Il nuovo paniere Istat e la fotografia di un Paese che cambia
L’aggiornamento del paniere Istat 2026 non rappresenta un semplice passaggio tecnico, ma una vera e propria fotografia di come sta cambiando la struttura dei consumi in Italia. Con l’introduzione della ECOICOP v2 e il ribasamento a 2025=100, l’inflazione non viene soltanto misurata con maggiore precisione, ma viene calcolata su ciò che oggi pesa realmente nei bilanci delle famiglie: meno beni fisici, più servizi, più digitale e più spese ricorrenti.
Come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, la ECOICOP v2 è la nuova European Classification of Individual Consumption According to Purpose, allineata alla versione internazionale più recente (UN COICOP 2018) utilizzata da Eurostat e dagli istituti statistici nazionali. Un cambiamento metodologico che incide direttamente sulla lettura del dato inflattivo, perché ridefinisce il perimetro dei consumi rilevanti.
Inflazione all’1%, ma la composizione resta sbilanciata
All’interno di questo nuovo perimetro, il dato provvisorio di gennaio 2026 mostra un’inflazione tendenziale pari all’1,0%, un valore che appare ordinato e sostanzialmente rassicurante, oltre che in linea con le aspettative di mercato. Ma la composizione del dato racconta una storia meno neutra.
La spinta inflattiva continua a provenire dalle voci essenziali, con gli alimentari, sia lavorati sia non lavorati, oltre il 2%, e i servizi abitativi sopra il 4%. Si tratta di spese che le famiglie non possono rinviare, comprimere o sostituire facilmente. A frenare il dato complessivo sono invece le componenti con un elevato contenuto tecnologico o regolamentare: energia in forte territorio negativo, comunicazioni in deflazione strutturale e trasporti in calo.
Beni in deflazione, servizi ancora inflattivi
Il segnale più rilevante emerge dal divario tra beni e servizi. I beni tornano in territorio deflattivo, un evento che non si osservava da ottobre 2024, mentre i servizi restano persistentemente inflattivi. Il gap tra le due componenti sale a 2,7 punti percentuali.
Con il nuovo paniere, questo squilibrio pesa di più sull’indice complessivo, perché i servizi hanno oggi un peso maggiore nella struttura dei consumi. È un elemento che rende l’inflazione apparentemente sotto controllo, ma allo stesso tempo più insidiosa dal punto di vista della percezione del costo della vita.
Costo della vita e salari reali, la sfida resta aperta
Secondo Debach, l’inflazione headline può apparire sotto controllo, ma il costo della vita racconta una storia diversa. Il carrello della spesa continua infatti a crescere per il secondo mese consecutivo, attestandosi oltre il 2%. È su questo scarto che si gioca la partita più delicata: quella della percezione dell’inflazione, dei salari reali e della credibilità del ritorno alla normalità.
Il nuovo paniere rende il dato più aderente alla realtà quotidiana delle famiglie, ma allo stesso tempo evidenzia come la pressione sui consumi essenziali resti un tema centrale, anche in una fase di inflazione ufficialmente moderata.

di Francesco Sicuro















































