Indici in rosso, breadth in controtendenza
In Europa le chiusure sono state miste e senza una direzione comune, più segno di cautela che di vera avversione al rischio. Negli Stati Uniti la lettura degli indici è stata fuorviante se presa in modo lineare: l’S&P 500 ha chiuso a -0,5%, il Nasdaq a -1% e il Dow marginalmente sotto la parità, mentre il Russell 2000 è salito dello 0,7% e l’S&P 500 equal weight ha sovraperformato l’indice generale di quasi 100 punti base. Gabriel Debach, market analyst di eToro, mette l’accento su questo dettaglio perché indica che non è stato venduto il rischio, ma l’affollamento: il mercato ha ridotto esposizione sui titoli più congestionati, non sull’equity nel suo complesso. In questa chiave, una breadth positiva in una giornata di indici in calo diventa il primo segnale che la lettura di un vero risk-off resta, per ora, incompleta.
Tech sotto pressione: Nvidia e il nodo Cina
Dentro il movimento, la tecnologia ha pesato in modo rilevante, con il settore a -1,2%. Come osserva Debach, il driver è stato soprattutto il tema semiconduttori e, in particolare, Nvidia, frenata dalle indiscrezioni su un blocco di fatto all’ingresso in Cina dei chip H200. Non è un rumore marginale: l’H200 rappresenta il tentativo più avanzato di Nvidia di servire il mercato cinese nel perimetro dei controlli Usa, con un potenziale commerciale stimato in circa 54 miliardi di dollari. Le indicazioni secondo cui le autorità cinesi starebbero scoraggiando o limitando l’utilizzo di questi chip, anche senza una direttiva formalizzata e con incertezze su ordini nuovi ed esistenti, riportano al centro un tema strutturale: la fragilità geopolitica della catena dei ricavi legata all’AI.
Dazi e consumi: la Corte Suprema riaccende il déjà vu
Nel consumo discrezionale, in calo dell’1,6%, il driver è stato diverso e molto più legato al tema dazi. Secondo l’analisi di eToro, il nuovo rinvio della Corte Suprema nel pronunciarsi sulla legittimità del regime tariffario dell’amministrazione Trump ha riattivato le vendite sui titoli più esposti al commercio internazionale. È un déjà vu che pesa perché alimenta incertezza regolatoria e rende più instabile la lettura di catene di fornitura e margini.
Banche Usa: conti diversi, reazioni diverse
Anche i finanziari hanno contribuito alla debolezza degli indici, ma la lettura aggregata rischia di ingannare. Debach sottolinea che Bank of America, Wells Fargo e Citi hanno chiuso in calo dopo i risultati, ma per motivi differenti. Bank of America ha mostrato una crescita del NII vicina al 10%, ma è stata penalizzata da una guidance sui costi più elevata. Citi ha contabilizzato una perdita superiore a 1 miliardo legata alle dismissioni dalla Russia, con l’attenzione del mercato spostata sulle implicazioni politiche del dibattito sul tetto ai tassi delle carte di credito, pur con advisory fees in crescita dell’84% nel Q4. Wells Fargo ha riportato NII e ricavi leggermente più deboli. Se si include JPMorgan, che aveva pubblicato il giorno prima, non emerge un pattern coerente con un deterioramento del credito o della domanda: in questa fase il settore sta correggendo valutazioni e aspettative, non sta necessariamente anticipando una recessione.
Macro e geopolitica: il vero ago della bilancia
I dati macro hanno rafforzato la lettura di un’economia Usa che tiene. Le vendite al dettaglio di novembre hanno sorpreso al rialzo con un +0,6%, confermando la solidità dei consumi nella fase finale dell’anno. Il PPI ha mostrato un’inflazione al 3,0% su base annua, un dato che può apparire “sticky”, ma che il mercato ha guardato con cautela anche alla luce di un core mensile piatto.
Nel frattempo, come evidenzia Debach, la geopolitica resta il vero driver del sentiment. L’annuncio di nuovi dazi del 25% su specifici chip AI si inserisce in una strategia di reshoring industriale che aumenta l’incertezza regolamentare sul comparto tech. Sul fronte Iran, il WTI ha reagito inizialmente al rialzo per poi ripiegare sotto i 60 dollari al barile dopo le dichiarazioni di Trump su una sospensione temporanea di azioni militari dirette, dinamica che conferma quanto il petrolio resti sensibile alle headline più che a reali problemi di offerta strutturale. Sullo sfondo, la questione Groenlandia rimane irrisolta, con un confronto tra Usa e Danimarca chiuso su un “disaccordo fondamentale” e l’annuncio di esercitazioni militari nell’area, altro elemento di rumore in un contesto già saturo.
I driver di oggi: trimestrali e dato macro Usa
L’attenzione si sposta ora sulla prosecuzione della stagione delle trimestrali: Morgan Stanley, Goldman Sachs e BlackRock arrivano ai conti e, come rimarca l’analisi di eToro, rappresentano un test cruciale per capire se il sentiment negativo di ieri sui finanziari sia stato un reset di aspettative o l’inizio di una fase più complessa. Sul fronte macro, il focus torna sul mercato del lavoro statunitense con le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, affiancate dall’indice Empire State Manufacturing. In Europa si attendono i dati sulla produzione industriale, utili per misurare lo stato di salute del ciclo produttivo nel Vecchio Continente.

di Francesco Sicuro















































