Una svolta storica per la politica monetaria
La Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento allo 0,75%, portandolo al livello più alto degli ultimi trent’anni e segnando un nuovo passo nel percorso di normalizzazione monetaria avviato dal governatore Kazuo Ueda.

La decisione, ampiamente attesa e approvata all’unanimità, arriva dopo anni di politiche ultra-espansive pensate per combattere la deflazione cronica e sostenere la crescita. L’istituto centrale ha ribadito che, nonostante il rialzo, le condizioni finanziarie restano accomodanti e che ulteriori aumenti sono possibili se economia e inflazione continueranno a muoversi in linea con le attese.
Rendimenti ai massimi e yen sotto pressione
L’effetto immediato sui mercati è stato evidente: i rendimenti dei titoli di Stato decennali hanno superato la soglia del 2%, toccando i livelli più alti dalla fine degli anni Novanta, un traguardo simbolico per un Paese che per decenni ha convissuto con tassi prossimi allo zero.

Lo yen, invece, si è indebolito contro il dollaro, segnale che gli investitori avrebbero preferito indicazioni più esplicite sulla traiettoria futura dei tassi. Secondo diversi strategist, l’assenza di una guida precisa mantiene viva l’idea che la banca centrale possa essere costretta a stringere più del previsto nei prossimi anni.

Inflazione strutturale e salari in crescita
Alla base della scelta della BoJ c’è un contesto macro profondamente cambiato. L’inflazione core viaggia stabilmente sopra il 2% da oltre tre anni, sostenuta dal costo delle importazioni, dalla debolezza dello yen e da un mercato del lavoro sempre più rigido in un Paese con popolazione in calo.

La banca centrale ritiene altamente probabile che le imprese continuino ad aumentare i salari anche nel 2026, contribuendo a rendere l’inflazione più strutturale. In questo scenario, mantenere tassi troppo bassi rischierebbe di alimentare squilibri e ritardi nella risposta monetaria.

Le incognite fiscali e l’impatto globale
Il rialzo dei tassi si inserisce però in un quadro reso più complesso dalle ambiziose politiche di spesa del governo guidato da Sanae Takaichi, che potrebbero mettere sotto pressione i conti pubblici e spingere ulteriormente i rendimenti.
Gli investitori guardano con attenzione anche alle ripercussioni internazionali: un Giappone con tassi più alti potrebbe incentivare il rimpatrio di capitali, influenzando i mercati obbligazionari globali e riducendo l’appeal del cosiddetto yen carry trade.
Un percorso graduale, ma irreversibile
Nonostante le incertezze, il messaggio di fondo è chiaro: il Giappone sta uscendo definitivamente dall’era dei tassi zero. La BoJ insiste sulla gradualità e sulla dipendenza dai dati, ma il superamento del 2% sui bond decennali rappresenta un passaggio chiave nella trasformazione dei mercati finanziari nipponici.
Per gli investitori, la sfida ora è capire quanto rapidamente e fino a che punto Tokyo sarà disposta a spingersi, in un equilibrio delicato tra controllo dell’inflazione, stabilità dei mercati e sostenibilità del debito pubblico.

di Gino Ercole Zincone















































