Il cessate il fuoco in Medio Oriente e la reazione dei mercati
L'escalation tra Stati Uniti e Iran ha riportato al centro dell'attenzione i timori geopolitici, penalizzando i mercati europei e asiatici, mentre Wall Street ha mostrato una maggiore resilienza. Come si legge nella nota a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, nel Golfo Persico la tensione è tornata a salire dopo l'attacco di Teheran ad alcune imbarcazioni nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno risposto colpendo decine di obiettivi in Iran e revocando al Paese la licenza per l'esportazione di petrolio, mentre Teheran ha reagito prendendo di mira diverse basi militari statunitensi, soprattutto in Bahrein e Kuwait.
Sebbene mediatori come Pakistan e Qatar stiano cercando di allentare la tensione, il presidente Trump ha annunciato la fine del cessate il fuoco, mentre l'IRGC ha minacciato apertamente diversi leader statunitensi ed europei.
Dopo la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, salito a fine giugno a circa il 50% dei livelli pre-bellici, l'Iran ha dichiarato una nuova chiusura dello stretto, la cui autenticità è però messa in dubbio da Washington: l'attuazione del memorandum of understanding entra ora in una fase delicata. Tali tensioni hanno generato un'impennata del prezzo del petrolio, con il Brent tornato in area 80 dollari al barile, e un sell-off generalizzato sui bond, con rialzi lungo tutta la curva e in diverse aree geografiche. Il dollaro si è rafforzato nei confronti di tutte le principali 10 valute di riferimento, e, in particolare, il cambio EUR/USD è sceso sotto 1,14.
Fed divisa sul futuro dei tassi
L'evento macro più rilevante della settimana è stata la pubblicazione delle minute della Fed relative alla riunione del FOMC (Federal Open Market Committee) di giugno, da cui è emersa una profonda divisione tra i membri della banca centrale statunitense. Riguardo alle prospettive di politica monetaria, spiega Intermonte, i membri della Fed hanno discusso diversi scenari, riconoscendo l'elevata incertezza: la maggior parte ritiene che, se l'inflazione tornerà verso il 2%, sarà opportuno mantenere o ridurre i tassi; molti hanno tuttavia evidenziato che, qualora l'inflazione restasse elevata a causa della forte domanda legata all'IA, del conflitto in Medio Oriente o degli effetti dei dazi, potrebbe rendersi necessario un ulteriore rialzo. In ogni caso, le future decisioni dipenderanno dai dati economici in arrivo. La preoccupazione maggiore resta legata al tema inflazionistico nel breve termine, mentre crescita e mercato del lavoro rimangono resilienti. Alla luce del nuovo deterioramento del quadro geopolitico e alla pubblicazione dei verbali, il mercato sconta un rialzo dei tassi da 25pb da parte della Fed a settembre.
Il debutto di SK Hynix sul mercato USA
Sul fronte equity, evidenzia Intermonte, la coreana SK Hynix ha effettuato un collocamento sul mercato statunitense, raccogliendo oltre 26 miliardi di dollari: un debutto secondo solo a quello di SpaceX.
Europa: summit NATO di Ankara e tensione Russia-Ucraina
Per quanto riguarda l'Europa, sottolinea Intermonte, l'evento più rilevante è stato il summit NATO di Ankara, in cui Trump ha concesso all'Ucraina la licenza per produrre localmente i missili intercettori Patriot. La tensione resta elevata tra Kiev e Mosca, con quest'ultima costretta a ridurre le esportazioni di diesel in seguito agli attacchi ucraini, complicando ulteriormente la situazione sul fronte energetico.
BCE prudente, FMI taglia le stime di crescita
Sul fronte macro, osserva Intermonte, dai verbali della BCE sulla riunione di giugno emerge come sia particolarmente attenta a non fornire indicazioni prospettiche, mantenendo un tono comunicativo volutamente neutrale. Il principale elemento di preoccupazione resta legato allo scenario inflazionistico, in particolare al materializzarsi degli effetti indiretti e al rischio di effetti di secondo turno. È stato pubblicato il World Economic Outlook di luglio del FMI sulle proiezioni di crescita, con l'output globale rivisto al ribasso al 3%, contro il 3,1% del trimestre precedente. Assistiamo a proiezioni riviste al ribasso anche per l'Eurozona e i mercati emergenti, mentre resta invariata quella per gli USA.
Italia: produzione industriale in calo e BTP sotto pressione
In Italia, precisa Intermonte, a maggio l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,3% rispetto ad aprile, dopo tre mesi consecutivi di aumenti. I settori con gli incrementi tendenziali più elevati sono l'industria dei mezzi di trasporto, il farmaceutico e il chimico, mentre le flessioni maggiori hanno riguardato le industrie tessili e diverse industrie manifatturiere. Secondo il World Economic Outlook del FMI, le stime per l'Italia restano invariate rispetto al trimestre precedente, con un incremento dello 0,5% sia nel 2026 che nel 2027, nettamente inferiore all’Eurozona, che mostra una crescita dello 0,9% e dell’1,2% nei prossimi due anni. Inoltre, la rinnovata tensione geopolitica ha portato il BTP decennale in area 4% e lo spread con il Bund di pari scadenza in area 85 pb.
Gli eventi in arrivo: inflazione USA, audizioni Warsh e trimestrali
Nella settimana in arrivo l'attenzione sarà rivolta ai dati sull'inflazione al consumo e alla produzione di giugno negli USA, accompagnati da due audizioni del presidente della Fed Kevin Warsh davanti alla Commissione Servizi Finanziari della Camera e al Senato, oltre alla pubblicazione delle vendite al dettaglio USA. Prende inoltre il via la stagione delle trimestrali, con in primis le grandi banche statunitensi e due giganti del tech/IA come ASML e TSMC.

di Francesco Sicuro















































