Il ritorno delle obbligazioni
Le obbligazioni sembrano destinate a recuperare il proprio ruolo di efficace strumento di diversificazione all’interno dei portafogli. L’analisi della Strategy Unit di Pictet Asset Management segnala infatti un crescente interesse per il reddito fisso, sostenuto dalla relazione osservata negli ultimi mesi tra i rendimenti obbligazionari e l’andamento del prezzo del petrolio.
Come emerge dalla figura qui sotto, i rendimenti si sono mossi per un lungo periodo più o meno in linea con le quotazioni petrolifere, ma ora sembrano reagire con un certo ritardo. In altri termini, non sono diminuiti nella misura che ci si sarebbe potuti attendere dopo il recente e marcato calo del prezzo del greggio.
Valore nel mercato obbligazionario: variazione assoluta del petrolio (USD/barile) e dei tassi forward 1Y1Y (punti percentuali)

Se questa anomalia dovesse riassorbirsi nel tempo, ipotesi ritenuta probabile, le obbligazioni apparirebbero interessanti già ai livelli attuali. Il reddito fisso potrebbe quindi tornare a contribuire in modo concreto alla diversificazione dei rischi all’interno dei portafogli bilanciati.
Nell’universo obbligazionario, l’attenzione si concentra soprattutto sulle asset class capaci di offrire un carry più elevato. Tra le opportunità considerate più interessanti figurano le obbligazioni dei mercati emergenti denominate in valuta locale, che risultano tra le componenti più convenienti del reddito fisso sulla base delle metriche di valutazione utilizzate.
Un prezzo contenuto, preso isolatamente, non rappresenta sempre una ragione sufficiente per investire. In questo caso, però, le valutazioni favorevoli si accompagnano a fondamentali solidi, rafforzando le ragioni a sostegno dell’asset class.
I Paesi in via di sviluppo hanno mostrato una notevole capacità di resistenza di fronte al recente shock dei prezzi del petrolio. Allo stesso tempo, il quadro macroeconomico sta migliorando, sostenuto dalla domanda di metalli industriali e semiconduttori.
Le economie emergenti dovrebbero crescere del 4,1% nel corso dell’anno, un ritmo superiore al loro potenziale di lungo periodo. Questa espansione dovrebbe ampliare il differenziale di crescita rispetto ai Paesi sviluppati fino a 270 punti base, contro i 240 punti base previsti per il 2025.
Anche i fondamentali finanziari sono migliorati in misura significativa rispetto alla crisi finanziaria globale. Il debito estero si è ridotto, i saldi delle partite correnti sono diventati più solidi e le banche centrali hanno costruito una politica monetaria più credibile. Secondo Pictet, la combinazione tra questi elementi e valutazioni ancora convenienti rafforza ulteriormente le argomentazioni a favore del mantenimento di una posizione di sovrappeso sul debito emergente in valuta locale.
Dollaro forte e yen sotto pressione
Sul mercato valutario, Pictet mantiene una posizione di sovrappeso sullo yen, pur con un grado di convinzione inferiore rispetto al passato. La valuta giapponese risulta ancora la più conveniente all’interno del modello di valutazione, ma continua a essere sottoposta a forti pressioni.
Lo yen si trova vicino ai minimi degli ultimi 40 anni nei confronti del dollaro, mentre le posizioni corte sulla valuta giapponese hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2024. In questo contesto, Pictet considera altamente probabile un intervento della banca centrale per sostenere il cambio, senza escludere la possibilità di un’azione coordinata tra Giappone e Stati Uniti.
Rispetto alle altre principali valute, il dollaro dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile, mostrando una tendenza al rialzo nel breve periodo grazie alla resilienza dell’economia statunitense. Su un orizzonte più lungo, lo scenario cambia: l’economia globale dovrebbe diventare gradualmente meno dipendente dal dollaro.
Giugno è stato un mese ricco di record per i mercati finanziari. Il biglietto verde ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 13 mesi rispetto a un paniere di valute ponderato per gli scambi commerciali. Il movimento è stato alimentato dagli investitori, che hanno iniziato a prepararsi alla possibilità di nuovi rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve per contenere le pressioni inflazionistiche.
L’apprezzamento del dollaro è stato particolarmente evidente nei confronti dello yen, sceso ai minimi degli ultimi quattro decenni. La crescente probabilità di un aumento dei tassi statunitensi si è contrapposta ai timori che la Bank of Japan possa non intervenire con sufficiente rapidità per contrastare l’inflazione, soprattutto alla luce dei massicci programmi di investimento annunciati dal governo giapponese.
La prospettiva di una politica monetaria più restrittiva da parte della Fed ha pesato sull’oro, un’attività che non genera rendimento. Le quotazioni del metallo prezioso sono scese sotto i 4.000 dollari l’oncia, registrando la perdita trimestrale più consistente da oltre dieci anni.
I dati sui flussi hanno mostrato una domanda debole per gli ETF sull’oro da parte degli investitori retail. Nello stesso periodo, gli hedge fund hanno aumentato le posizioni corte sul metallo prezioso, rafforzando la pressione sulle quotazioni.
Anche il petrolio ha registrato una correzione per il secondo mese consecutivo. A giugno i prezzi sono diminuiti del 20,7%, proseguendo l’inversione dei precedenti rialzi legati alle tensioni geopolitiche dopo la firma di un fragile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
Ripresa del dollaro: Indice DXY, ribasato, 100=25.06.2026

Le divergenze tra settori e regioni
Nel complesso, azioni e obbligazioni globali sono rimaste ampiamente invariate nel corso del mese. Il dato aggregato nasconde però una marcata divergenza tra settori e aree geografiche, che ha prodotto risultati molto differenti all’interno dei mercati.
I titoli energetici hanno perso il 5,4%, penalizzati dalla discesa del prezzo del petrolio. Le azioni finanziarie hanno invece guadagnato il 4,5%, sostenute dalle aspettative di tassi più elevati, dal miglioramento della dinamica degli utili e da una maggiore attività sui mercati dei capitali.
Anche il comparto tecnologico ha mostrato andamenti contrastanti. Il valore complessivo dei giganti tecnologici appartenenti al gruppo delle “Magnificent Seven” è diminuito di circa 2,3 miliardi di dollari rispetto ai livelli di fine maggio. Gli investitori hanno iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità della forte ondata di spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale.
I produttori di semiconduttori hanno invece continuato ad attirare domanda. Questa forza ha favorito in particolare la Corea, uno dei principali centri mondiali per la produzione di chip, permettendole di collocarsi al primo posto nella graduatoria delle performance azionarie regionali.
La domanda sostenuta di semiconduttori ha fornito supporto anche ai listini dell’Eurozona, dove operano grandi gruppi del settore come ASML, STMicroelectronics e Infineon. Lo STOXX 600 paneuropeo ha raggiunto un nuovo massimo intraday nell’ultima seduta del mese, beneficiando anche del miglioramento delle prospettive economiche.
Le azioni giapponesi hanno guadagnato l’1,8%. Le prospettive economiche del Paese sono state sostenute dallo stimolo fiscale e dal rafforzamento della domanda interna.
Il quadro descritto da Pictet mette quindi in evidenza una separazione sempre più netta tra i comparti penalizzati dal calo delle materie prime e quelli favoriti dalle aspettative sui tassi o dalla domanda strutturale di tecnologia. I finanziari hanno beneficiato della prospettiva di rendimenti più elevati, mentre i semiconduttori hanno continuato a essere sostenuti dagli investimenti e dalla domanda globale di chip.
La debolezza dei grandi titoli tecnologici statunitensi non si è quindi tradotta in una correzione generalizzata dell’intero settore. Le preoccupazioni si sono concentrate soprattutto sulla capacità delle maggiori piattaforme di sostenere nel tempo gli ingenti investimenti richiesti dall’intelligenza artificiale, mentre le società collocate nella parte produttiva della filiera dei semiconduttori hanno mantenuto un andamento più favorevole.
Tassi Fed e ricerca di carry
Nel reddito fisso, la prospettiva di una Federal Reserve più aggressiva ha spinto verso l’alto soprattutto i rendimenti dei Treasury con scadenze più brevi. I mercati attribuiscono ora una probabilità di circa un terzo a un rialzo dei tassi statunitensi già a luglio.
La combinazione tra aspettative di politica monetaria restrittiva, forza del dollaro e divergenze tra le principali economie ha riportato al centro dell’attenzione la ricerca di carry. In questo scenario, Pictet continua a individuare nelle obbligazioni emergenti in valuta locale alcune delle opportunità più interessanti disponibili nel reddito fisso.
Le obbligazioni stanno tornando a offrire un valido elemento di diversificazione, mentre le valutazioni più favorevoli si concentrano nel debito emergente in valuta locale. Questa asset class può contare su fondamentali finanziari più solidi, un quadro macroeconomico in miglioramento e un differenziale di crescita ancora ampio rispetto alle economie sviluppate.
Sul fronte valutario, il dollaro ha raggiunto i massimi degli ultimi 13 mesi, mentre lo yen è sceso sui livelli più bassi degli ultimi 40 anni. Una divergenza tanto marcata aumenta la probabilità di un intervento delle autorità monetarie, potenzialmente anche attraverso un’azione coordinata tra Stati Uniti e Giappone.
Il mese di giugno resta caratterizzato da forti differenze settoriali. Le azioni finanziarie e la tecnologia asiatica collegata ai semiconduttori hanno registrato performance positive, mentre il settore energetico ha risentito del calo del petrolio. L’oro è stato penalizzato dalle aspettative di rialzo dei tassi della Federal Reserve, dalla debole domanda retail per gli ETF e dall’aumento delle posizioni corte degli hedge fund.
In questo contesto, la ricerca di rendimento non può prescindere dalla qualità dei fondamentali. Le valutazioni convenienti del debito emergente risultano più convincenti proprio perché sostenute dalla maggiore credibilità delle banche centrali, dal miglioramento dei conti con l’estero e da livelli di debito estero inferiori rispetto al passato.

di Francesco Sicuro














































