Goldman rilancia con dealmaking, credito e AI: la scommessa 2026 di Solomon

Goldman rilancia con dealmaking, credito e AI: la scommessa 2026 di Solomon

Un anno fa Goldman Sachs sembrava ancora impegnata a chiudere i conti con una fase complicata, tra passi falsi nel consumer e tensioni interne. Ora il mercato la sta tornando a leggere come una banca “da Goldman”, con il trading e l’investment banking di nuovo in risalto e una strategia più netta, mentre David Solomon prepara il gruppo a un 2026 che in molti, a Wall Street, descrivono come decisivo.

Numeri migliori delle attese, ma la storia è più ampia

La trimestrale ha dato carburante al cambio di percezione. L’utile netto (barre blu) del quarto trimestre è salito dell’11,7% a 4,38 miliardi di dollari, e la banca ha chiuso il 2025 con ricavi complessivi (barre bianche) pari a 13,45 miliardi (ricavi record nella divisione investment banking e mercati, spinta da un ritorno di operazioni straordinarie e da un mercato del credito rimasto molto attivo.

image loading

Il fatturato trimestrale è sceso, in parte, per un effetto una tantum legato all’accordo per cedere il programma Apple Card a JPMorgan, una transazione che ha anche aggiunto 46 centesimi per azione agli utili del trimestre. In parallelo, Morgan Stanley ha beneficiato dello stesso vento favorevole, con un forte rimbalzo delle commissioni di investment banking e una wealth management ancora in crescita, pur accompagnata da toni prudenti del management.

Dealmaking e prestiti, la macchina torna a girare

Il quadro che emerge è quello di un’industria che ha ritrovato slancio. L’attività di fusioni e acquisizioni è risalita e la domanda di finanziamenti collegati alle operazioni sta sostenendo una nuova ondata di lending: il credito “di supporto” ai deal e agli investimenti, inclusi quelli legati a infrastrutture e AI, sta alimentando volumi elevati.

Per Goldman, questo si traduce in commissioni di advisory e debt underwriting in accelerazione nel trimestre, mentre la parte di mercati continua a beneficiare di una maggiore operatività e, soprattutto, del business di finanziamento a clientela istituzionale.

Il ritorno al “core” dopo gli anni del consumer

Il tassello strategico è altrettanto rilevante dei numeri. Nella lettura che arriva anche da analisi di mercato, Goldman sta chiudendo definitivamente la stagione delle ambizioni consumer. L’uscita dall’Apple Card, pur con impatti contabili e di narrativa, viene vista come un passaggio che ripulisce il perimetro e riduce distrazioni, riportando l’attenzione su ciò che storicamente muove gli utili del gruppo: mercati, investment banking e gestione dei patrimoni.

Un gruppo più grande nella gestione del risparmio

Nel frattempo, la banca ha costruito massa dove il mercato la premia. L’asset e wealth management è diventato un pilastro più pesante e il gruppo ha aggiornato gli obiettivi, puntando a rendimenti “high teens” anziché “midteens”. Nella ricostruzione della strategia recente, la scelta di rafforzare la piattaforma integrata e di semplificare l’organizzazione mira a rendere più stabile la traiettoria dei risultati, riducendo la dipendenza dai soli picchi ciclici del dealmaking.

AI e produttività, la nuova leva interna

Il salto di qualità, però, Solomon lo sta raccontando anche come una questione di produttività. L’idea non è “una nuova Goldman”, ma una Goldman che usa tecnologia e intelligenza artificiale per accelerare efficienza e capacità commerciale, con investimenti importanti e un modello operativo sempre più data-driven.

Il messaggio agli investitori è doppio: da un lato restare ancorati ai due business storici, dall’altro usare l’AI per comprimere costi, migliorare processi e liberare risorse da reinvestire nelle aree a maggiore crescita.

AI e produttività, la nuova leva interna

Il mercato sta premiando l’idea che Goldman sia tornata “in attacco” proprio mentre i listini restano sostenuti e i board mostrano più appetito per M&A e possibili Ipo di grandi nomi.

image loading

Ma la traiettoria non è automatica: la continuità del ciclo di dealmaking, la tenuta del trading e la capacità di trasformare l’AI in vantaggio operativo misurabile restano i banchi di prova. L’istituto sembra avere ritrovato il proprio baricentro, con più disciplina sul perimetro e più ambizione sulla macchina commerciale, e il 2026 viene presentato come l’anno in cui questa nuova versione dovrà dimostrare di saper reggere anche fuori da un mercato ideale.

Gli analisti censiti da Bloomberg danno 11 raccomandazioni “Buy”, 16 “Hold” e 2 “Sell”, con un target price medio a 12 mesi a 920,50 dollari per azione, circa il 6% al di sotto del prezzo attuale.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
Potrebbero interessarti anche