Materie prime, quale sarà il prossimo passo per i prezzi?

Materie prime, quale sarà il prossimo passo per i prezzi?

Petrolio, gas e altre materie prime restano al centro delle tensioni geopolitiche, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a ridisegnare gli equilibri dell’offerta globale. Il mercato incorpora un premio di rischio elevato, ma la traiettoria dei prezzi dipenderà soprattutto dall’evoluzione politica nelle prossime settimane. Tra rischi di escalation e possibili sviluppi diplomatici, aprile si preannuncia come un mese decisivo.

Gli scenari sul prezzo del petrolio

Questa mattina il prezzo del petrolio si attesta a poco più di 115 dollari al barile, con un aumento del 59% dall’inizio del conflitto. Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, evidenzia che, osservando la curva dei futures sul greggio Brent, il prezzo è ora di 100 dollari al barile fino a luglio, per poi scendere a circa 85 dollari al barile entro dicembre. Si tratta comunque di un premio significativo rispetto al livello precedente allo scoppio della guerra; infatti, per contestualizzare, si prevedeva che il petrolio si attestasse intorno ai 60 dollari al barile entro la fine del 2026, a prescindere dai rischi geopolitici che, come sottolinea Willis, dominano invece l’attuale scenario.

Willis sottolinea che da qui in avanti restano chiaramente presenti rischi al rialzo nel caso in cui si assista a una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz o addirittura a un’ulteriore escalation del conflitto. Willis ricorda che sono in corso colloqui di pace con i mediatori, ma resta centrale la scadenza del 6 aprile fissata dal presidente Trump: entro tale termine l’Iran dovrà accettare un accordo, in assenza del quale gli Stati Uniti potrebbero colpire le infrastrutture energetiche del Paese, con il rischio di una inevitabile reazione iraniana.

Willis segnala inoltre che, nello Yemen, durante il fine settimana si è assistito al lancio del primo missile contro Israele da parte degli Houthi sostenuti dall’Iran. Per Willis si tratta del loro primo coinvolgimento in questo conflitto e questo riporta alla memoria gli attacchi sferrati negli ultimi anni contro le navi nel Mar Rosso, il cui punto nevralgico è lo Stretto di Bab al-Mandeb, nonché porta d’accesso al mare. Willis ricorda che il Mar Rosso conduce al Canale di Suez, una linea di navigazione vitale verso l’Europa, ma potrebbe anche fungere da via alternativa per l’esportazione del petrolio dal Golfo attraverso un oleodotto che arriva fino alla costa saudita del Mar Rosso. Un’interruzione in questa zona rappresenterebbe, secondo Willis, un ulteriore grave ostacolo per le catene di approvvigionamento globali e comporterebbe rischi al rialzo per i prezzi delle materie prime.

Non solo greggio

Willis osserva che l’alternativa a questo scenario resta naturalmente il raggiungimento di una qualche forma di accordo di pace, nella speranza che coinvolga lo Stretto di Hormuz. Willis spiega che un accordo di pace che non includesse questo aspetto probabilmente non sarebbe accettabile per Trump, ma se invece lo includesse potrebbe significare che il trasporto marittimo potrebbe iniziare a sbloccarsi.

Willis ribadisce che si potrebbe raggiungere un accordo di pace che includa anche lo Stretto di Hormuz, nella speranza che ciò comporti una progressiva normalizzazione dei flussi marittimi. D’altro canto, Willis sottolinea che un’intesa che escluda questo elemento difficilmente sarebbe accettabile per Trump.

Ma, come mette in evidenza Willis, la questione non ruota soltanto attorno al petrolio. Willis osserva che si stanno già registrando ripercussioni sui prezzi di gas, elio, ammoniaca e urea, materia prima fondamentale per la produzione di fertilizzanti e, di conseguenza, per i prezzi dei generi alimentari. L’impatto, secondo Willis, riguarda davvero l’intero comparto delle materie prime e si farà sentire maggiormente nel mese di aprile, con un aumento dei prezzi e maggiori preoccupazioni riguardo all’approvvigionamento: le scorte esistenti stanno già iniziando a esaurirsi e anche le riserve di emergenza, da cui si sono già registrati prelievi, si stanno riducendo.

Nel frattempo, Willis segnala che anche un’altra materia prima, l’oro, che finora quest’anno aveva registrato un andamento molto positivo, ha subito un calo piuttosto significativo, scendendo del 14% dall’inizio della guerra. Per Willis è chiaro che i rischi legati all’inflazione stanno prevalendo, nel breve termine, sulla protezione che l’oro può offrire contro gli shock geopolitici.

Le settimane decisive

Willis ritiene che il futuro resti altamente incerto e che dipenda soprattutto dalla politica, dalla scelta di Trump di seguire la via dell’escalation o della de-escalation, e poi dalla reazione dell’Iran. Willis ricorda che vale la pena sottolineare come lo Stretto di Hormuz non sia chiuso né minato, e che dunque potrebbe essere riaperto e sbloccato in tempi relativamente rapidi nel caso in cui si raggiungesse un compromesso.

Tuttavia, Willis avverte che in caso di escalation si potrebbe arrivare ad attacchi alle infrastrutture energetiche, ai quali l’Iran ha già dichiarato che risponderebbe. Willis ricorda inoltre che nel fine settimana Trump ha parlato al Financial Times in merito al controllo del petrolio iraniano. Si tratta di un’eventualità che, come precisa Willis, appare oggi ancora remota, sebbene restino significativi rischi al rialzo per le materie prime qualora si dovesse assistere a un’ulteriore escalation. Willis continua a vedere timori anche sul fronte dell’offerta, con impatti differenziati nelle varie aree del mondo, destinati ad accentuarsi nel caso in cui la situazione attuale si protragga nel mese di aprile.

Secondo Willis, questa e la prossima settimana potrebbero fornire indicazioni utili per capire quale direzione seguiranno i prezzi. Willis ricorda che, all’inizio del conflitto, Trump aveva delineato un’ipotesi di operazioni militari della durata di circa quattro-sei settimane, e che ci si sta ormai avvicinando alla fine di quel periodo. Tuttavia, Willis ritiene che si continueranno a vedere prezzi energetici elevati ancora per qualche tempo, a causa del premio di rischio incorporato nelle quotazioni delle materie prime. A ciò si aggiunge, secondo Willis, la possibilità di alcuni movimenti al ribasso se dovessero emergere sviluppi positivi sul fronte di un accordo di pace.

Willis conclude che l’incertezza resta molto elevata. I mercati finanziari continuano a essere turbati dall’attuale quadro geopolitico e, nel breve termine, Willis prevede che i prezzi delle materie prime costituiranno un ostacolo non indifferente; tuttavia, se si dovesse giungere a una qualche forma di risoluzione, per Willis restano ancora motivi per guardare con ottimismo al lungo termine.

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