Nuovi equilibri tra geopolitica, tassi e tecnologia
Gli investitori istituzionali e i fondi sovrani hanno ricalibrato in modo significativo i portafogli nel corso dell’ultimo anno, adattandosi a un contesto segnato da volatilità e cambiamenti strutturali. È quello che emerge dalla ricerca pubblicata da State Street e dall’International Forum of Sovereign Wealth Funds basata su dati che rappresentano oltre 53.800 miliardi di dollari di asset in custodia. L’analisi mostra come il 2025 sia stato dominato da una combinazione di fattori: tensioni geopolitiche, evoluzione delle politiche commerciali e monetarie e accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
L’anno si è aperto con un cambiamento rilevante sul fronte politico, con il ritorno di Donald Trump e l’introduzione dei dazi del cosiddetto “Liberation Day”, che hanno riportato le tariffe ai livelli più elevati dagli anni Trenta, alimentando una forte volatilità sui mercati globali. Allo stesso tempo, la crescente centralità dell’AI ha sostenuto una marcata sovraperformance dei mercati azionari nella seconda metà del 2025, rafforzando il sentiment fino all’inizio del 2026.
La dinamica delle banche centrali ha ulteriormente contribuito alla complessità del quadro. State Street evidenzia come la BCE sia passata da un orientamento accomodante a una posizione meno dovish, mentre la Federal Reserve ha intrapreso un percorso opposto, diventando più espansiva nella seconda metà dell’anno. In parallelo, la Bank of Japan ha avviato una graduale normalizzazione. L’analisi del linguaggio delle banche centrali mostra inoltre livelli elevati di divergenza interna alla Fed, aumentando il rischio di sorprese e volatilità.
Nel frattempo, gli indicatori PriceStats di State Street segnalano una graduale risalita dell’inflazione nei mercati sviluppati, accompagnata da una diminuzione nei mercati emergenti. Questo quadro ha contribuito a un passaggio da un ciclo globale sincronizzato a uno scenario caratterizzato da maggiore frammentazione tra regioni, politiche economiche e asset class, elemento che diventa centrale per le decisioni di portafoglio.
Allocazioni, rotazioni e nuove opportunità nei portafogli globali
Nonostante la volatilità, il contesto di mercato ha spinto gli investitori a mantenere un orientamento complessivamente favorevole al rischio. Come sottolinea State Street, gli investitori istituzionali hanno aumentato l’esposizione azionaria nel corso del 2025, portandola ai livelli più elevati dell’ultimo decennio, riducendo al contempo il peso di obbligazioni e liquidità rispetto alle medie storiche.
Il Behavioural Risk Scorecard evidenzia una persistente propensione al rischio tra maggio e dicembre 2025, seguita da un ritorno verso una posizione più neutrale nei primi mesi del 2026, in concomitanza con una nuova fase di volatilità. Tuttavia, secondo i contributi dell’International Forum of Sovereign Wealth Funds, questo orientamento non riflette un semplice ottimismo direzionale, ma piuttosto una strategia più sofisticata, basata su opportunità di relative value e maggiore dispersione tra mercati e asset.
Dal punto di vista geografico, gli investitori hanno iniziato a ridurre il sovrappeso sulle azioni statunitensi, pur mantenendo un ruolo centrale degli Stati Uniti nei portafogli. State Street rileva una riallocazione verso mercati emergenti e una maggiore attenzione a Giappone ed Europa, in un contesto in cui la sovraperformance americana ha portato a livelli elevati di valutazione e concentrazione.
A livello settoriale, permane un forte orientamento verso Information Technology e Communication Services, mentre il sovrappeso nei finanziari si è ridotto significativamente. Health Care e Consumer Staples restano invece sottopesati. Le evidenze raccolte tra i fondi sovrani indicano un approccio sempre più selettivo, con un focus su temi strutturali come AI, transizione energetica e riorganizzazione delle catene di approvvigionamento.
Nel comparto obbligazionario emerge una chiara differenziazione. State Street segnala un sottopeso su Treasury statunitensi, TIPS e titoli britannici, mentre cresce l’interesse verso debito sovrano di Australia, Giappone e Paesi core dell’Eurozona. Questa dinamica riflette una maggiore attenzione alle valutazioni e alla sequenza delle politiche monetarie, piuttosto che una riduzione strutturale del ruolo dei titoli di Stato.
Mercati privati, liquidità e resilienza nel lungo periodo
I mercati privati continuano a svolgere un ruolo strategico all’interno dei portafogli istituzionali. Secondo State Street, gli asset privati sono sempre più utilizzati come strumenti di allocazione di lungo periodo, piuttosto che come leve tattiche per incrementare i rendimenti.
Le infrastrutture emergono come uno dei principali canali di investimento, sostenute da trend come adozione dell’intelligenza artificiale, transizione energetica e sviluppo industriale, con particolare attenzione ai mercati emergenti e all’area Asia-Pacifico. I dati dei Private Capital Indices mostrano un rendimento del private equity pari al 2,91% nel terzo trimestre 2025, trainato soprattutto dal venture capital.
Nonostante la performance positiva, il settore ha registrato una raccolta più contenuta, con 234 miliardi di dollari nei primi tre trimestri del 2025, confermando una tendenza al ribasso rispetto al picco del 2021. Allo stesso tempo, si osserva un miglioramento nei flussi di cassa, con distribuzioni superiori ai contributi soprattutto nei segmenti buyout e private debt.
Secondo State Street, l’evoluzione dei portafogli riflette una ricalibrazione graduale piuttosto che un cambio di regime, con un crescente focus su diversificazione, disciplina nelle valutazioni e gestione della liquidità. Entrando nel 2026, l’appetito per il rischio si è spostato verso una posizione più equilibrata, mentre emergono segnali di rotazione geografica e maggiore sensibilità ai rischi legati a valutazioni e concentrazione.
In un contesto caratterizzato da incertezza geopolitica persistente e politiche economiche imprevedibili, la resilienza degli investitori si costruisce attraverso una combinazione di flessibilità, selettività e visione di lungo periodo, elementi destinati a rimanere centrali nella gestione dei portafogli globali.

di Francesco Sicuro















































