Crescita globale al 3%, ma su basi sempre più strette
Nel 2026 la crescita mondiale è attesa rimanere intorno al 3%, in continuità con il 2025. A sostenere l’attività economica sono ancora una volta pochi pilastri ben identificati: il boom degli investimenti in intelligenza artificiale, l’aumento strutturale della spesa per la sicurezza nazionale e politiche fiscali espansive sempre più generose. Carmignac sottolinea come questa configurazione non rappresenti un equilibrio sano, perché la crescita rimane disomogenea tra aree geografiche e settori, alimentando tensioni sociali e politiche.
La debolezza strutturale della crescita spinge infatti molti governi verso scelte populiste, rinviando gli aggiustamenti fiscali e affidandosi implicitamente alle banche centrali, chiamate a monetizzare deficit crescenti nel nome della stabilità finanziaria. In questo contesto, il ciclo economico non si interrompe, ma invecchia, con valutazioni elevate e margini di errore sempre più ridotti.
Stati Uniti: stimoli, elezioni e dominanza fiscale mascherata
Negli Stati Uniti, Carmignac prevede un’intensificazione degli stimoli economici in vista delle elezioni di metà mandato. Donald Trump viene descritto come pronto a utilizzare in modo aggressivo leve fiscali e monetarie, accompagnate da una deregolamentazione del settore bancario. La crescita dovrebbe beneficiare di nuovi pacchetti fiscali, ma con un’inflazione che resta stabilmente intorno al 3%, anche a causa delle restrizioni sull’immigrazione che limitano il lato dell’offerta.
Un elemento chiave è la cosiddetta “vibecession”, la percezione diffusa di recessione tra gli elettori, nonostante dati macro relativamente solidi. Secondo Raphaël Gallardo, Chief Economist di Carmignac, l’effetto ricchezza dei mercati azionari non è più sufficiente a sostenere i consumi, perché la ricchezza è sempre più concentrata e i giovani lavoratori percepiscono l’ascesa dell’IA come una minaccia al proprio capitale umano.
Con deficit in aumento e un ricorso crescente all’emissione di T-Bill, la Federal Reserve potrebbe trovarsi costretta a riattivare il Quantitative Easing per evitare disfunzioni nel mercato dei pronti contro termine, configurando una dominanza fiscale di fatto, anche se presentata come difesa della stabilità finanziaria.
Eurozona: stimolo fiscale come unica via, Bce prigioniera dei mercati
In Europa, i tradizionali motori della crescita, esportazioni e investimenti privati, continuano a soffrire di problemi strutturali. La riaccelerazione attesa per il 2026 poggia quasi esclusivamente su uno stimolo fiscale sincronizzato. La Spagna rappresenta un’eccezione relativa, grazie a un mix virtuoso di investimenti privati ed esportazioni di servizi ad alto valore aggiunto, sostenuti anche da un afflusso di immigrazione qualificata dall’America Latina, un vantaggio difficilmente replicabile altrove.
Nel resto dell’Eurozona, la spinta arriverà soprattutto dal Next Generation EU, che continuerà a sostenere le economie periferiche fino al 2027. La Francia, secondo Carmignac, rinvierà ancora l’aggiustamento fiscale, contando su una sorprendente tolleranza dei mercati obbligazionari, mentre la Germania guiderà i “peccatori fiscali” con il piano Merz. Dopo un secondo semestre 2025 debole, la crescita europea potrebbe accelerare verso l’1,2%.
Sul fronte monetario, nonostante lo shock deflazionistico legato alla Cina e ai dazi statunitensi, la disinflazione rallenta a causa di una produttività deludente. Un orientamento più accomodante della BCE aiuterebbe a indebolire l’euro e migliorare la competitività, ma un taglio dei tassi appare improbabile finché il mercato degli OAT resta stabile, rendendo Francoforte di fatto ostaggio dei mercati.
Cina: tecnomilitarismo e deficit monetizzato
La Cina resta focalizzata su un’economia di guerra. Il nuovo piano quinquennale rafforza la priorità sull’autosufficienza tecnologica e sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nel manifatturiero, senza affrontare in modo strutturale il nodo del settore immobiliare o della disoccupazione giovanile. Le esportazioni non rappresentano più una valvola di sicurezza, a causa della reazione protezionistica globale.
In questo contesto, Pechino non avrebbe alternative all’aumento del deficit nel 2026. Considerato il deterioramento della qualità degli attivi bancari, la monetizzazione dello stimolo fiscale diventa inevitabile. Finché il saldo di base, partite correnti più investimenti diretti esteri netti, resta positivo, la Cina può permetterselo senza svalutare il renminbi, sostenendo al contempo i multipli del mercato azionario.
Giappone: il rischio di uno shock in stile mercati emergenti
Il Giappone rappresenta uno dei principali rischi di instabilità. L’ambizione del nuovo primo ministro Takaichi di rilanciare l’Abenomics in un’economia già surriscaldata viene giudicata pericolosa. Con un’inflazione dei servizi al 3%, l’indebolimento dello yen rischia di alimentare ulteriormente il malcontento degli elettori.
Il pacchetto fiscale pari al 3,4% del Pil amplia il gap tra produzione effettiva e potenziale, rendendo insostenibile l’attendismo della Bank of Japan. Carmignac non esclude uno scenario di reazione “da mercato emergente”, con cali simultanei di azioni, obbligazioni e valuta, che potrebbe costringere a un’inversione improvvisa di policy, con rialzo dei tassi, interventi sul cambio e rimpatrio di capitali. Un improvviso apprezzamento dello yen avrebbe effetti a catena sui Treasury Usa e sui carry trade globali.
Strategia di investimento: selettività e approccio barbell
Sul piano degli investimenti, Carmignac ribadisce che una crescita sostenuta da generosità fiscale non elimina le dinamiche di fine ciclo. Le asset class più interessanti restano azioni e credito, mentre sui titoli di Stato è richiesta prudenza, soprattutto nei Paesi con deficit elevati.
L’approccio azionario privilegia una strategia barbell, che combina i leader dell’intelligenza artificiale e della tecnologia con settori difensivi come sanità e beni di prima necessità, per intercettare un’economia dei consumi sempre più polarizzata. Nel reddito fisso, maggiore attrattività viene riconosciuta alle obbligazioni indicizzate all’inflazione, al credito di alta qualità e alle valute sostenute da materie prime o da una solida disciplina fiscale.
Ciclo maturo, mercati interconnessi, rischio politico al centro
Il quadro che emerge è quello di un ciclo maturo che rifiuta di rallentare. L’espansione fiscale, gli investimenti in intelligenza artificiale e il ritorno della sovranità nazionale stanno prolungando la crescita, ma al prezzo di squilibri crescenti. Le banche centrali restano il perno della stabilità finanziaria, mentre i bond vigilantes tornano a farsi sentire.
In questo contesto, Carmignac avverte che non è il momento di una ritirata generalizzata, ma di selettività, disciplina e flessibilità cross-asset. Non è uno scenario “Goldilocks”: è una corsa verso il futuro in cui, più che la prudenza, verrà premiata la capacità di adattarsi rapidamente a un equilibrio sempre più precario.

di Francesco Sicuro















































