STMicroelectronics, conti solidi ma il mercato resta scettico

STMicroelectronics, conti solidi ma il mercato resta scettico

I risultati del quarto trimestre 2025 mostrano segnali di stabilizzazione operativa per STMicroelectronics, ma non bastano a cambiare la percezione del mercato. Tra un Automotive ancora fragile, un bilancio sotto pressione e una transizione industriale lunga e costosa, il titolo continua a pagare l’assenza di una svolta visibile.

Numeri in miglioramento, ma senza svolta

Sulla carta, i numeri del quarto trimestre 2025 di STMicroelectronics fanno il loro dovere. I ricavi si attestano a 3,33 miliardi di dollari, sopra il midpoint della guidance, con una crescita dello 0,2% su base annua che rappresenta il primo segno positivo dopo otto trimestri consecutivi di cali. Anche la redditività mostra un recupero: il margine lordo sale al 35,2%, in aumento di due punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2024 e ai livelli più alti dal Q4 2023. Secondo l’analisi di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il dato supera le attese grazie a un mix più favorevole e a un parziale recupero delle inefficienze produttive.

Si tratta però di un sollievo tattico, non di una svolta strutturale. Il trimestre arriva infatti in un contesto in cui l’Automotive, che pesa ancora per circa il 38% dei ricavi, resta sotto pressione e continua a deludere. Scendendo di un livello nella lettura del conto economico, emergono le criticità: l’utile operativo GAAP si ferma a 125 milioni di dollari, schiacciato da 141 milioni di svalutazioni e costi di ristrutturazione, mentre il risultato netto torna in perdita per 30 milioni. A questo si aggiunge un effetto fiscale una tantum che pesa per altri 0,18 dollari per azione. Il dato rettificato si salva a 0,11 dollari per azione, ma non è sufficiente a cambiare il giudizio del mercato.

Bilancio sotto pressione e valore distrutto

Il bilancio resta il vero elefante nella stanza. Il 2025 si chiude con ricavi in calo dell’11,1% a 11,8 miliardi di dollari, un margine lordo sceso al 33,9% dal 39,3% del 2024 e un flusso di cassa libero positivo ma limitato a 265 milioni di dollari, dopo investimenti per 1,79 miliardi. Come sottolinea Debach, STMicroelectronics non è un’azienda in crisi di liquidità, ma è un gruppo che oggi fatica a remunerare il capitale investito mentre attraversa una transizione industriale lunga e costosa.

Il mercato ha già incorporato questa lettura. Il titolo ha chiuso il 2025 a Piazza Affari con un calo del 6,4%, dopo il crollo del 46,9% registrato nel 2024. Due anni consecutivi di distruzione di valore che pesano sulla fiducia degli investitori e rendono ogni miglioramento trimestrale insufficiente a innescare una reazione duratura.

Personal Electronics salva i conti

La conference call restituisce la fotografia più fedele del problema ed è, secondo eToro, sostanzialmente identica alle tre precedenti per tono e struttura. L’amministratore delegato Jean-Marc Chery ripropone uno schema ormai noto, con due segmenti che si muovono in direzioni opposte. Da un lato emerge Personal Electronics, vero eroe silenzioso del 2025. Nel primo trimestre ha compensato il crollo di Automotive e Industrial, nel secondo ha più che bilanciato un’auto sotto le attese, nel terzo è stato il principale driver del superamento del midpoint della guidance e nel quarto torna a sostenere il beat su ricavi e margini grazie a un mix più favorevole.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: imaging sensors e “engaged customer programs”, una formula che evita di citare esplicitamente Apple ma che nel contesto risulta inequivocabile. Nel 2025 questo segmento è stato, di fatto, l’unica fonte di crescita relativamente stabile. Senza il contributo di Personal Electronics, l’anno sarebbe stato sensibilmente peggiore, come evidenzia l’analisi di Debach.

Automotive ancora fragile e promesse rimandate

Sul fronte opposto resta l’Automotive, che continua a deludere con una regolarità quasi didattica. Nel primo trimestre era definito “lower than expectations”, con il management che indicava un punto di minimo già alle spalle in un contesto però dominato da incertezze su commercio e dazi. Nel secondo trimestre i ricavi crescevano del 14% su base sequenziale, ma restavano comunque leggermente sotto le attese, con il rapporto ordini su fatturato tornato sotto la parità.

Nel terzo trimestre l’Automotive cresceva del 10% sequenziale, come anticipato, accompagnato dalla promessa di un ulteriore miglioramento nel quarto trimestre. Oggi, nel Q4, la crescita si ferma a un modesto +3% sequenziale, inferiore alle aspettative iniziali, con ricavi ancora in calo su base annua e un miglioramento del trend che appare più dichiarato che visibile. A pesare è la persistente debolezza delle applicazioni legacy, che continua a frenare il segmento proprio nel momento in cui dovrebbe agganciarsi alla ripresa ciclica.

Un titolo che il mercato continua a vendere

Il risultato è una narrativa che il mercato conosce ormai a memoria. I trimestri vengono salvati da un business consumer che funziona, mentre il core che dovrebbe guidare il ciclo resta fragile. I design win non mancano, dal silicio carburo alle piattaforme Stellar, dagli eFuse all’ADAS, ma finché non si traducono in volumi e margini visibili restano promesse. Ed è per questo che, come sottolinea eToro, ogni beat finisce per essere venduto.

Il comportamento del titolo è ormai un pattern consolidato. L’entusiasmo iniziale dura poche ore, poi subentra un sell-off progressivo. Nella prima seduta post conti il titolo segna un -4%, dopo una sequenza eloquente: +6% nel primo trimestre, quando si sperava davvero di aver toccato il fondo, seguito da -16,6% nel secondo, -14,1% nel terzo e ora un altro quarto trimestre scaricato. Ogni trimestrale viene punita perché non modifica la storia di fondo.

Guidance debole e pazienza richiesta al mercato

La guidance per il 2026 non contribuisce a migliorare il quadro. Nessuna indicazione sui ricavi, solo investimenti compresi tra 2,0 e 2,2 miliardi di dollari e il richiamo alle tre priorità ormai rituali: innovazione, riplasmazione del footprint produttivo e ridimensionamento della base dei costi. Tradotto, secondo l’analisi di Debach, significa altra ristrutturazione, nuovi oneri e una capacità inutilizzata che pesa già per 220 punti base sul margine del primo trimestre 2026.

STMicroelectronics non è una storia di turnaround rapido. È una traiettoria di normalizzazione lenta, con opzionalità interessanti su AI, data center, sensori e silicio carburo, ma con un core Automotive strutturalmente più debole e meno prevedibile rispetto al passato. Il titolo non appare a sconto sugli utili attuali, che il mercato continua a prezzare a multipli elevati nonostante siano ciclicamente depressi, ma non risulta nemmeno sopravvalutato se guardato alla struttura industriale e al capitale investito. Non è una scommessa di momentum, bensì un’opzione sul recupero di utili e margini nel 2026–2027, pagata con due anni di drawdown e multipli che richiedono pazienza più che entusiasmo.

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