Escalation militare e shock energetico
Gli attacchi lanciati contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele all’inizio della settimana hanno avuto ripercussioni immediate sul contesto macroeconomico globale e sui mercati finanziari. A spiegarlo è Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay Asset Management, secondo cui la risposta di Teheran con droni e missili ha colpito infrastrutture strategiche e interrotto in parte il traffico marittimo e la produzione di energia, inclusa quella di gas naturale liquefatto in Qatar.
Le conseguenze sono state rapide. I prezzi del petrolio e del gas hanno registrato un forte rialzo, riaccendendo il timore che il mondo possa trovarsi di fronte a uno shock energetico simile a quello verificatosi dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Nell’analisi di Dowding, il rischio principale dipende dalla durata del conflitto: se le ostilità dovessero prolungarsi nel tempo, l’impatto sul sistema energetico globale potrebbe diventare significativo.
Nonostante il successo iniziale delle operazioni militari statunitensi e israeliane, che hanno portato all’eliminazione di parte della leadership iraniana e alla distruzione di infrastrutture militari, la prospettiva di una guerra breve resta incerta. Dowding osserva che il rischio di un conflitto prolungato rimane concreto, anche perché l’Iran disporrebbe di una scorta stimata di circa 75.000 droni Shahed, facilmente trasportabili e lanciabili tramite veicoli civili difficili da individuare.
Questa dinamica introduce anche un fattore economico nel conflitto. I droni iraniani hanno un costo relativamente contenuto, poco superiore ai 10.000 dollari per unità, mentre i sistemi di difesa antimissile utilizzati per intercettarli sono molto più costosi. Secondo Dowding, questa asimmetria potrebbe favorire Teheran in uno scenario di guerra prolungata, soprattutto se le scorte di intercettori dovessero ridursi.
Le implicazioni geopolitiche e politiche
La situazione rimane complessa anche sul piano politico interno agli Stati Uniti. Nel report di RBC BlueBay Asset Management si sottolinea come gli attacchi arrivino in un momento delicato per il presidente Donald Trump, con i sondaggi in calo e un contesto politico già segnato da tensioni economiche.
Un aumento prolungato dei prezzi del petrolio potrebbe avere effetti immediati sui consumatori americani, in particolare sui prezzi della benzina. In vista delle elezioni di medio termine, questo fattore potrebbe generare una pressione crescente sull’amministrazione affinché il conflitto si concluda rapidamente.
In questo scenario, osserva Dowding, la distruzione degli impianti iraniani di arricchimento dell’uranio potrebbe essere interpretata come un risultato sufficiente per rivendicare una vittoria politica, consentendo a Washington di ridurre l’intensità delle operazioni militari.
Dall’altra parte, il regime iraniano appare orientato a una strategia di resistenza prolungata. Secondo Dowding, la leadership di Teheran potrebbe ritenere preferibile affrontare un lungo confronto piuttosto che accettare una resa immediata, puntando anche sull’idea di poter sostenere lo scontro più a lungo degli Stati Uniti.
Gli attacchi contro gli Stati del Golfo hanno inoltre generato timori diffusi in una regione che negli ultimi anni era stata percepita come relativamente stabile. I danni a infrastrutture civili, hotel e aeroporti rischiano di colpire duramente il turismo e potrebbero spingere parte della comunità internazionale a lasciare l’area.
Questo scenario apre anche il rischio di una recessione economica nei Paesi del Golfo, aggravata dalle tensioni nel settore energetico. Come puntualizza Dowding, l’Iran potrebbe cercare di sfruttare questa situazione per spingere i governi regionali a riconsiderare la presenza di basi militari statunitensi sul loro territorio.
L’Europa e la vulnerabilità energetica
Tra le economie globali più esposte alle conseguenze del conflitto figura l’Europa. Nel report di RBC BlueBay Asset Management si evidenzia come il continente resti fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas.
Negli ultimi dieci anni la politica energetica europea è stata influenzata anche dalle pressioni della transizione ambientale e della lobby ESG. Questo ha portato molti Paesi a preferire l’importazione di materie prime energetiche da regioni come il Golfo o la Russia, invece di sviluppare maggiormente la produzione interna.
Secondo Dowding, questa scelta strategica potrebbe ora rivelarsi problematica. L’esternalizzazione della produzione energetica e delle emissioni di carbonio potrebbe comportare costi economici e rischi per la sicurezza energetica europea, proprio mentre le tensioni geopolitiche stanno aumentando.
La situazione appare molto diversa negli Stati Uniti. Essendo esportatori netti di petrolio e gas, gli Stati Uniti potrebbero addirittura beneficiare indirettamente dell’aumento dei prezzi dell’energia causato dalle tensioni in Medio Oriente.
L’impatto sui mercati obbligazionari e sul credito
Le tensioni geopolitiche hanno avuto un effetto immediato sui mercati finanziari. Come si legge nella nota di RBC BlueBay Asset Management, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti in risposta alle revisioni al rialzo delle aspettative di inflazione, alimentate dall’aumento dei prezzi dell’energia.
I movimenti più marcati si sono registrati nel Regno Unito. I titoli di Stato britannici avevano recentemente beneficiato delle aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Bank of England, ma il nuovo contesto inflazionistico ha modificato rapidamente il sentiment degli investitori.
Dowding osserva tuttavia che l’economia britannica rimane fragile e che i recenti sviluppi geopolitici potrebbero ampliare ulteriormente il divario tra produzione effettiva e potenziale. Per questo motivo, la Bank of England potrebbe comunque continuare ad allentare la politica monetaria, a meno che l’inflazione non acceleri in modo significativo.
Negli altri mercati obbligazionari i movimenti sono stati più contenuti. I rendimenti dei Treasury statunitensi, dei Bund tedeschi e dei JGB giapponesi hanno registrato variazioni limitate, mentre le curve dei rendimenti hanno continuato ad appiattirsi, sorprendendo alcuni investitori che si aspettavano un irripidimento più marcato nel corso del 2026.
Anche gli spread creditizi si sono ampliati, riflettendo il deterioramento del contesto macroeconomico. Tuttavia, sottolinea Dowding, i movimenti sono rimasti relativamente ordinati rispetto ad altri episodi di forte volatilità registrati in passato.
Valute e mercati emergenti sotto pressione
Sul mercato valutario il dollaro ha registrato una performance superiore rispetto alle altre principali valute. Come spiega Dowding, la forza del biglietto verde riflette la ricerca di asset rifugio da parte degli investitori, mentre l’euro e la sterlina hanno perso terreno.
Questo movimento appare coerente con gli impatti economici relativi del conflitto sulle diverse economie. Tuttavia, gli sviluppi geopolitici potrebbero spingere alcuni investitori globali a riflettere nuovamente sull’allocazione verso gli asset statunitensi, anche alla luce dell’imprevedibilità della politica americana.
Secondo Dowding, il dollaro potrebbe continuare a rafforzarsi nel breve periodo, anche perché all’inizio del conflitto le posizioni short sulla valuta statunitense erano particolarmente diffuse. Tuttavia, un rafforzamento eccessivo del biglietto verde potrebbe creare in futuro opportunità per costruire nuove posizioni ribassiste a livelli di valutazione più interessanti.
In questo contesto, RBC BlueBay Asset Management continua a osservare con attenzione lo yen giapponese. Una posizione lunga sulla valuta giapponese potrebbe risultare giustificata, soprattutto se il cambio dovesse avvicinarsi alla soglia di intervento indicata intorno a 160 yen per dollaro.
La settimana è stata invece particolarmente difficile per gli asset dei mercati emergenti, tradizionalmente più sensibili alle tensioni geopolitiche. La maggiore liquidità di questi mercati rispetto ad altri segmenti ad alto rendimento tende infatti ad amplificare la volatilità quando il rischio globale aumenta.
Difesa, geopolitica e nuove priorità globali
Guardando al futuro, gli sviluppi geopolitici potrebbero ridefinire anche le priorità strategiche di molti Paesi. Dal report di RBC BlueBay Asset Management emerge come il tema della spesa per la difesa stia tornando centrale, in un mondo percepito sempre più instabile.
L’Europa, secondo Dowding, continua a rimanere indietro in questo ambito e rischia di essere marginalizzata nello scenario geopolitico globale. Il Regno Unito appare particolarmente esposto a queste criticità, con capacità difensive limitate rispetto alle nuove minacce rappresentate da droni e missili.
Nel frattempo, gli investitori globali si trovano di fronte a un contesto caratterizzato da numerose variabili e scenari possibili. Alcuni di questi potrebbero risultare favorevoli ai mercati, mentre altri indicano rischi decisamente più elevati.
Per questo motivo, conclude Dowding, la strategia più prudente nel breve periodo rimane quella di mantenere un atteggiamento attendista, restando al riparo finché la traiettoria del conflitto e dell’economia globale non diventerà più chiara.

di Francesco Sicuro















































