercato lo rendessero opportuno.
Non si esclude neppure il ritorno sul mercato di titoli non più in corso di emissione, una pratica utilizzata per sostenere la liquidità del mercato secondario e soddisfare specifiche esigenze degli investitori.
Emissioni lorde attese tra 130 e 145 miliardi nella seconda metà dell''anno
Il documento offre anche un aggiornamento dettagliato sull'attività di finanziamento del debito pubblico.
Alla fine di maggio il Tesoro aveva già collocato circa 171,5 miliardi di euro di titoli a medio-lungo termine, riuscendo a coprire il fabbisogno dello Stato e a rifinanziare circa 133 miliardi di euro di titoli in scadenza.
Per il periodo compreso tra luglio e dicembre 2026 il MEF stima emissioni lorde comprese tra 130 e 145 miliardi di euro, al netto dei finanziamenti europei collegati ai programmi Next Generation EU e SAFE.
Le emissioni nette nella seconda metà dell'anno dovrebbero collocarsi tra 10 e 25 miliardi di euro, segnale di una gestione prudente del fabbisogno e della liquidità disponibile.
A fine maggio il programma annuale di emissione risultava completato per circa il 48%, percentuale che sale al 61% includendo le operazioni già effettuate o annunciate nel mese di giugno.
Sale il costo medio del debito, ma aumenta anche la vita media
Un dato particolarmente osservato dagli operatori riguarda l'evoluzione del costo di finanziamento dello Stato.
Nei primi cinque mesi del 2026 il costo medio all'emissione si è attestato al 2,91%, in aumento rispetto al 2,75% registrato nel 2025.
Nonostante il rialzo dei rendimenti, il Tesoro è riuscito a mantenere stabile la struttura del debito. La vita media del debito pubblico è infatti salita a 6,96 anni, rispetto ai 6,92 anni di fine 2025, contribuendo a contenere il rischio di rifinanziamento.
Economia italiana: crescita rivista al ribasso ma occupazione ai massimi
Il programma trimestrale contiene anche un aggiornamento sul quadro macroeconomico.
Nel primo trimestre del 2026 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, un dato superiore alle attese e in linea con quello registrato in Germania.
Tuttavia il Governo ha rivisto leggermente al ribasso le prospettive per l'intero anno a causa delle tensioni geopolitiche e dell'aumento dei prezzi energetici legati alla crisi in Medio Oriente.
La previsione ufficiale contenuta nel Documento di Finanza Pubblica indica ora una crescita del PIL dello 0,6% nel 2026, rispetto allo 0,7% stimato in precedenza.
Sul fronte del lavoro il quadro resta favorevole. Ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, uno dei livelli più bassi degli ultimi decenni, mentre continuano a crescere sia l'occupazione sia le retribuzioni reali.
Inflazione al 3,2% e BCE nuovamente al rialzo
Tra i fattori di maggiore attenzione figura l'andamento dei prezzi.
A maggio l'inflazione armonizzata ha raggiunto il 3,2% su base annua, sostenuta soprattutto dai rincari dell'energia e dei servizi collegati alla crisi mediorientale.
Secondo il Tesoro, gli effetti dello shock energetico potrebbero non essersi ancora completamente trasmessi all'economia, rendendo possibile un ulteriore aumento dell'inflazione di fondo nei prossimi mesi.
In risposta a queste dinamiche, l'11 giugno la Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare nuovamente i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%.
Finanza pubblica sotto controllo nonostante le tensioni internazionali
Sul fronte dei conti pubblici, il fabbisogno di cassa del settore statale nei primi cinque mesi del 2026 si è attestato a circa 87,4 miliardi di euro, in aumento di 6,3 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2025.
Le entrate tributarie continuano tuttavia a mostrare una crescita moderata. Nei primi quattro mesi dell'anno il gettito fiscale è aumentato dell'1,8%, sostenuto soprattutto dall'IVA e dalle accise.
Particolarmente rilevante sarà inoltre il contributo delle ultime tranche del PNRR, con trasferimenti europei attesi per oltre 45 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti.
Secondo il Governo, nonostante l'incertezza internazionale e le recenti misure adottate per contrastare il caro energia, il percorso di consolidamento dei conti pubblici rimane coerente con gli obiettivi fissati nel Piano Strutturale di Bilancio.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il programma trimestrale conferma che il Tesoro continuerà a sfruttare una domanda ancora robusta per i titoli di Stato italiani, come dimostrato dalle recenti aste e dalle operazioni sindacate che hanno registrato richieste record da parte degli investitori internazionali.
L'attenzione del mercato sarà ora rivolta alle prime emissioni dei nuovi benchmark previsti per il terzo trimestre, che offriranno indicazioni importanti sull'evoluzione dei rendimenti e sull'appetito degli investitori in una fase caratterizzata da inflazione ancora elevata, tassi BCE in aumento e persistenti tensioni geopolitiche.

di Francesco Sicuro















































