Magnifici Sette, addio compattezza: l’AI divide i big tech e il mercato sceglie i vincitori

Magnifici Sette, addio compattezza: l’AI divide i big tech e il mercato sceglie i vincitori

Per due anni sono stati il cuore pulsante di Wall Street, la scorciatoia perfetta per scommettere sull’America, sull’innovazione e soprattutto sull’intelligenza artificiale. Ora però il blocco dei “Magnificent Seven” si sta sfilacciando: i titoli si muovono in modo meno sincronizzato, gli investitori tornano a fare distinzioni e la sigla che ha dominato i portafogli non è più sinonimo automatico di sovraperformance.

La frattura dell’AI trade

Il punto di svolta è la maturazione della grande narrativa che li aveva uniti. Nel 2025 solo Alphabet (linea verde) e Nvidia (linea rossa) hanno battuto l’S&P 500 (linea bianca), con una performance, rispettivamente, del +65,35% e +38,88%, contro il +16,39% dell’indice di riferimento, mentre nel 2026, fin qui, cinque su sette stanno facendo peggio dell’S&P 500 (+1,38%), ad eccezione di Alphabet (+5,43%) e Amazon (+3,6%).

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Il segnale è chiaro: l’“AI trade” non è finito, ma non basta più per tenere insieme società con modelli di business diversi, velocità di esecuzione differenti e strategie non sovrapponibili. In altre parole, la crescita non è più “a pacchetto”, e la correlazione tra i titoli del gruppo si è indebolita: ciò che li accomuna, osservano alcuni gestori, è soprattutto la taglia da trilioni di dollari, non una traiettoria identica.

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Dal gruppo ai ruoli: hyperscaler, chipmaker e inseguitori

Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta vengono sempre più letti come hyperscaler, impegnati a spendere cifre gigantesche per addestrare modelli, costruire data center e potenziare la capacità cloud. Nvidia resta invece il perno hardware, il nome più direttamente legato ai chip che alimentano i modelli più avanzati.

Sul lato opposto, emergono i ritardi e le fragilità: Apple è rimasta indietro nel trend di borsa guidato dell’AI, con critiche legate a una spesa percepita come più prudente e a un approccio meno aggressivo rispetto ai concorrenti; Tesla, invece, ha sofferto per il rallentamento delle vendite di veicoli elettrici e ha sottoperformato diversi peer. Il mercato, in sostanza, sta passando dalla fase in cui “la marea alza tutte le barche” a quella in cui si cominciano a individuare vincitori e perdenti.

Retail meno fedeli e attenzione che si sposta altrove

Anche la componente retail, che aveva contribuito a rafforzare il mito delle Magnifiche 7, sta cambiando atteggiamento. Secondo Vanda Research, nel 2025 gli investitori individuali hanno pesato meno sul volume complessivo di scambi dei sette titoli rispetto al 2023 e al 2024.

Il calo più evidente riguarda Tesla: la rotazione media giornaliera retail è scesa del 43% nel 2025 rispetto al picco di interesse registrato due anni prima. È un indizio importante, perché racconta un mercato che non si limita più a inseguire sempre gli stessi titoli, e che inizia a guardare anche ad altri segmenti.

Il potere resta enorme, anche senza “stardom”

Nonostante la perdita di compattezza, l’impatto sistemico dei sette colossi rimane fuori scala. Insieme valgono circa il 36% della capitalizzazione dell’S&P 500. Questo significa che anche quando si muovono in ordine sparso continuano a determinare il tono del mercato, condizionando performance, flussi e sentiment. È proprio qui che nasce l’ambiguità: l’etichetta perde forza come “trade” uniforme, ma resta potente come fattore di mercato.

Il prossimo gruppo non è ancora nato

Wall Street ama le sigle, ma non sempre trova un sostituto immediato. Dopo i grandi acronimi del passato, dalle mode degli anni Sessanta alle etichette più recenti, oggi non sembra esserci un nuovo gruppo di titoli pronto a prendere il posto delle Magnifiche Sette.

La sensazione è che la fase che si apre sia più selettiva: il prossimo “gruppo” non sarà definito solo dalla dimensione, ma dalla capacità di dimostrare che l’adozione dell’AI sta davvero trasformando business enormi, e soprattutto che gli investimenti iniziano a tradursi in risultati misurabili.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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