Il Medio Oriente continua a influenzare inflazione e mercati
Le tensioni in Medio Oriente hanno continuato a rappresentare il principale fattore di attenzione per i mercati globali nel corso dell'ultima settimana, contribuendo alla risalita dei rendimenti delle obbligazioni a breve termine sulla scia dell'aumento dei prezzi del petrolio. Come si legge nel commento di Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay AM, lo scenario resta caratterizzato da un'elevata incertezza politica e militare. Pur permanendo negli Stati Uniti una forte riluttanza a un coinvolgimento diretto con l'impiego di truppe sul terreno, l'amministrazione Trump non sembra intenzionata a lasciare all'Iran piena libertà nel determinare gli equilibri dell'area.
Per Dowding il rischio principale è quello di assistere a un conflitto destinato a protrarsi nel tempo, senza una reale prospettiva di soluzione e in assenza di un compromesso tra le parti. Al momento non emergono infatti elementi sufficientemente forti da favorire un ritorno ai negoziati.
In questo contesto, anche il transito attraverso lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un elemento di forte instabilità. L'alternanza tra momenti di escalation e fasi di relativa distensione lascia ipotizzare uno scenario nel quale i prezzi del petrolio possano mantenersi sui livelli attuali, alimentando pressioni inflazionistiche più persistenti del previsto.
Nonostante questo quadro, i dati relativi all'inflazione statunitense hanno sorpreso positivamente. L'indice CPI pubblicato negli Stati Uniti ha mostrato una dinamica inferiore alle attese, favorita anche dalla diminuzione dei prezzi dell'energia registrata nel mese precedente, offrendo un temporaneo sollievo ai responsabili della politica monetaria.
Dowding invita però a interpretare con prudenza questa rilevazione. Più che indicare un cambio di tendenza strutturale, il dato conferma quanto le statistiche mensili possano continuare a essere caratterizzate da un'elevata volatilità, rendendo difficile trarre conclusioni definitive sull'evoluzione dell'inflazione.
Alla luce di queste considerazioni, appare ancora prematuro ritenere che siano scomparse le pressioni sulla Federal Reserve affinché mantenga un orientamento restrittivo. Il dato pubblicato offre semmai al Federal Open Market Committee la possibilità di rinviare eventuali decisioni sui tassi nel corso del mese, senza modificare il quadro di fondo.
Europa e Regno Unito tra politica monetaria e strategie di investimento
Per quanto riguarda l'Eurozona, Dowding osserva che la debolezza del ciclo economico dovrebbe contribuire a contenere i rischi inflazionistici rispetto a quelli statunitensi. Rimane però un elemento di forte attenzione rappresentato dall'andamento dei prezzi del gas, destinato ad assumere maggiore importanza nei prossimi mesi anche in vista della ricostituzione delle scorte energetiche per l'inverno.
Le interruzioni della produzione e delle esportazioni di GNL proveniente dal Qatar hanno infatti sostenuto le quotazioni del gas naturale. Si tratta di un'evoluzione che la Banca centrale europea e le altre autorità monetarie dell'area continueranno a monitorare attentamente.
Secondo Dowding, proprio la Bce ha gestito meglio di molte altre banche centrali il ciclo di rialzo dei tassi, intervenendo con sufficiente tempestività e contribuendo a impedire un disancoraggio delle aspettative d'inflazione di medio termine che avrebbe richiesto misure ancora più restrittive.
Alla luce di questo scenario, la preferenza dell'autore continua ad andare ai rendimenti obbligazionari europei rispetto a quelli statunitensi. Nel corso dell'ultima settimana è stata incrementata tatticamente l'esposizione ai Bund decennali in prossimità di un rendimento del 3,12%, accompagnando questa scelta con un aumento dell'esposizione agli inflation swap statunitensi, ritenuti particolarmente interessanti dopo la pubblicazione del dato sull'inflazione americana.
Anche il Regno Unito continua a essere osservato con attenzione. Secondo Dowding cresce la probabilità che Shabana Mahmood possa diventare la prossima Cancelliera dello Scacchiere. Il suo orientamento favorevole alla disciplina fiscale e alla razionalizzazione della spesa per il welfare viene considerato più rassicurante dai mercati rispetto ad altre possibili candidature, in particolare quella di Ed Miliband.
All'inizio della settimana è stata inoltre aumentata l'esposizione ai contratti sui tassi d'interesse britannici a breve scadenza, considerando che il mercato incorpora aspettative pari a quasi tre rialzi dei tassi da parte della Bank of England nei prossimi dodici mesi. Secondo Dowding, pur non potendo escludere ulteriori interventi restrittivi a causa delle prospettive inflazionistiche, la debolezza del quadro macroeconomico britannico rende più probabile uno scenario senza rialzi oppure con uno o due interventi al massimo.
Il Giappone guarda ai titoli di Stato mentre credito e azioni restano resilienti
Un andamento diverso rispetto agli altri principali mercati si è registrato in Giappone, dove nell'ultima settimana i rendimenti obbligazionari sono diminuiti dopo le dichiarazioni del ministro delle Finanze Katayama, che ha invitato i fondi pensione nazionali ad aumentare gli investimenti nei titoli di Stato domestici.
Come sottolinea Dowding, le precedenti interlocuzioni con numerosi investitori istituzionali giapponesi avevano già evidenziato un ampio consenso sulla necessità di incrementare l'esposizione ai Japanese Government Bond (JGB) nel corso dell'attuale anno fiscale. Molti operatori avevano però preferito rinviare queste scelte, scoraggiati da un contesto nel quale i rendimenti continuavano a salire. Se questa dinamica dovesse ora invertirsi, una consistente quantità di capitali finora rimasta in attesa potrebbe tornare rapidamente sul mercato.
Secondo Dowding, la struttura della curva dei rendimenti giapponese offre inoltre caratteristiche particolarmente interessanti. La sua pendenza risulta infatti molto più accentuata rispetto a quella delle altre principali economie sviluppate, creando spazio per eventuali futuri rialzi dei tassi ufficiali senza esercitare pressioni eccessive sulle scadenze più lunghe. In questo scenario sarebbe favorito un progressivo appiattimento della curva, dinamica che ha già contribuito alla sovraperformance dei titoli di Stato giapponesi trentennali osservata nell'ultima settimana grazie al rialzo dei prezzi dei JGB.
Sul resto dei mercati finanziari, le tensioni in Medio Oriente hanno alimentato un clima di maggiore avversione al rischio, anche se le reazioni degli investitori sono rimaste decisamente più contenute rispetto ad altri episodi di crisi geopolitica del passato.
Nel comparto azionario continua a catalizzare l'attenzione la volatilità che interessa il settore dei semiconduttori e il tema dell'intelligenza artificiale, due dei principali motori del mercato negli ultimi mesi.
Anche il credito presenta dinamiche differenziate. Dowding evidenzia come il debito emesso dagli hyperscaler abbia continuato a sottoperformare, soprattutto per effetto dell'elevato volume di nuove emissioni collocate sul mercato. Al contrario, nel resto del comparto obbligazionario la domanda degli investitori rimane robusta e la costante propensione ad acquistare durante le fasi di debolezza continua a limitare la volatilità.
Alla luce di questo contesto, Dowding ritiene che non esistano ancora motivazioni sufficientemente convincenti per assumere una posizione lunga non coperta sugli spread creditizi. Per questo motivo continua a preferire una strategia prudente, mantenendo la protezione dell'esposizione lunga attraverso posizioni corte in credit default swap (CDS).
Parallelamente, il gestore continua a ricercare opportunità tattiche per incrementare selettivamente il rischio quando le dislocazioni di mercato offrono punti di ingresso interessanti. In questa prospettiva è stata aumentata l'esposizione ai future sui tassi d'interesse britannici a breve termine, dopo il forte rialzo dei rendimenti registrato sulla parte iniziale della curva, che ha penalizzato gli investitori entrati sul mercato in precedenza a livelli meno favorevoli.
Secondo Dowding, la pazienza continua a rappresentare l'approccio più efficace nell'attuale fase di mercato. Attendere che si presentino valutazioni più interessanti permette infatti di cogliere opportunità che, con ogni probabilità, continueranno a emergere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Liquidità ridotta e prudenza restano le parole d''ordine
Guardando ai prossimi mesi, Dowding osserva che la stagionale riduzione della liquidità aumenta il rischio che eventuali shock geopolitici o macroeconomici possano tradursi in movimenti più ampi e improvvisi sui mercati finanziari.
Negli ultimi mesi, la propensione al rischio ha prevalso sulle preoccupazioni degli investitori, favorendo un progressivo accumulo di posizioni lunghe sui principali mercati globali. Allo stato attuale, il rischio di una recessione appare ancora contenuto e, in assenza di cambiamenti significativi dello scenario macroeconomico, questo elemento potrebbe contribuire a limitare eventuali fasi di debolezza.
Ciò nonostante, Dowding ritiene che l'attuale rapporto tra rischio e rendimento suggerisca di mantenere un atteggiamento prudente. Il contesto continua infatti a essere caratterizzato da numerose variabili difficili da prevedere, tra tensioni geopolitiche, inflazione, banche centrali e mercati energetici.
Per descrivere questa fase, Dowding ricorre anche a un riferimento calcistico. Così come l'Inghilterra ha scelto un approccio prudente dopo essere passata in vantaggio nella semifinale dei Mondiali, anche gli investitori dovrebbero evitare di esporsi eccessivamente. Da qui il gioco di parole finale dell'autore: viviamo nel mondo di Messi, ma anche in un mondo sempre più `messy`, vale a dire complesso, incerto e imprevedibile.

di Francesco Sicuro














































