Boom dei CDS come assicurazione contro un possibile bust tecnologico
Gli investitori stanno intensificando l’uso di strumenti di copertura per proteggersi dal rischio che il boom dell’intelligenza artificiale si trasformi in una crisi del debito. Il segnale più evidente arriva dal mercato dei credit default swap, i derivati che offrono protezione in caso di default: i volumi legati a un gruppo ristretto di società tecnologiche statunitensi sono aumentati di circa il 90% da inizio settembre. Secondo il Financial Times, il fenomeno riflette una crescente inquietudine legata all’ondata di emissioni obbligazionarie necessarie a finanziare infrastrutture AI che potrebbero impiegare anni prima di generare ritorni adeguati.
Dalle certezze alla necessità di copertura
All’inizio dell’anno, l’interesse per i CDS sulle big tech era quasi nullo. Le aziende finanziavano i piani di investimento con liquidità abbondante e utili robusti, riducendo la percezione del rischio di credito. La situazione è cambiata quando Meta, Amazon, Alphabet e Oracle hanno iniziato a ricorrere massicciamente al mercato obbligazionario per sostenere la costruzione di data centre e la corsa alla capacità computazionale. In autunno, solo queste quattro società hanno raccolto circa 88 miliardi di dollari, mentre JPMorgan stima che le aziende investment grade potrebbero arrivare a 1.500 miliardi di emissioni entro il 2030.
Oracle e Meta sotto i riflettori
L’aumento dell’attività sui CDS è stato particolarmente marcato su Oracle e su operatori cloud come CoreWeave, entrambi impegnati in ingenti investimenti infrastrutturali. Per Meta è addirittura nato un nuovo mercato di CDS dopo l’emissione di 30 miliardi di dollari di bond per finanziare progetti AI. Nel caso di Oracle, che presenta un profilo di credito più fragile rispetto ad altri peer investment grade, i volumi settimanali di CDS sono più che triplicati e il costo della copertura ha raggiunto i livelli più alti dal 2009, toccando i 148bps.

Una dinamica che si è accentuata dopo risultati trimestrali inferiori alle attese e il rinvio di alcuni progetti di data centre.
Dalla crescita all’analisi del rischio
Secondo analisti di JPMorgan e gestori citati dal Financial Times, il mercato è passato rapidamente da una fase in cui il rischio di credito veniva considerato trascurabile a una valutazione più selettiva, che distingue tra i diversi emittenti. I CDS vengono utilizzati non solo come assicurazione contro il default, ma anche come strumento per coprire la volatilità dei prezzi obbligazionari o per scommettere su un deterioramento del merito creditizio. In molti casi, gli investitori preferiscono costruire panieri di CDS sulle grandi società tecnologiche, anziché esporsi su singoli nomi.
Un segnale di maturità del ciclo
L’esplosione dei CDS non implica un’imminente crisi del settore, ma segnala un cambio di fase. La narrativa dell’AI come motore di crescita senza rischi sta lasciando spazio a una maggiore attenzione alla struttura finanziaria, al leverage e alla concentrazione dei ricavi. In un contesto in cui il debito cresce più velocemente dei flussi di cassa, la domanda di protezione diventa una componente strutturale del mercato. Come osservano diversi operatori, l’AI resta una scommessa di lungo periodo, ma il credito non è più disposto a concedere fiducia incondizionata.

di Gino Ercole Zincone















































