Mercati emergenti, perché il nuovo ciclo di crescita mostra basi più solide

Mercati emergenti, perché il nuovo ciclo di crescita mostra basi più solide

Il 2025 segna un ritorno in primo piano per i mercati emergenti dopo anni complessi, con un mix di valutazioni interessanti, fondamentali in accelerazione e un contesto macro più favorevole. La domanda che guida i flussi è se questo slancio possa trasformarsi in un ciclo strutturale, capace di ridefinire le opportunità globali degli investitori nei prossimi anni.

Un punto di svolta atteso

Il 2025 rappresenta un passaggio decisivo per l’asset class. La fase arriva dopo un quinquennio segnato da performance deboli e volatilità diffusa. Lo evidenzia Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR, nella sua analisi, sottolineando come i mercati emergenti abbiano riconquistato l’attenzione degli investitori istituzionali grazie a fondamentali in miglioramento e a valutazioni ancora favorevoli. La questione centrale ruota attorno alla natura del movimento, se circoscritto o destinato a inaugurare un ciclo più esteso.

Da inizio anno l’indice MSCI Emerging Markets segna una crescita del 20% in euro, superando per la prima volta in cinque anni l’MSCI World. Il rally è trainato dall’espansione dei multipli, più che dalla crescita degli utili. Diversi fattori suggeriscono però una struttura più resistente. Il divario di crescita tra economie avanzate ed emergenti resta evidente, con il FMI che stima per il 2025 un Pil emergente vicino al 4%, più del doppio rispetto ai paesi sviluppati. Questa spinta si riflette nella crescita attesa degli utili dell’MSCI EM nel triennio 2024-2026 di quasi il 28%.

Inflazione in calo, costo del capitale in discesa

Il quadro globale beneficia di un rallentamento dell’inflazione e dei cicli di allentamento monetario delle principali banche centrali. Buffa evidenzia come questa dinamica stia riducendo il costo del capitale e favorendo un ritorno di interesse verso gli asset rischiosi. La prospettiva di ulteriori tagli ai tassi da parte della Federal Reserve potrebbe indebolire il dollaro e rafforzare la traiettoria dei mercati emergenti.

L’indice MSCI Emerging Markets scambia ancora con uno sconto di circa il 30% rispetto ai paesi sviluppati, mentre la crescita attesa degli utili per il biennio 2026-2027 supera il 12% annuo. Il disallineamento tra valutazioni contenute e crescita robusta contribuisce a creare un contesto favorevole per gli investitori orientati al valore.

Cina, una normalizzazione che può diventare ciclica

La Cina resta una delle aree più delicate e discusse. L’analisi di Buffa attribuisce alla ripresa del 2025 un peso significativo in vista di un 2026 considerato come anno di verifica per la sostenibilità del ciclo. Il Paese arriva da un biennio complesso segnato da deflazione latente e incertezze immobiliari. La risposta politica si concentra su una forma di normalizzazione controllata, con riforme strutturali e sostegno mirato ai settori strategici.

La deflazione continua a essere un elemento centrale. I prezzi al consumo oscillano intorno allo zero, ma i segnali di miglioramento indicano margini ampi per una politica monetaria accomodante. Gli analisti prevedono tagli dei tassi e riduzioni dei coefficienti di riserva entro metà 2026, in un tentativo di consolidare la domanda interna. La crescita del Pil dovrebbe restare vicina al 5% nel 2026 grazie all’allentamento del credito e al recupero graduale del settore immobiliare. La stabilizzazione dei prezzi nelle principali città, da Shanghai a Shenzhen, rappresenta un segnale rilevante per un comparto che concentra due terzi della ricchezza delle famiglie.

Il vero baricentro della trasformazione si sposta però sul piano politico e strutturale. Con il XV Piano Quinquennale, in vigore dal 2026 al 2030, Pechino punta a un’economia più resiliente, basata sul mercato interno e sull’autonomia tecnologica. L’obiettivo è rafforzare la concentrazione industriale nei settori strategici come energia pulita, semiconduttori, robotica e intelligenza artificiale. Sul fronte dei mercati finanziari, le valutazioni restano interessanti, con un mercato che tratta a circa 9 volte gli utili attesi, sostenuto da misure di stabilizzazione e dalla partecipazione crescente delle compagnie assicurative.

Nel campo dell’intelligenza artificiale emerge un vantaggio competitivo dovuto ai costi energetici contenuti dei data center, alla vasta comunità di sviluppatori e alla diffusione di modelli open source, elementi che aumentano la capacità del settore di espandersi in modo rapido.

Corea del Sud, il nuovo polo dell’Asia tecnologica

La Corea del Sud torna tra i protagonisti dei mercati emergenti. L’analisi di Buffa segnala come l’azionario coreano stia mostrando un ritorno di forza dopo anni di sottoperformance, sostenuto da fattori ciclici e strutturali. Il posizionamento nel ciclo dei semiconduttori è decisivo. L’industria coreana, leader nelle memorie, beneficia della domanda crescente legata all’AI generativa. La crescita del fatturato globale dei semiconduttori, attesa a +20% nel 2026, sostiene questa traiettoria.

Nonostante la recente rivalutazione, la Corea continua a essere uno dei mercati più a sconto tra gli emergenti, scambiando a 10,7 volte gli utili attesi e con uno sconto del 40% rispetto alla media. Il won risulta tra le valute più sottovalutate al mondo e presenta un potenziale significativo di apprezzamento. Le prospettive degli utili si mantengono solide, con una crescita dell’EPS del 21% tra il 2025 e il 2026. Il programma Value Up mira a rafforzare la governance, ridurre il cosiddetto Korea discount, incentivare payout più elevati e favorire un miglioramento del ritorno sul capitale.

Brasile, valore e stabilità in un anno decisivo

L’America Latina offre un quadro multiforme con il Brasile al centro dell’attenzione. Buffa ricorda che il Paese si prepara a un anno cruciale, con le elezioni del 2026 destinate a rappresentare un test per la politica economica. L’economia parte da basi solide. L’inflazione è sotto controllo, il bilancio primario è vicino al pareggio e il ciclo di tagli dei tassi può favorire credito e investimenti. L’azionario brasiliano resta tra i più convenienti, con valutazioni intorno a 7 volte gli utili e dividend yield oltre l’8%.

Il settore bancario mostra segnali di recupero, mentre utility e società esposte alle materie prime beneficiano di prezzi sostenuti e di una domanda resiliente. Il Brasile continua così a offrire una combinazione rara di valore e potenziale di crescita, pur all’interno di uno scenario che presenta rischi legati alla domanda cinese, alle tensioni geopolitiche o a un possibile ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti.

Giappone, un ciclo in fase di maturazione

Tra i paesi sviluppati dell’area Asia Pacifico emerge il Giappone. Buffa osserva come il Paese stia vivendo una fase di maturazione in cui solidità dei fondamentali e miglioramento della governance contribuiscono a un re-rating dell’equity domestico. La crescita stimata degli utili è del 3,2% nel FY25 e del 14,3% nel FY26, sostenuta da risultati aziendali migliori del previsto e dal deprezzamento dello yen.

Negli ultimi due anni la corporate Japan ha registrato progressi significativi. Buyback e tender offer a livelli record testimoniano un’attenzione crescente alla creazione di valore per gli azionisti. Parallelamente, operazioni di M&A e riorganizzazioni dei portafogli aziendali migliorano l’efficienza e favoriscono un incremento del ROE. Il Topix tratta verso un P/E forward di 15x, in linea con la normalizzazione dei multipli e con una crescita sostenuta degli utili.

Lo scenario macroeconomico è costruito su basi solide. La crescita, moderata ma resiliente, beneficia di investimenti in intelligenza artificiale, trasformazione digitale e misure fiscali mirate sotto la nuova amministrazione Takaichi. L’insieme di questi elementi sostiene la fiducia domestica e può favorire un aumento dei salari reali. L’impegno della Borsa di Tokyo verso maggiore trasparenza e migliore redditività del capitale sta generando segnali tangibili di progresso. Il 2026 si presenta così come una fase di consolidamento per il ciclo azionario giapponese.

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