Lavoro forte, salari in accelerazione e revisione dei mesi precedenti
L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che nel mese di gennaio, nei settori non agricoli, sono stati creati 130 mila nuovi posti di lavoro, un dato nettamente superiore alle attese del consensus ferme a +55 mila unità. Si tratta del miglior risultato degli ultimi 14 mesi e del dato più elevato da dicembre 2024.
Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,3%, meglio rispetto alle aspettative che indicavano il 4,4%. Le cifre dei mesi precedenti sono state riviste lievemente al ribasso per un totale di -17 mila posti di lavoro rispetto alle stime iniziali: novembre è stato corretto a +41 mila unità (-15 mila), mentre dicembre è stato rivisto a +48 mila (-2 mila).
Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,5%, mentre i salari medi hanno mostrato un’accelerazione superiore alle previsioni. Le retribuzioni sono salite dello 0,4% su base mensile (consensus +0,3%) e del 3,7% su base annua (consensus +3,6%). Numeri che, nel loro insieme, delineano un quadro di mercato del lavoro più solido del previsto, come sottolinea in un nota Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.
Tassi più stabili, dollaro più forte e scenari per la Fed
Le cifre del report NFP di gennaio hanno mostrato una crescita dei nuovi posti di lavoro sorprendentemente superiore alle attese della vigilia. Il confronto con i mesi precedenti, che avevano registrato incrementi di +48 mila e +41 mila unità, evidenzia un’accelerazione significativa. Anche il tasso di disoccupazione conferma un miglioramento rispetto alle previsioni.
Secondo l’analisi di Diodovich, un mercato del lavoro in condizioni migliori del previsto riduce la probabilità di un taglio dei tassi nel breve termine. Le probabilità che la Federal Reserve mantenga invariato il costo del denaro almeno fino a giugno risultano quindi in aumento. Solo con l’eventuale nomina di Kevin Warsh al posto di Jerome Powell, qualora ratificata dal Senato e chiarito l’esito delle indagini del Dipartimento di Giustizia su Powell, si potrebbe ipotizzare un ritorno a una politica monetaria più accomodante, probabilmente a partire da luglio.
Molto dipenderà dall’andamento dell’inflazione. Warsh ha ipotizzato che nei prossimi mesi possano emergere pressioni disinflazionistiche legate allo sviluppo e all’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese statunitensi. Uno scenario caratterizzato da forte disinflazione e indebolimento del mercato del lavoro potrebbe aprire la strada a 3 o 4 tagli dei tassi entro fine anno. L’ipotesi centrale di IG Italia resta però quella di due tagli complessivi entro la fine del 2026.
La reazione dei mercati finanziari è stata immediata: il dollaro si è rafforzato sulle principali piazze valutarie, riflettendo l’idea che una Fed meno incline a tagliare i tassi nel breve periodo possa sostenere la valuta americana. In questo contesto, il report NFP di gennaio non solo consolida la narrativa di un’economia resiliente, ma ridefinisce le aspettative di politica monetaria per i prossimi mesi.

di Francesco Sicuro















































